Maura Amato è una bella donna di quarantacinque anni, vive da sola in una casa popolare a Milano con il gatto Sedano, ha occhi verdi, una lieve zoppia che maschera con un plantare, è perennemente senza soldi perché incapace di gestire le spese, è vegetariana e nel passato ha scritto con scarso successo due libri gialli. Ora fa l’editor di gialli, la sua passione, per case editrici e in proprio. In particolare, segue un ansioso scrittore di thriller/horror, Marco, che non smetterà di contattarla per tutto il racconto. Da due anni Maura ha perso la madre, un lutto che ha ancora difficoltà a digerire e proprio in quel periodo il suo compagno Tony, un magistrato, di cui lei era follemente innamorata, ha pensato bene di lasciarla. Dalla depressione l’ha salvata la cugina Patrizia alla quale Maura è legatissima, mentre con il padre il rapporto è difficile.
Ospite a Bologna della sua migliore amica Lena, e bisognosa di un nuovo cappotto, Maura trova in un mercato rionale un bellissimo capo spalla Max Mara verde petrolio con cappuccio. É Lena, alla quale sono note le difficoltà economiche dell’amica, a regalarglielo. Una volta in treno di ritorno a Milano, mentre Maura lo ripiega per riporlo sulla cappelliera, si accorge di un piccolo rigonfiamento sotto il colletto. È un foglio A4 strappato da un quadernone con righe da scuole elementari, scritto da una mano adulta e ripiegato più e più volte. Una lettera di qualcuno in preda a uno sdoppiamento di personalità e in cura da uno psichiatra. Qualcuno che parla di un omicidio avvenuto vent’anni prima, in agosto, in un campeggio sull’isola d’Elba. Qualcuno che si sente responsabile o addirittura colpevole di quanto accaduto.
Quella lettera, che finisce con una frase monca, colpisce così tanto Maura da spingerla a indagare: chi sono Palli, il morto, e Virna? E chi può aver scritto e nascosto in un cappotto la confessione? Presto Maura scoprirà che in effetti proprio all’Elba ventun anni prima, in una notte sconvolta da una terribile tempesta, un ragazzo di nome Paul Mezzatesta è prima scomparso e poi è stato ritrovato morto. A ucciderlo un colpo violento alla testa e poi uno letale alla gola inferti con una bottiglia. Poco alla volta, con tenacia e non pochi intoppi, Maura risalirà a quell’estate, al campeggio in cui si è svolta la vicenda, alla comitiva di adolescenti che lo frequentava da anni con le famiglie, a come i genitori, una volta in vacanza, non si occupassero dei figli considerando il luogo privo di pericoli. Un grave errore perché di droga ne girava ed è forse stata quella la causa dell’omicidio. La polizia, sentiti tutti i presenti nel campeggio, aveva infine chiuso il caso considerando Paul un drogato e uno spacciatore finito male per una resa di conti fra bande, infangandone il nome e la famiglia. Ma è andata davvero così?
Maura non molla. Riesce a parlare con quelli che un tempo erano gli amici di Paul, ormai adulti e non troppo felici di rivangare quella brutta storia, va in pieno inverno all’Elba facendosi ospitare nel campeggio incriminato, Le Pinete, il cui proprietario Michele Riboli era un amico di Paul. A tutti racconta di essere una scrittrice e di aver iniziato da quel cold case una serie di true crime su casi irrisolti.
La verità, alla fine, verrà fuori e, come tutte le verità legate a un fatto di sangue, sarà brutta e sporca.
Nel frattempo, Maura dovrà combattere con la sua sindrome dell’impostore, il suo continuo auto sabotaggio, le sue paure più profonde, il ritorno sulla scena del magistrato Tony e la comparsa, proprio all’Elba, di un nuovo, specialissimo amore.
Ecco un giallo originale e molto, molto intrigante per la grande bravura dell’autrice nel creare una vicenda credibilissima e nel mettere in campo una protagonista la quale, pagina dopo pagina, di fronte alle scoperte, ai colpi di scena e alle strane coincidenze che deve affrontare, non dimentica il suo lavoro di editor di gialli e si autodenuncia in base alle regole apprese per svolgere il suo mestiere: se avesse trovato scritto in un libro quello che le sta succedendo avrebbe imposto all’autore di modificare la trama. Ma sul fatto che spesso la realtà supera la fantasia non ci sono dubbi e dunque perché mai negarla a un romanzo?
Francesca
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Venezia, inverno, 1985. L’affarista immobiliare Giorgio, ma tutti lo chiamano Giorgione, Righetto è appena salito sulla sua potente e prestigiosa auto parcheggiata in un garage a Piazzale Roma, quando qualcuno lo fredda con tre colpi di pistola alla testa attraverso il finestrino. Sulla scena del crimine arriva il commissario Enrico Bonturi – il palazzo della Questura è proprio lì vicino. Intanto a Colletto di Velo innevato villaggio nelle Alpi Vicentine, a un centinaio di chilometri da Venezia, il maresciallo del nucleo investigativo dei carabinieri di Vicenza, Giovanni Piconese vorrebbe sapere da dove arriva il morto che gli penzola davanti, impiccato al ramo di un faggio. Non ha pedule ai piedi, la sua auto è parcheggiata tre chilometri più in basso del punto di ritrovamento nei boschi eppure le sue scarpe da cittadino sono prive di neve e le chiavi dell’auto sono nella tasca dei suoi pantaloni. Suicidio? Parrebbe proprio di sì. Eppure qualcosa non torna al maresciallo e neppure al suo sottoposto Zanella, giovane carabiniere vicentino con una passione per la storia dei Cimbri, antico popolo di origine tedesca che ha abitato quelle contrade. Una passione, lo diciamo fin da subito, che sarà di grande aiuto alle indagini. Il morto di Colletto di Velo è Andrea Saccardo, ingegnere di Sandrigo, in provincia di Vicenza, e nella sua auto viene rinvenuto un prezioso accendino con il nome Paolo Calearo inciso sopra. È la moglie di Saccardo, Luisa Benetti a chiarire al maresciallo Piconese come stavano le cose fra lei e il marito. Erano separati da un anno in seguito a un tradimento della signora proprio con Paolo Calearo, avvocato originario di Verona, conosciuto al telefono un giorno che costui cercava suo marito Andrea per questioni di lavoro. Andrea Saccardo se n’era andato di casa prendendo alloggio all’Hotel Ambasciatori non lontano dall’azienda dove lavorava a Venezia, la Darzaná (ai lettori scoprire leggendo l’etimologia del nome). La ricerca di Calearo porta il maresciallo in contatto con il commissario Bonturi a Venezia. Si conoscono da tempo e hanno già collaborato per un’altra indagine. Diversi anni li dividono, ma si stimano e si aiutano appena possibile. Sono gli uomini di Bonturi a entrare nella casa di Calearo trovandolo cadavere, morto per un avvelenamento con una micidiale tossina. Mentre tocca a Piconese insieme a Zanella sentire l’amministratore delegato della Darzaná, l’architetto Alvise Rudena, un chiacchierone che poco li convince mentre racconta loro di come Saccardo avesse un carattere difficile e si occupasse di infrastrutture nel loro studio di progettazione grandi opere. E no e poi no, nessun rapporto con Giorgione e il Veronese – ironia della sorte quei due nomi! – Calearo.
Nell’arcipelago delle Eolie l’estate sembra non finire mai. Persino a settembre il sole scotta, i turisti sono ovunque e gli eventi mondani e di beneficenza non mancano. E proprio a uno di questi, la Sfilata sotto le stelle dedicato all’apertura di un centro antiviolenza alle Eolie, partecipa come madrina la modella Amodie nel prestigioso Pelagia Club sull’isola di Panarea. Amodie ha diciannove anni ed è da poco diventata un volto noto e seguito su rotocalchi e social. Somiglia a una splendida sirena, i lunghi capelli biondi, il corpo flessuoso. Ma la sua grande bellezza non è sinonimo di stupidità e superficialità, come invece vorrebbe il suo manager, Aureliano, uomo con pochissimi scrupoli e assetato di soldi.
È dicembre del 1943 e la città di Lugano si prepara al Natale mentre in Europa la Seconda Guerra Mondiale, ormai agli sgoccioli, miete ancora vittime ovunque. Ma la neutrale Svizzera e i suoi abitanti sono veramente al sicuro da quanto accade all’estero? Sì e no, viene da dire. Di certo, anche a Lugano certi generi sono razionati e il mercato nero non è una novità. C’è qualcosa però che non smette di funzionare a pieno regime. È il ritrovo di Pá Cech dove chiunque può incontrare signorine compiacenti per dimenticare cosa accade altrove e consolarsi. Fra queste, la bella e giovane Marie. Eccola dunque rientrare nel suo alloggio in via Cattedrale a notte fonda, stanca e assonnata. Un ultimo sguardo dalla finestra le mostra qualcuno che da qualche tempo non manca di vedere. È un uomo incappottato, un cappuccio in testa e una valigetta fra le mani. I loro occhi s’incontrano per un breve istante, un vago sorriso piega le labbra di Marie. Chi sarà mai quell’ ‘uomo nella notte’? L’avrà notata o Marie si sta solo illudendo? Sarebbe bello se anche lei avesse incontrato l’amore vero com’è accaduto alla sua cara amica Sterlina con il delegato di polizia Ezechiele Beretta. Ora Sterlina ha cambiato vita. Vive con il Beretta e il cane Malombra, insegna tedesco, è una donna libera. Sterlina, esule polacca, che tanto ha patito sotto il giogo hitleriano e che non ha più nessuno al mondo. Marie sogna che anche per lei sia venuto il gran momento e ne parla con l’amica che la rincuora.