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Cristina Rava – Dalla parte del ragno

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Nel suo lavoro Ardelia ha visto tanti corpi, e tutti l’hanno ricondotta a un’identica tristezza: morire ammazzati è una ben brutta faccenda, non soltanto perché si perde la luce del sole e l’azzurro del cielo, ma perché rappresenta la violenza suprema.” (pag. 143/144)

Eppure Ardelia Spinola, medico legale, abitante ad Albenga e ligure fin nei più profondi recessi dell’animo, ama il suo lavoro. E sebbene non abbia un carattere facile, il rispetto e la considerazione che offre ai suoi morti ammazzati non ha paragoni al mondo. Come ama il suo riconquistato compagno, il piemontesissimo commissario in pensione e profiler Bartolomeo Rebaudengo, compagno di tante avventure inclusa quest’ultima, ambientata proprio ad Albenga in un’estate in cui persino il tempo atmosferico sembra accompagnare con i suoi capricci le malefatte degli umani. Le danze iniziano con la terribile crisi psicotica del noto avvocato Giordano Bruno Siri il quale, dopo aver controllato come ogni giorno le mail sul computer, corre in strada sbarazzandosi degli abiti finché, fermato dalle forze dell’ordine, viene ricoverato d’urgenza in una clinica psichiatrica. A seguire, il cadavere del dottor Natale Mortigliengo, stimato medico, viene rinvenuto dal ragionier Giuseppe Magnani durante una sosta tecnica nella corsa mattutina. Il medico si è suicidato con un colpo di pistola. Infine, il gelataio Isidoro Zoldan, nemico giurato di telefonini, computer e tecnologia in generale, sparisce nel nulla dall’oggi al domani. Chiamata per la morte di Martigliengo e la successiva autopsia, e in seguito colpita dalla improvvisa sparizione di Zoldan e dal ricordo della crisi psicotica di Siri, Ardelia comincia a mettere insieme i pezzi. Sebbene nulla sembri indicarlo, pure dev’esserci un qualche rapporto fra questi eventi.

Ma Ardelia è distratta da ben altro. La grande pianista e sua carissima amica Norma Picolit sta passando un brutto momento. La relazione con la giovane, affascinante e cieca Serafina de Benedetti è tristemente naufragata con la scoperta che la ragazza ci vede benissimo e che non sempre si è recata a Finale per incontrare il fratello, quanto per vedere gli amici mentendo a Norma. Lei, che ancora combatte con i demoni del suo passato remoto e recente, è distrutta e per di più Serafina la perseguita: vuole chiarire, scusarsi, tornare con lei. Terribile, dunque, lo shock di Norma quando Ardelia, accompagnata da un ufficiale, è costretta a informarla dell’orribile morte della ragazza e ancor più terribile scoprire che in cima alla lista dei sospettati c’è proprio lei: Norma Picolit.

La morte di Serafina segnerà in qualche modo una svolta nelle indagini e il magistrato, dottoressa Marino, chiederà ad Ardelia e Bartolomeo Rebaudengo d’intervenire come consulenti esterni. Come se già non avessero cominciato a farlo, oltre a rimuginare sui possibili collegamenti fra la morte di Serafina e le vicende legate ai tre professionisti di cui sopra.

La grande bravura di Cristina Rava sta nell’alternare l’indiscutibile tensione in crescendo di questa storia brutale e complicata con le vicende personali degli attori coinvolti: i loro pensieri, le loro emozioni, i legami che li uniscono, i dubbi e le ambiguità che sono spesso alla base anche dei migliori rapporti. Intorno, il meraviglioso paesaggio ligure con il suo mare cangiante, la natura indomabile e i cieli limpidi o corruschi. Belli come una perfetta musica di sottofondo che accompagna i lettori.

Francesca

 

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Alessandro Maurizi – Gli invisibili di San Zeno

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… L’emigrazione è una vera e propria valvola di sicurezza per la pace sociale, a meno che non si voglia immaginare un continuo malessere generale, un lungo periodo di malattie, malcontento, manifestazioni e rivolte.
Forse basterebbe dare la terra ai contadini, attribuire le migliaia di ettari di terreni abbandonati e incolti che ci sono in Italia.” (p. 217)

Così argomenta il banchiere Solera e così gli risponde il giornalista Cattaneo, di fede repubblicana, a un certo punto di questo intrigante e puntualmente documentato giallo storico di Alessandro Maurizi ambientato a Verona nell’ultimo scorcio dell’800 e incentrato su un argomento antico e al tempo stesso assai attuale.

La dominazione degli austriaci è ormai finita, l’Italia è un Regno Unito sotto i Savoia, ma il Veneto resta la regione del Nord più povera e con enormi diseguaglianze sociali. Un terreno fertile, dunque, per l’emigrazione verso terre lontane. È facendo leva su questa speranza che Isaia Bordignon, coperto e protetto dalla complicità di grossi nomi della politica, della finanza e persino della questura, ha aperto al numero 12 di Piazza dell’Indipendenza a Verona un’agenzia che si occupa di organizzare la partenza dei migranti per il Brasile. Una massa di disperati che vende i pochi averi nell’illusione di poter trovare in quelle terre lontane ricchezza e abbondanza. Illusione alimentata da un giro di false lettere di altri migranti che già vivono laggiù e descrivono quei luoghi come meravigliosi. Dell’inganno, peggiorato da un ignobile profitto che ruota intorno a queste partenze di massa, è a conoscenza il giovane procuratore legale Federico Giorio – personaggio realmente esistito, come racconta l’autore nella nota finale – grazie alle informazioni che gli trasmette l’amico residente in Brasile Arnaldo Limana: “Credono di venire a incontrare la fortuna, e invece trovano la tomba.” (p. 16). Giorio riceve una dritta e, insieme al delegato di pubblica sicurezza Giovanni Bernardi, corre a perquisire il mulino del Carotta dove è sicuro di trovare alcune prove dell’inganno ai danni dei migranti. Ma qualcuno ha già avvertito il Carotta e Giorio non solo fa una pessima figura, ma si vede togliere il caso dal procuratore del re Abramo Visentin che lo spinge invece a occuparsi di un omicidio, quello di Angelo Galanti, esattore di debiti non pagati. La morte di costui sarà solo la prima di una serie di efferate uccisioni di personaggi legati all’affare dei migranti, tutti presenti in un misterioso libro conservato da don Marra, confessore del Galanti e secondo morto della serie. Mano a mano che l’indagine procede, Giorio si renderà conto di non poter fare alcun affidamento sulla polizia, ma solo su alcune persone fidate: gli invisibili di San Zeno, come li definisce il giornalista del Secolo Giuseppe Cattaneo – anche lui impegnato a svelare i loschi traffici ai danni dei migranti. Ecco dunque il furbo e intraprendente ragazzino Bacchetto, la bellissima prostituta d’alto bordo Emilia Ballarin, l’appuntato Venier, il medico legale Zanconato e sua figlia Ginevra, tutti pronti ad aiutare Giorio rischiando la pelle fino alla risoluzione del caso.

Alessandro Maurizi, sovrintendente capo della Polizia di Stato e Presidente dell’Associazione Letteraria Mariano Romiti, ci racconta con grande perizia un ignobile capitolo della nostra storia mescolando realtà e finzione con mano sapiente, addirittura affidando un ‘cameo’ a Emilio Salgari giovanissimo giornalista. Trama gialla ineccepibile, ambientazione perfetta fin nei più minuti dettagli e personaggi dei quali ci aspettiamo di poter leggere ancora e molto presto le avventure.

Francesca

 

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Fëdor Dostoevskij – Il sosia

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Scrivere qualunque commento su un Gigante della letteratura è difficile e rischioso. Per questo motivo condivido con voi pochi pensieri, primo fra tutti questo: Dostoevskji va letto. Non importa quando, non importa da quale romanzo si sceglie di partire. Va letto per la straordinaria modernità del suo pensiero e del suo modo di analizzare l’animo umano e le dinamiche sociali. La letteratura classica russa tende a spaventare, si pensa che ci si troverà di fronte al solito “mattone”, a racconti lunghi di mondi lontani da noi. E invece non sempre, anzi, a ben vedere quasi mai, è così.

Il sosia che ebbe molto meno successo del precedente – e primo – “Povera gente” ne è la dimostrazione: un’incursione nella mente del protagonista, che si arrovella e ripiega su se stessa mentre sprofonda sempre più nel suo delirio, in una confusione continua tra realtà e allucinazione che avvolge il personaggio e il lettore in un tutt’uno.

E se non vi fidate di me – che Dostoevskji lo amo e non sono obiettiva, prima di tentare l’impresa, leggete “Sanguina ancora” di Paolo Nori. Lì troverete tutti i motivi per cui vale la pena.

Mimma

 

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Gian Carlo Caselli – Nient’altro che la verità

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Niente altro che la verità’ é un titolo che evoca la celebre frase processuale ‘tutta la verità, niente altro che la verità, lo giuro’.

Il Dott. Caselli, che ha passato la vita a dire e difendere verità scomode, con questo scritto sembra volersi liberare di un peso, il peso di tante verità dette, ma non ascoltate fino in fondo o denigrate o seppellite dal sistema. Questo libro è una sorta di tentativo estremo per agire sulle masse al fine di creare il tanto ambito cambiamento culturale che renderà meno fertile il terreno per la fioritura della mafia e della criminalità organizzata e organizzazioni terroristiche. Con una carrellata significativa, ma non enciclopedica, e totalmente umana e emozionale, sfrutta l’occasione di inseminare anche chi è troppo giovane per averlo vissuto con il seme della giustizia e della voglia di sradicare certi meccanismi. Tenta una sorta di contagio nei confronti dei lettori attraverso la sua voglia di cambiamento e giustizia e il suo coraggio di opporsi.

Le parole di chi ha vissuto certi eventi da vicino e ne ha visto le dolorose conseguenze su amici e colleghi ha indubbiamente più facilità di sensibilizzazione rispetto ad un distaccato e asettico testo nozionistico.

Perché è importante dedicarsi anche a storie di vita vissuta…per non dimenticare!

Patrizia

 

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Lucia Giustini – Cinque giorni

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Giacomo e Gemma. Gemelli. Il cuore di questo noir per ragazzi sta tutto qui: due ragazzi profondamente legati da una connessione che trascende il tempo e lo spazio. Diversi, ma uniti da un’empatia che solo i gemelli possono avere, cementata dalla necessità di sostenersi l’un l’altra in una famiglia difficile, con genitori assenti e distratti, uniti tra loro dalla bottiglia, più che dai figli. Il loro mondo, diviso tra la nuova, detestata casa e la scuola, le preoccupazioni e le gioie dell’adolescenza, viene scosso da un mistero che Giacomo si incaponisce a risolvere. La testardaggine dell’indagine lo allontana dalla sorella, per portarlo paradossalmente ancora più vicino a lei, perché le persone che amiamo sono quelle che non ci lasciano mai: Giacomo già lo sa. Gemma lo imparerà presto.

Lucia Giustini racconta la loro storia come allo specchio: una narrazione che inizia a ritroso, partendo dal quinto giorno e ripercorrendo le tappe che conducono Giacomo alla conclusione e che si riflettono nel racconto in ordine cronologico fatto da Gemma.

Un percorso circolare in cui l’inizio diventa la fine, in cui i gemelli si riuniscono nel loro essere complementari e indivisibili, sviluppato in maniera semplice e accattivante, che non può non coinvolgere dalla prima all’ultima pagina gli adolescenti a cui è rivolto.

Mimma

 

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Pelledoca


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