Roman Carruthers, trentacinquenne uomo di colore, da tempo vive ad Atlanta dove ha aperto una società di gestione patrimoniale. È bravo con i soldi, anzi bravissimo. Tanto che a lui si affidano attori e attrici, cantanti e stelle dell’Hip-hop, industriali e benestanti di ogni tipo. Ha un bel pelo sullo stomaco, Roman, una mente fantasiosa e molta astuzia nel rendere sempre più ricchi, e invisibili al fisco, clienti già ricchi di loro, ma si sa, chi più ha, più vuole. Al suo fianco, un’ombra intelligente, colta e senza scrupoli, il fratello di colore Khalil, quello che gli leva – come si dice – le castagne dal fuoco, con quali metodi meglio non indagare.
A sconvolgergli una vita fatta di glamour, feste e abiti firmati, arriva la telefonata della sorella Neveah, rimasta con il fratello minore Dante nel paese di Jefferson Run, Virginia. Il padre Keith è in ospedale, in coma, dopo che qualcuno ha spinto la sua auto contro un treno di passaggio nei pressi della vecchia stazione ferroviaria. Un pirata della strada o qualcosa di peggio? Perché Jefferson Run, un tempo fiorente cittadina industriale, da tempo ha perso il suo primato trasformandosi in un luogo dimenticato da Dio dove imperversano bande criminali. Pochi locali sopravvivono a fatica, come sopravvive il crematorio di proprietà dei Carruthers, messo in piedi con incredibile tenacia e grandi sacrifici dal padre di Roman con l’aiuto della moglie Bonita, tecnico chirurgico nell’ospedale di zona, quando lui e i suoi fratelli erano ragazzini. Quella fabbrica di ceneri umane ha garantito a Roman gli studi universitari e alla sua famiglia un discreto benessere e una bella casa dove abitare. Ha però anche determinato la sparizione della madre, un evento misterioso e luttuoso dal quale nessuno di loro si è mai ripreso. In paese, si vocifera addirittura che sia stato il vecchio Keith a far fuori la moglie e poi a bruciarla dopo la scoperta del tradimento della donna con Oscar, suo aiutante al crematorio. Verità o menzogna?
Roman torna a casa dopo cinque anni e scopre che la causa dell’incidente occorso al padre è l’improvvida scelta del fratello Dante – il piccolo di casa, la pecora nera – di mettersi in affari con la gang dei Black Baron Boys, a capo dei quali ci sono due diavoli sputati dall’inferno: Torrent e Tranquil. Convinto dall’amico Getty, Dante ha preso dai BBB un bel carico di droga con l’idea di un facile guadagno. Peccato che Getty si sia fatto fregare dai clienti – o così racconta adesso – e Dante abbia contratto un debito colossale con Tranquil e Torrent. Sono loro che stanno rendendo la vita impossibile a lui e a Neveah. Per Roman la famiglia è tutto. I sensi di colpa per aver lasciato casa e paese, per non essersi occupato di padre e fratelli, insieme ad altri tormentosi ricordi del passato, riempiono le sue notti di incubi. Dunque, ci penserà lui a risolvere il problema convinto che con chiunque si possa trattare. Ci metterà poco a capire che la realtà, lì a Jefferson Run, è molto diversa. Che droga, corruzione e violenza sono ormai la quotidianità. Ma Roman scoprirà anche che tutti, anche i più potenti e crudeli, hanno un tallone di Achille, una paura segreta sulla quale fare leva. E che tutti, ma proprio tutti, amano il Dio Denaro, a far guadagnare il quale lui, ormai lo sappiamo, è bravissimo.
Romanzo nerissimo, venato di un sottile e perfido umorismo, in bilico fra l’horror e la tragedia shakespeariana, Il re delle ceneri ruota intorno alla qualità effimera dell’esistenza, una cupio dissolvi ben esemplificata dal grande inceneritore dove tutto brucia; al caso e al destino – cinico e baro – che governano la vita di ciascuno di noi, mentre siamo convinti che il potere di scegliere ci appartenga in toto; ai legami familiari, più ricchi di segreti e silenzi di quanto si immagini, più feroci e distruttivi di quanto si vorrebbe. E, per finire, ruota intorno a quel vecchio adagio che ci ricorda di non guardare nell’abisso se non vogliamo che l’abisso guardi dentro di noi. E guardandoci, ci trasformi per sempre. Perché il diavolo non ha amici.
Magistrale la traduzione di Luca Briasco.
Francesca
Ti interessa acquistare questo titolo? Vai allo store!
Verifica la disponibilità in biblioteca
Visualizza la mappa delle biblioteche
Maura Amato è una bella donna di quarantacinque anni, vive da sola in una casa popolare a Milano con il gatto Sedano, ha occhi verdi, una lieve zoppia che maschera con un plantare, è perennemente senza soldi perché incapace di gestire le spese, è vegetariana e nel passato ha scritto con scarso successo due libri gialli. Ora fa l’editor di gialli, la sua passione, per case editrici e in proprio. In particolare, segue un ansioso scrittore di thriller/horror, Marco, che non smetterà di contattarla per tutto il racconto. Da due anni Maura ha perso la madre, un lutto che ha ancora difficoltà a digerire e proprio in quel periodo il suo compagno Tony, un magistrato, di cui lei era follemente innamorata, ha pensato bene di lasciarla. Dalla depressione l’ha salvata la cugina Patrizia alla quale Maura è legatissima, mentre con il padre il rapporto è difficile.
Venezia, inverno, 1985. L’affarista immobiliare Giorgio, ma tutti lo chiamano Giorgione, Righetto è appena salito sulla sua potente e prestigiosa auto parcheggiata in un garage a Piazzale Roma, quando qualcuno lo fredda con tre colpi di pistola alla testa attraverso il finestrino. Sulla scena del crimine arriva il commissario Enrico Bonturi – il palazzo della Questura è proprio lì vicino. Intanto a Colletto di Velo innevato villaggio nelle Alpi Vicentine, a un centinaio di chilometri da Venezia, il maresciallo del nucleo investigativo dei carabinieri di Vicenza, Giovanni Piconese vorrebbe sapere da dove arriva il morto che gli penzola davanti, impiccato al ramo di un faggio. Non ha pedule ai piedi, la sua auto è parcheggiata tre chilometri più in basso del punto di ritrovamento nei boschi eppure le sue scarpe da cittadino sono prive di neve e le chiavi dell’auto sono nella tasca dei suoi pantaloni. Suicidio? Parrebbe proprio di sì. Eppure qualcosa non torna al maresciallo e neppure al suo sottoposto Zanella, giovane carabiniere vicentino con una passione per la storia dei Cimbri, antico popolo di origine tedesca che ha abitato quelle contrade. Una passione, lo diciamo fin da subito, che sarà di grande aiuto alle indagini. Il morto di Colletto di Velo è Andrea Saccardo, ingegnere di Sandrigo, in provincia di Vicenza, e nella sua auto viene rinvenuto un prezioso accendino con il nome Paolo Calearo inciso sopra. È la moglie di Saccardo, Luisa Benetti a chiarire al maresciallo Piconese come stavano le cose fra lei e il marito. Erano separati da un anno in seguito a un tradimento della signora proprio con Paolo Calearo, avvocato originario di Verona, conosciuto al telefono un giorno che costui cercava suo marito Andrea per questioni di lavoro. Andrea Saccardo se n’era andato di casa prendendo alloggio all’Hotel Ambasciatori non lontano dall’azienda dove lavorava a Venezia, la Darzaná (ai lettori scoprire leggendo l’etimologia del nome). La ricerca di Calearo porta il maresciallo in contatto con il commissario Bonturi a Venezia. Si conoscono da tempo e hanno già collaborato per un’altra indagine. Diversi anni li dividono, ma si stimano e si aiutano appena possibile. Sono gli uomini di Bonturi a entrare nella casa di Calearo trovandolo cadavere, morto per un avvelenamento con una micidiale tossina. Mentre tocca a Piconese insieme a Zanella sentire l’amministratore delegato della Darzaná, l’architetto Alvise Rudena, un chiacchierone che poco li convince mentre racconta loro di come Saccardo avesse un carattere difficile e si occupasse di infrastrutture nel loro studio di progettazione grandi opere. E no e poi no, nessun rapporto con Giorgione e il Veronese – ironia della sorte quei due nomi! – Calearo.
Nell’arcipelago delle Eolie l’estate sembra non finire mai. Persino a settembre il sole scotta, i turisti sono ovunque e gli eventi mondani e di beneficenza non mancano. E proprio a uno di questi, la Sfilata sotto le stelle dedicato all’apertura di un centro antiviolenza alle Eolie, partecipa come madrina la modella Amodie nel prestigioso Pelagia Club sull’isola di Panarea. Amodie ha diciannove anni ed è da poco diventata un volto noto e seguito su rotocalchi e social. Somiglia a una splendida sirena, i lunghi capelli biondi, il corpo flessuoso. Ma la sua grande bellezza non è sinonimo di stupidità e superficialità, come invece vorrebbe il suo manager, Aureliano, uomo con pochissimi scrupoli e assetato di soldi.