Luoghi di libri

Alice Basso – Il morso della vipera

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Non riesci a iniziare il libro di Anita senza pensare a Vani, perché conosci perfettamente quanto quella creatura un po’ dark e un po’ combinaguai abbia inciso il tuo cuore e ti vengono mille dubbi solo a leggere la prima frase. Anita sarà all’altezza? Anita riuscirà a prendermi il cuore esattamente come Vani? La odierò perché vuole portare via spazio alla mia anima? Così inizi il nuovo libro, ben sapendo che Alice Basso non può deludere, e che Alice troverà la sua collocazione (ma Vani non verrà mai messa in un angolo!).

Ebbene sì, Alice Basso non delude e fa di meglio: stupisce. Il suo nuovo personaggio (diversissimo da Vani) è solare, esuberante, di una perfezione fisica (quasi imbarazzante per noi povere tapine normali); viene calato in un momento storico difficile, a fare la dattilografa e a scompigliare un po’ di quieto vivere.

Divertente spesso e sovente, ma cupo per il periodo fascista che attraversa, la dittatura di parola e movimento portano Anita a comportarsi ed ad agire fuori dalle righe. Già solo la condizione di una donna al lavoro, in un periodo dove la donna può e deve fare solo la massaia e la mamma.

Non posso entrare troppo nel dettaglio, per farlo leggere a voi e per non svelare troppo, ma io aspetto il secondo, che qui ci sono movimenti amorosi ancora non troppo ben definiti che al nostro cuore possono solo fare del bene. Esattamente come per Vani Sarca, anche per Anita ci sarà sicuramente uno schieramento su come potranno evolversi le cose nei prossimi racconti, quindi se non lo avete ancora letto, muovetevi, che maggio (solitamente questo il periodo delle uscite di Alice Basso) arriva prestissimo e i compiti voi dovrete già averli finiti.

Ora il dubbio sarà …. Alla fine della serie sarà Anita o Vani a essere al primo posto (anche se il primo amore non si scorda mai)?

 

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Francesco Paolo Oreste – L’ignoranza dei numeri

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Romeo, oh Romeo! Protagonista di questa vicenda poliziesca che nasconde sotto le righe qualcosa di più profondo per una città come Napoli. Napoli, la bella cittadina fronte mare con panorami mozzafiato, turistica al punto giusto, purtroppo nasconde da tantissimo tempo problematiche che difficilmente vengono affrontate, perché come dice l’ispettore durante il romanzo, si cerca il compromesso. I colori non saranno più luminosi e nitidi, bianco o nero, ma spesso grigi come i gabbiani e come il fumo che arriva dalla discarica ai piedi del vulcano a cui hanno dato fuoco.

Un intreccio: sono un poliziotto e cerco di trovare il colpevole e sono un poliziotto ma non sono etichettabile come corrotto o come non sono una cosa sola con la mia terra. Romeo ama Napoli e il suo mare, ama la natura e non ama chi mina la salute dei cittadini.

“… E adesso il suo amore era diventato il suo veleno. La passione per quella terra seminata a peste e amore, il sentirsi figlio di quel groviglio inestricabile di dolci e dannate contraddizioni lo consumava giorno dopo giorno, ora dopo ora. Ogni singolo gabbiano che gli passava sulla testa gli ricordava che la sua terra gli stava morendo proprio sotto i piedi, avvelenata dal percolato, dall’omertà di chi sapeva e non diceva, dalla collusione e dalla corruzione di chi aveva scambiato il proprio potere con trenta denari. Amen. …”

Ho scelto questa frase, ma disseminate nella storia ce ne sono altre anche più incisive e forti che parlano di Stato e di Camorra: questa forse è la vera trama del libro, questo se vogliamo leggerlo tra le righe e quello che ci porta a vivere Napoli da cittadino e tutore della Legge.

Ma c’è anche un amore diverso nel cuore di Romeo, un sentimento unico per una donna unica, che lo ha bruciato, che lo ha fatto soffrire, che lo ha lasciato tra la sua musica e le sue poesie a leccarsi le ferite. E questo intreccio di sentimenti per Rebecca e per la sua terra porterà a riflessioni e citazioni che rimarranno nell’anima.

L’ignoranza dei numeri: spesso i numeri nascondono parole, raggiri, verità… siamo poi così sicuri che siano ignoranti? A voi la sentenza.

 

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Antonio Benforte – Lo spazio tra le cose

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Lo spazio tra le cose non è semplicemente una storia, è un momento, è uno spaccato di vita che almeno una volta tutti hanno vissuto: un trasloco.

L’inizio di un nuovo periodo, ma la fine del precedente, dove non sappiamo se si è vissuto appieno e nel modo migliore gli anni che abbiamo passato in quel luogo. Si lo stiamo incartando, imballando, spolverando, buttando quello che non ci necessita, ma anche quello che ci è stato stretto e ci ha reso tristi e infelici.

Si perché il trasloco, come questa storia, non inscatola solo oggetti ma anche sentimenti. Ho letto questo libro involontariamente mentre accuratamente svuotavo la mia casa e la mia vita per imboccare una strada nuova, e per tante cose e tante ragioni mi sono trovata con gli stessi stati d’animo del protagonista.

Che spazio c’è tra le cose, e che spazio mettiamo? Solo vivendo questo particolare momento riusciamo a metterci in gioco come dovremmo.

“Mentre percorro i cinquecento metri che mi separano da quella casa ormai del tutto vuota, ripenso alla mia vita altrettanto svuotata di sentimenti ed emozioni negli ultimi tempi.”

Proprio così, quando chiudi la porta per l’ultima volta verso un nuovo cammino, non ti giri indietro e tra le cose rimaste hai messo spazi diversi. Non sai se ti mancheranno quelli che hai lasciato, ma sai che dovrai cercare di vivere al meglio quello che di prezioso ti è rimasto vicino. Proprio come a Paolo il protagonista.

Ho passato giorni a ridistribuire la mia vita tra le cose, versando lacrime, e dipingendo sorrisi, ma quello che hai chiuso dentro le scatole è la vera tua vita oggi e da quello si ricomincia, con un bagaglio leggero o pesante alle spalle: ma si ricomincia da noi.

 

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Scrittura&Scritture


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Sara Magnoli – Dark web

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E’ un po’ di tempo che ho finito di leggere questo libro, ma avevo bisogno di lasciarlo depositare, per capire appieno il valore che ha avuto per me e per capire come farlo camminare in una società in cui la sensazione è quella di appiattimento.

Sicuramente non avendo figli, quello che Sara Magnoli mi ha lasciato è ben diverso da quello che potrebbe lasciare ad un genitore, ma ho provato a immedesimarmi. Cosa farei io se non mi accorgessi di avere una figlia che si rivolge al web e in questo caso al Dark Web per ricevere attenzioni? Non sempre la risposta è: sono un cattivo educatore, non sono stata in grado di allevare i miei figli con principi morali solidi. Si possono nascondere dietro questa risposta sfaccettature diverse a mio avviso: curiosità adolescenziale, provare un brivido, mancanza di attenzioni per situazioni famigliari non ben chiare. Non sono nemmeno psicologa per affrontare un’analisi tanto accurata, ma so per certo che Dark Web è un libro che porta a nudo sentimenti e quesiti importanti per gli adulti e può essere un punto di inizio per affrontare il discorso con gli adolescenti.

Non voglio descrivervi la storia, spero che sia la capacità di ogni lettore, quella di immaginarsi in uno scenario tanto attuale. Sarei però grata a tutti i ragazzi che lo hanno letto e lo leggeranno di provare a partecipare in incognito a una sorta di “i miei pensieri dopo Dark Web”. L’amicizia sarà il fulcro di tutto, sarà la cosa più importante, l’ancora di salvezza nei momenti bui, nei momenti di vergogna dove tutto si vorrebbe cancellare, ma non si può.

Da adulta quello del dark web è un mondo che non capisco, a cui non so dare spiegazioni nella mia testa, ma purtroppo esiste e tutti probabilmente dobbiamo accettarlo e affrontarlo per quello che è, mettendo in guardia i nostri ragazzi, insegnando loro che la noia, o la presunta noia, porta a percorrere strade e viali che non sono fioriti, ma spazi angusti e bui da dove spesso è difficile fare ritorno in modo sereno.

Sara Magnoli ha scritto quello che definisco per me un “piccolo capolavoro”, è riuscita a immedesimarsi nella voce dei giovani con maestria. Spero vivamente che le scuole e gli insegnanti possano prendere spunto da questo libro per aiutare tutti i ragazzi a percorrere autostrade di luce, di colori e di profumi, perché la vita merita di essere vissuta anche quando le salite sembrano insormontabili.

 

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Laura Orsolini – Play

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Ci sono libri che escono in commercio destinati a un pubblico di ragazzi, ma che sono utilissimi per le riflessioni degli adulti.

Play parla di un ragazzo succube della Playstation, i giorni e le notti divisi tra poche ore di scuola e cicli di livelli alla console del gioco. Tutto quello che porta a diventare l’essere dominati da qualcosa è scritto con abilità in questo libro: problemi di salute, difficoltà a riconoscersi nel “branco” compagni di scuola, estraniarsi da tutto quello che ci circonda, aggressività e isolamento.

Per certi versi un mondo più facile, per altri no. Si arriva a pensare e a sognare di essere il protagonista del gioco, con incubi notturni di rilievo. Ma fortunatamente la vita ci circonda di persone che possono salvarci, anche senza saperlo o senza volerlo. Capitano per caso sul nostro cammino e basta uno sguardo per accendere una luce, una piccola fiammella per alimentare un grande fuoco.

Così tornano le emozioni, i sentimenti, le sensazioni, la capacità di vedere colori e rapportarsi con il prossimo. Amore della famiglia, in questo caso di una mamma, la vicinanza di un professore che ci stima e ci stimola, l’accorgersi di un’amica al nostro fianco, basta veramente poco per salvarci e in questo caso per salvare Vasco da se stesso e dalla non percezione di cosa lo contorna.

Questa storia insegna: ci prende per mano e ci porta nel baratro del gioco per riaccendere la luce toccando temi come l’amicizia, l’amore, il perdono, la vicinanza, l’arroganza, ma soprattutto la cognizione che siamo qualcuno e che siamo importanti per noi stessi.

La vita va vissuta non attraverso un gioco.

 

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