Luoghi di libri

Sujata Massey – La pietra lunare di Satapur

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Seconda avventura e secondo caso intricato da risolvere per la giovane avvocatessa indiana di religione Parsi, Perveen Mistry che Sujata Massey ci aveva presentato nel precedente libro: Le vedove di Malabar Hill (scheda | recensione). Questa volta Perveen, di nuovo in virtù della sua possibilità di parlare direttamente con donne che rispettano il purdah (regola in vigore fra i musulmani e fra alcuni Hindu grazie alla quale le donne non possono mostrare il volto a uomini estranei alla propria famiglia) verrà incaricata dalla Kolhapur Agency (come ci spiega l’autrice nelle note finali ‘entità amministrativa controllata dal governo britannico che sovrintendeva la vita e l’operato delle famiglie reali dell’India sotto mandato britannico’) di occuparsi del giovane maharajah di Satapur.

Nella realtà, il regno di Satapur non esiste, ma la Massey, basandosi su accurate ricerche storiche in India e negli Stati Uniti, lo crea per noi con grande destrezza così da farci comprendere come funzionavano i piccoli stati reali in India sotto mandato britannico agli inizi del ‘900.
Dopo un viaggio tutt’altro che agevole che dalla natia Bombay la porta nella cittadina di Khandala e di lì nel regno di Satapur sul finire della stagione delle piogge, Perveen approderà agli alloggi dell’amministrazione inglese dove vive l’agente britannico Colin Sandringham, affascinante e colto ex cartografo, insieme al suo servitore e medico ayurvedico Rama.
Sarebbe toccato proprio a Colin incontrare le due maharani di Satapur, l’anziana vedova del precedente maharajah e la giovane vedova del successivo, ma a causa del purdah gli è stato rifiutato l’ingresso nel palazzo reale. Come spiegazione per la presenza delle due donne sole, Colin racconta a Perveen che sia l’ultimo maharajah Mahendra Rao che suo figlio Pratap Rao sono morti, il primo di colera e il secondo sbranato da un animale selvatico durante una battuta di caccia. Alla giovane maharani resta solo il decenne Jiva Rao, futuro maharajah di Satapur al compimento del diciottesimo anno, bambino da proteggere e da educare ai compiti di governo che lo attendono. E il nodo della disputa fra suocera e nuora giace proprio qui: spedire Jiva Rao, come vorrebbe sua madre, a studiare all’estero o accontentarsi, come vuole la nonna, del vecchio precettore che ha istruito tre generazioni di maharajah? Nodo che tocca all’amministrazione britannica, e dunque a Perveen sua rappresentante, sciogliere.
E Perveen attraverserà la foresta di Satapur, non priva di insidie, per recarsi al palazzo reale armata di coraggio, dei sari eleganti forniti dalla cognata Gulnaz e dei documenti offerti da Colin, per scoprire che il problema di dove far studiare il piccolo Jiva Rao è solo una minuscola parte di un elaborato intrigo di palazzo dove, fra reticenze, tentativi di avvelenamento, improvvise sparizioni e personaggi dediti al doppio gioco, la partita si fa molto dura e la matassa da sbrogliare davvero complessa.

Molti gli attori che entrano nel gioco narrativo sia nel palazzo reale che nella residenza dell’amministratore britannico, ciascuno con ombre inquietanti sul proprio passato e interessi sul futuro assetto del piccolo regno. Come sempre Perveen riuscirà a far quadrare i conti, ma con non pochi rischi per la sua vita.

Forse meno entusiasmante delle Vedove di Malabar Hill, questo giallo riveste però un grande interesse storico e antropologico nel raccontarci un’epoca lontana e una realtà che noi lettori comuni difficilmente potremmo conoscere. La Massey è accurata nel descrivere la vita dei ricchi e un tempo potenti staterelli indiani e quella dei poveri villaggi che li circondavano. La totale inesistenza di una via di mezzo fra l’opulenza dei primi e la terribile miseria dei secondi; le spietate gerarchie e la brama di potere delle corti reali e la mancanza di comprensione che sovente l’amministrazione britannica dimostrava nei confronti della società indiana e delle sue leggi.
La figura della giovane avvocatessa Perveen Mistry, ricalcata in parte su una figura realmente esistita all’inizio del ‘900 in India, è un delizioso mix di pudore e ribellione alle consuetudini della sua epoca e fede. Una donna intelligente, arguta e profonda che anche in questo libro affascina e spinge a meditare.

 

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L’Audioteca di Luoghi di libri

Là, dove gli abbracci e le visite sono ancora vietati, dove l’isolamento genera solitudine e sconforto, il suono di una voce può essere determinante per alleviare il peso di una giornata altrimenti infinita. Una voce che arriva nitida e non filtrata da mascherine e visiere.

Quella voce, per noi e per voi, si nutre ovviamente di immagini tratte da libri e racconti. E’ la voce delle ragazze de Lo Scatolino di Ars e Corde, degli stessi autori e anche nostra, tutti meravigliosi interpreti di racconti. Come meravigliosi sono gli autori che, quei racconti, ce li regalano. E noi li regaliamo a voi, ovunque siate, affinchè possiate scacciare la noia e la solitudine in nostra compagnia.

Questo il nostro abbraccio virtuale per voi tutti.
Buon ascolto!

I racconti possono essere ascoltati direttamente su questa pagina oppure cliccando su è possibile scaricarli e ascoltarli più tardi.

16/09/2020

Eva di Martin Rua letto da Michele Giaquinto

Autunno del maestro Marco Ravizza

08/09/2020

Manuale di sopravvivenza familiare alla quarantena di Marzia Pistacchio letto da Mimma Caserta

Holy Saints Day del maestro Marco Ravizza

26/08/2020

Dai racconti pubblicati su Facebook da Matteo Bussola letto da Elisa Albicenti de Lo Scatolino di Ars e Corde

Canzone per Tommaso del maestro Marco Ravizza

12/08/2020

L’imperatore di Alessandro Madeddu letto da Michele Giaquinto

L’imperatrice di Alessandro Madeddu letto da Michele Giaquinto

27/07/2020

Quando si dice una donna intelligente di Gianluca Campagna letto da Giancarlo Viani

Studio in Do minore/Almas Song del maestro Marco Ravizza

14/07/2020

Il papa di Alessandro Madeddu letto da Michele Giaquinto

La papessa di Alessandro Madeddu letto da Michele Giaquinto

14/07/2020

La teoria dello zainetto di Alice Basso letto da Alice Basso

Il tram numero 4 di Maria Pia Gambini letto da Annamaria Blogna

12/07/2020

Prigionieri del tempo di Letizia Vicidomini letto da Sonia Sacrato

La Ravizzana del maestro Marco Ravizza

06/07/2020

Il suo nome era Cilo di Maria Pia Gambini letto da Cristina Avidano

Ugo di Pier Carlo Maschera letto da Sara Alessandra Sottile de Lo Scatolino di Ars e Corde

23/06/2020

Il cerchio di Luisella Ceretta letto da Elisa Albicenti de Lo Scatolino di Ars e Corde

Gastone Manpreso di Maria Pia Gambini letto da Mimma Caserta

21/06/2020

Irlanda indiani e Covid di Alice Basso letto da Alice Basso

Valse Vague del maestro Marco Ravizza

16/06/2020

Rocco Campochiaro (da Meraklidikos 28/01/2020) letto da Annamaria Blogna

85 centesimi di Maria Pia Gambini letto da Cristina Avidano

14/06/2020

Il miracolo di Lara di Giuliana Balzano letto da Giuliana Balzano

Come vuoi tu del maestro Marco Ravizza

09/06/2020

Qualcuno da amare di Luca Caci letto da Mimma Caserta

Ultimo giorno di scuola di Alice Basso letto da Alice Basso

02/06/2020

Handy va al mare di Flavio Massazza letto da Elisa Albicenti de Lo Scatolino di Ars e Corde

Tutto di Giuliana Balzano letto da Sara Alessandra Sottile de Lo Scatolino di Ars e Corde

The Ship del maestro Marco Ravizza

26/05/2020

Chi arriva ultimo di Luisella Ceretta letto da Mimma Caserta

Rocco Campochiaro (da Meraklidikos 19/01/2020) letto da Michele Giaquinto

Matteo Bussola (da Facebook 27/04/2020) letto da Sara Alessandra Sottile de Lo Scatolino di Ars e Corde

Sudamerica del maestro Marco Ravizza

19/05/2020

Fiocchi di neve di Alessandro Codogno letto da Sara Alessandra Sottile de Lo Scatolino di Ars e Corde

La signorina Felicita di Annamaria Blogna letto da Mimma Caserta

Quello della 22 di Sonia Sacrato letto da Sonia Sacrato

12/05/2020

Matteo Bussola (da Facebook 26/03/2020) letto da Michele Giaquinto

Matteo Bussola (da Facebook 04/04/2020) letto da Annamaria Blogna

Vorrei dirti di Sonia Sacrato letto da Elisa Albicenti de Lo Scatolino di Ars e Corde

05/05/2020

Matteo Bussola (da Facebook 16/04/2020) letto da Annamaria Blogna

Sonata per pianoforte n. 14 in Do diesis minore di Sonia Sacrato letto da Sara Alessandra Sottile de Lo Scatolino di Ars e Corde

La vanità è femmina di Patrizia Durante letto da Sonia Sacrato

La Divina di Sonia Sacrato letto da Mimma Caserta

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Antonio Benforte – Lo spazio tra le cose

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Lo spazio tra le cose non è semplicemente una storia, è un momento, è uno spaccato di vita che almeno una volta tutti hanno vissuto: un trasloco.

L’inizio di un nuovo periodo, ma la fine del precedente, dove non sappiamo se si è vissuto appieno e nel modo migliore gli anni che abbiamo passato in quel luogo. Si lo stiamo incartando, imballando, spolverando, buttando quello che non ci necessita, ma anche quello che ci è stato stretto e ci ha reso tristi e infelici.

Si perché il trasloco, come questa storia, non inscatola solo oggetti ma anche sentimenti. Ho letto questo libro involontariamente mentre accuratamente svuotavo la mia casa e la mia vita per imboccare una strada nuova, e per tante cose e tante ragioni mi sono trovata con gli stessi stati d’animo del protagonista.

Che spazio c’è tra le cose, e che spazio mettiamo? Solo vivendo questo particolare momento riusciamo a metterci in gioco come dovremmo.

“Mentre percorro i cinquecento metri che mi separano da quella casa ormai del tutto vuota, ripenso alla mia vita altrettanto svuotata di sentimenti ed emozioni negli ultimi tempi.”

Proprio così, quando chiudi la porta per l’ultima volta verso un nuovo cammino, non ti giri indietro e tra le cose rimaste hai messo spazi diversi. Non sai se ti mancheranno quelli che hai lasciato, ma sai che dovrai cercare di vivere al meglio quello che di prezioso ti è rimasto vicino. Proprio come a Paolo il protagonista.

Ho passato giorni a ridistribuire la mia vita tra le cose, versando lacrime, e dipingendo sorrisi, ma quello che hai chiuso dentro le scatole è la vera tua vita oggi e da quello si ricomincia, con un bagaglio leggero o pesante alle spalle: ma si ricomincia da noi.

 

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Elia Zordan – Quattro passi, un respiro

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La distanza la si misura in metri per convenzione. Ma come quantificare la distanza che separa un ragazzo dall’adulto che sarà, la sua giovinezza dal mondo dei grandi? Come quantificare ciò che potrebbe essere un abisso per alcuni e un semplice altro capitolo della propria vita per altri? Elia Zordan trova la misura per Biagio, il protagonista del suo romanzo d’esordio edito da Biplane Edizioni: quattro passi e un respiro.

Elia Zordan ci racconta Portogruaro, la vita familiare e di provincia di Biagio, il primo amore, la Maturità e la conferma di ciò che Biagio pensa di se stesso: diplomarsi col massimo dei voti è il suo destino. La facoltà di Medicina, il suo futuro. Trieste la sua nuova città. Ma poi il fallimento del test di ingresso e il dover mettersi in discussione forse per la prima volta, lo porta a rimettere in discussione tutto il proprio mondo e gli affetti. Quella Nonna che invecchia troppo velocemente, quella Mamma che ad un tratto lui trova ignorante e quel Papà, così fragile da non poter essere la sua figura di riferimento. Un fallito. O forse sì?

Dopo un anno trascorso a Biologia col peso del fallimento addosso, Biagio- studente di Medicina, passa il test e concretizza ciò che sente di essere. Ma per essere veramente deve lasciare tutto ciò in cui non si riconosce più. Compresa Mara, la ragazza a cui ha detto “ti amo”.

Zordan narra attraverso un vero e proprio flusso di coscienza, fatto di frasi brevi e molti punti e poche virgole, l’educazione sentimentale di un ragazzo di provincia, poco più che ventenne, ripercorrendo gli ultimi due anni della sua vita durante un pomeriggio sul treno che da Trieste lo riporterà a Portogruaro per le vacanze estive. Ogni oggetto percepito da Biagio riporta alla mente memorie e ricordi, spesso di una bellezza poetica: le righe sul vetro posteriore dell’auto di Mamma che sembrano il quaderno a righe, i centesimi di rame che ricordano le pentole nella cucina della Nonna, la sua foto da bambino, il Nonno che taglia l’erba avanti e indietro e tutto ha un senso. Sul treno che corre verso Portogruaro corrono anche i pensieri del protagonista che si fondono contemporaneamente con chi invece in provincia ci è rimasto: Mara. Mara che non riesce a vivere senza il padre e che ha imparato a vivere senza Biagio. Biagio che l’ha lasciata e la pensa ancora. Ma pensa anche a Lucia e a ciò che avrebbe potuto essere ma non era stato. Biagio Rigoni studente di Medicina non aveva osato fino in fondo e adesso non avrebbe mai saputo.

Il treno scivola svelto sui binari e i pensieri di Biagio sono sempre lì, avanti. Quattro passi e un respiro la distanza dall’essere adulto, dall’avere le risposte. Quattro passi è un respiro: un tempo breve in uno spazio ancor più limitato ma se ti volti indietro il tempo della giovinezza, sebbene appena trascorso, è ben più lontano di quattro passi e un respiro.

Un romanzo di formazione con la delicatezza di una poesia e la ricchezza di sfumature di un acquerello. Bravo!

 

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Sara Magnoli – Dark web

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E’ un po’ di tempo che ho finito di leggere questo libro, ma avevo bisogno di lasciarlo depositare, per capire appieno il valore che ha avuto per me e per capire come farlo camminare in una società in cui la sensazione è quella di appiattimento.

Sicuramente non avendo figli, quello che Sara Magnoli mi ha lasciato è ben diverso da quello che potrebbe lasciare ad un genitore, ma ho provato a immedesimarmi. Cosa farei io se non mi accorgessi di avere una figlia che si rivolge al web e in questo caso al Dark Web per ricevere attenzioni? Non sempre la risposta è: sono un cattivo educatore, non sono stata in grado di allevare i miei figli con principi morali solidi. Si possono nascondere dietro questa risposta sfaccettature diverse a mio avviso: curiosità adolescenziale, provare un brivido, mancanza di attenzioni per situazioni famigliari non ben chiare. Non sono nemmeno psicologa per affrontare un’analisi tanto accurata, ma so per certo che Dark Web è un libro che porta a nudo sentimenti e quesiti importanti per gli adulti e può essere un punto di inizio per affrontare il discorso con gli adolescenti.

Non voglio descrivervi la storia, spero che sia la capacità di ogni lettore, quella di immaginarsi in uno scenario tanto attuale. Sarei però grata a tutti i ragazzi che lo hanno letto e lo leggeranno di provare a partecipare in incognito a una sorta di “i miei pensieri dopo Dark Web”. L’amicizia sarà il fulcro di tutto, sarà la cosa più importante, l’ancora di salvezza nei momenti bui, nei momenti di vergogna dove tutto si vorrebbe cancellare, ma non si può.

Da adulta quello del dark web è un mondo che non capisco, a cui non so dare spiegazioni nella mia testa, ma purtroppo esiste e tutti probabilmente dobbiamo accettarlo e affrontarlo per quello che è, mettendo in guardia i nostri ragazzi, insegnando loro che la noia, o la presunta noia, porta a percorrere strade e viali che non sono fioriti, ma spazi angusti e bui da dove spesso è difficile fare ritorno in modo sereno.

Sara Magnoli ha scritto quello che definisco per me un “piccolo capolavoro”, è riuscita a immedesimarsi nella voce dei giovani con maestria. Spero vivamente che le scuole e gli insegnanti possano prendere spunto da questo libro per aiutare tutti i ragazzi a percorrere autostrade di luce, di colori e di profumi, perché la vita merita di essere vissuta anche quando le salite sembrano insormontabili.

 

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