Luoghi di libri

Pif, Marco Lillo – Io posso. Due donne sole contro la mafia

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Io posso’, due parole, una minaccia piena di prepotenza e di consapevolezza di impunità e di essere al di sopra della legge. È la risposta tipica dei mafiosi e dei collusi alle rimostranze delle vittime e degli onesti.

La stessa risposta data dall’imprenditore edile Lo Sicco, colluso con la mafia, alle sorelle Pilliu nell’atto di depredarle delle loro case. Ma la filosofia delle sorelle ‘chi pecora si fa, il lupo se la mangia’ da loro la forza di opporsi al sopruso con quarantotto denunce successive, con la pazienza di presentarsi ogni volta a battere cassa ad uno Stato che le ignora, pretendendo giustizia. Hanno sperperato tutti i loro averi in avvocati, ma non hanno ceduto. Hanno vinto tante battaglie dal 1983 ad oggi. Sono anche state riconosciute ‘vittime di mafia’, un fregio ed una medaglia senza rimborso però!

Rispetto alla mia aspettativa, rimane delusa la possibilità di sentire la voce diretta delle vittime e il risvolto più personale ed emotivo della vicenda, ma credo che il concentrarsi sui fatti nasca dalla volontà di un approccio giornalistico, ma che rispecchi anche il carattere riservato delle due donne.

Interessante e illuminante disamina della situazione palermitana degli ultimi 30 anni.

Patrizia

 

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Chiara Cacco – Il caso Elisa P.

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Leggere un romanzo destinato a un target di età nettamente inferiore può essere poco stimolante. “Il caso Elisa P.” non lo è affatto. Accanto a una trama avvincente, con colpi di scena e cambio repentino delle “carte in tavola”, Chiara Cacco propone al lettore adolescente una serie di temi “caldi”, non trattati in maniera paternalistica, ma mischiati alle vicende dei protagonisti, e che sono, in fin dei conti, il motore di tutte le azioni dei vari attori di questo giallo.

La scomparsa di Elisa porta a galla un ambiente in cui il bullismo, l’isolamento coatto o volontario, il body shaming, le differenze di ceto, e con queste di possibilità e prospettive, i desideri frustrati, l’arrivismo, la ricerca della popolarità, l’amicizia, la lealtà, si incrociano, si rincorrono, si mescolano, si contaminano, fino a fornire una serie di scenari alternativi, alla ricerca di Elisa e delle motivazioni per cui è scomparsa.

Protagonista, come Elisa e la sua cerchia di amici, il “microcosmo” di una scuola superiore nel pisano sul quale, con intelligenza ed efficacia, l’autrice ci induce a ragionare: di fronte alle dinamiche delle relazioni tra adolescenti e della deriva che possono prendere quando sfuggono di mano a chi le vive e a chi dovrebbe vigilarle pur rimanendo in disparte, non solo l’adulto, ma anche e soprattutto i ragazzi e le ragazze a cui il romanzo si rivolge troveranno più di uno spunto di riflessione.

Mimma

 

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Daria Shualy – La calda estate di Mazi Morris

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Mazi Morris è stata la migliore investigatrice della polizia di Tel Aviv fino al giorno in cui, per motivi che i lettori scopriranno, è stata cacciata. Il suo vero nome è Mazel, Fortuna, ma di fortuna nella sua vita neanche l’ombra. Un’infanzia felice presto devastata dalla morte della madre; un’adolescenza che ha visto la sparizione del padre e il vagabondare della ragazzina in discutibili case famiglia finché un fratello di sua mamma l’ha presa con sé. Mazi ha finalmente trovato una casa e due fratelli minori Tilly e Benji, super intelligenti e adoranti, che ora fanno parte della sua squadra di investigazioni private. Mazi è intelligente, perspicace, solitaria e ninfomane – ma anche qui, saranno i lettori a scoprire di lei quello che a noi non è dato svelare.

Siamo a Tel Aviv, a luglio del 2014, un paese in guerra contro i palestinesi di Gaza, tanto che l’intero racconto è scandito dagli allarmi per la miriade di razzi che cadono o rischiano di cadere sulla città. Ed è David, Dudi, Peretz a convocare Mazi – si conoscono fin da bambini ed è stato il padre di Dudi, Benny, a insegnare a Mazi il mestiere di investigatrice. La moglie di Dudi, Jasmin Shechter – figlia del ricco, potente e inavvicinabile Eduardo, ebreo di origini argentine – è misteriosamente scomparsa lasciando lui e la loro bambina di tre anni e mezzo, Lily, sgomenti. Mazi dà il via all’indagine scoprendo ben presto chiusure e reticenze da parte del fratellastro di Jasmin, Shaul, e di sua moglie Ester: Jasmin è già sparita altre volte e gli Shechter non si rivolgono mai alla polizia o a chiunque altro per simili problemi. Queste faccende si risolvono in famiglia. Va un po’ meglio con il fratello di Jasmin, Ari, che sembra aprirle uno spiraglio sulla reale natura degli affari di famiglia e il possibile motivo della scomparsa di Jasmin, ma costui muore all’improvviso in un incidente d’auto. Omicidio premeditato o fatalità? Più Mazi scava, più interroga amiche, amici e conoscenti di Jasmin e degli Shechter, aiutata da Tilly e Benji, più la matassa s’ingarbuglia: chi sono veramente gli Shechter, conosciuti come prodighi benefattori, famosi per le loro feste ricercate ed esclusive, i circoli di potere in cui si muovono, temuti e rispettati? E qual è il passato del patriarca Eduardo, il suo rapporto con i figli di primo e secondo letto e soprattutto con Jasmin, la fuggitiva? E Jasmin stessa, che non ha mai voluto raccontare nulla del suo passato al marito Dudi, come comprenderla? È sparita per sua scelta oppure no? È ancora viva e si nasconde o è già morta?

Eppure Mazi sa che ne verrà a capo come un tempo le aveva spiegato proprio Benny Peretz:
C’è un momento, in un’indagine … in cui pensi di essere in un vicolo cieco. Ma non è davvero un vicolo cieco. Ci sono domande che ti pungolano anche se non trovano giustificazione nelle prove e magari nemmeno nelle circostanze. Quando arriva quel momento, ascoltalo. Abbandonati. È il momento in cui possono succedere i miracoli». (p. 230)

Daria Shualy, israeliana, scrive per giornali cartacei e online, per la televisione ed è co-fondatrice di siti e-commerce per marchi di moda internazionale indipendenti. La calda estate di Mazi Morris è il suo esordio nel panorama internazionale del giallo, un esordio che lascerà il segno e che segnaliamo con vero piacere.

Francesca

 

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Cristina Brondoni – L’inferno degli eletti

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Di questo romanzo c’è poco da dire. Se non che ha meritato la menzione speciale ricevuta dalla giuria del prestigioso Premio Scerbanenco e che, probabilmente, avrebbe anche meritato di vincerlo.

Gli ingredienti principali sono due: adrenalina e, soprattutto, indagine sociale e psicologica delle varie sfumature di un termine sempre più comune, discusso, “gettonato” e pubblicizzato, usato non sempre a proposito e spesso trattato senza l’attenzione, la cura e l’appropriatezza che gli si dovrebbero riservare: l’abuso.

Uomini e donne soli, plagiati e disposti a tutto per mantenere la nuova dimensione “familiare” in cui si sentono protetti e accuditi: una finta casa tra le cui mura si consuma la violenza psicologica; traditi dalle persone di cui si fidano ciecamente. Un parallelismo che coinvolge in prima persona l’investigatore protagonista: Enea deve lottare per il presente di Achille, affrontando il proprio passato, per trasformarsi finalmente da preda in salvezza per chi è debole come lo è stato lui.

Un gioco di contrasti in cui nomi che richiamano i grandi eroi dell’epica classica, sono quelli delle vittime, convinte da personalità manipolatrici di essere deboli, trascinate in una ricerca della purezza e della salute che nasconde il delirio di menti malate ed esaltate.

Non resta che Cristina Brondoni torni presto a raccontarci il seguito della storia di Enea.

Mimma

 

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Nella Scoppapietra – Come Oro

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Nella Scoppapietra è un’amica di Luoghi di Libri, quindi è sempre difficile tracciare un percorso corretto e lineare delle sue storie: ci proverò anche questa volta.

Come oro” è ambientato in montagna, quale? Una qualunque. Per questa storia non è prioritario collocare tutto quello che succede in un luogo preciso ed etichettato, perché chi ama la montagna sa perfettamente che se la sai vivere e assaporare non serve collocare. La ascolti, la sfidi, la odori, la tocchi, e per ogni azione che compi trovi un te stesso diverso.

In questa storia partita dalla città ma arrivata alle pendici della montagna, troviamo Michelle, ma soprattutto troviamo l’autrice.
La storia è delicata, accelera e frena proprio come se fossimo su un sentiero, e chi ha e ha avuto il prezioso dono di averla conosciuta, ci trova lei. La sua delicatezza, la sua poca loquacità destinata solo all’essenziale, la sua gentilezza, il suo esserci senza essere percepito come ingombro.

Non voglio entrare nel dettaglio della trama, esistono come sempre le quarte di copertina. Mi piacerebbe però che tutti quelli che avranno la fortuna di avere in mano questo gioiellino, si immergessero nella lettura dimenticandosi del mondo che li circonda, che respirassero insieme a Michelle e a tutti i personaggi che incontra per ricucire mancanze che ci sono state in passato ma anche le sue.

Spesso arricchirsi e avere un nome in rilievo conta di più delle vite umane e del cancellare un territorio solido, usufruibile da tutti.

Ultimissima cosa, capirete il titolo leggendo il libro, ma mi riservo di dare la mia opinione: la montagna è oro a prescindere; il libro è diviso in tre, questi tre maxi capitoli hanno un titolo, che solo alla fine della lettura hanno colto la mia curiosità …. Non vi anticipo nulla, ma sono azzeccatissimi.

Grazie Nella, per la fiducia che riponi in noi sempre, tu migliori libro dopo libro.

Simona

 

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