Cristina Cassar Scalia – La logica della lampara

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Secondo appuntamento con il Commissario Vanina Guerrasi, nato dalla penna di Cristina Cassar Scalia.

Io non riesco più a starne senza, uno di quei personaggi che nel lettore lascia il segno, che arrivati all’ultima pagina immaginando quando uscirà la nuova indagine e come andrà avanti la storia con Paolo. In una Sicilia nascosta ma che incanta con il suo fascino, la scrittura di Cristina Cassar Scalia colpisce al cuore.

Un noir che incanta, un noir mai banale, che non si sofferma all’indagine ma va più a fondo, scava nei sentimenti oltre che negli indizi e dove solo l’intuito e la capacità di Vanina vi terranno sul filo del rasoio fino al concludersi dell’indagine senza mai annoiare.

Sul titolo non vi svelerò nulla, ma solo al termine del libro capirete il significato “La logica della lampara”, l’ultimo tassello che illuminerà Vanina e la sua squadra, quella stessa squadra che senza il suo pilastro non sarebbe la stessa, e che alla perfezione veste il suo Commissario come se fosse il migliore dei vestiti.

Anche qui l’ultima riga lascia presagire che sia scritta in modo invisibile la parola “continua”, e noi lettori non aspettiamo altro che poter leggere la prossima indagine che chissà dove ci porterà.

Sicuramente a viaggiare, a viaggiare in Sicilia, a viaggiare con la mente e con la fantasia, a viaggiare con Vanina con il suo cuore tormentato e con il suo intuito eccezionale.

Io rimango in trepitante attesa.

 

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Maurizio de Giovanni – Il pianto dell’alba

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Mergellina e via Toledo. Ma anche i Quartieri. E la spiaggia. O meglio, il mare. Visto dall’alto, dal luogo del primo bacio e delle prime promesse tra due innamorati che temevano di non incontrarsi mai veramente. O dalle stanzulelle scavate nel tufo dove ha vissuto un altro grande amore finché ha avuto il tempo per farlo, ma è proprio quello stesso mare che risponde alla fine di Il Purgatorio dell’Angelo quello che accarezza la Napoli mai citata espressamente eppure personaggio essenziale anche del nuovo romanzo di Maurizio de Giovanni, Il pianto dell’alba. L’ultima ombra per il commissario Ricciardi edita da Einaudi è ancora una volta non solo indagine, ma anche e soprattutto poesia. E, questa volta ancora di più, poesia d’amore. Tra Luigi Alfredo Ricciardi, appunto, ed Enrica, per questa storia con la quale de Giovanni segna la conclusione del ciclo di romanzi che hanno per protagonista il commissario dagli occhi verdi che sente le ultime parole dei morti nella Napoli degli Anni Trenta.

Il pianto dell’alba è una lunga, appassionata, dolce, struggente dichiarazione d’amore che si muove non soltanto nei luoghi della città, ma principalmente in quelli del cuore. Dei cuori. Con anche la capacità bellissima di dare voce ai sentimenti forti, profondi, sinceri dell’animo maschile, esplicitando con le parole l’animo schivo, restio, proprio dell’essere maschile, che è invece meraviglioso quando riesce a esprimere la meraviglia di ciò che prova per l’amata.

Ricciardi saluta i suoi lettori con quella che il sottotitolo definisce la sua “ultima ombra”, ma che ultima non sembra davvero esserlo, nel senso che sicuramente accompagnerà per sempre chi si lascia coinvolgere dalle pagine del libro.

Il viaggio verso la verità per chiarire un omicidio che chi è in alto vorrebbe far passare per passionale e nello stesso tempo sembra voler nascondere è un passaggio obbligato per questo nuovo Ricciardi, cambiato dalla felicità di un amore che, seppure ambientato negli Anni Trenta, è descritto da de Giovanni in modo estremamente moderno, nel rapporto, negli sguardi, negli atteggiamenti: senza remore nel mostrarsi. E altrettanti viaggi sono quelli nel modo di essere dei personaggi che nella saga di Ricciardi si è imparato a conoscere, da Maione a Modo, da Enrica a Bianca, da Livia ai coniugi Colombo, da Bambinella a Nelide, la giovane governante del commissario che in questo pianto dell’alba non resta sullo sfondo, ma diventa tassello di svolta e unione del tutto.

E infine le parole, esse stesse viaggio e luogo per una scoperta che tiene con il fiato sospeso sino in fondo. Per confermare quello che lo stesso Maurizio de Giovanni aveva detto durante una presentazione di un romanzo precedente in cui aveva annunciato l’ultimo atto dedicato a Ricciardi: la sfida è trovare qualcuno che, arrivato alla fine, riesca a nascondere le lacrime. Perché al di là della storia, Il pianto dell’alba, in fondo, è anche viaggio in quel luogo che è se stessi.

E nel profondo, immenso, immortale significato dell’amore.

 

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Antonio Mesisca – Un freezer per il morto

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Finalmente è tornato Antonio Mesisca a farci ridere! Sento già le voci di qualcuno di voi che chiede: ma non è un noir? Si vero, è un noir, ma diverso dal solito: abbiamo il morto nelle prime tre pagine del primo capitolo, sappiamo anche chi è stato e cosa l’ha spinto a uccidere, non abbiamo un commissario o un ispettore che primeggia nella storia, ma non sappiamo assolutamente il perché il malcapitato si sia trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato; impossibile mollare il libro prima di averlo scoperto.

Di qui parte il nostro (i libri una volta in commercio diventano dei lettori) insolito giallo. Nemmeno da dire che il protagonista principale sarà l’assassino, che riuscirà involontariamente a contornarsi di una squadra che vorrebbe andargli in aiuto, ma che riesce per mille motivi a combinare solo danni e a trasformare un evento casuale in un tragico evento.

Dovrete leggerlo per capire questo mio giro di parole, ma dovrete leggerlo per divertirvi e per capire quanta ironia riesca a introdurre nella storia Antonio Mesisca, partendo da una banale ferramenta e un evento di società che oggi sempre più spesso ci troviamo a fronteggiare: un cliente moroso.

Scrittura tagliente, divertente, forse un po’ troppo carica di parolacce (siete avvisati se non amate l’interloquire del mondo moderno), ma di una verità assoluta e lucida, costruita con maestria intorno a un’insolvenza.

Il titolo racconta solo una delle tante azioni che l’assassino, o chi per lui, decide di compiere, per tutto il resto niente della vostra fantasia si avvicinerà così tanto a quello che “la squadra” riuscirà a mettere in atto.

Iniziatelo e non ve ne pentirete, perché se non lo avete letto solo per compagnia alla fine vi resterà da meditare: persino vendendo bulloni e prese elettriche si possono avere guai!

 

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Scrittura & Scritture


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Marco Revello – Il grande inganno

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Un libro che si lascia leggere volentieri, Il grande inganno di Marco Revello. Uno spaccato di una vita, un rincorrere una società fatta di apparenze, quelle apparenze che in caso di bisogno serio ti girano le spalle.

La scrittura scorrevole, spesso è tagliente per quanto riporta la verità; leggendolo mi sono riconosciuta in tante azioni, mi sono immedesimata in quello che vediamo con gli occhi, ma non vediamo con la mente e con il cuore, ho riconosciuto quello che sempre più spesso gli umani fanno: girarsi dall’altra parte per non vedere e per non prendere coscienza, sempre pronti a gettare sentenze, a inserire paletti, a etichettare quello che si ritiene diverso.

Pensiamo di condurre una vita felice e spensierata: casa in collina, macchina sportiva, ultimo modello di telefono, scarpe sempre lucide e mai con la suola consumata, sediamo su poltrone da manager, agli ultimi piani di grandi stabilimenti o grandi multinazionali, percepiamo stipendi con tanti zeri; poi un giorno il vento cambia, non ci sono più possibilità per risalire la china, bisogna accettare che non eravamo un pilastro indissolubile della società, ma solo una pedina, e allora tutto quello che pensavamo di aver costruito, tutto quello che luccicava di colpo si appanna, diventa salita, fatica, chi pensavi amico ti gira le spalle e la vergogna subentra a peggiorare le cose. Si fallisce, si fallisce sempre più spesso di quanto uno voglia ammettere.

Veramente una bella storia, molto reale e scritta decisamente bene a mio avviso, unico neo, ma probabilmente per una mia intolleranza, troppi cambi di tempo, e spesso ho faticato a centrare il periodo per l’assenza di nomi propri a identificare il personaggio.

Leggetelo, la società di oggi analizzata dalla parte di un ricco e un barbone fa sempre bene per mettere a fuoco cosa ci gira intorno.

 

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Mille


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Eliana Canova – Ho visto i lupi da vicino

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Nuovo libro per Eliana Canova che vince il Premio Letterario de Il Battello a vapore con Ho visto i lupi da vicino. Questa volta sono qui a parlarvi di un libro per ragazzi.

E’ un periodo in cui il tema principale dei libri che leggo è il periodo storico della deportazione degli ebrei verso Auschwitz- Birkenau; sono partita da un titolo per adulti “Le assaggiatrici”, sono passata a un titolo per scuole superiori e adulti “L’ultima volta che siamo stati bambini” e ora sono qui a parlarvi di Karl, Emma e Eisen.

Tanti sono gli spunti di questo libro: l’amicizia, quella importante, tra uomini, ma anche quella con gli animali; il rispetto, quello che in certi periodi storici si comprava, si barattava per dimostrare la lealtà; la paura, quella di una guerra, quella del non sapere se si riesce a sopravvivere a un campo di concentramento; la fame, il lavoro, la separazione dalla famiglia.

Libro scorrevole, che nonostante racconti di un periodo storico non indifferente, non fa mai calare l’attenzione, ma la voglia di capire le relazioni che si instaurano tra Karl e Emma per sopravvivere non fanno mai avere soste.

Un violino, un lupo, e un legame come l’amicizia spesso sono elementi base per la sopravvivenza a distacco, paura, malattie e guerra.

Non voglio raccontarvi di più di questo prezioso libro, che anche questa volta mi ha insegnato, ha portato a galla nozioni che avevo riposto in cassetti remoti della memoria, un libro che sicuramente consiglio a tutti di leggere: il mondo semplice visto dai bambini, anche in periodo di guerra è sempre quello che più bisognerebbe tenere in considerazione!

 

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