Antonio Lanzetta – Le colpe della notte

Vai alla scheda del libro

Cristian è un ragazzo particolare, sensibile, che cerca rifugio in una chat dove si identifica con un avatar e che cerca sicurezza e conferme nei numeri.

Krys era il suo avatar. Gli piaceva sentirsi chiamare in quel modo, anche sulla chat vocale del software TeamSpeak. Lo faceva sentire forte, sicuro di sé. Lui era un mago, uno che usava la testa e controllava gli elementi in battaglia, e non un grasso sfigato di diciassette anni con l’acne e la miopia.

Cristian è anche il figlio del commissario Scalea. Una sera, dopo l’ennesimo litigio con il padre durante la cena, scappa di casa e rientra a notte fonda. Invece di una ramanzina per la fuga si ritrova davanti i cadaveri dei genitori. Il delitto viene archiviato come caso di omicidio-suicidio e Cristian viene ospitato nella casa famiglia di Flavio dove condivide l’esistenza con una bambina (Ramona), una ragazza che non vuole mai
uscire (Roberta) e con il cane Jack.

Era così che si chiamava. Jack. Il cane più brutto che avesse mai visto. Non si stancava mai di ripeterselo. Tanto grosso quanto brutto. Sembrava un incrocio tra un rottweiler e un cerbero, con un orecchio mancante e il muso deformato da vecchie cicatrici.

Questa è l’opinione di Damiano Valente, lo scrittore che i fan di Lanzetta già conoscono con il soprannome di sciacallo, uno scrittore specializzato nel ricostruire i casi di cronaca nera nelle pagine dei suoi libri e le ferite di cui il suo corpo è pieno lo fanno soffrire non solo nel fisico ma anche nell’animo.

Nel romanzo si intrecciano tre casi: quello dell’apparente omicidio-suicidio dei genitori di Cristian, l’esplosione di un palazzo a Firenze e i delitti dell’uomo del salice, in particolare la scomparsa di una bambina mai ritrovata.

«La notte tra il ventisei e il ventisette ottobre del 1995 ci fu un’esplosione a Firenze.» Damiano mosse le dita dei piedi dentro le scarpe. Tutto ciò cui riusciva a pensare era la radice contorta di un albero strappato dal terreno. «Una fuga di gas, dissero. Il palazzo fu sventrato e i vigili del fuoco estrassero dalle macerie cinque corpi. Due adulti e tre bambini. Un’intera famiglia distrutta da una bombola di merda… per fortuna che a quell’ora lo stabile era quasi vuoto. Una palazzina importante, nel cuore di Firenze. C’erano studi di professionisti, altrimenti sarebbe stata una strage.»

Grandi segreti e il male che sovrasta tutto perché, come sostiene Flavio, “Il male tocca le persone senza una vera ragione, Cristian. Le mette alla prova per vedere fino a dove possono spingersi”.

Con Le colpe della notte ci immergiamo in un buon thriller, consigliato agli amanti del genere. Questo romanzo chiude la trilogia dell’uomo del salice e l’autore riesce a farci amare i suoi protagonisti nelle loro forze e nelle loro debolezze, a partire dal giovane Cristian e passando attraverso i suoi amici writers, a Ramona e Roberta, a Flavio e al cane Jack, allo sciacallo, al commissario De Vivo e, non da ultimo, al vecchio carabiniere Girolamo, amante dei gatti e che ha una stanza tappezzata di articoli di giornali sugli omicidi dell’uomo del salice.

Un romanzo che viaggia sul filo di ricordi che non vogliono essere dimenticati ma che ritornano per dare voce a una tragica verità.

 

Ti interessa acquistare questo titolo? Vai allo store!

Amazon

Feltrinelli

IBS

Mondadori Store


Verifica la disponibilità in biblioteca (SBN – Servizio Bibliotecario Nazionale)

Visualizza la mappa delle biblioteche (Anagrafe Biblioteche Italiane)

Sergio Ramazzotti – Su questa pietra

Vai alla scheda del libro

Ci ho messo cinque minuti a scegliere questa storia e cinque anni per trovare la forza di scriverla, e in tutto questo tempo mi sono chiesto perché, all’epoca, fu proprio questa la storia che decisi di raccontare. Non sono certo di essermi risposto fino in fondo.

Il viaggiare ha diverse sfumature e in questo romanzo ne troviamo due: una, quella del viaggio che va da un punto A (Napoli) a un punto B (Basilea). L’altra, quella del viaggio che va da un punto A (la vita) a un punto infinito (l’eternità post mortem).

Sergio Ramazzotti, reporter, fotografo e scrittore, ci racconta questo percorso, dalla sua partenza alla soglia dell’eternità. Non c’è nulla di metafisico, di fantastico o irreale nel romanzo. Tutto rientra nella dimensione umana, tragica, dannatamente reale di qualcosa che metta fine a una sofferenza senza soluzione o, meglio, che abbia come unica soluzione possibile quella del suicidio.

Con i colleghi della mia agenzia di fotogiornalismo avevamo stabilito di affrontare il tema del diritto alla salute, a partire dall’articolo 25 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, secondo il quale “ogni individuo ha il diritto a un tenore di vita adeguato a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, incluse (…) le cure mediche, e il diritto alla sicurezza in caso di (…) malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia e in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà”.

In redazione vengono individuati 16 casi emblematici, in diversi paesi, di chi si mette in viaggio per la salute. Tra questi ci sono coloro che si recano in Svizzera per ottenere il suicidio assistito, la cosiddetta luce verde che ottiene solo un quinto degli oltre mille individui che ne fanno richiesta ogni anno.

Sergio Ramazzotti alterna al racconto di questo particolare viaggio, scandito in ore e minuti verso il countdown finale, frammenti della sua esperienza come reporter in cerca di chi sta soffrendo o morendo e questo raccontare diventa occasione di riflessione sulla morte, vista anche nella sua negazione o nella sua esaltazione. Può piacere o meno e questa è una opinione soggettiva. Si può anche nascondere la testa sotto la sabbia, e pure questa è una scelta soggettiva. Quello che è certo è che non è un romanzo da leggere se non si vuole riflettere sulla sofferenza, sulla morte. E neppure se si vuole soddisfare una ricerca di morbosità.

È un romanzo scomodo, duro, che non ha un lieto fine. O che, all’opposto, il lieto fine ce l’ha.
Dipende dai punti di vista.

 

Ti interessa acquistare questo titolo? Vai allo store!

Amazon

Feltrinelli

IBS

Mondadori Store



Verifica la disponibilità in biblioteca (SBN – Servizio Bibliotecario Nazionale)

Visualizza la mappa delle biblioteche (Anagrafe Biblioteche Italiane)

Petros Markaris – Ultime della notte

Vai alla scheda del libro

Ogni mattina, alle nove, ci guardiamo. Lui sta in piedi, davanti alla mia scrivania, con lo sguardo fisso su di me, non esattamente all’altezza degli occhi, un po’ più in alto, più o meno alla base della fronte e le ciglia. “Sono un povero stronzo,” mi dice.

Inizia così la prima avventura della serie che vede protagonista il commissario Kostas Charitos, nato dalla fantasia dello scrittore greco Petros Markaris. Charitos è un personaggio che mi è risultato antipatico nelle prime righe e anche la scrittura di Markaris ha fatto attrito con la mia voglia di lettura. Poi, come quando ci si avvicina alle coste della Grecia, si sbarca e si resta affascinati da quella nazione fantastica, toccata purtroppo con violenza dalla crisi economica, anche Markaris e il suo Charitos mi hanno catturata.

Il commissario è un uomo che porta avanti un matrimonio fatto di litigi continui con la moglie Adriana, tanto che sembra di entrare, per certi aspetti, nelle atmosfere del film “La guerra dei Roses”. Una moglie disoccupata alla quale Kostas dà trentamila dracme a settimana, nonostante le lamentele della donna che spenderebbe molto di più, che lo ha costretto controvoglia a munirsi di un bancomat e che trascorre gran parte del tempo davanti alla televisione, criticando la passione del marito per i dizionari. Sì, avete letto bene: dizionari. Perché Kostas non legge romanzi e neppure saggi, no. Il suo modo di rilassarsi, di estraniarsi ma anche di trovare ispirazione per le sue indagini è quello di cercare parole nei vocabolari. Parole che si insinuano nel suo cervello non a caso.

“Non ti sei ancora stancato di leggere da vent’anni sempre la stessa storia? Io la saprei già a memoria, e a quest’ora mi sarei rimbecillita!”
“Che vuoi che faccia, cretina, sentiamo… Che me ne stia a guardare quel deficiente di poliziotto che sbatterei a contare pallottole al deposito, se dipendesse da me?”

Ma il romanzo non è tutto, solo uno scambio di battute pesanti simili a queste, che si trovano proprio nelle pagine iniziali, vale la pena di non fermarsi lì. Sarebbe come osservare una scatola e non aprirla, ritenendola poco gradevole, perdendosi invece quanto di interessante c’è al suo interno.

La vicenda narrata è tipica di un noir, nell’accezione francese del termine che identifica il romanzo poliziesco: un omicidio di una giovane coppia di albanesi che, a prima vista, appare come un semplice delitto passionale. È la morte di una nota giornalista, uccisa negli studi televisivi proprio mentre stava per annunciare in diretta televisiva un clamoroso scoop, a illuminare il primo omicidio con un’altra luce. Il nostro Charitos si trova a condurre le indagini incalzato dalla pressione dei media e del suo capo, ansioso di veder risolto il caso per mettere a tacere gli attacchi della stampa. Tutto qui. E allora, cosa c’è di così interessante? C’è un linguaggio vivace e asciutto, dei personaggi (Charitos in testa) interessanti e non banali, una città che non è la classica metropoli americana, la Parigi o le altre città dei noir francesi ma è l’Atene che ho visitato proprio negli anni in cui nasceva questo romanzo. Ed è anche l’occasione per conoscere (o ritrovare) la cultura gastronomica dell’Ellade, senza abuso, beninteso, perché si tratta solo di siparietti che creano pause rilassanti all’apparenza ma, in realtà, non fanno che aumentare la curiosità sullo svolgimento degli eventi.

Che dire di più? Per ora nient’altro ma senza dubbio cercherò di nuovo Kostas Charitos e la sua Grecia nella penna di Markaris.

 

Ti interessa acquistare questo titolo? Vai allo store!

Amazon

Feltrinelli

IBS

Mondadori Store



Verifica la disponibilità in biblioteca (SBN – Servizio Bibliotecario Nazionale)

Visualizza la mappa delle biblioteche (Anagrafe Biblioteche Italiane)