Luoghi di libri

Francesca Mogavero – Arsenal, baci e Colin Firth [#audioteca]

Là, dove gli abbracci e le visite sono ancora vietati, dove l’isolamento genera solitudine e sconforto, il suono di una voce può essere determinante per alleviare il peso di una giornata altrimenti infinita. Una voce che arriva nitida e non filtrata da mascherine e visiere.

Quella voce, per noi e per voi, si nutre ovviamente di immagini tratte da libri e racconti. E’ la voce delle ragazze de Lo Scatolino di Ars e Corde, degli stessi autori e anche nostra, tutti meravigliosi interpreti di racconti. Come meravigliosi sono gli autori che, quei racconti, ce li regalano. E noi li regaliamo a voi, ovunque siate, affinchè possiate scacciare la noia e la solitudine in nostra compagnia.

Questo il nostro abbraccio virtuale per voi tutti.
Buon ascolto!

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30/11/2021

Arsenal, baci e Colin Firth di Francesca Mogavero da 3, numero imperfetto (Buendia Books) con la voce di Dante Bianchi

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Viola Ardone – Oliva Denaro

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Viola Ardone, napoletana del 1974, è insegnante di latino e italiano al liceo. Al suo attivo come scrittrice ha il delizioso La ricetta del cuore in subbuglio del 2012, Una rivoluzione sentimentale del 2016, Il treno dei bambini del 2019 – straordinario capitolo di storia italiana – e Oliva Denaro, 2021, ambientato in un paese fittizio della Sicilia, Martorana, e sviluppato lungo due momenti temporali: il 1960 e il 1981. Non a caso.

Oliva è figlia del siciliano Saro e della calabrese Amalia – donna di ferrei e antichi principi, uno per tutti: la femmina è una brocca, chi la rompe se la piglia. Ha un fratello gemello, Cosimino, e una sorella più grande, Fortunata, andata sposa in seguito alla classica ‘fuitina’ e già incinta, a un Musciacco, figlio di una ricca famiglia del luogo. Peccato che, poco dopo le nozze, Fortunata perda la sua creatura per le botte ricevute dal marito il quale, non pago, la chiude anche in casa impedendole di vedere genitori e fratelli mentre lui si dà alla bella vita. Tutto questo alla quindicenne Oliva non sfugge, ma che risposte darsi se si vive in quel contesto e per giunta con la testa infarcita di principi che vedono l’uomo signore e padrone?

Oliva è intelligente, bravissima a scuola, amante delle parole e dei libri, capace di pensare con la propria testa, ma schiacciata sotto il peso di tradizioni, usi e luoghi comuni di cui sono responsabili la madre in prima battuta e poi la piccola comunità in cui vive e che non dà scampo a chiunque provi a pensare o a comportarsi in modo nuovo e diverso. Unica eccezione, suo padre Saro che Oliva adora. Uomo di poche parole – se qualcosa non gli va a genio si limita a dire: non lo preferisco – sarà l’unico a starle accanto dopo il rapimento e lo stupro messi in atto dal figlio del pasticciere Paternò che di Oliva si è invaghito. E lei? Come può sentirsi una quasi sedicenne che si ritiene insignificante, corteggiata da un uomo bello e benestante? Lusingata, affascinata, desiderata. È forse una colpa questa? O motivo sufficiente per la violenza che il giovane Paternò la costringe a subire? Domande alle quali oggi risponderemmo con un secco no, mentre dovremmo continuare a porcele visto il numero di femminicidi di cui siamo testimoni ogni anno. E viste le motivazioni addotte dagli assassini, sempre le stesse, sempre uguali: lei non voleva; si ribellava; non obbediva; voleva fare di testa sua. Giusto dunque riproporre una storia come questa che a molti ricorderà la tragica vicenda di Franca Viola, prima donna proprio negli anni ‘60, a rifiutarsi di sposare il suo rapitore e stupratore come Oliva in questo libro; a trascinarlo in tribunale e a creare i precedenti perché il famoso articolo del Codice Penale, che sanciva in questi casi il matrimonio riparatore, venga annullato sebbene solo nel 1981.

Viola Ardone ha una scrittura priva di fronzoli, piana e tranquilla, quella necessaria a dare voce a una sedicenne, quella perfetta per descrivere un evento abominevole e aberrante senza indulgere nel compiacimento. Un libro da leggere tutto d’un fiato e sul quale meditare perché, come molte donne sanno fin troppo bene, nessun diritto conquistato è valido per sempre, anzi. E concludo come farebbe la protagonista: io sono favorevole a Oliva Denaro e alle donne come lei. Per sempre.

Francesca

 

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Carlotta Borasio – Non è giornata [#audioteca]

Là, dove gli abbracci e le visite sono ancora vietati, dove l’isolamento genera solitudine e sconforto, il suono di una voce può essere determinante per alleviare il peso di una giornata altrimenti infinita. Una voce che arriva nitida e non filtrata da mascherine e visiere.

Quella voce, per noi e per voi, si nutre ovviamente di immagini tratte da libri e racconti. E’ la voce delle ragazze de Lo Scatolino di Ars e Corde, degli stessi autori e anche nostra, tutti meravigliosi interpreti di racconti. Come meravigliosi sono gli autori che, quei racconti, ce li regalano. E noi li regaliamo a voi, ovunque siate, affinchè possiate scacciare la noia e la solitudine in nostra compagnia.

Questo il nostro abbraccio virtuale per voi tutti.
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25/11/2021

Non è giornata di Carlotta Borasio da 3, numero imperfetto (Buendia Books) con la voce di Loredana Zapparoli

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Omar Di Monopoli – Brucia l’aria

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Brucia l’aria” di Omar Di Monopoli è un viaggio a piedi nudi. Un viaggio breve e intenso, la corsa tra l’asciugamano e il mare quando la spiaggia è arroventata dal sole e rischia di ustionarti i piedi. Perché la storia è di quelle dure, che non fanno sconti, dove ogni personaggio sembra chiedere al cielo il motivo di una sfortuna così sfacciata, di una sorte che non soddisfa nessuno e se può, fa piovere sempre e soltanto sul bagnato.

Siamo a Languore, fittizia contea pugliese che è insieme una summa di tutti i sud e le zone rurali del nostro Paese. In mezzo all’umanità stremata che la popola, spicca la presenza di Rocco, segnato dalla perdita del padre pompiere, l’eroe locale che cade dal piedistallo più alto quando si scopre che molti degli incendi che era chiamato a spegnere li aveva appiccati lui. Rocco cresce con questo marchio ereditato accompagnato da pessime compagnie, quella malavita che cerca riscatto attraverso la sopraffazione. I suoi errori lo costringeranno al carcere, perdendo oltre la libertà l’amore di Nunzia. Il romanzo comincia anni dopo, ormai Rocco è un uomo riabilitato che tenta di vivere una vita rispettabile guidando (splendida contrapposizione) un’autocisterna che rifornisce di acqua un riarso comune dell’entroterra salentino. Nunzia si è sposata con un altro e ha avuto un figlio. Gaetano, il fratello di Rocco, vive nell’ammirazione del passato fuorilegge del fratello e bazzica Pilurussu, il vecchio compare per cui Rocco è finito in prigione. Dall’altra parte ci sono Peppo Canzirru e il resto della malmessa cellula di criminalità organizzata locale, mafiosi tanto efferati quanto spersi, anche loro, nell’aria soffocante della Puglia, dove anche i cattivi mirano alla vita alla cieca, ma hanno sempre troppi colpi in canna e qualcuno preso nel mezzo ci finisce sempre.

Quando un vecchio boss ritornato con l’idea di riportare la mafia di Languore alla ribalta, si innescherà una catena di eventi che coinvolgerà tutti i personaggi, riportando alla luce i segreti e i rancori che ribollivano in attesa sotto la calma apparente dell’equilibrio e metterà a dura prova il nuovo Rocco, deciso in tutto e per tutto a comportarsi onestamente e a lasciarsi alle spalle la vecchia vita.

Omar Di Monopoli è uno scrittore eccezionale. Non solo per le storie e i paesaggi che racconta, ma anche per la lingua che utilizza, un italiano aulico (di cui ha una padronanza estrema) venato di una forte gradazione dialettale che tiene lo svolgersi degli eventi e i dialoghi ancorati alla terra dove il romanzo si svolge.

Come in una corsa a piedi nudi sulla spiaggia, leggere “Brucia l’aria” può ustionare i piedi, può pungere un alluce con una pietra nascosta e viene portata a termine senza poter prendere fiato. Ma alla fine, alla fine c’è il mare, un tuffo, la sensazione migliore del mondo.

Stefano

 

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Valérie Perrin – Cambiare l’acqua ai fiori

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Come definirei Cambiare l’acqua ai fiori con una frase se mi chiedessero di farlo? Difficile per me che sono una chiacchierona e anche un po’ ciceroniana… ma direi ‘un libro non per tutti, ma per intenditori…non un vino beverino, ma apprezzabile solo da un palato capace di notare ogni singola nota di gusto’.

Non è la trama la vera protagonista del libro, non il suo contenuto. O meglio, non è il significato delle parole da solo che comunica il vero messaggio del libro, ma la sua intera struttura. Un volume di tutto rispetto sarebbe riassumibile in poche righe, il che potrebbe essere interpretato come se fosse un libro noioso, la cui lettura risulta talvolta poco avvincente. Non è così. Semplicemente la trama è oltre le pagine: un romanzo ‘multilevel’. Ad un lettore superficiale è la storia della protagonista, Violette, ragazza sfortunata fin dall’infanzia , che ora vive da anni CONFINATA come custode in cimitero, o per meglio dire SEPOLTA, in un luogo in cui è circondata da morti e con i vestiti che ama sepolti sotto abiti da lutto. Ma, al piano ‘interrato’, protagonisti altrettanto importanti sono i defunti con le loro vicende, con le loro vite ossimoricamente sepolte in vita e svelate dopo la morte, quasi questa fosse un evento salvifico. E poi si può salire all’attico, dove il protagonista è il lettore che girovaga di capitolo in capitolo, come fanno le donne anziane- e anche Violette- di tomba in tomba al cimitero, andando a “‘cambiare l’acqua ai fiori”. Così ogni capitolo, come ogni tomba, è introdotto da una sorta di epitaffio e la lettura procede in maniera indolente e incessante, con la percezione di trascinarsi, dall’uno all’altro, dominati da una forza superiore: il piacere dello stile di scrittura e il quasi incontrollabile desiderio del ‘nocciolo’ della trama, così come nella vita di ognuno prevale lo spirito di sopravvivenza. Nonostante, infatti, la trama a tratti sembri cullarci nella rassegnazione che il fulcro del racconto e il messaggio dell’autrice non arrivino mai noi continuiamo nella lettura, così come Violette, anche dopo tutto ciò che ha sofferto, continua a lavorare e alzarsi ogni mattina, e come i defunti si sono arresi a una vita, non desiderata, fino al momento della loro morte. Un lungo trascinarsi nella rassegnazione, in cui noi lettori e Violette siamo più morti dei morti, in cui tutti i vivi a volte lo sono. Ma questa sensazione che condividiamo con Violette è solo frutto della lettura o ci appartiene a tratti nel nostro quotidiano? Questo si chiede continuamente il lettore. Passo anche io i miei giorni come mero custode della vita e della morte degli altri e dei loro segreti e sentimenti?

Ma i cambiamenti avvengono. E sono repentini, rapidi, improvvisi e non necessitano di tante tante pagine per essere raccontati. Bastano poche pagine, dense. Perché quando incombe un cambiamento non si ha tempo per leggere e scrivere, si deve vivere. E allora in poche pagine sparse qua e là e predominanti nella parte finale il ritmo della narrazione cambia. Questo ritmo travolge Violette con una nuova chance per resuscitare dal proprio stato di ‘non morta’ e travolge il lettore che, per interi capitoli, è stato pervaso dal dolore e dalla rassegnazione di Violette e dalla sensazione che spesso, nella propria vita, ci si limita a un susseguirsi di eventi incessanti senza scegliere. E finalmente afferra il fulcro della trama: c’è una chance di felicità per ognuno e chi non ha il coraggio di afferrarla, come i defunti di cui si narra nel libro, sarà più morto in vita che nella morte: la troverà solo quando sarà libero da costrizioni, retaggi culturali e aspettative altrui.

Dopo il nostro pellegrinaggio di ‘tomba’ in ‘tomba’, noi lettori abbiamo voglia di gettare i vestiti da lutto e mostrare gli abiti colorati sottostanti perché scegliamo di vivere, proprio come Violette.

Questo libro è un’opera d’arte, non solo per la bellezza del soggetto che ritrae, ma soprattutto per la poliedricità della pennellata.

Patrizia

 

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