Come definirei Cambiare l’acqua ai fiori con una frase se mi chiedessero di farlo? Difficile per me che sono una chiacchierona e anche un po’ ciceroniana… ma direi ‘un libro non per tutti, ma per intenditori…non un vino beverino, ma apprezzabile solo da un palato capace di notare ogni singola nota di gusto’.
Non è la trama la vera protagonista del libro, non il suo contenuto. O meglio, non è il significato delle parole da solo che comunica il vero messaggio del libro, ma la sua intera struttura. Un volume di tutto rispetto sarebbe riassumibile in poche righe, il che potrebbe essere interpretato come se fosse un libro noioso, la cui lettura risulta talvolta poco avvincente. Non è così. Semplicemente la trama è oltre le pagine: un romanzo ‘multilevel’. Ad un lettore superficiale è la storia della protagonista, Violette, ragazza sfortunata fin dall’infanzia , che ora vive da anni CONFINATA come custode in cimitero, o per meglio dire SEPOLTA, in un luogo in cui è circondata da morti e con i vestiti che ama sepolti sotto abiti da lutto. Ma, al piano ‘interrato’, protagonisti altrettanto importanti sono i defunti con le loro vicende, con le loro vite ossimoricamente sepolte in vita e svelate dopo la morte, quasi questa fosse un evento salvifico. E poi si può salire all’attico, dove il protagonista è il lettore che girovaga di capitolo in capitolo, come fanno le donne anziane- e anche Violette- di tomba in tomba al cimitero, andando a “‘cambiare l’acqua ai fiori”. Così ogni capitolo, come ogni tomba, è introdotto da una sorta di epitaffio e la lettura procede in maniera indolente e incessante, con la percezione di trascinarsi, dall’uno all’altro, dominati da una forza superiore: il piacere dello stile di scrittura e il quasi incontrollabile desiderio del ‘nocciolo’ della trama, così come nella vita di ognuno prevale lo spirito di sopravvivenza. Nonostante, infatti, la trama a tratti sembri cullarci nella rassegnazione che il fulcro del racconto e il messaggio dell’autrice non arrivino mai noi continuiamo nella lettura, così come Violette, anche dopo tutto ciò che ha sofferto, continua a lavorare e alzarsi ogni mattina, e come i defunti si sono arresi a una vita, non desiderata, fino al momento della loro morte. Un lungo trascinarsi nella rassegnazione, in cui noi lettori e Violette siamo più morti dei morti, in cui tutti i vivi a volte lo sono. Ma questa sensazione che condividiamo con Violette è solo frutto della lettura o ci appartiene a tratti nel nostro quotidiano? Questo si chiede continuamente il lettore. Passo anche io i miei giorni come mero custode della vita e della morte degli altri e dei loro segreti e sentimenti?
Ma i cambiamenti avvengono. E sono repentini, rapidi, improvvisi e non necessitano di tante tante pagine per essere raccontati. Bastano poche pagine, dense. Perché quando incombe un cambiamento non si ha tempo per leggere e scrivere, si deve vivere. E allora in poche pagine sparse qua e là e predominanti nella parte finale il ritmo della narrazione cambia. Questo ritmo travolge Violette con una nuova chance per resuscitare dal proprio stato di ‘non morta’ e travolge il lettore che, per interi capitoli, è stato pervaso dal dolore e dalla rassegnazione di Violette e dalla sensazione che spesso, nella propria vita, ci si limita a un susseguirsi di eventi incessanti senza scegliere. E finalmente afferra il fulcro della trama: c’è una chance di felicità per ognuno e chi non ha il coraggio di afferrarla, come i defunti di cui si narra nel libro, sarà più morto in vita che nella morte: la troverà solo quando sarà libero da costrizioni, retaggi culturali e aspettative altrui.
Dopo il nostro pellegrinaggio di ‘tomba’ in ‘tomba’, noi lettori abbiamo voglia di gettare i vestiti da lutto e mostrare gli abiti colorati sottostanti perché scegliamo di vivere, proprio come Violette.
Questo libro è un’opera d’arte, non solo per la bellezza del soggetto che ritrae, ma soprattutto per la poliedricità della pennellata.
Patrizia
Ti interessa acquistare questo titolo? Vai allo store!
Verifica la disponibilità in biblioteca
Visualizza la mappa delle biblioteche
Leggere i libri di Biplane Edizioni è sempre un onore. Questa volta parto dalla copertina: la nuova storia del nuovo membro della squadra Biplane colpisce da una copertina che per la prima volta non segue il solito schema di pubblicazione: la grafica è diversa dal solito. Creare insieme una copertina per una storia: dettagli, disegni, grafiche, ingegno e scommesse per un mercato difficile. Insieme, un termine che ha già qualcosa di magico, perché amo le collaborazioni e ancora di più mi attraggono le copertine di questa giovane casa editrice.
Nuova autrice in casa Biplane: una ragazza magica, dalle mille risorse. Protagonista di questa storia senza luogo preciso, Fosca. Ragazza schiva, solitaria, quasi aggressiva se qualcuno cerca rapporti con lei, cresciuta nelle periferie e con una storia non facile in famiglia. Riuscirà il suo professore di musica Eugenio a portare alla luce quello che è dentro il cuore di questa ragazza fragile?
Stella ha 85 anni e ha tentato il suicidio.
Eccoci nuovamente in compagnia di Alice Basso e della sua nuova protagonista Anita. Ormai Vani è un sottofondo che fa parte del passato, che spesso ritorna, ma Alice si sta facendo largo a gran voce.