Sonia Sacrato – La mossa del gatto

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Nuova autrice, nuova penna: quando prendi tra le mani un manoscritto, fisicamente non ancora uscito, e non conosci nulla della storia e del modo di scrivere dell’autrice è come aprire il vaso di Pandora.

Cosa uscirà? Delusione, o una storia meravigliosa, o perché no, una via di mezzo. Anche questa volta vi racconterò le mie sensazioni.

La mossa del gatto, pubblicato nella collana noir di Golem Edizioni, non è prettamente un noir. Seguitemi: l’autrice è così brava a creare intorno a uno dei suoi personaggi principali un patos e un immagine talmente di spicco che, prima di tutto il pubblico femminile non può che innamorarsi. Cosi facendo, il delitto riesce quasi a passare in secondo piano.

La storia è ben composta, scorrevole, non ci si annoia e mai si perde il filo nonostante ci siano passaggi tra passato e presente; tutti i personaggi hanno una personalità spiccata e non annoiano mai, anzi spesso suscitano nel lettore delle reazioni del tipo: ora entro nel libro e lo picchio, oppure adesso vado a consolare Cloe.

I personaggi sono molti, ma ognuno ha un ruolo ben preciso e un carattere sempre molto ben delineato e marcato in questi casi. La mamma di Cloe è il personaggio che più di tutti mi ha fatto impazzire per il rapporto che ha con la figlia: un modo diretto e tagliente di redarguirla e prenderla in giro, che fa del personaggio una persona simpatica e ironica. Di Fabrizio invece mi sono innamorata, ma questa è un’altra storia.

Ho perso ore di sonno per leggere questo libro, tanto mi ha appassionato l’umorismo sottile con cui è stato scritto, leggetelo non ve ne pentirete, imparerete a conoscere l’autrice in mezzo a queste righe.

Passatemi un accostamento: leggere Sonia Sacrato e leggere Alice Basso è una dose di buon umore che non potete perdervi, quelle storie tra il noir e romantico, ma che non hanno ancora un’etichetta a formalizzarle, ma soltanto tanto tanto ottimismo da elargire.

Il titolo La mossa del gatto, vi condurrà con la storia in quello che può essere la vita di un qualsiasi felino, che spesso quando ti guarda con una semplice occhiata sembra parlare al posto della vostra coscienza.

Buona lettura a tutti. Io sto già aspettando il prossimo libro.

 

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Sara Magnoli – Se il freddo fa rumore

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Se il freddo fa rumore: quanto rumore abbiamo nella nostra testa e nelle nostre orecchie se fa freddo? E non intendo il suono dei denti che battono, ma il “non suono” che i sentimenti sterili e freddi lasciano dentro di noi. Proviamo ad immaginare la parola freddo non solo come una conseguenza delle temperature rigide dovute all’inverno e, come leggiamo nel libro di Sara Magnoli, la parola freddo che troviamo nel titolo viene spiegata con maestria all’interno del giallo e assume tutt’altro significato.

Capitoli brevi, spesso brevissimi, che cambiano scena, che ti trasportano su altre frequenze, ma che compongono un puzzle perfetto, perché Sara Magnoli riesce dietro allo scorrere di una trama a far emergere etichette, a far meditare su sentimenti che spesso cerchiamo di cancellare, di non vedere, di tenere nascosti.

Personaggi che non puoi identificare nella tua mente, ognuno di loro ha dei tratti, non solo fisici, ben precisi che ti portano a immaginare uno scenario d’insieme in una società che spesso si perde dietro apparenze, etichette, religioni, senza dar peso alla persona e ai valori della stessa.

La voglia di far conoscere una zona ormai lasciata in balia di se stessa, intorno a Milano Malpensa, dove una volta c’erano famiglie, campagne, scuole, vita, ma che ora necessiterebbe di una riqualificazione del territorio che come sappiamo molto spesso stenta ad arrivare.

Sara Magnoli è brava anche a descrivere un mestiere, quello del giornalista: riesce a fondere tra le sue pagine Lorenza e Fulvo, i due personaggi a cui verrà affidata la cronaca della sparizione di due ragazzine adolescenti; due modi diversi di fare giornalismo: quello d’assalto e quello di verifica delle notizie, verranno fuori tra pagine. Un mondo dietro quello del giornalista, difficile per certi versi, facile per certi altri, ma con la ricerca della verità, e con il pensiero che dietro una notizia ci sono sempre degli umani, nella ragione o nel torto.

Sonia e Najeeba, due ragazze che si allontanano da casa, che non si conoscono, dove si pensa al solito movente del pedofilo, della baby prostituzione, due religioni diverse e due società di appartenenza diverse, ma alla fine sono due ragazze che sentono il rumore del freddo.

Perdetevi tra le pagine di questo libro: il finale non è scontato e il freddo entra nel cuore prima che nelle ossa e fa rumore!

 

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Simona Leone – Il passato imperfetto

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Il passato non sempre è perfetto, e nella vita di Lisa ancora di più. Un giallo diverso dal solito, un noir che si scopre pagina dopo pagina costruendo la storia: una storia difficile, cruenta e complicata oltre che sensibile.

Lisa, giornalista, spalleggia e aiuta il maresciallo Antoni a dipanare la storia e a trovare il colpevole della morte di Nico, un bambino residente nella comunità il Nido, oltre a raccogliere la richiesta di confidenza di Marta, accusata dell’omicidio del figlio tanti anni prima.

Tante strade parallele che si intersecano e che si accavallano con lo scorrere delle pagine; pagine che una volta iniziate non si riesce a smettere di leggere, fino alla fine.

Torino, il Canavese e Parigi fanno da contorno al racconto, ma temi come l’abuso dei bambini, la mafia russa, e organizzazioni segrete, portano il lettore ad avere sempre il fiato sospeso.

Simona Leone, scrive in modo scorrevole e con un lessico che sempre riesce e tenere alta la tensione, ma è bravissima a far risaltare i sentimenti, che siano di paura, di terrore, o d’amore.

Tanti sono i personaggi che ruotano intorno a Lisa e al Maresciallo, ma più di tutti escono i bambini e il loro mondo, la voglia di credere nell’infanzia e del fatto che un’anima innocente debba potersi fidare in modo incondizionato di qualcuno.

Finito il libro, il Dottor Durand e Lisa mi hanno rapito il cuore, rapirà anche il vostro?

Riuscirà Lisa a dipanare la matassa, a capire perchè il suo passato incombe sul presente, e a non rimanere coinvolta emotivamente nell’indagine? Potrete scoprirlo solo leggendo il libro.

Veloce, piccolo, emotivamente coinvolgente, non perdetelo!

 

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Margherita Oggero – La vita è un cicles

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Siete di Torino? No? E anche se lo siete, avete mai fatto una gita nelle periferie della città? Quelle dove degrado, clandestinità, furti, convivenza di più etnie la fanno da padroni? Se non la conoscete e non ci siete mai andati in tour potete leggere il libro di Margherita Oggero, La vita è un cicles, dove potrete apprendere e vivere quello che succede alla porte di una meravigliosa città: Torino.

Un libro dalle tinte gialle, il Commissario Martinetto a condurre le indagini, e la scrittura diretta e a volte tagliente dell’autrice vi condurranno in una lettura senza fiato e senza interruzioni.

I personaggi sempre ben delineati , che spesso vi faranno ridere, poi innervosire, e tra i tanti quello che più mi ha colpito è stato Massimo: ragazzo universitario, che cerca di rendersi indipendente dalla famiglia con lavoretti saltuari, preso in mezzo dalle indagini, ma che cerca in qualche modo di fare uscire dalle pagine una gioventù diversa, quella non ancora standardizzata dalle etichette, quei giovani che hanno ancora voglia di rendersi indipendenti nonostante la poca offerta di lavoro spesso precario.

Una Margherita Oggero diversa nella sostanza dal suo precedente Non fa niente, ma con la sua penna decisa che fa risaltare aspetti diversi anche con un giallo.

Ve la ricordate la professoressa Baudino? Si? Ecco il buon Commissario Martinetto potrebbe essere l’inizio di una nuova divertente serie TV, chissà se ci sta pensando anche l’autrice?

Il ogni caso la vita è un cicles, e se siete piemontesi capirete ed apprezzerete di nuovo l’arte del tacon (taconé – \ t&cun’e \ Verbo 1^ con. trans. 1) – rammendare, rappezzare, rattoppare. 2) – riparate alla meglio) appiccicosa per tanti aspetti, ma per saperne di più perdetevi tra le strade di Torino all’interno del nuovo libro.

 

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Luca Bianchini – So che un giorno tornerai

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“Alla fine, ognuno di noi s’innamora di chi ci guarda per un attimo e poi ci sfugge per sempre.”

Niente di più vero nella vita reale, niente di più vero di questo spaccato di vita che ci ha raccontato Luca Bianchini in “So che un giorno tornerai”, che prende spunto da una vicenda vera. Un soffio di bora accompagna queste pagine, insieme ai suoi personaggi, insieme al quadro spettacolare che è Trieste, Bassano del Grappa e Santa Severina.

Angela, madre giovanissima (diciassettenne) e la figlia Emma appena nata saranno le figure su cui si intreccerà tutta la storia: la tristezza di una nascita non cercata, associata ad un amore fallito e quindi a una figlia non riconosciuta dal padre, il non essere preparate a essere madre e quindi a scegliere una via di fuga, lontano, con la certezza che la famiglia di origine e i suoi valori sapranno crescere una creatura rifiutata. La storia si ripeterà con Emma e sua figlia Benedetta, ma Emma avrà la capacità, al contrario di sua madre Angela, di trovare risposte a domande sulla vita, che la porteranno a crescere una figlia con una madre presente e consapevole di poter contare sulla famiglia di origine.

Trieste è unica, e in questa storia ci calza a pennello, perché quello che troverete descritto di questa città è quello che Trieste è veramente. Trovo che sia il contorno perfetto a questa storia di relazioni, di intrecci, di amori fulminei, ma dove l’ovile, la famiglia, i fratelli sono quello che di più prezioso c’è per superare le difficoltà a cui ci mette di fronte la vita.

Un testo scorrevole, una sensibilità di scrittura in cui si riconosce Luca Bianchini, una storia vera, raccontata per caso e stesa tra le pagine di carta. Un modo per riflettere, per capire, per ritrovarsi, per correre dietro a un amore impossibile, ma intensissimo. Un argomento di alta sensibilità, il rapporto tra una madre e una figlia a distanza, difficile, introverso, dove l’unica richiesta è “voglio la mamma”, ma dove questa figura non riesce ad accettare questa creatura senza l’amore del padre, un padre che capirà i suoi errori nel corso della vita e che cercherà di porre rimedio.

Ma gli amori sanno veramente aspettare? Leggete il libro e lo saprete!

 

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