Luoghi di libri

Giovanna Barbieri – Il sangue dei figli

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Estate dei mondiali dell’82. Sullo sfondo dell’entusiasmo dei tifosi per l’avanzata dell’Italia verso la vittoria, Fiammetta Boretti e Guglielmo Orlandini indagano su omicidi all’apparenza estranei tra loro, fino a scoprire una connessione che risale a eventi molto indietro nel tempo. A ritroso tra i ricordi dei testimoni, arriviamo alle radici della furia omicida, a un’altra Firenze, in cui tra le strade non si festeggiano le vittorie calcistiche, ma si combatte per la libertà.

Nel 1944 si affronta la lotta contro l’oppressore straniero, ma più ancora, quella intestina, tra partigiani e collaborazionisti; tra difensori della libertà e delatori, pronti a denunciare, spiare, opprimere i loro concittadini per la scalata a un potere, figlio del mero egoismo spietato, di cui la vita, però, torna a chiedere conto.

L’Italia della lotta per il diritto alla propria libertà, l’uguaglianza e il rispetto di ognuno, contrapposta al benessere degli anni ’80, in cui, a ben vedere, le discriminazioni hanno cambiato modalità e faccia ma esistono e sono sempre rivolte nelle medesime direzioni.

L’indagine prende vie impensate, incrocia strade che parevano parallele e non lo sono, fino alla soluzione finale, in cui la giustizia fa il suo dovuto e legittimo corso, sporcato dall’amaro retrogusto di una sofferenza che giustizia e risarcimento non troverà mai.

Mimma

 

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Maurizio de Giovanni – Soledad

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Soledad, non può che essere il romanzo della solitudine. Ma, da maestro qual è, Maurizio de Giovanni costruisce una solitudine diversa, che definirei corale, fatta delle solitudini dei singoli, sullo sfondo di una festa che è sempre stata contemporaneamente annuncio di amore e gioia, ma rivelatrice di malinconia.

È il dicembre del 1939 e tutti si muovono per le strade di Napoli, animati dal fervore dei preparativi per la festa di Natale, in un clima di speranza che porta già inesorabilmente con sé la consapevolezza della tragedia nazionale imminente: Ricciardi “non ricordava un’epoca come quella. Sospesa tra la condizione reale e quella che si desiderava o millantava coì bene da crederla vera”.

Nei giorni che precedono la festa, mentre indaga alla ricerca del suo colpevole, il commissario verrà turbato da una rivelazione che lo farà sentire solo contro una minaccia tanto incredibile da sconvolgere per la sua concretezza. E a quel punto, Ricciardi, proprio nella solitudine della sua “ansia strisciante”, si troverà vicino come mai avrebbe pensato, al vicequestore Garzo, fino a quel momento considerato agli antipodi del suo modo di sentire e pensare.

Maione, solo di fronte al crollo delle certezze e del fallimento, che dalla solitudine della delusione e della vergogna trova la forza di essere ciò che lo contraddistingue prima ancora della divisa: un padre. Accanto a lui, a causare e consolare allo stesso tempo il suo dolore, Bambinella: sola di fronte all’emarginazione e al terrore della repressione del “diverso”, ma circondata, sempre, dalla sua “famiglia per scelta”.

Modo, che della solitudine, soprattutto intellettuale e ideologica fa la sua bandiera, scopre invece vicinanza e solidarietà nell’ultimo posto al mondo in cui avrebbe pensato di cercare.

Bianca, vacilla nella sua scelta di solitudine, messa di fronte alla sete di vita e di amore di qualcun altro, che finalmente le permette di vedere la propria fame di felicità vera e non surrogata, al di là della riservatezza imposta dalle consuetudini social e dalla vergogna del marchio a cui è stata condannata da scelte non sue.

Nelide, sola nella sua missione, accompagnata da un’ombra, che chissà fino a quando sarà sufficiente a riempire il vuoto della rinuncia.
Marta, circondata d’amore, inconsapevole di un dono che le regalerà una solitudine che ancora non conosce
del dono che la renderà sola.

E infine, Livia. La sua solitudine è quella che per qualche ragione mi ha toccato di più il cuore: lontana dalla terra in cui riposano i ricordi più belli e più strazianti della sua vita, in cui ha lasciato l’amore e la voglia di vivere, che nemmeno il successo, l’adorazione e i corteggiatori che ha trovato in un altro paese, in cui potrebbe ricominciare a vivere e in cui sarebbe al sicuro dalla guerra e dalle minacce da cui è fuggita, possono cancellare.

L’amore è un’assurdità d’altra parte… In nome dell’amore si commettono le peggiori nefandezze… l’amore, e si sfregia. L’amore e si accoltella. L’amore, e si spara”.

E chissà che cosa sarà di Livia, Luigi Alfredo, Marta e di tutti gli altri in nome dell’amore?

Mimma

 

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Giuseppe Catozzella – Non dirmi che hai paura

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Samia, una bimba somala piena di sogni. I sogni dei bambini hanno la stessa energia e gli stessi colori vividi anche quando sei nato nella parte sfortunata del Mondo. Anche quando c’è la guerra.

La differenza consiste invece nelle possibilità che si hanno per trasformare la potenza in atto, per realizzarli. Questa differenza è fatta di rassegnazione e rinuncia per alcuni, di rischi per rincorrere i sogni per altri, del ‘Viaggio’ per altri ancora. Il ‘Viaggio’ della speranza fino in Europa.

Samia corre veloce ‘spinta dal vento’, è un’atleta, vince molte gare locali e poi con il Comitato Olimpico somalo va a Pechino. Nel frattempo a Mogadisho l’estremismo ha preso il sopravvento, quindi lei corre con il Burka per allenarsi, ma il vento la fa volare comunque veloce al traguardo. Samia ha promesso al suo papà, che nonostante i rischi per gli estremisti la sprona a vivere la sua vita secondo i suoi desideri, che vincerà le Olimpiadi e libererà il Paese dall’oppressione con il proprio esempio. Tuttavia ad un certo punto, dopo molti sacrifici e tentativi, capisce che per mantenere la promessa non può agire dalla Somalia, bensì deve affrontare il ‘Viaggio’.

Un romanzo che dà voce a Samia come fosse scritto di suo pugno, come fosse un diario immantinente, scritto progressivamente immortalando in tutta la loro intensità le sue emozioni, le sue aspettative, la sua forza e il suo coraggio. Perché chi nasce con la guerra, non la teme e non può ‘dire di avere paura, perché altrimenti le cose di cui si ha paura si credono grandi e pensano di poterti vincere’.

Attraverso la sua voce mostra a noi, che non sappiamo cosa significhi sentirsi ‘un animale’, ‘un clandestino’ perché vieni trattato da tale finché non ti immedesimi nel ruolo, la cruda verità del ‘Viaggio’ gestito dai trafficanti di esseri umani. Un viaggio fatto di sofferenza, violenza, inganni e truffe, di cui si conosce l’inizio, ma non si conosce la durata, il momento di partenza, l’arrivo e soprattutto in cui non si ha la certezza di arrivare vivi. Ma la vita che si lascia è a tal punto inaccettabile che ci si focalizza unicamente sul pensiero che l’importante è ‘non essere mandato indietro’.

Questo romanzo potentemente emotivo dovrebbe essere letto da ognuno di noi, per sapere, perché ignorare in questo caso puzza di crimine, crimine contro l’umanità.

Patrizia

 

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Alessandro Berselli – Gli eversivi

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Che meraviglia quando trovi libri che ti tengono incollati alla storia, dove i personaggi ti coinvolgono e tu non vedi l’ora di girare la pagina per saperne il destino.

Unico neo: arrivi alla fine e ti senti orfano e speri che ci sia ad aspettarti un nuovo capitolo, una nuova indagine, ma ti rendi conto che devi aspettare.

Così messaggi all’amico autore e gli metti un po’ di pressione, o almeno ci provi.

Il libro di Alessandro Berselli è una ventata di aria fresca per chi ama il genere. Un’agenzia investigativa tutta al femminile, e tenere testa a tante donne in una storia non deve essere stato facile nemmeno nella fantasia, perché sappiamo che le donne riescono a essere dure, gentili, sensuali, brutali, testone, tutto allo stesso tempo.

La quarta di copertina dice già tutto sulla trama e questo è un libro che bisogna leggere per poterne parlare senza spoiler.

Ginevra, protagonista e titolare dell’agenzia, indaga con le sue ragazze ad un caso difficile: un padre che vuole proteggere la figlia che frequenta un controverso gruppo di estrema destra.

Ci sarà di mezzo la politica, il gruppo, ma anche dei morti, e soprattutto l’indiscussa regina di questa storia: Bologna.
Bologna come la si respira e come vive quotidianamente, le sue strade, la sua allegria, ma anche i vicoli più nascosti e più intimi, il suo drammatico passato e la sua storia.

Anche questa volta l’autore riesce a mescolare l’oggi con la storia, i personaggi con la sua città, l’aspetto politico (e non è un libro di politica) con i demoni del passato.

Gran bel viaggio, e visto che il finale lascia spazio a una nuova indagine per il gruppo investigativo, io mi siedo paziente e aspetto.

Simona

 

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Riccardo Landini – La strana morte di Alessandro Cellini

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Astore Rossi, restauratore di mobili e arredi di pregio, detective improvvisato e uomo destinato a passare non pochi guai, nasce dalla penna indiavolata di Riccardo Landini il quale da tempo ci racconta le sue incredibili avventure.

Ma ecco un veloce ritratto del Nostro:
Figlio di un medico di modesta levatura, svogliato studente di medicina al secondo anno, fidanzato con una dolce biondina cui avevo promesso eterno amore, mi ero ritrovato don la fama di spacciatore a imparare il mestiere del restauratore, abbandonato da tutti quelli che, sino a pochi mesi prima, rappresentavano il mio mondo.” (pag. 40)

E ora, alcuni anni e avventure dopo, Astore sta cercando di metabolizzare la morte dell’amico carissimo Oscar Bordoni mentre vorrebbe recuperare il rapporto con l’amata Anthea e il piccolo Jacopo, figlio di entrambi. Una difficile storia d’amore la loro: lui in Italia, lei a Zurigo, Svizzera, per lavoro. Molte telefonate che terminano con furibondi litigi e la speranza, siamo sotto Natale, di potersi rivedere nel paese di Garbano dove abita la madre di Anthea, trascorrere qualche giorno insieme e fare progetti – finalmente – per il futuro. Ma un nuovo incidente di percorso colpisce Astore. Qualcuno lo minaccia per iscritto e di persona senza che lui riesca a capire di chi si tratta. Potrebbe essere una delle perfide sorelle Spada? Eppure a lui risulta che siano entrambe morte nell’incendio di Villa Ruggeri. E se così non fosse? Finché un giorno gli capita di leggere sul quotidiano locale della morte di Alessandro Cellini, suo ex compagno di università, quello per il quale Astore aveva accettato di finire in galera assumendosi una colpa che non aveva. Un omicidio per il quale il commissario Grandi lo sospetta nonostante Astore abbia modo di dimostrargli che non c’entra. E intanto, un po’ con l’aiuto dell’amico ciabattino e vicino di casa Remo, un po’ da solo, cerca di sbrogliare la matassa preoccupato che il suo persecutore – o persecutrice – finisca per prendersela con Anthea e Jacopo appena approderanno in Italia, al solo scopo di infliggergli sofferenza. Ma per quanto Astore tenti di capire il legame esistente fra la morte di Cellini e il misterioso individuo o misteriosa creatura che lo vuole morto, costui/costei sembra sempre essere un passo avanti a lui, pronto a ingaggiarlo in un gioco perverso di inganni e falsi indizi. Così, ancora una volta, Astore rischierà la vita e non da solo, come scopriranno i lettori.

Landini è un ottimo costruttore di storie capaci di tenere incollati alla pagina i suoi lettori, non solo per gli eventi burrascosi dei suoi protagonisti, ma per i molti riferimenti letterari che arricchiscono la vicenda rendendola di lettura estremamente piacevole e anche, perché no, divertente.

Francesca

 

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