Luoghi di libri

Lenz Koppelstätter – La Venere dei boschi

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“Più profonda è la valle in cui vivi, più inquietante è l’oscurità che vi si annida. Più alte sono le montagne che ti circondano, meno il mondo riesce a raggiungerti. Più fitto è il bosco, più intricato è il labirinto dentro di te, dal quale a un certo punto, anche se ci provi, non riesci più a uscire.” (p. 7)

Quale modo migliore d’iniziare questa nuova, incalzante avventura del commissario Johann Grauner e del suo ispettore Claudio Saltapepe della Questura di Bolzano?
Dal paese di San Leonardo in val Passiria arriva una strana telefonata. A prenderla è l’assistente di Grauner, Silvia Tappeiner. La voce sembra contraffatta, ma il messaggio è chiaro: ci sarà un omicidio, Charly morirà! Avvertito della cosa mentre sta rientrando al suo maso e pregusta una bella cena, le sue amate mucche e la compagnia della moglie Alba, il commissario Grauner chiede lumi al procuratore Belli che gli ordina di andare a controllare in compagnia dell’ispettore Saltapepe. Costui segue il capo Grauner con riluttanza. È la sera in cui gioca il Napoli, un momento imperdibile e, all’arrivo a San Leonardo, è grande la sua disperazione: lì non c’è campo e dunque niente partita sul cellulare. A San Leonardo, comunque, tutto sembra tranquillo come conferma il giovane reverendo Paul Windisch. Peccato che il mattino seguente una nuova telefonata li convochi in paese. Il contadino Thomas Tretter ha trovato morto sul suo campo Hannes Kiem, pittore di scarsa bravura e uomo piuttosto solitario. La scena che si presenta agli occhi di Grauner, dei suoi e del capo della Scientifica Max Weiherer è da raccapriccio per condizioni del corpo e staging. Ma in paese nessuno si è accorto di nulla eppure, argomenta fra sé Grauner, le urla di quel poveretto devono essere state terribili. Saltapepe si reca nella locale Blau Traube per un caffè e un giro d’orizzonte, viene scambiato per un geologo e aggredito da Georg Krawinkel alle cui molestie sfugge per un pelo senza rivelargli di essere un poliziotto. Nel contempo Silvia Tappeiner incontra l’anziana Barbara Lechthaler è la colpiscono le sue parole mentre fissa il cadavere e il luogo del delitto: Questa scena l’ho già vista.

Grauner e i suoi devono dunque mettere insieme una serie di indizi che comprendono capire chi è il Charly – o forse Karl – che deve morire, la prossimità del luogo del delitto ai terreni dei Krawinkel e le relative orme di un cavallo – i Krawinkel ne hanno ben diciassette -, lo strapotere e l’aggressività di Georg e di sua sorella Mary e per finire il loro odio per i geologi, tre dei quali che lavoravano in zona sono stati aggrediti e cacciati proprio da Georg Krawinkel.
Silvia Tappeiner parla con i tre geologi all’Ufficio di Geologia a Bolzano e scopre che il loro lavoro, ora interrotto, in val Passiria ha evidenziato una situazione di grave pericolo per la forte erosione del terreno riscontrata negli alpeggi con relativo rischio di uno smottamento che rischia di seppellire San Leonardo. Ma il loro tentativo di entrare nelle gallerie delle vecchie miniere della valle ha scatenato una serie di angherie da parte dei locali culminate nell’aggressione ai tre nella Blau Traube da parte di Georg Krawinkel. Intanto Grauner ha perlustrato la vecchia e cadente abitazione del morto trovando, fra le altre cose, una forte somma di denaro e un invito a un’asta di quadri a Castel Mareccio a Bolzano per il giorno seguente. Sull’invito un’annotazione: E.S., cappello, sciarpa, bastone.

Inizia da qui una rocambolesca caccia all’uomo che separerà Grauner da Saltapepe e da Tappeiner la quale, insieme alla tirocinante Sabrina Donnachiara rischierà prima la vita e poi di perdersi nei boschi sopra San Leonardo. Quali segreti nascondono i Krawinkel? Cosa sa e non dice uno dei geologi? Quanto indietro nel tempo bisogna andare per trovare le ragioni della morte di Hannes Kiem? Quanto a lungo può durare una faida familiare, ammesso che di questo si tratti? E infine, perché tanta reticenza sulle vecchie miniere abbandonate della Valle?

Divertente, irriverente e accompagnata da una scrittura fluida e accattivante piena di ottimi e ben piazzati colpi di scena, questa nuova indagine del commissario Grauner – un uomo che in realtà aspira a una vita tranquilla lontano da tutti, ma soccombe alle richieste della figlia Sara che vorrebbe trasformare il suo maso in un agriturismo alternativo eliminando le sue venerate mucche – si legge con innegabile piacere fra risate e brividi di paura per la sorte dei protagonisti.

Francesca

 

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Fuori dagli schemi

Valigie di carta
Valigie di carta
Fuori dagli schemi
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E se scegliere la propria strada significasse andare contro tutto quello che gli altri si aspettano da noi?

📚 Into the Wild – Truth di Carine McCandless
🎨 La passione di Artemisia di Susan Vreeland
⛰️ Figlia del temporale di Valentina D’Urbano

Tre storie di persone che, in modi molto diversi, hanno scelto di non arrendersi a un destino già scritto.

Di libertà, coraggio, arte, identità e scelte non convenzionali parliamo in questa nuova puntata. ❤️

🎧 Ascoltate il quinto episodio di Valigie di carta, il podcast di Luoghi di Libri.
E preparate la valigia: anche questa volta partiamo per un viaggio attraverso i libri.

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Marisa Salabelle – La misteriosa morte di Efisia Caddozzu

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Di chi è il corpo femminile ritrovato da due ragazzini in bicicletta in un fossato alla periferia di Pistoia lungo la via Bonellina il giorno della festa patronale di San Jacopo? È una donna sui cinquant’anni, palesemente – o così ritengono i carabinieri convocati sul posto – una prostituta, forse uccisa dal suo magnaccia. Brutta, grassa, vestita in modo assurdo, truccata come un pupazzo. Ma sì, non ci sono dubbi, picchiata a morte, sostiene il brigadiere Giovanni Caprio. A contraddirlo il carabiniere semplice Luigi De Stefano: picchiata di sicuro, ma non è stato quello a ucciderla. Versione confermata dal medico legale, il claudicante causa poliomielite dott. Marconcini: la donna è morta per sfondamento del cranio. Sul posto, oltre ai carabinieri che quel 25 luglio 1994 vorrebbero solo andarsene in vacanza, c’è anche il giovane aspirante giornalista Saverio Giorgianni spedito dal suo capo per il quotidiano la Nazione spopolato causa ferie. Saverio scatta varie pessime foto al suo primo morto, ma sarà grazie a lui se, alla fine, si saprà chi è la morta priva di documenti e considerata, per il colore della pelle, una magrebina. Peccato che le altre prostitute di zona non l’abbiano mai vista.

In parallelo alla vicenda gialla seguiamo la triste e tormentata storia di Efisia Caddozzu, nata a Cagliari all’inizio degli anni ‘50 dopo un parto difficile. La sua infanzia vegliata soprattutto dalla nonna materna, mentre la madre, la bella, svampita e giovanissima Maria Rosaria si occupa d’altro, e il padre Gavino combatte con un cognome difficile e come insegnante mentre studia per salire di grado e andarsene da Cagliari dopo una serie di sgradevoli incidenti scolastici. Ci riuscirà nel 1961 trasferendosi a Pistoia con Maria Rosaria ed Efisia, grassa, brutta, con un occhio storto, ma intelligente e caparbia, una creatura capace di sopravvivere a ogni ingiuria e difficoltà. Efisia termina le magistrali in tempo per veder sparire sua madre, stanca di Pistoia e incapace di governare la casa, in compagnia della vicina, la signora Ciriello, e dovrà farsi carico di un padre sempre più astioso e incattivito dalle delusioni e dalla sclerosi multipla. Abbraccerà il comunismo di Lotta Continua, si troverà un compagno falso e traditore, insegnerà in paesini dimenticati da Dio e si dedicherà infine, attraverso la locale chiesa – da una fede a un’altra – ad aiutare i migranti extracomunitari negli anni in cui i loro arrivi sostituiscono quelli dei meridionali.

Saverio, intanto, viene incaricato dal suo direttore di seguire la vicenda della strana sparizione proprio di Efisia Caddozzu. Il direttore ne è venuto a conoscenza attraverso la cognata Giulia Lastrucci che lavora al Centro Turoldo dove Efisia ha parcheggiato suo padre per godere di due settimane di vacanza in un centro interculturale. Padre disperato perché la figlia, che durante le precedenti vacanze, lo chiamava ogni giorno, non si è più fatta viva. Sparizione alla quale i carabinieri non hanno dato alcun peso e che spinge invece Saverio nel palazzo dove la donna abita con il padre. Palazzo un tempo più che dignitoso e ora, come lamentano i vecchi condomini pistoiesi rimasti, popolato da stranieri di ogni razza. Uno in particolare, l’albanese Kolaj Arsjan, un po’ troppo intimo con Efisia. Cos’è successo alla donna? In che rapporti era con il giovane albanese? Dov’è finita Efisia e che legame esiste fra lei e la morta sulla Bonellina?

Marisa Salabelle costruisce con formidabile abilità e una prosa perfetta un racconto potente, ironico e tragico al tempo stesso. La storia di Efisia s’intreccia con quella dell’Italia di quegli anni, con l’arrivo dei nuovi migranti, con l’ossessione per i diversi, con il razzismo strisciante dei poveri contro i più poveri, con la lotta per l’emancipazione femminile e la sua disfatta decretata dal comportamento finale di Efisia. Un personaggio, questo, vivo e pulsante oltre ogni dire verso il quale è impossibile non provare comprensione e persino rispetto. Un giallo sociale, certo, ma in primo luogo un ottimo e imperdibile libro.

Francesca

 

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Carmen Garofalo – La vittimologa

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“La Vittimologia investigativa è una disciplina reale, da molti considerata anche come una branca della Criminologia. Si tratta di una scienza recente, nata negli anni Quaranta del Novecento, a opera dei criminologi Benjamin Mendelsohn e Hans Von Hentig.
L’autopsia psicologica è invece una delle metodologie utilizzate proprio in questo settore, in cui lo studio retrospettivo della vittima rappresenta l’elemento centrale per chiarire la sequenza di eventi, le modalità, le cause e il nesso tra aggredito e aggressore.
” (p. 409)

Questo spiega nella nota finale l’autrice Carmen Garofalo, e questa è la professione della sua giovane protagonista Gloria Farina. Ma, nonostante abbia mandato il suo curriculum a mezzo mondo, nessuno sembra prendere in considerazione i suoi studi e le sue competenze. Gloria vive con il fratello Giulio, architetto, sperando che la fidanzata e socia di lui, Micol, non decida di trasferirsi da loro in modo definitivo e lei sia costretta a trovare casa altrove; non sopporta la madre ipercritica e soffre di nostalgia per il padre che da anni vive in Sicilia e riempie i fratelli di pacchi dono quasi a scusarsi della sua perenne assenza. In attesa di avere un incarico legato ai suoi studi, Gloria insegna psicologia al Liceo di Scienze Umane a Firenze. È una classe dell’ultimo anno. Sono ragazzi intelligenti e talvolta un tantino indisciplinati. Il più bravo e silenzioso è Claudio Nardi, ma Gloria tiene a bada gli altri che sono prodighi di domande e avidi di informazioni su casi crime, serie TV e, naturalmente, la specialità di Gloria.

Intanto, un terribile caso di cronaca nera scuote Firenze: la morte nella sera del 13 ottobre 2022 di Anna Fanti e della giovane Elena, rispettivamente moglie e figlia del prof. Vittorio Vannini, primario di Medicina Interna all’ospedale del Poggetto. Elena, poco più che ventenne, era da poco uscita dalla comunità di recupero e da due anni era ‘pulita’. Non si spiega, dunque, la sua morte per overdose in un casolare abbandonato di San Casciano. In quanto a sua madre, Anna Fanti, quella stessa sera era uscita di casa in auto come una furia dopo aver appreso del ritrovamento della figlia, trovando la morte per sfondamento del guardrail sul raccordo autostradale Firenze-Siena. Il prof. Vannini, però, ha dei forti sospetti sulla morte della figlia e incarica l’avv. Nardi – padre di Claudio, alunno di Gloria – di svolgere ulteriori indagini. Gloria scopre dell’incarico sui giornali online e scrive all’Avv. Nardi che, con qualche incertezza, decide di assumerla come consulente di parte.

Finalmente Gloria può dimostrare al mondo le sue capacità di vittimologa, sceglie come controllo il suo ex professore di Master Enrico Bosco e si getta nel nuovo incarico, senza peraltro trascurare la scuola. Il primo scontro lo avrà con il commissario Giuseppe Malesani e il suo team, gli agenti Fabio Salvi e Flavia Gardini, che non prendono sul serio le sue competenze, ma poco alla volta impareranno ad apprezzare le doti di osservazione e l’abilità nel fare collegamenti di Gloria. E se la morte di Elena Vannini presenta molte zone d’ombra, è ancora peggio per quella della madre Anna Fanti. La sua auto, infatti, mostra una lunga strisciata rossa su un fianco, segno che qualcuno l’ha speronata e spinta giù dal viadotto. Come sono andate davvero le cose? Bisogna indagare all’interno del Poggetto dove Anna Fanti, medico, lavorava insieme al marito e dove la caposala Dalia, pare fosse segretamente innamorata di lui? E che dire degli altri medici, internisti e infermiere? Nessuno sembra raccontare, né a Gloria, né alla polizia tutta la verità. Nel frattempo, Gloria è impegnata a costruire l’autopsia psicologica di Elena da cui emerge la figura di una ragazza sola, incompresa e addirittura ignorata dal padre, desiderosa di partire per Londra e cambiare vita, ma frenata in questo da entrambi i genitori che le negavano i soldi per coronare il suo sogno. Eppure, alla fine, un biglietto l’aveva comprato. Come? E che senso aveva uccidersi proprio allora?

Ma Gloria deve anche fare i conti con i propri, personali problemi, emozioni, legami – soprattutto il rapporto ambivalente con Enrico Bosco – mai risolti e con un disturbo della personalità difficile da confessare. L’incontro con il praticante dell’avv. Nardi, Tommaso, sarà un piacevole cambiamento nella sua vita. Tra alti e bassi, errori e colpi dell’avversa fortuna, Gloria porterà a casa il risultato dimostrando come sia indispensabile conoscere a fondo le vittime se si vogliono catturare i loro veri carnefici.

Libro gradevolissimo, di spessore e interesse scientifico, assai bel strutturato ed equilibrato, La vittimologa introduce nel panorama del giallo nostrano una nuova figura investigativa che ci auguriamo di ritrovare presto in un’altra avventura.

Francesca

 

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Carlo Calabrò – Cemento e sangue

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Everton Barros, giornalista dell’Eco de São Paulo, trentacinque anni, percorre come ogni mattina in bicicletta la ciclabile lungo il rio Pinheiros. È diretto alla sede del giornale appartenente al Grupo Jabuticaba, proprietà dei Madureia dos Santos, una delle più grandi e potenti famiglie di San Paolo, Brasile. Pedala e medita, fra le altre cose, sull’assurdità di quella città che abita, sebbene non sia nato lì, una città amata e odiata:
“…una città cresciuta a dismisura in un luogo benedetto da un’incredibile abbondanza d’acqua, e che per crescere in quella maniera aveva trasformato quell’incredibile abbondanza d’acqua in una rete di fogne non trattate e di scarichi chimici tossici.” (p. 232)

Qualcosa giace nell’inquinatissimo rio Pinheiros, qualcosa che a prima vista sembra un oggetto abbandonato, ma in realtà è un cadavere, quello del suo amico Flávio Bloch, figlio di una ricchissima famiglia produttrice di vernici e attivista per l’ecologia. Everton si sente ancora in colpa per non essere riuscito a pubblicare integralmente l’articolo con le informazioni di denuncia che Bloch gli aveva passato, sebbene fosse stato proprio quell’articolo a farlo assumere all’Eco. Al giornale, parla della morte dell’amico con Beatriz Leitão, direttrice giuridica e amministratrice del Grupo, in realtà il vero capo visto che Bernardo Madureia che dovrebbe dirigerlo è un incapace, ma lei gli comunica che il caso è già stato classificato come suicidio e di scriverci un articolo non se ne parla. Everton l’accompagnerà invece per un’intervista a una festa organizzata da Donato Abreu, Segretario Municipale dei Servizi Sociali e del Diritto alla Casa, un ‘quasi-fascista in salsa neoliberista’, personaggio di spicco nel panorama politico di San Paolo, che vorrebbe pubblicare il suo manifesto elettorale con il Grupo.
Con queste prime pagine perfette conosciamo alcuni dei personaggi chiave di una vicenda tragicamente complessa dove politica, inquinamento, avidità di potere, mancanza di moralità e speculazione edilizia sfrenata s’intrecciano in un mosaico difficile da districare, e dove la voglia di verità di un giovane giornalista verrà messa più volte in discussione insieme alla sua integrità. Everton Barros, figlio di una madre single che vive ormai immemore in un ricovero gestito da suore ad Araraquara, dovrà vedersela non solo con la morte sospetta di Flávio Bloch, ma con la vicenda del gelataio Zappavigna, con l’altrettanto sospetto crollo di una palazzina accanto al suo negozio e infine con l’omicidio di costui. E, per finire, cercherà di aiutare il suo amore segreto e mai ricambiato, Diana Greger preoccupata per il suo ex, l’imprenditore del legno, lo svizzero Florian Kaufmann – protagonista del precedente Meccanica di un addio -, convinto di poter continuare la sua battaglia per lo sfruttamento sostenibile della foresta amazzonica alleandosi proprio con Abreu. Ma siamo in Brasile dove:
“…ciò che dovrebbe non funziona mai, e dove l’impossibile invece accade con ordinaria nonchalance.” (p. 191)

Molti, spesso esilaranti e assai ben descritti i personaggi secondari. Come è da segnalare un pezzo di bravura dell’autore: il convegno delle donne imprenditrici al quale partecipa come relatrice la Doutora Beatriz Leitão.

In questa sua seconda, eccellente prova nel noir, Carlo Calabrò, che in Brasile ha trascorso ben undici anni della sua vita, e che con Meccanica di un addio, sempre per Marsilio, è stato finalista al Premio Scerbanenco 2024, usa a buon diritto una prosa dove l’ironia mescolata al sarcasmo la fanno da padrone. In nessun altro modo si poteva raccontare una simile vicenda, né l’uso di tale prosa ne sminuisce l’effetto dirompente simile a un girone infernale, a un viaggio senza ritorno nella morale e nella civiltà per ciascuno dei personaggi principali e minori. Nulla sembra salvarsi dalla voracità e dalla mancanza di scrupoli di un manipolo di ricchi politici e imprenditori, una genia di formidabili ipocriti dediti al culto del potere e del dio denaro e pronti a qualsiasi nefandezza pur di raggiungere i loro scopi.

Infine, come ha fatto notare lo scrittore Maurizio De Giovanni nella sua bella recensione sul Corriere della Sera del 3 luglio, protagonista è anche e soprattutto la città di San Paolo con la sua bellezza e le sue contraddizioni violente. Un città dove non si capita per caso e dove si può solo scegliere di vivere:
“Questa città è fatta di cemento e di sangue, e i suoi padroni tra l’uno e l’altro fanno poca differenza.” (p. 98)

Francesca

 

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