Luoghi di libri

Elisabetta Giromini – Centomila tulipani

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Roma, 2009. Daria Ricci ha un sogno: diventare archeologa. Figlia di Maura, aiuto regista a Cinecittà, porta nel cuore lo struggente ricordo del padre Ferrante che se n’è andato di casa, quando lei era ancora bambina, per motivi che a tutt’oggi non riesce a comprendere. Nè può chiarirli con sua madre con la quale ha un rapporto altamente conflittuale. Daria studia con il professor Buratti e, per mantenersi, lavora in un bar della capitale. I suoi sforzi universitari vengono premiati. Buratti la include nel gruppo di studenti prossimi alla laurea triennale per uno stage di sei settimane in Iran.

Scaveranno e catalogheranno reperti nel sito di Persepolis.

Inizia così un’avventura entusiasmante e unica che porterà la protagonista a conoscere un nuovo e antichissimo mondo e un uomo che le cambierà la vita: Payam, giovane aspirante archeologo del team iraniano di Persepolis. Alla fine delle sei settimane, convinta da Payam, Daria lo segue a Tehran vivendo uno dei momenti più tragici e difficili nella tormentata storia del Paese: il tentativo di creare con libere elezioni un governo riformista. Tentativo che si concluderà in un nulla di fatto, in arresti di massa, carcere, torture e condanne a morte per molti dei giovani coinvolti. Daria sfugge al disastro, viene rimpatriata e per mesi vivrà in un limbo di dolore e disperazione senza poter sapere se Payam sia riuscito o meno a sopravvivere a quanto accaduto. Lui è l’uomo che ama, o almeno crede sia così, e ora teme di averlo perduto per sempre.

Con fatica, poco alla volta si rimette in piedi, prosegue gli studi, va a vivere a Ravenna e lavora a Bologna; si concede delle vacanze con il suo amico gay, Pablo; lo raggiunge a Parigi dove segue un nuovo stage al Louvre; torna a Persepolis e viaggia in Giordania; si tuffa in brevi storie di sesso senza particolare interesse, ma Payam torna costantemente nei suoi pensieri. E finalmente, nel 2015, sceglie di tornare a Tehran per una sessione di studi poco prima del dottorato e si rivedono.

Ai lettori scoprire come andrà a finire questa avvincente storia d’amore e il perché del bel titolo.

Nel libro di Elisabetta Giromini, però, c’è molto di più. Un’attenzione e una cura perfette per le descrizioni di ambiente, in special modo per quanto riguarda i siti archeologici e la natura che li circonda. Lo studio di una cultura e di una società complesse come l’Iran di questi anni. La costruzione di un personaggio, quello di Daria, avviluppato nei dubbi e nella difficoltà di fare chiarezza in se stessa sciogliendo i nodi che le stringono l’anima: chi è lei veramente? Cosa vuole dalla vita? È capace di amare Payam e di accettarlo in toto? Daria sconta tutte le incertezze e la confusione di quella generazione nata alla fine degli ‘80 del secolo scorso unita, nel suo caso, alla separazione dei genitori, all’incomprensione nei rapporti con la madre, alla ricerca di una figura paterna – forse più che di un padre – che la rassicuri, alla fatica di crescere in un mondo senza più certezze.

Una scrittura limpida e fluida rende questo libro un’ottima lettura.

Francesca

 

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Enrico Pandiani – Naufragio

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Cosa ci fanno quattro tedeschi, una coppia di inglesi e una di italiani in crociera sul lago Maggiore in un gelido e piovoso gennaio? Sembra una barzelletta, ma non lo è. Un downburst, evento insolito ma non raro, si abbatte sul lago, rovescia l’imbarcazione e quattro dei passeggeri ci lasciano la pelle. Per la precisione il conte Felice Murazzano e sua moglie Ilaria, la signora Francesca Edwards e Rolf Sparwasser, un ex militare degli incursori della marina tedesca. Sopravvivono al disastro e vengono raccolti dal battello che fa la spola fra Intra e Laveno Arthur Edwards, proprietario della Manderley, casa d’aste di Manchester specializzata in immobili e auto d’epoca, Herr Allgäuer-Obatzda, avvocato della Corte di Giustizia federale, Georg von Weißlacker, ex dirigente del Servizio federale di intelligence e la moglie Renate.

Perché si sono ostinati a fare quella crociera prenotata da tempo nonostante le condizioni atmosferiche più che avverse? Cosa legava un gruppo così composito? E soprattutto, cosa è davvero accaduto? Si è trattato di un banale incidente o era tutto premeditato?

Sono domande che l’imperturbabile e misterioso Numero Uno della BEST pone ai quattro latitanti più ricercati di Francia giunti, con questo romanzo, alla loro terza avventura. Max, Abdel, Sanda e Vittoria, benché ancora provati dopo la complicata indagine di pochi mesi prima, devono accettare la nuova sfida: Numero Uno conosce le loro vere identità e non ha alcuna intenzione di lasciare che vivano tranquilli nella precaria nicchia di pace che hanno costruito per se stessi a Torino. A malincuore accettano e la caccia ha inizio. Davvero a malincuore? Un po’, certo, ma l’adrenalina che circola veloce nel sangue è parte del loro DNA e in fondo si divertono, proprio come noi lettori. Stavolta sarà Abdel, con la sua perfetta conoscenza di auto nuove e d’annata e relativi motori, a dare il ritmo alla danza. Perché è intorno alle vetture d’epoca che ruota l’enigma della barca affondata insieme agli eventi successivi di cui i nostri saranno testimoni.
Intanto, conosceremo la soluzione di un altro caso al quale l’avvocato Teodoro Barattieri, compagno di Abdel, si dedica da tempo: lo sterminio della famiglia del medico albanese Lorik Hyusaj avvenuto nel dipartimento delle Ardenne diversi anni prima.

Al di là della ineccepibile trama gialla, dell’accurata descrizione di auto d’epoca e della loro storia, la bellezza dei libri di Pandiani risiede nell’umanità dei suoi personaggi, nei mai dimenticati temi sociali, nelle perfette descrizioni di paesaggi, nella scrittura morbida e attenta al dettaglio, nell’indagine dei meccanismi che muovono l’agire umano. Ascolteremo Abdel rievocare la sua vita, carica di urla e furore:
“Aveva pensato che ciascuno di noi nasconde un abisso coperto da una crosta sottile che si può sgretolare in ogni momento facendoci precipitare.” (pag. 136)

E per il resto seguiremo con il giusto batticuore questa nuova, brillante, imperdibile avventura dei quattro latitanti più ricercati di Francia.

Francesca

 

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Michele Marino – Melek Taus. La demoniaca alleanza

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Melek Taus. La demoniaca alleanza’ è un titolo che evoca ambientazioni spaventose. Al contrario risulta una lettura piacevole e anche divertente. Il pensiero generatore è estremamente originale e i risvolti tutt’affatti scontati.

I personaggi di una famiglia ebraica in possesso di un’antica arca sono in grado di contattare il mondo dei demoni e si rivolgono a Melek Taus, in quanto demone sommo. Le vicende narrate ripercorrono differenti momenti storici con riferimenti che mostrano un profondo livello di conoscenza dell’occultismo e della storia.

Il registro solenne e denso di suspance lascia il passo ad un tono più sarcastico, quasi a creare una ‘macchietta’ del genere horror-thriller. Il Demone è un personaggio ironico e umoristico, la cui crudeltà è fine e ben più terribile della violenza fisica e esplicita che ci aspetteremmo. La motivazione che induce ad evocare il demone è debole e licenziosa, il che inizialmente può banalizzare la trama, finché si comprende che la scelta rientra assolutamente nell’intenzione dell’autore. In questo egli intende far emergere la debolezza dell’essere umano che arriva a disturbare entità superiori per facezie, per poi scoprire che esso stesso è stato in fondo creato ‘ad immagine e somiglianza’ del demone, essere concepito come l’altra facies del divino in una fluida e necessaria copresenza di bene e male, contraria all’archetipica dicotomia tipica della religione.

Patrizia

 

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Valeria Corciolani – Abbaiare alla luna

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Spin-off della fortunata serie La colf e L’ispettore, Abbaiare alla luna ha come protagonista l’ispettore capo Piera Jantet della questura di Aosta e come luogo dei drammatici eventi narrati la Vallé omonima. Tutto ha inizio con due accaniti cercatori di funghi, Luigi e Anselmo, determinati – è la prealba di un freddo e piovoso maggio – a battere la Forestale recandosi nel Posto, luogo conosciuto solo da uno dei due e ricco oltre misura di porcini. Stupore e tremore per i malcapitati quando scoprono il cadavere di una donna semi sepolto fra le frasche. Ma invece di avvertire la polizia come propone Luigi, Anselmo, deciso a difendere con ferocia il segreto del Posto, ha un’idea migliore. Intanto, alla questura di Aosta, il vicequestore Pezzolari intima a Piera Jantet di chiudere l’inchiesta sui camion scomparsi – otto mesi senza risultati sono troppi – e occuparsi di un singolare caso: la sparizione di un cipresso nano dall’appartamento dell’anziana Elide Vuillermoz. La Jantet spedisce l’agente scelto Camagna, sessantenne solo e da qualche anno separato dalla moglie, a indagare. Nel frattempo, il giovane Tobia Brunod trova – in realtà per i lettori ri-trova – il cadavere della donna e parte la nuova inchiesta. Chi era la morta Rita Vidal? Si chiede Piera:
…il suo problema è scoprire cosa è successo alla giovane donna bionda…, come è finita senza abiti ai margini di un bosco della valle di Saint-Barthélemy e perché.” (pag. 34)

L’ultimo lavoro di Rita era nelle cucine del ristorante di Châtillon Le Sapin gestito da Corinne Roux e dal marito chef Pierre Blanc, sparito a sua volta nel nulla. Ristorante famoso da anni Le Sapin, ma quali sono i veri rapporti fra Corinne, Pierre e la cameriera Eva Rosca? E che vita ha fatto Rita prima di arrivare lì? Scavando e indagando, Piera Jantet annoderà tutti, ma proprio tutti, i fili non senza aver coinvolto in questa storia cupa e complessa l’ex ispettore Jules Rosset – ormai libraio nel Monferrato – e la formidabile Alma Boero Kouyaté, il cui fiuto supera persino quello di Sherlock Holmes.

Come per ogni giallo che si rispetti altro non si può dire, possiamo però svelare la ragione del titolo citando la richiesta di Piera Jantet a due donne che Rita l’hanno conosciuta bene:
Perciò sono qui per chiedervi di aiutarmi a far sì che l’omicidio di Rita Vidal non rimanga l’urlo inascoltato con cui ha vissuto. Perché una si stanca di abbaiare alla luna, no?»

Ma al di là della perfetta detection, il libro di Valeria Corciolani è ricco di una esilarante ironia e di una straordinaria umanità incarnata dai suoi protagonisti e comprimari. Prima fra tutti Piera Jantet – bellissime le pagine dedicate al rapporto con la madre Vera, ex insegnante, preda della demenza senile eppure ancora capace di sprazzi di sorprendente lucidità, come sovente accade in questi casi – la sua vita solo in apparenza solitaria, arricchita dalle telefonate amorevoli di Tommaso, il suo compagno, dalla lontana Finlandia.

L’agente scelto Camagna, con le sue strategie per superare il vuoto e il dolore legati alla fine del suo matrimonio. E la stessa Rita Vidal con un passato, come i lettori scopriranno, da brividi. Ancora una volta Valeria Corciolani ci parla con ingannevole leggerezza di storie dure e tormentate e lo fa con il suo stile inconfondibile. Mai fermarsi in superficie con i suoi libri. Dentro e sotto c’è sempre tanto di più.

Francesca

 

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Dario Galimberti – Il dubbio del delegato

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Tra il giugno e il luglio del 1940 “… circa 13.000 soldati polacchi furono costretti a trovare rifugio nella Confederazione.” Vivevano in campi d’internamento, ma non se ne stavano certo con le mani in mano. I pulacch – come venivano chiamati in Canton Ticino – tagliavano boschi, pulivano strade, aiutavano la popolazione locale in campi e orti.

Parte da questa tranche quasi dimenticata di storia svizzera il nuovo affascinante giallo di Dario Galimberti che ha come protagonista, ancora una volta, il delegato Ezechiele Beretta della gendarmeria luganese, coadiuvato dal fido Tranquillo Bernasconi – ufficialmente in pensione, ma pur sempre pronto alla pugna – e da Sterlina, la misteriosa compagna di vita e avventure del delegato. È l’antivigilia di Natale del 1941 ed è appena cominciato a nevicare quando il Beretta viene convocato nell’abitato di Vico Morcote: tre uomini sono stati uccisi, tre soldati polacchi appartenenti al vicino campo d’internamento. Il Beretta e il Bernasconi – che si trovava in ufficio per i doverosi auguri – partono di gran carriera mentre la neve scende sempre più fitta rendendo lo studio della scena del crimine assai difficile. Ancor più difficile cavare qualcosa dalla bocca dei polacchi internati o dal capoposto svizzero sergente maggiore Ferro.

Per giunta, di lì a poco, annunciato dal caporale Viscardi, arriva il giovane primo tenente della polizia giudiziaria militare François Dupond. I morti sono soldati e come prevede il Codice penale del ‘27 dev’essere la polizia giudiziaria dell’esercito a occuparsene. Ma Dupond non esiterà ad avvalersi delle note abilità investigative di Beretta nel corso dell’indagine che parte con tutte le ipotesi possibili sul perché di quel triplice omicidio e accurati colloqui con gli abitanti di Vico Morcote. Si scoprirà così che uno dei morti, Jan Novak, si è incontrato per ben due volte con una misteriosa donna avvolta in un tabarro – nonostante il divieto assoluto a che ciò accada imposto dalle autorità svizzere – e la seconda poche ore prima di perdere la vita. È forse lei l’assassina? Impugnava lei la pistola Nagant M1895, un tempo di fabbricazione belga e poi prodotta in Russia, che ha esploso i colpi mortali? Una pistola vecchia di cinquant’anni. E qual era il legame fra i tre morti, cos’avevano in comune? E come mai proprio Novak da un certo momento in poi si era rifiutato di tornare a lavorare nel bosco del Torello non lontano dal paese di Carona senza spiegarne il motivo? Quante domande e quanti dubbi per il delegato Beretta e la partenza improvvisa di Sterlina fra Natale e Capodanno per visitare un’amica vicino al lago di Costanza non lo aiuta certo a pensare con lucidità. Ma con pazienza, intuito, sagacia e un pizzico di fortuna, Beretta e Bernasconi scopriranno l’arcano che si rivelerà molto più complesso di quel che inizialmente immaginavano e persino condito dalla spaventosa apparizione di un fantasma.

Meglio fermarsi qui e lasciare ai lettori il piacere di scoprire, pagina dopo pagina, i risvolti dell’ottima trama gialla di questo libro ricco, come sempre, di precise annotazioni storiche e architettoniche, di personaggi realmente vissuti e di una Lugano ormai in gran parte scomparsa.

Vi lascio con le parole di Ezechiele Beretta, così belle e vere:
Lui amava il suo lago. A volte scuro, con la Porlezzina di levante in agguato, pronta a spazzare a pelo d’acqua ogni cosa. Altre turchese, a chiazze, quando fiorivano le alghe e l’acqua verde rame pareva celasse un tesoro di smeraldi.” (pag. 149). Un lago che non smette mai d’incantare e rasserenare gli animi anche in epoche terribili di guerre assurde.

Francesca

 

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