Annamaria Blogna – Quel che passa il convento

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Nel descrivere l’atmosfera, le vicende dei personaggi, il loro rapporto con sé stessi e con la loro realtà Quel che passa il convento condivide diverse caratteristiche con i testi che sapientemente De André sapeva accompagnare con la sua chitarra.

Ritengo che Quel che passa il convento avrebbe potuto essere un inedito del disco In direzione ostinata e contraria.

Nel racconto emerge l’amore per una terra e per la sua storia, una storia che troppo spesso si rischia di trascurare per seguire interessi e speculazioni.

Dora, la protagonista del racconto, ha saputo seguire la sua strada di giornalista, costruendo giorno per giorno la sua prospettiva. Questo è un carattere comune a tutti i personaggi che seguono un percorso di formazione caratterizzato da diverse (e inaspettate) sfaccettature.

Nel libro sono sapientemente dosate le storie dei singoli personaggi che si intrecciano col racconto della vicenda riguardante il futuro del Convento di Santa Brigida.

Quelli che potrebbero sembrare dei “vinti verghiani” si rivelano essere, alla fine, vincitori. Il racconto, uscendo dallo schema che ci si potrebbe aspettare, dona al lettore un epilogo inatteso.

Nelle ultime pagine, con una nota di originalità, vengono presentate le ricette dei dolci citati nel racconto.

Ma la ricetta che più colpisce, tra quelle contenute nel libro, riguarda la modalità con cui poter affrontare gli ostacoli della vita: “Se senti di agire giustamente, anche se le persone a cui tieni di più ti remano contro, non puoi che interpretare certi avvenimenti come un segno divino”.

 

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Federico Leva / Christian Pastore – La revisione

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Un ritocco qui, una limata lì, come dice lei con faciloneria, non basteranno affatto. La revisione è importante, e altrettanto importante è la revisione della revisione, così come la revisione della revisione della revisione, e poi la revisione della revisione della revisione della revisione, e così di seguito. Non sono permesse concessioni, non ci si può fermare, non ci si deve mai sentire appagati e credere di avere completato il lavoro, perché alla fine si giunge solo per esaurimento. Tutto conta, o meglio tutto può contare, anche i dettagli apparentemente più insignificanti”.

Tra un ritocco e l’altro la “revisione” diventa un rimaneggiamento totale, il sovvertimento vero e proprio dell’opera originale dell’autore, passando attraverso una serie di rivoluzioni stilistiche e concettuali, fino ad arrivare addirittura al cambio del titolo del romanzo. Tutto avviene attraverso un susseguirsi di mail con scambi di idee, filosofie letterarie e di vita, umiliazioni ricorrenti dell’autore di cui il revisore passa al setaccio non solo l’opera e le abilità di scrittura, ma anche la vita e la psiche.

Come spesso accade ai lettori “seriali”, ho cercato di dare un’etichetta a questo romanzo, ma ho avuto qualche difficoltà. E’ indubbiamente un romanzo epistolare, ma è anche una sorta di giallo, in cui il “delitto“ ci viene presentato sin dall’inizio e se ne scoprono i retroscena solo andando avanti nella corrispondenza paradossale tra i due protagonisti. Entrambi i generi non sono mai stati la mia passione; a ciò devo aggiungere che dallo sviluppo di questa storia sono stata realmente spiazzata.

Se dovessi trovare un aggettivo per definire il susseguirsi delle mail che i due protagonisti si scambiano, sarebbe certamente “surreale”: mano a mano che si va avanti nella conversazione i dialoghi si fanno sempre più simili a deliri, mentre l’aspirante scrittore entra nel vortice della “revisione” della sua opera e le richieste del revisore diventano ogni volta più pressanti, a tratti paradossali e sempre più slegate dalla mera revisione del testo.

A completare il quadro, intorno ai protagonisti si muovono una serie di personaggi che paiono inizialmente marginali, ma che con la loro “limitatezza” o con il loro essere completamente fuori dagli schemi, sono fondamentali attori della macchinazione che si spinge ben al di là dell’editing. Spesso viene da chiedersi se questo sedicente genio della letteratura e le sue opere esistano davvero; la sua personalità complessa a volte diventa talmente speculare a quella dell’aspirante scrittore da avermi perfino indotta a pensare che a scrivere fosse la stessa persona, scissa in un vero e proprio delirio.

Una lettura sicuramente originale, con una parte finale che diventa indubbiamente avvincente e lo spunto insolito del romanzo nel romanzo, ma con una fase centrale di stallo in cui ho faticato un po’ a non perdere il filo tra le elucubrazioni dell’uno e dell’altro, con nessi logici a tratti di difficile comprensione (e confesso di non averli sempre capiti tutti…).

 

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Maria Valentina Luccioli – O forse no

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Un romanzo di donne ma non per sole donne questo “O forse no”, opera prima della toscana Maria Valentina Luccioli, romanzo che ci trasporta lungo ottant’anni e più di vita italiana, dal 1920 ai giorni nostri, facendoci viaggiare tra la Toscana e il Piemonte.

Nel passato troviamo Maria e la cugina Liviana, nel presente ci sono Viviana e l’amica Silvia. Donne diverse tra loro per indole, gusti, comportamenti e stile di vita. Maria è di origini modeste e ha una grande passione per la lettura. Liviana è nobile, innamorata del maestro di musica Arturo, e sceglie un matrimonio di facciata con un uomo che non ama per poter vivere a Torino, vicino al suo vero amore.

Lei, a differenza di Liviana, non aveva alle spalle una famiglia aristocratica o borghese ma possedeva la sua casa, la terra che lavoravano, il piccolo capannone adibito a falegnameria ed una casina sulla montagna, ereditata dalla nonna.

Viviana è una madre single che svolge un lavoro che non le piace e Silvia è la sua amica bizzarra, particolare, che vorrebbe una vita diversa. “Silvia ed io siamo amiche dalla quarta superiore, sappiamo tutto l’una dell’altra con la differenza che lei ha più memoria di me e riesce a trovare sempre qualche particolare, spesso a mio sfavore, che io avevo rimosso.

Il romanzo è diviso in due parti, il passato e il presente, che sembrano slegate ma non lo sono. Nel passato la scansione dei capitoli si alterna in Prima e Dopo, penetrando sempre più in profondità nella vicenda narrata, nelle vite di Maria e Liviana. Nel presente è invece l’io narrante di Viviana a trascinarci con sé, nelle sue emozioni, nel suo vivere. “O forse no” è un bel romanzo di sentimenti, non solo d’amore ma di amori, affetti, sensazioni disegnati dalla bella penna di una nuova narratrice italiana che di certo ci regalerà, in futuro, qualche nuova emozionante storia.

 

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Massimo Tallone – Poliantea

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“Un giorno sarai grande abbastanza da ricominciare a leggere le favole.” (C. S. Lewis)

In questa favola, cito la bellissima prefazione di Gabriella Bordaro, sono racchiusi tutti gli ingredienti della lettura: il lessico, le parole scritte che si differenziano da quelle dette a voce e infine, non meno importante, un vocabolario della nostra lingua.

La lettura di “Poliantea” porta il lettore in un viaggio tra le parole appunto, che diventano reali: oggetti, soggetti concreti che interagiscono tra loro e partecipano attivamente per aiutare il coraggioso protagonista nella difficile impresa di curare e far “rinascere” una parola che sta per essere dimenticata, per salvarla dal triste destino della morte.

Inutile negarlo: ognuno di noi, dentro di sé, conserva un lato bambino. In alcuni è più marcato che in altri, ma ogni lettura che scegliamo ci aiuta a crescere nel cuore. E questa tenerissima favola saprà stupire il lettore adulto e incuriosire il piccolo che si troverà a galoppare con l’impavido principe tra le pagine di un dizionario animato!

Lettura consigliata per genitori, docenti di scuola elementare e soprattutto per piccoli occhietti, curiosi di scoprire la magia che solo un libro sa regalare!

Massimo Tallone, che mastica noir fin dai suoi primi vagiti, è un autore poliedrico ed è un vero Maestro delle parole.

Questa sua favola vinse il Premio Nazionale “Una favola al castello” nel 1987 ed ora è pubblicata dalle Edizioni Piccolo Carro, con la speranza che venga diffusa nelle case di grandi, piccini e in tante biblioteche scolastiche e non, perché le parole possono essere uno strumento di gioco educativo e divertente: lo scoprirete solo leggendo!

 

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Annamaria Blogna – Quel che passa il convento

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Un nuovo viaggio, in una Sicilia che amo dal profondo del cuore. Una Sicilia fatta di profumi, di salsedine, di rumore del mare, di cieli azzurri diversi da quelli delle altre parti del mondo.

Un percorso, dove è possibile tra le righe imparare a conoscere la scrittrice: mamma e moglie quando parla del focolare domestico, dove la cucina è il centro dell’amore di un nucleo famigliare, professoressa quando ci fa riflettere sui silenzi o sulle troppe parole dei ragazzi per riempire vuoti e colmare silenzi di genitori assenti o troppo impegnati a pensare a loro stessi, donna del Sud, perché nonostante gli anni trascorsi al Nord, il “male” della camorra, della mafia, delle speculazioni edilizie, sono problemi che le stanno a cuore e l’attenzione per le tradizioni le scorre nelle vene.

Saranno proprio i folclori della storia a farci rivivere il Convento di Santa Brigida, quello che qualcuno vuole cancellare ma che le Suore vogliono far rimanere vivo: con i suoi pizzi per i corredi e per i suoi dolci preparati per le famiglie più in vista del paese. Dora e Suor Caterina, due dei personaggi, saranno il fulcro della situazione, con loro percorreremo la salita di tornati verso il paese di Acquafredda, conosceremo le consuetudini della Sicilia e cucineremo all’interno del Convento dolci prelibati, ma conosceremo la grinta e la testardaggine delle donne.

La scrittura asciutta e determinata di Annamaria Blogna, vi farà amare questa terra per i suoi pregi e odiarla per i suoi difetti. Un percorso che ho avuto il piacere di assaporare fin dalle prime bozze, e che mi emoziona guardare finito e confezionato.

Spero che “Quel che passa il convento” possa percorrere tante strade, possa essere letto da tanti occhi che lo apprezzino e cuori che sappiano amarlo. Ovviamente al fondo tanti piccoli spunti per addolcire le vostre giornate più buie.

 

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