Luoghi di libri

Antonio Benforte – Lo spazio tra le cose

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Lo spazio tra le cose non è semplicemente una storia, è un momento, è uno spaccato di vita che almeno una volta tutti hanno vissuto: un trasloco.

L’inizio di un nuovo periodo, ma la fine del precedente, dove non sappiamo se si è vissuto appieno e nel modo migliore gli anni che abbiamo passato in quel luogo. Si lo stiamo incartando, imballando, spolverando, buttando quello che non ci necessita, ma anche quello che ci è stato stretto e ci ha reso tristi e infelici.

Si perché il trasloco, come questa storia, non inscatola solo oggetti ma anche sentimenti. Ho letto questo libro involontariamente mentre accuratamente svuotavo la mia casa e la mia vita per imboccare una strada nuova, e per tante cose e tante ragioni mi sono trovata con gli stessi stati d’animo del protagonista.

Che spazio c’è tra le cose, e che spazio mettiamo? Solo vivendo questo particolare momento riusciamo a metterci in gioco come dovremmo.

“Mentre percorro i cinquecento metri che mi separano da quella casa ormai del tutto vuota, ripenso alla mia vita altrettanto svuotata di sentimenti ed emozioni negli ultimi tempi.”

Proprio così, quando chiudi la porta per l’ultima volta verso un nuovo cammino, non ti giri indietro e tra le cose rimaste hai messo spazi diversi. Non sai se ti mancheranno quelli che hai lasciato, ma sai che dovrai cercare di vivere al meglio quello che di prezioso ti è rimasto vicino. Proprio come a Paolo il protagonista.

Ho passato giorni a ridistribuire la mia vita tra le cose, versando lacrime, e dipingendo sorrisi, ma quello che hai chiuso dentro le scatole è la vera tua vita oggi e da quello si ricomincia, con un bagaglio leggero o pesante alle spalle: ma si ricomincia da noi.

 

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Sara Magnoli – Dark web

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E’ un po’ di tempo che ho finito di leggere questo libro, ma avevo bisogno di lasciarlo depositare, per capire appieno il valore che ha avuto per me e per capire come farlo camminare in una società in cui la sensazione è quella di appiattimento.

Sicuramente non avendo figli, quello che Sara Magnoli mi ha lasciato è ben diverso da quello che potrebbe lasciare ad un genitore, ma ho provato a immedesimarmi. Cosa farei io se non mi accorgessi di avere una figlia che si rivolge al web e in questo caso al Dark Web per ricevere attenzioni? Non sempre la risposta è: sono un cattivo educatore, non sono stata in grado di allevare i miei figli con principi morali solidi. Si possono nascondere dietro questa risposta sfaccettature diverse a mio avviso: curiosità adolescenziale, provare un brivido, mancanza di attenzioni per situazioni famigliari non ben chiare. Non sono nemmeno psicologa per affrontare un’analisi tanto accurata, ma so per certo che Dark Web è un libro che porta a nudo sentimenti e quesiti importanti per gli adulti e può essere un punto di inizio per affrontare il discorso con gli adolescenti.

Non voglio descrivervi la storia, spero che sia la capacità di ogni lettore, quella di immaginarsi in uno scenario tanto attuale. Sarei però grata a tutti i ragazzi che lo hanno letto e lo leggeranno di provare a partecipare in incognito a una sorta di “i miei pensieri dopo Dark Web”. L’amicizia sarà il fulcro di tutto, sarà la cosa più importante, l’ancora di salvezza nei momenti bui, nei momenti di vergogna dove tutto si vorrebbe cancellare, ma non si può.

Da adulta quello del dark web è un mondo che non capisco, a cui non so dare spiegazioni nella mia testa, ma purtroppo esiste e tutti probabilmente dobbiamo accettarlo e affrontarlo per quello che è, mettendo in guardia i nostri ragazzi, insegnando loro che la noia, o la presunta noia, porta a percorrere strade e viali che non sono fioriti, ma spazi angusti e bui da dove spesso è difficile fare ritorno in modo sereno.

Sara Magnoli ha scritto quello che definisco per me un “piccolo capolavoro”, è riuscita a immedesimarsi nella voce dei giovani con maestria. Spero vivamente che le scuole e gli insegnanti possano prendere spunto da questo libro per aiutare tutti i ragazzi a percorrere autostrade di luce, di colori e di profumi, perché la vita merita di essere vissuta anche quando le salite sembrano insormontabili.

 

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Laura Orsolini – Play

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Ci sono libri che escono in commercio destinati a un pubblico di ragazzi, ma che sono utilissimi per le riflessioni degli adulti.

Play parla di un ragazzo succube della Playstation, i giorni e le notti divisi tra poche ore di scuola e cicli di livelli alla console del gioco. Tutto quello che porta a diventare l’essere dominati da qualcosa è scritto con abilità in questo libro: problemi di salute, difficoltà a riconoscersi nel “branco” compagni di scuola, estraniarsi da tutto quello che ci circonda, aggressività e isolamento.

Per certi versi un mondo più facile, per altri no. Si arriva a pensare e a sognare di essere il protagonista del gioco, con incubi notturni di rilievo. Ma fortunatamente la vita ci circonda di persone che possono salvarci, anche senza saperlo o senza volerlo. Capitano per caso sul nostro cammino e basta uno sguardo per accendere una luce, una piccola fiammella per alimentare un grande fuoco.

Così tornano le emozioni, i sentimenti, le sensazioni, la capacità di vedere colori e rapportarsi con il prossimo. Amore della famiglia, in questo caso di una mamma, la vicinanza di un professore che ci stima e ci stimola, l’accorgersi di un’amica al nostro fianco, basta veramente poco per salvarci e in questo caso per salvare Vasco da se stesso e dalla non percezione di cosa lo contorna.

Questa storia insegna: ci prende per mano e ci porta nel baratro del gioco per riaccendere la luce toccando temi come l’amicizia, l’amore, il perdono, la vicinanza, l’arroganza, ma soprattutto la cognizione che siamo qualcuno e che siamo importanti per noi stessi.

La vita va vissuta non attraverso un gioco.

 

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Elisa Bedoni – Il vento non si arrende

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Per una volta parto dalla copertina del libro: Biplane Edizione azzecca sempre l’impatto visivo, non delude e le copertine che presenta portano sempre a innamorarsi del libro prima ancora di averlo letto.

Tanti sono gli ingredienti che si mescolano in questo romanzo e che ti insegnano quali siano le regole del volo. Amore, amicizia, passione, delusione, sogni, fallimenti, attese, orgoglio, tutto mescolato con un pizzico di cuore che portano sempre a un risultato finale, che non sapremo mai se sarà giusto o sbagliato ma avremo una strada da percorrere nuova.

Ho amato questa storia e questo libro, forse perché nella mia testa piena di storie c’è sempre posto per un uomo come Leo, libero, che ti mette davanti alle verità disarmanti della vita e delle situazioni.

Ma ho tanto amato anche l’amicizia di Daria e Sam, quelle amicizie senza limiti, assortite in modo perfetto che un giorno, però, incontrano sulla strada un granello di sabbia che ostruisce il meccanismo e allora le strade in discesa diventano salite insormontabili e non sai se le fondamenta di quel rapporto siano poi così solide.

Ma questa è la vita, questo è il percorso che in qualche modo tutti dobbiamo percorrere, con salite, discese, fallimenti, vittorie, dobbiamo solo temprarci e prepararci per sopravvivere alle tempeste, ma se abbiamo intorno a noi amici veri tutto risulta più semplice.

Avevo bisogno forse oggi di leggere un libro così: è un libro che mi ha fatto volare, mi ha fatto guardare le situazioni da un’altra angolazione. E’ un libro che passa come un soffio, di un’armonia e una sensibilità disarmanti anche quando racconta cose crude mettendoti davanti ai fallimenti.

Vale la pena leggerlo in profondità, percorrere con Elisa Bedoni i passi da Milano a Gubbio dopo una violenta tempesta di acqua e vento che ha distrutto le vite di tante famiglie nei dintorni di Milano nel 2001.

Anche questa volta il vento non si è arreso e ha fatto il suo percorso: fatelo anche voi con lui leggendo questa storia.

 

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Biplane Edizioni


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Gianrico Carofiglio – La misura del tempo

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Gianrico Carofiglio non mi delude mai, e nemmeno l’Avv. Guerrieri. Finalista nel Premio Strega, mancano poche ore per sapere se sarà La misura del tempo a vincere.

Come sempre Guido Guerrieri fa i conti con la sua coscienza, con i suoi sogni rimasti nel cassetto, con la sua paura del tempo che scorre. Arrivati sulla soglia dei cinquant’anni ci guardiamo indietro e cosa vediamo? Abbiamo portato a termine i nostri progetti? Abbiamo superato le nostre paure? Siamo in grado di fare i conti con eventi del passato che si ripresentano?

Non entro nella trama per lasciarvi il piacere di leggere, ma tutte le storie che hanno come protagonista l’avvocato Guerrieri mi hanno sempre trasmesso sicurezza: da un professionista così mi farei difendere. La pacatezza, la tranquillità, l’intuito riescono sempre a darti spunti di riflessione nonostante l’incarico che ha assunto e che descrive nella storia.

Mai noioso, mai banale, anche nelle descrizioni più tecniche. Accettando la difesa del figlio di un vecchio amore, il protagonista accetta anche un coinvolgimento in un passato che non ha mai dimenticato, un passato che è rimasto sopito in attesa di un’epifania che lo riportasse a galla.

Due temi basilari a mio avviso: il tempo, quello che scorre inevitabile, quello che non ci appartiene più, quello della maturità che ci rende riflessivi e accorti e forse in qualche modo più fragili, ma che l’autore ci mostra anche questa volta come alleato. E la verità. Fino a che punto conosciamo la verità? É la nostra verità o quella che vogliamo vedere?

Dimenticavo, siamo a Bari, nella sua Bari, e da come viene descritta sembra di essere a “casa” con Guido Guerrieri.

La parola alla Giuria del Premio Strega, ma voi leggetelo!

 

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