Cristina Converso – L’uomo della radura

Vai alla scheda del libro

C’è chi sostiene che un romanzo, per essere definito bello, leggibile, interessante debba essere lungo almeno duecento, trecento pagine o più, altrimenti non vale neppure la pena di iniziarne la lettura. Ebbene, sono convinta del contrario perché anche in un romanzo breve (o racconto lungo, che dir si voglia) di sole settantanove pagine, si può provare emozione. Ed è quello che mi è capitato con “L’uomo della radura” di Cristina Converso, definito dall’editore stesso “una FIASCHETTA, un formato snello pensato per racconti da leggere in un sorso, è un VERMOUTH, una storia forte, gialla e noir, è un NOVELLO, un testo inedito e contemporaneo”.

Sandra fa la capotreno tra Torino e la Valle di Susa. Evita di guardare la sua “immagine riflessa nei vetri” perché dice: “Non mi piace quell’ammasso ricciuto che mi tiene il cappello sollevato come quello dei clown, odio il mio ingombrante seno, che la giubba d’ordinanza fa balzare all’insù, all’attacco”.

Elisa è una giovane studentessa che Sandra vede sovente e ha notato tra altre decine di studenti. “Eccola lì. Un tantino in ritardo, come sempre. Ultima di un allungato torrentello di adolescenti reduci della mattinata da liceali. Il giubbotto aperto, l’imbottitura pizzicata sotto lo spallaccio dello zaino, richiuso con maldestra attenzione.

Una fermata forzata del treno è l’occasione che fa incontrare in maniera ravvicinata Sandra ed Elisa, due anime simili che si trovano e superano la barriera dell’imbarazzo e dello scarto generazionale grazie a un racconto di vita che ha tutti i sapori del thriller e del mistero.

L’uomo della radura, Vincenzo, è quello con cui ha vissuto Sandra per anni, che l’ha allevata e che “conosceva alla perfezione le montagne, tutte le montagne […] Lui era la sicurezza. Il lago la libertà. Il frassino la profondità.

Ma cosa si nasconde nel passato di quest’uomo? Un crimine, un sacrificio o nulla di tutto ciò? A voi scoprirlo.

 

Ti interessa acquistare questo titolo? Vai allo store!

Amazon

Feltrinelli

IBS

Mondadori Store



Verifica la disponibilità in biblioteca (SBN – Servizio Bibliotecario Nazionale)

Visualizza la mappa delle biblioteche (Anagrafe Biblioteche Italiane)

Maria Valentina Luccioli – O forse no

Vai alla scheda del libro

Un romanzo di donne ma non per sole donne questo “O forse no”, opera prima della toscana Maria Valentina Luccioli, romanzo che ci trasporta lungo ottant’anni e più di vita italiana, dal 1920 ai giorni nostri, facendoci viaggiare tra la Toscana e il Piemonte.

Nel passato troviamo Maria e la cugina Liviana, nel presente ci sono Viviana e l’amica Silvia. Donne diverse tra loro per indole, gusti, comportamenti e stile di vita. Maria è di origini modeste e ha una grande passione per la lettura. Liviana è nobile, innamorata del maestro di musica Arturo, e sceglie un matrimonio di facciata con un uomo che non ama per poter vivere a Torino, vicino al suo vero amore.

Lei, a differenza di Liviana, non aveva alle spalle una famiglia aristocratica o borghese ma possedeva la sua casa, la terra che lavoravano, il piccolo capannone adibito a falegnameria ed una casina sulla montagna, ereditata dalla nonna.

Viviana è una madre single che svolge un lavoro che non le piace e Silvia è la sua amica bizzarra, particolare, che vorrebbe una vita diversa. “Silvia ed io siamo amiche dalla quarta superiore, sappiamo tutto l’una dell’altra con la differenza che lei ha più memoria di me e riesce a trovare sempre qualche particolare, spesso a mio sfavore, che io avevo rimosso.

Il romanzo è diviso in due parti, il passato e il presente, che sembrano slegate ma non lo sono. Nel passato la scansione dei capitoli si alterna in Prima e Dopo, penetrando sempre più in profondità nella vicenda narrata, nelle vite di Maria e Liviana. Nel presente è invece l’io narrante di Viviana a trascinarci con sé, nelle sue emozioni, nel suo vivere. “O forse no” è un bel romanzo di sentimenti, non solo d’amore ma di amori, affetti, sensazioni disegnati dalla bella penna di una nuova narratrice italiana che di certo ci regalerà, in futuro, qualche nuova emozionante storia.

 

Ti interessa acquistare questo titolo? Vai allo store!

Amazon

Feltrinelli

IBS

Mondadori Store


Robin


Verifica la disponibilità in biblioteca (SBN – Servizio Bibliotecario Nazionale)

Visualizza la mappa delle biblioteche (Anagrafe Biblioteche Italiane)

Cristina Caboni – La stanza della tessitrice

Vai alla scheda del libro

Camilla è una stilista che lavora a Bellagio e si occupa di ridare nuova veste e vita ad abiti usati, realizzati con tessuti preziosi. Un giorno Marianne, la madre adottiva, le chiede di ritrovare la sorella Adele e di scoprire che legame la legasse a Maribelle, la cosiddetta “tessitrice dei sogni”, che cuciva nei vestiti sacchetti contenenti i desideri delle donne che li avrebbero indossati.

Era una stilista vissuta in Francia nel periodo della seconda guerra mondiale. Di lei si sa veramente poco. La sua esistenza si perde nella leggenda. Qualcuno afferma che abbia lasciato la Francia e si sia trasferita negli Stati Uniti, altri insistono nel sostenere che sia morta a Parigi. Il suo atelier, secondo le voci che circolano sul suo conto, fu distrutto da un incendio. La verità è che non esistono prove, né notizie di lei successive a quel periodo. Maribelle scomparve dalla scena durante la seconda guerra mondiale.

Anche Camilla ha imparato a cucire nei vestiti i cosiddetti scapolari, “sacchetti di stoffa che non dovevano mai essere aperti e custodivano al loro interno l’essenza di chi li avrebbe portati, cuciti nei propri vestiti. Proteggevano dai nemici e dai pensieri cattivi, rafforzavano la volontà, aiutavano ad avere fiducia in sé stessi. Attiravano la grazia del Signore e degli angeli. Erano composti da due pagine di stoffa, piccoli e preziosi. Contenevano i brebus, parole di grande forza che appartenevano alle tradizioni di quella terra antica. Spighe di lavanda, fiori di elicriso, grani di frumento, orzo, doni della terra. E preghiere scritte in una grafia sottilissima.

E sono proprio i tessuti a legare il tutto, a partire dai titoli dei singoli capitoli del romanzo, che iniziano ciascuno con la descrizione di un tessuto diverso: cotone, crespo, feltro, alpaca, lino e così via, fino alla fine. Il tessuto, reale o metaforico, è il filo conduttore. Tessuto composto da un insieme di fili diversi, come le storie delle protagoniste di questo romanzo, che si intrecciano a formare legami, sciolti e riannodati.

Cristina Caboni ci invita a seguire i fili di questo romanzo di sentimenti tessuto con abili mani, che non scade mai nel melenso e che nasconde un pizzico di mistero nelle figure di Maribelle e di Caterina, donne del passato di Marianne e di Camilla. E degli altri personaggi, Rosa, Daniela, Marco, che fanno parte di quello stesso tessuto.

Marianne mi ha presa con sé e si è occupata della mia istruzione. Questo lo sai. Ed è grazie a lei che sono venuta a conoscenza del mistero di Maribelle. Per questo adesso devo aiutarla: è come un filo che si riannoda. Come se fosse stata Caterina a tessere una tela molti anni prima. E i fili che lei aveva teso, il destino li ha riannodati, porgendone prima un capo a Marianne e adesso l’altro a me.

 

Ti interessa acquistare questo titolo? Vai allo store!

Amazon

Feltrinelli

IBS

Mondadori Store



Verifica la disponibilità in biblioteca (SBN – Servizio Bibliotecario Nazionale)

Visualizza la mappa delle biblioteche (Anagrafe Biblioteche Italiane)

Daniela Schembri Volpe – E’ Natale per tutti

Vai alla scheda del libro

Chi si ricorda della serie di gialli per ragazzi pubblicati dalla Mondadori tra il 1970 e il 1984? Ebbene, loro non sono tornati ma c’è chi sta facendo provare un po’ di nostalgia a noi adulti inventando storie gialle per i più giovani. Tra questi scrittori c’è Daniela Schembri Volpe, conosciuta soprattutto per le sue pubblicazioni su Torino, dove ha risvoltato come un calzino la città dei due fiumi raccontando aneddoti, curiosità, itinerari interessanti per turisti e non solo. È Natale per tutti è un “frillino” fresco fresco, non solo perché è ambientato in inverno ma perché è proprio fresco di stampa (uscito a fine ottobre 2019).

Con questo romanzo Daniela ci racconta una storia che ha sempre Torino come scenario, dove alcuni ragazzini, alla vigilia di Natale, si scoprono investigatori in erba per ritrovare il cane Ginko. Manuel, il protagonista, insieme alla sua amica Bea e ai membri del “Komitaten” si mettono alla ricerca di tutte le tracce possibili per riportare alla nonna di Manuel il cane scomparso. Impresa non da poco per un manipolo di ragazzini, soprattutto perché l’impresa deve riuscire entro il 25 dicembre e mancano davvero pochi giorni al Natale.

Amicizia, avventura, ironia e bella scrittura sono gli ingredienti che fanno di questo nuovo “frillino” una buona prova d’autore e un libro consigliato a giovani lettori. E non solo…

 

Ti interessa acquistare questo titolo? Vai allo store!

Amazon

Feltrinelli

IBS

Mondadori Store


Fratelli Frilli Editori


Verifica la disponibilità in biblioteca (SBN – Servizio Bibliotecario Nazionale)

Visualizza la mappa delle biblioteche (Anagrafe Biblioteche Italiane)

Viola Ardone – Il treno dei bambini

Vai alla scheda del libro

Ma che me ne faccio io della speranza? Io la speranza la tengo già nel cognome, perché faccio Speranza pure io, come mia mamma Antonietta. Di nome invece faccio Amerigo. Il nome me l’ha dato mio padre. Io non l’ho mai conosciuto e, ogni volta che chiedo, mia mamma alza gli occhi al cielo come quando viene a piovere e lei non ha fatto in tempo a entrare i panni stesi. Dice che è proprio un grand’uomo. È partito per l’America per fare fortuna.

È il 1946 e Amerigo Speranza vive nella Napoli post bellica, povera, disperata, dove gran parte delle persone è composta da analfabeti.

Io pure sono ignorante, anche se dentro al vicolo mi chiamano Nobèl perché so un sacco di cose, nonostante che a scuola non ci sono piú voluto andare. Imparo in mezzo alla via: vado girando, sento le storie, mi faccio i fatti degli altri. Nessuno nasce imparato.

Amerigo conta le scarpe e le valuta con delle stelle, a seconda del loro grado di usura. Vive in un basso di Napoli, con la mamma che non sa né leggere né scrivere. Attorno ad Amerigo e alla mamma troviamo l’amico Tommasino, la Zandragliona e la Pachiochia, Capa ‘e Fierro, Maddalena, che è una sorta di coordinatrice delle partenze, quelle del treno dei bambini, il treno dei bambini del Mezzogiorno che il Settentrione aspetta per dare una mano a crescere lontano da quella povertà. Ed è proprio al nord, in Emilia, che Amerigo conosce Derna, la madre adottiva, amica dei contadini Rosa e Alcide, genitori di Rivo, Luzio e Nario (nomi scelti non a caso…), che lo accolgono e gli offrono, oltre al cibo, anche il loro affetto.

Viola Ardone ci cattura con un racconto coinvolgente, commovente e malinconico che parte con le parole di un bimbo e termina con quelle di un uomo. Una bella scrittura che ti prende per mano, dalla prima fino all’ultima frase, che ti fa sorridere ed emozionare, raccontando una parte di storia italiana.

 

Ti interessa acquistare questo titolo? Vai allo store!

Amazon

Feltrinelli

IBS

Mondadori Store



Verifica la disponibilità in biblioteca (SBN – Servizio Bibliotecario Nazionale)

Visualizza la mappa delle biblioteche (Anagrafe Biblioteche Italiane)