Luoghi di libri

Valérie Perrin – Cambiare l’acqua ai fiori

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Come definirei Cambiare l’acqua ai fiori con una frase se mi chiedessero di farlo? Difficile per me che sono una chiacchierona e anche un po’ ciceroniana… ma direi ‘un libro non per tutti, ma per intenditori…non un vino beverino, ma apprezzabile solo da un palato capace di notare ogni singola nota di gusto’.

Non è la trama la vera protagonista del libro, non il suo contenuto. O meglio, non è il significato delle parole da solo che comunica il vero messaggio del libro, ma la sua intera struttura. Un volume di tutto rispetto sarebbe riassumibile in poche righe, il che potrebbe essere interpretato come se fosse un libro noioso, la cui lettura risulta talvolta poco avvincente. Non è così. Semplicemente la trama è oltre le pagine: un romanzo ‘multilevel’. Ad un lettore superficiale è la storia della protagonista, Violette, ragazza sfortunata fin dall’infanzia , che ora vive da anni CONFINATA come custode in cimitero, o per meglio dire SEPOLTA, in un luogo in cui è circondata da morti e con i vestiti che ama sepolti sotto abiti da lutto. Ma, al piano ‘interrato’, protagonisti altrettanto importanti sono i defunti con le loro vicende, con le loro vite ossimoricamente sepolte in vita e svelate dopo la morte, quasi questa fosse un evento salvifico. E poi si può salire all’attico, dove il protagonista è il lettore che girovaga di capitolo in capitolo, come fanno le donne anziane- e anche Violette- di tomba in tomba al cimitero, andando a “‘cambiare l’acqua ai fiori”. Così ogni capitolo, come ogni tomba, è introdotto da una sorta di epitaffio e la lettura procede in maniera indolente e incessante, con la percezione di trascinarsi, dall’uno all’altro, dominati da una forza superiore: il piacere dello stile di scrittura e il quasi incontrollabile desiderio del ‘nocciolo’ della trama, così come nella vita di ognuno prevale lo spirito di sopravvivenza. Nonostante, infatti, la trama a tratti sembri cullarci nella rassegnazione che il fulcro del racconto e il messaggio dell’autrice non arrivino mai noi continuiamo nella lettura, così come Violette, anche dopo tutto ciò che ha sofferto, continua a lavorare e alzarsi ogni mattina, e come i defunti si sono arresi a una vita, non desiderata, fino al momento della loro morte. Un lungo trascinarsi nella rassegnazione, in cui noi lettori e Violette siamo più morti dei morti, in cui tutti i vivi a volte lo sono. Ma questa sensazione che condividiamo con Violette è solo frutto della lettura o ci appartiene a tratti nel nostro quotidiano? Questo si chiede continuamente il lettore. Passo anche io i miei giorni come mero custode della vita e della morte degli altri e dei loro segreti e sentimenti?

Ma i cambiamenti avvengono. E sono repentini, rapidi, improvvisi e non necessitano di tante tante pagine per essere raccontati. Bastano poche pagine, dense. Perché quando incombe un cambiamento non si ha tempo per leggere e scrivere, si deve vivere. E allora in poche pagine sparse qua e là e predominanti nella parte finale il ritmo della narrazione cambia. Questo ritmo travolge Violette con una nuova chance per resuscitare dal proprio stato di ‘non morta’ e travolge il lettore che, per interi capitoli, è stato pervaso dal dolore e dalla rassegnazione di Violette e dalla sensazione che spesso, nella propria vita, ci si limita a un susseguirsi di eventi incessanti senza scegliere. E finalmente afferra il fulcro della trama: c’è una chance di felicità per ognuno e chi non ha il coraggio di afferrarla, come i defunti di cui si narra nel libro, sarà più morto in vita che nella morte: la troverà solo quando sarà libero da costrizioni, retaggi culturali e aspettative altrui.

Dopo il nostro pellegrinaggio di ‘tomba’ in ‘tomba’, noi lettori abbiamo voglia di gettare i vestiti da lutto e mostrare gli abiti colorati sottostanti perché scegliamo di vivere, proprio come Violette.

Questo libro è un’opera d’arte, non solo per la bellezza del soggetto che ritrae, ma soprattutto per la poliedricità della pennellata.

Patrizia

 

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Daniele Dionisi – Madonna libertà

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Leggere i libri di Biplane Edizioni è sempre un onore. Questa volta parto dalla copertina: la nuova storia del nuovo membro della squadra Biplane colpisce da una copertina che per la prima volta non segue il solito schema di pubblicazione: la grafica è diversa dal solito. Creare insieme una copertina per una storia: dettagli, disegni, grafiche, ingegno e scommesse per un mercato difficile. Insieme, un termine che ha già qualcosa di magico, perché amo le collaborazioni e ancora di più mi attraggono le copertine di questa giovane casa editrice.

Il secondo punto che prendo in esame questa volta è la descrizione dell’autore Daniele Dionisi, che riporta: “C’è poi l’altra vita. Anche in questa scrive, ma non ha nessun messaggio da comunicare.” Forse lui quando si è presentato pensava di non avere messaggi da comunicare, ma questa storia messaggi me ne ha lasciati tanti.

Un racconto diverso, una storia che tocca la maternità, l’amore adolescenziale, le disuguaglianze, le mancanze di un genitore, la voglia di ricominciare, la rabbia, la capacità di ridare un senso alla propria vita, di accettare scelte, perdite. Allungare la mano per sorreggere e ricominciare, per dare un senso ai propri fallimenti e ai propri sogni mai realizzati.

E’ stata una lettura che mi ha messo a nudo, è stato un percorso che mi ha coinvolto molto, che per tante ragioni mi sono sentita cucita addosso. Lucia e Adamo, una storia nata tra i banchi di scuola, che si ricuce venticinque anni dopo con strade diverse e vicissitudini diverse e con scelte ancora da prendere. Scelte non facili, scelte che possono portare nuovamente a perdere l’equilibrio, ma solo leggendo questa storia capirete se Lucia e Adamo saranno riusciti a ricucire i loro legami.

Bravissimo Daniele Dionisi: ha scritto questa storia con maestria, una storia non semplice quando un uomo deve riuscire ad avere una visione femminile, su argomenti che persino per una donna sono difficili da spiegare. Grazie Biplane anche questa volta per la vostra fiducia e per il vostro prezioso lavoro.

Simona

 

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S.Alice Piangente – Umanità periferica

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Nuova autrice in casa Biplane: una ragazza magica, dalle mille risorse. Protagonista di questa storia senza luogo preciso, Fosca. Ragazza schiva, solitaria, quasi aggressiva se qualcuno cerca rapporti con lei, cresciuta nelle periferie e con una storia non facile in famiglia. Riuscirà il suo professore di musica Eugenio a portare alla luce quello che è dentro il cuore di questa ragazza fragile?

Una storia piena di spunti, un racconto di un qualsiasi ragazzo nato e cresciuto nelle periferie frequentante scuole difficili a livello umano, dove le classi sono più campi di battaglia che legami e squadra, dove imparare non è prioritario, ma è il luogo più sicuro per stare lontano dalla strada, anche se non è detto che sia il fabbricato ideale a difendere da cattive compagnie. Poi compare un insegnante, un insegnante che ama il suo lavoro, che non si arrende davanti a situazioni difficili, che combatte per provare a dare un piccolo contributo: insegnare diventa secondario rispetto a spronare, a alimentare la fiducia in se stessi; una persona magica che davanti all’ostilità usa l’arma magica della gentilezza e del conforto.

Umanità parola magica che spesso è in disuso, umanità quella che spesso risulta difficile, ma anche in questa circostanza la musica aiuta a superare le barriere dalla comunicazione.

S.Alice Piangente ha una storia che mi piacerebbe vedere su un palco teatrale.

Simona

 

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Giancarlo Sorge – Se avessi avuto gli occhi neri

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Stella ha 85 anni e ha tentato il suicidio.

Già immaginavo di trovarmi di fronte una vecchina indementita che magari aveva assunto una doppia o tripla razione di farmaci per sbaglio dimenticando di averli già presi, come più di una volta mi era capitato in passato. Ma, appena Attilio me la presentò, dovetti ricredermi. Nonostante avesse il viso attraversato da innumerevoli rughe che s’infittivano lungo le guance ricordando gli incroci e gli snodi dei binari nelle stazioni ferroviarie, gli occhi emanavano una luce intensa, spiccando come due gemme di acqua marina su quel volto raggrinzito e irregolare, simile alla scogliera lavica del litorale che congiunge Catania ad Aci Castello”.

No, Stella non è affatto una “vecchina indementita” ma solo una donna che vuole raggiungere il capolinea di una storia fatta di amori, di violenza e di pregiudizio. Una storia che viene raccontata a Umberto, il medico che l’ha in cura e che, da narratore, diventa uditore.

Giancarlo Sorge ci conduce con Stella in una fuga alla ricerca di se stessa, attraverso una narrazione a più voci, ben costruita, piacevole, capace di trascinare il lettore fino alla fine. Troviamo i pregiudizi radicati nella Sicilia degli anni Sessanta, un uomo padrone che diventa poi padre-padrone di un figlio non voluto perché incapace di palesare il suo essere maschio. Un figlio dagli occhi chiari, come quelli della madre, anziché neri, da vero uomo. Una vicenda dura, crudele, che irrita, fa arrabbiare, che fa, gioco forza, parteggiare per Stella e per il figlio Carmelo. O per Melissa, che lascio a voi il piacere di trovare tra le pagine e di conoscerla.

Ricordo solo che lei mi strinse la mano in segno di assenso e poi tutto si appannò. Solo l’odore di mio padre che emanava dal letto persisteva. Se avessi avuto gli occhi neri, chissà come sarebbe stata la mia vita?… pensai prima di sprofondare nel sonno.

Luisella

 

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Alice Basso – Il grido della rosa

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Eccoci nuovamente in compagnia di Alice Basso e della sua nuova protagonista Anita. Ormai Vani è un sottofondo che fa parte del passato, che spesso ritorna, ma Alice si sta facendo largo a gran voce.

Torino 1935. Periodo del fascismo, Anita prosegue nella sua decisione di lavorare e di aspettare a sposarsi (ma chi glielo fa fare a sposarsi che è tanto bello scrivere storie?) anche se il regime non vede di buon occhio che una donna abbia un impiego: deve badare alla famiglia e ai figli.

Lavorare per una rivista di gialli la aiuta ad avere una mentalità da detective e quindi a cercare e trovare la verità in quello che le succede intorno. Spalleggiata dalle sue amiche Clara e Candida riesce sempre a trovare soluzioni ai suoi quesiti. Anche questa volta riusciranno, lei e Sebastiano a scrivere il loro racconto, un racconto di denuncia e di verità, ma il magnetismo tra i due proseguirà, avrà dei risvolti?

L’unico modo per scoprire i dettagli nei rapporti dei protagonisti è leggere la seconda storia di Anita, mentre io aspetto la terza. Sapete che sono curiosa e sicuramente tifo per Sebastiano e non per Corrado.

I libri di Alice riescono sempre ad avere una leggerezza e un coinvolgimento che ti tengono stretti alle pagine, una volta iniziato non si può interrompere la lettura. Cosa state aspettando? Buona lettura.

Simona

 

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