Luoghi di libri

Umberto Matino – Laguna Limes

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Venezia, inverno, 1985. L’affarista immobiliare Giorgio, ma tutti lo chiamano Giorgione, Righetto è appena salito sulla sua potente e prestigiosa auto parcheggiata in un garage a Piazzale Roma, quando qualcuno lo fredda con tre colpi di pistola alla testa attraverso il finestrino. Sulla scena del crimine arriva il commissario Enrico Bonturi – il palazzo della Questura è proprio lì vicino. Intanto a Colletto di Velo innevato villaggio nelle Alpi Vicentine, a un centinaio di chilometri da Venezia, il maresciallo del nucleo investigativo dei carabinieri di Vicenza, Giovanni Piconese vorrebbe sapere da dove arriva il morto che gli penzola davanti, impiccato al ramo di un faggio. Non ha pedule ai piedi, la sua auto è parcheggiata tre chilometri più in basso del punto di ritrovamento nei boschi eppure le sue scarpe da cittadino sono prive di neve e le chiavi dell’auto sono nella tasca dei suoi pantaloni. Suicidio? Parrebbe proprio di sì. Eppure qualcosa non torna al maresciallo e neppure al suo sottoposto Zanella, giovane carabiniere vicentino con una passione per la storia dei Cimbri, antico popolo di origine tedesca che ha abitato quelle contrade. Una passione, lo diciamo fin da subito, che sarà di grande aiuto alle indagini. Il morto di Colletto di Velo è Andrea Saccardo, ingegnere di Sandrigo, in provincia di Vicenza, e nella sua auto viene rinvenuto un prezioso accendino con il nome Paolo Calearo inciso sopra. È la moglie di Saccardo, Luisa Benetti a chiarire al maresciallo Piconese come stavano le cose fra lei e il marito. Erano separati da un anno in seguito a un tradimento della signora proprio con Paolo Calearo, avvocato originario di Verona, conosciuto al telefono un giorno che costui cercava suo marito Andrea per questioni di lavoro. Andrea Saccardo se n’era andato di casa prendendo alloggio all’Hotel Ambasciatori non lontano dall’azienda dove lavorava a Venezia, la Darzaná (ai lettori scoprire leggendo l’etimologia del nome). La ricerca di Calearo porta il maresciallo in contatto con il commissario Bonturi a Venezia. Si conoscono da tempo e hanno già collaborato per un’altra indagine. Diversi anni li dividono, ma si stimano e si aiutano appena possibile. Sono gli uomini di Bonturi a entrare nella casa di Calearo trovandolo cadavere, morto per un avvelenamento con una micidiale tossina. Mentre tocca a Piconese insieme a Zanella sentire l’amministratore delegato della Darzaná, l’architetto Alvise Rudena, un chiacchierone che poco li convince mentre racconta loro di come Saccardo avesse un carattere difficile e si occupasse di infrastrutture nel loro studio di progettazione grandi opere. E no e poi no, nessun rapporto con Giorgione e il Veronese – ironia della sorte quei due nomi! – Calearo.

Più convincente, invece, è una telefonata di una ignota voce femminile: Saccardo, in realtà, si occupava di ‘appalti-concorsi’, uno in particolare il Laguna Limes che prevedeva l’esprorio di una vasta area di proprietà di Giorgione Righetto il cui avvocato era, guarda un po’, proprio Paolo Calearo. Ma questo Righetto, venuto su dal niente, come aveva fatto a diventare così ricco e potente all’improvviso? Bisogna guardare alla mafia veneta? E perché mai aveva preso residenza a Grompo, nel desolato Polesine, nell’antica cascina di proprietà nel 1500 di Vincenzo Grimani? Quello stesso Grimani appartenente alla famiglia di un doge veneziano e a capo della Compagnia Granda che aveva l’appalto delle miniere d’argento, rame e piombo nel vicentino.
Bonturi e Piconese, insieme ai loro uomini, devono vedersela con tre morti, un possibile assassino, due Procure che litigano, una storia che affonda le sue radici sia in un passato remoto che in un presente fatto di malversazioni e imbrogli, e, ciliegina sulla torta, con la nevicata del secolo. Intuito, intelligenza, bravura investigativa e buona conoscenza della storia in un’epoca, il 1985, in cui non esistevano telefonini, telecamere di sorveglianza e altri aiuti tecnologici, permetteranno loro di risolvere il caso.

A noi lettori resta l’innegabile e solido piacere di leggere un poliziesco di ottimo livello con una storia, presente e passata, di grande interesse e piena di preziosi insegnamenti, ricca di personaggi affascinanti per sagacia o perfidia, mentre ci muoviamo fra lo splendore di Venezia, il Polesine e i boschi del vicentino. L’ennesima prova di bravura dello scrittore Umberto Matino nel suo Nordest e nei suoi inconfessabili segreti e una dimostrazione che conoscere le proprie origini storiche rappresenta qualcosa d’imprescindibile come ha modo di dire il giovane carabiniere Zanella:
Ecco, commissario, quando mio papà ha capito tutto ciò, allora mi ha detto: tu, Giacomo, devi essere orgoglioso perché la ricchezza di questa terra l’abbiamo creata con le nostre mani e insieme ai tanti foresti che sono giunti qui per lavorare e che qui si sono fermati e hanno messo radici, unendo le loro discendenze con le nostre. Questa è la nostra forza e il nostro vanto…” ( p. 193)

Francesca

 

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Francesco Musolino – Rosso Panarea

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Nell’arcipelago delle Eolie l’estate sembra non finire mai. Persino a settembre il sole scotta, i turisti sono ovunque e gli eventi mondani e di beneficenza non mancano. E proprio a uno di questi, la Sfilata sotto le stelle dedicato all’apertura di un centro antiviolenza alle Eolie, partecipa come madrina la modella Amodie nel prestigioso Pelagia Club sull’isola di Panarea. Amodie ha diciannove anni ed è da poco diventata un volto noto e seguito su rotocalchi e social. Somiglia a una splendida sirena, i lunghi capelli biondi, il corpo flessuoso. Ma la sua grande bellezza non è sinonimo di stupidità e superficialità, come invece vorrebbe il suo manager, Aureliano, uomo con pochissimi scrupoli e assetato di soldi.

Era questo il successo? Si può avere nostalgia di quando non avevi nulla e nessun giornale di gossip aveva idea di chi fossi? Forse no, non era neanche questo. …Amodie aveva l’impressione di vivere un sogno non suo, … Di viverlo senza poterlo toccare, senza lasciare impronte, senza poter dire la sua, come fosse un’impostora.” (p. 17)

Nel sua prima serata a Panarea e durante l’evento al quale compare avvolta in uno splendido abito rosso, Amodie conosce Fatimah Boufal – per chi ha letto il precedente Giallo Lipari, un personaggio noto: una podcaster di colore in quel capitolo vittima di abusi da parte di due loschi figuri e salvata in extremis dall’ispettore Garbo – anche lei invitata. Le due giovani donne sembrano piacersi e Amodie propone di rivedersi il giorno seguente in hotel a colazione. Ma la mattina dopo Amodie è sparita. Verrà ritrovata sulla spiaggia di Cala Zimmari, sotto una barchetta rovesciata, dal proprietario Michele. Gola squarciata, vestiti e cellulare spariti. Chi poteva odiarla tanto?

Parte da qui la nuova indagine dell’ispettore milanese, comandato al commissariato di Lipari, Giorgio Garbo, trentatreenne con l’animo del boomer – come gli dicono in tanti – perché mal sopporta cellulari e computer e d’informatica ne sa meno di zero. Le sue passioni sono il Milan e i libri oltre alla ferrea volontà di risolvere i casi che gli vengono affidati. Nelle Eolie proprio non ci voleva andare, lui che detesta il mare, mal tollera il caldo e ha nostalgia della nebbia padana. Al suo fianco, la vice ispettrice Milena Russo, l’agente super palestrato La Rocca e l’agente scelto Quasimodo, mite e intelligente, mentre a capitanare la squadra c’è il commissario Laganà stanco di tutto e in perenne preoccupato che il commissariato venga chiuso. L’esame autoptico svolto dall’anatomopatologo Raffa a Messina metterà in evidenza, oltre alla morte per la recisione della carotide, un orribile sfregio sul volto della povera ragazza, sfregio che Garbo sceglie di non comunicare al pubblico, e un terzo particolare che riguarda l’assassino. Lo sfregio, di per sé, è già una firma poiché fatto post mortem, quasi una volontà di annichilire quella bellezza perfetta, di punire una ragazza amata e ammirata. È in quella direzione che bisogna cercare? Nel frattempo, a Lipari, Milena Russo che ha da subito mal digerito l’arrivo di Garbo come ispettore – l’incarico doveva toccare a lei – è alle prese con il mitomane di turno, che però lei non riconosce come tale, e crede di aver risolto il caso. Le conseguenze, per la malmostosa vice ispettrice saranno pessime. Riuscirà però a riscattarsi, trasformando la vergogna per l’abbaglio preso e il dolore autoinflitto, in un concreto aiuto alla soluzione del caso grazie al giovane nipote hikikomori Niko, formidabile mente informatica.

A corollario della vicenda gialla incontriamo alcuni personaggi minori e davvero ben descritti: la signora Marisa Renzoni, vedova Caruso, sessantenne romagnola e proprietaria del B&B dove alloggia Garbo – trattato come un figlio -, l’edicolante Mimmo che resiste impavido con i suoi libri e giornali, il piccolo Amir e il suo cocker, ladri per fame, creature che nessuno sembra volere; infine la presenza, sebbene lontana, della psicologa di Garbo, la dottoressa Lanza. Toccherà a lei stilare un impeccabile profilo dell’assassino. E poi c’è una storia d’amore che corre e freme pronta a scoppiare: quella fra Garbo e la bella Fatimah.

Il tema portante di questo nuovo, ottimo giallo di Francesco Musolino, verte però su quegli uomini che odiano le donne per un motivo preciso quanto assurdo: la convinzione che le donne, specialmente quelle belle, scelgano uomini avvenenti, ricchi e potenti ignorando loro, rendendoli invisibili. E per questo motivo vadano punite, annientandole. Detto così sembra pura follia, ma basta leggere questo libro per scoprire il proliferare di siti di ‘incel’ (celibi involontari) nonché haters i quali, coperti dall’anonimato della rete, inneggiano alla colpa e alla relativa necessità di colpire e punire le donne. E qualcuno lo fa sul serio alimentando la catena interminabile dei femminicidi.

Francesca

 

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La valigia dell’estate

Valigie di carta
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La valigia dell'estate
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L’estate è il momento perfetto per partire. Non importa se verso una spiaggia, una montagna o semplicemente il divano di casa: c’è sempre un libro capace di accompagnarci nel viaggio.

In questo quarto episodio, “La valigia dell’estate: libri per ogni viaggio”, abbiamo scelto cinque letture che sapranno sorprendervi, emozionarvi e tenervi compagnia durante le vacanze.

📚 I libri protagonisti:
• Una vita non basta – Enrico Galiano
• L’atelier dell’incubo – Chiara Masin
• Tutte le ragazze mentono – Piergiorgio Pulixi
• L’inverno delle stelle – Nicoletta Verna
• Dark Web – Sara Magnoli

Che siate in partenza o già in viaggio, mettete le cuffie e lasciatevi guidare tra storie, emozioni, misteri e personaggi che difficilmente dimenticherete.

🎧 Buon ascolto… e buona lettura!

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Dario Galimberti – Un uomo nella notte

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È dicembre del 1943 e la città di Lugano si prepara al Natale mentre in Europa la Seconda Guerra Mondiale, ormai agli sgoccioli, miete ancora vittime ovunque. Ma la neutrale Svizzera e i suoi abitanti sono veramente al sicuro da quanto accade all’estero? Sì e no, viene da dire. Di certo, anche a Lugano certi generi sono razionati e il mercato nero non è una novità. C’è qualcosa però che non smette di funzionare a pieno regime. È il ritrovo di Pá Cech dove chiunque può incontrare signorine compiacenti per dimenticare cosa accade altrove e consolarsi. Fra queste, la bella e giovane Marie. Eccola dunque rientrare nel suo alloggio in via Cattedrale a notte fonda, stanca e assonnata. Un ultimo sguardo dalla finestra le mostra qualcuno che da qualche tempo non manca di vedere. È un uomo incappottato, un cappuccio in testa e una valigetta fra le mani. I loro occhi s’incontrano per un breve istante, un vago sorriso piega le labbra di Marie. Chi sarà mai quell’ ‘uomo nella notte’? L’avrà notata o Marie si sta solo illudendo? Sarebbe bello se anche lei avesse incontrato l’amore vero com’è accaduto alla sua cara amica Sterlina con il delegato di polizia Ezechiele Beretta. Ora Sterlina ha cambiato vita. Vive con il Beretta e il cane Malombra, insegna tedesco, è una donna libera. Sterlina, esule polacca, che tanto ha patito sotto il giogo hitleriano e che non ha più nessuno al mondo. Marie sogna che anche per lei sia venuto il gran momento e ne parla con l’amica che la rincuora.

Purtroppo, mentre il Beretta è a Zurigo per l’incontro annuale dei delegati, Sterlina scopre che Marie da un paio di giorni non si fa vedere da Pá Cech. Eppure, quando quella sera si reca all’alloggio della giovane con l’appuntato Tranquillo Bernasconi, la luce è accesa. Il custode, riluttante e sgarbato, li aiuta a entrare. L’alloggio è vuoto, gli abiti nell’armadio, la valigia ancora lì e sul tavolo della cucina c’è una tazza di camomilla intonsa. Cos’è successo a Marie? Sterlina, angosciata, implora il Beretta di occuparsene e lui si mette all’opera, ma le sue buone intenzioni sono messe a dura prova da un cadavere pugnalato e semi svestito rinvenuto sotto la statua de La desolazione di Vincenzo Vela in Parco Ciani. Salta fuori che il morto è il Gaina, al secolo Amilcare Barilani, delinquente di piccolo calibro famoso nel sottobosco luganese e ben conosciuto dai suoi ‘colleghi’ del malfamato quartiere Sassello. Ulteriori ricerche del Beretta e di Bernasconi lo collocano prima a Gandria e poi in una bella villa semi vuota a Castagnola. Qui i nostri rinvengono una valigia contenente franchi, lire e dollari. Che il Gaina sia morto per un furto commesso? Forse aveva dei complici più avidi di lui che lo hanno steso. Però, passi per i franchi, ma le lire e soprattutto i dollari, a chi diavolo li ha rubati? Che c’entrino i servizi segreti svizzeri e alleati e i loro corrieri portatori di fondi per aiutare la resistenza in Italia? Uno spiraglio di luce nasce dal ritrovamento nella fodera del cappotto del Gaina di un foglietto con nomi e cifre. Sarà partendo da questo flebile indizio che, poco alla volta e con grande fatica, Beretta e Bernasconi riusciranno a venire a capo della faccenda. E Marie? C’è forse un collegamento fra la sua misteriosa sparizione e la morte del Gaina? E come mai i servizi segreti svizzeri sono così reticenti nel dare informazioni su di lei al delegato? Anche le ricerche di Sterlina fanno un buco nell’acqua. Anzi peggio, perché la donna viene seguita e quasi aggredita da uno sconosciuto.

Sesta indagine del delegato di polizia luganese Ezechiele Beretta, Un uomo nella notte ci riporta in una Lugano che ormai non esiste più, modificata dai tanti lavori urbanistici del dopoguerra. Ma grazie alla bravura del suo autore, il professore di architettura e scrittore Dario Galimberti, abbiamo modo di apprezzarne ogni via, palazzo, anfratto in ottima compagnia di Beretta e Bernasconi impegnati in due indagini molto complesse con i pochi mezzi a disposizione dell’epoca, muniti di molta intelligenza e una buona dose di intuito condita da un pizzico di fortuna. Spiritosi, sarcastici e determinati, i nostri eroi scavano, sollecitano informazioni e talvolta persino minacciano – parla, o ti spediamo nel campo disciplinare di Wauwilermoos, luogo famigerato! – i sospettati. E poi c’è il loro ‘privato’. Quello di Zechi Beretta fatto dei mille libri letti, di insicurezze ben mascherate, del suo sentirsi sempre inadeguato forse più alla vita in generale che al suo lavoro. Darà l’anello comprato a Zurigo dopo mille incertezze alla sua Sterlina? Chissà.

E infine c’è una Svizzera assediata dall’ultimo conflitto mondiale, porto sicuro per gli espatriati, ma anche teatro di scambi e intrighi dei servizi segreti delle nazioni in guerra, tutte, senza eccezione.

Francesca

 

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Andrew Reid – Il passeggero nascosto

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Ben Cross, ventisei anni, da un paio di settimane vive a New York. Ha seguito un corso di orientamento per poter iniziare il nuovo impiego, per cominciare quella nuova vita che da tempo sogna. Ma il primo giorno di lavoro si sta trasformando in un incubo. Ben non ha fatto neppure in tempo a sedersi alla scrivania che gli uomini della sicurezza della ditta lo hanno sbattuto fuori. Perché? Ben non riesce a capirne il motivo. Ora, nel suo bel completo blu, mentre fuori c’è un sole che spacca le pietre, decide di prendere la metro per recarsi al suo alloggio. E poi? Tornerà dalla madre malata e accudita da una badante? Forse, anche perché non ha molto da scegliere. Entrare nella metro è già un problema. Ben soffre di claustrofobia, è angosciato dal buio, detesta essere toccato da chiunque e la folla che si riversa nella stazione di South Ferry di certo non aiuta. Alla fine ci riesce. Intorno a lui, sul treno, una moltitudine concentrata sugli schermi dei cellulari o intenta a fissare il vuoto, ciascuno chiuso nel suo mondo. Ed ecco un messaggio sul telefonino di Ben: qualcuno gli scrive da un numero sconosciuto, qualcuno che lo conosce bene e che gli intima di impedire a un uomo, seduto poche file più in là, di scendere dal treno alla stazione successiva. In caso contrario, il tizio morirà. Esattamente come un altro uomo, ritratto in una foto che Ben riceve sul cellulare, che giace al suolo chissà dove con la gola squarciata. Il giovane è sconvolto, paralizzato dalla paura e dall’angoscia, incapace di agire. Il treno si ferma alla stazione di Franklyn Str., l’uomo che Ben dovrebbe salvare scende, il treno riparte e al ragazzo, come agli altri passeggeri, giunge il bagliore e il rumore di un’esplosione.
Sempre a New York, ma a Brooklyn, è iniziata la giornata della detective Kelly Hendricks della NYPD appena trasferita alla NCO, gli agenti di quartiere che si occupano anche di sorvegliare la metro, con un incarico dal nome altisonante ma di bassa lega ‘addetta alle procedure interdipartimentali e coordinatrice delle comunicazioni trasversali tra distretti’. Hendricks ha iniziato, in realtà, la parabola discendente della sua carriera per aver scaraventato su una tavola imbandita un superiore che le aveva palpeggiato il sedere durante una cerimonia del dipartimento. Il collega Hernandez, che le sta dando un passaggio in auto, la lascia alla stazione della metro di Cortlandt dove, di lì a poco, esploderà una bomba.

Già, perché il misterioso interlocutore di Ben lo ha appena avvertito che la seconda persona che morirà se scende dal treno – a meno che lui non riesca a fermarla – è una donna. Ben é riuscito a individuarla e stavolta, nonostante la presenza di una gang giovanile che gli crea non pochi problemi, sembra capace di eseguire l’ordine ricevuto. Poi la donna, un po’ sorpresa, lo guarda con attenzione e grida: ma io so chi sei! e scende dal treno mentre la capotreno Sarah, testimone della scena, afferra Ben e lo porta nella sua cabina in coda al convoglio per chiedergli lumi sull’accaduto. Il treno riparte, fa pochi metri e viene investito da una violenta esplosione. Ben capisce che anche la donna che doveva salvare è morta mentre un nuovo messaggio gli comanda: Digli chi sei veramente perché se non lo fai questo è solo l’inizio.

Dunque, chi è veramente Ben Cross e cosa nasconde? Chi è questo giovane uomo che trema di terrore e vive immerso nei sensi di colpa? Proprio lui che si dice: “Forse tutti hanno una voce nella testa che li spinge verso il male, solo che non tutti ne parlano”. Siamo tutti un po’ come lui? Alberghiamo il male e ci sforziamo di non commetterlo? Combattiamo i pensieri violenti e negativi?

Presto, Ben incontrerà la detective Hendricks, sarà inseguito a distanza dal capo del Dipartimento per la Sicurezza Nazionale McDiarmid e dal suo vice, il colosso Hoyt, dovrà ripercorrere con dolore e fatica vicende del suo passato che sperava non tornassero mai più a galla.

Thriller feroce e perfettamente costruito, Il passeggero nascosto – titolo originale il più pregnante The survivor, Il sopravvissuto – si avvolge in spire sempre più strette intorno al lettore mostrandogli come sia facile da vittime diventare colpevoli e viceversa; come mai si dovrebbe sottovalutare il potere manipolatorio di una mente malata e come anche i presunti stupidi possano rivelarsi, a un più attento esame, persone intelligenti, abili a comprendere gli altri e dotate di una ferrea integrità. Su tutto, poi, imperversa la ‘tecnologia’, le lotte furibonde fra dipartimenti di pubblica sicurezza per attribuirsi un successo e la conseguente visibilità mediatica, l’egoismo, il cinismo e la noncuranza dell’uomo comune: quei passeggeri che occupano il treno maledetto, un’umanità ormai incapace di reale partecipazione al pericolo, al dolore e alla morte altrui, salvo in rarissimi casi.

Francesca

 

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