Daniela Schembri Volpe – E’ Natale per tutti

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Chi si ricorda della serie di gialli per ragazzi pubblicati dalla Mondadori tra il 1970 e il 1984? Ebbene, loro non sono tornati ma c’è chi sta facendo provare un po’ di nostalgia a noi adulti inventando storie gialle per i più giovani. Tra questi scrittori c’è Daniela Schembri Volpe, conosciuta soprattutto per le sue pubblicazioni su Torino, dove ha risvoltato come un calzino la città dei due fiumi raccontando aneddoti, curiosità, itinerari interessanti per turisti e non solo. È Natale per tutti è un “frillino” fresco fresco, non solo perché è ambientato in inverno ma perché è proprio fresco di stampa (uscito a fine ottobre 2019).

Con questo romanzo Daniela ci racconta una storia che ha sempre Torino come scenario, dove alcuni ragazzini, alla vigilia di Natale, si scoprono investigatori in erba per ritrovare il cane Ginko. Manuel, il protagonista, insieme alla sua amica Bea e ai membri del “Komitaten” si mettono alla ricerca di tutte le tracce possibili per riportare alla nonna di Manuel il cane scomparso. Impresa non da poco per un manipolo di ragazzini, soprattutto perché l’impresa deve riuscire entro il 25 dicembre e mancano davvero pochi giorni al Natale.

Amicizia, avventura, ironia e bella scrittura sono gli ingredienti che fanno di questo nuovo “frillino” una buona prova d’autore e un libro consigliato a giovani lettori. E non solo…

 

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Viola Ardone – Il treno dei bambini

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Ma che me ne faccio io della speranza? Io la speranza la tengo già nel cognome, perché faccio Speranza pure io, come mia mamma Antonietta. Di nome invece faccio Amerigo. Il nome me l’ha dato mio padre. Io non l’ho mai conosciuto e, ogni volta che chiedo, mia mamma alza gli occhi al cielo come quando viene a piovere e lei non ha fatto in tempo a entrare i panni stesi. Dice che è proprio un grand’uomo. È partito per l’America per fare fortuna.

È il 1946 e Amerigo Speranza vive nella Napoli post bellica, povera, disperata, dove gran parte delle persone è composta da analfabeti.

Io pure sono ignorante, anche se dentro al vicolo mi chiamano Nobèl perché so un sacco di cose, nonostante che a scuola non ci sono piú voluto andare. Imparo in mezzo alla via: vado girando, sento le storie, mi faccio i fatti degli altri. Nessuno nasce imparato.

Amerigo conta le scarpe e le valuta con delle stelle, a seconda del loro grado di usura. Vive in un basso di Napoli, con la mamma che non sa né leggere né scrivere. Attorno ad Amerigo e alla mamma troviamo l’amico Tommasino, la Zandragliona e la Pachiochia, Capa ‘e Fierro, Maddalena, che è una sorta di coordinatrice delle partenze, quelle del treno dei bambini, il treno dei bambini del Mezzogiorno che il Settentrione aspetta per dare una mano a crescere lontano da quella povertà. Ed è proprio al nord, in Emilia, che Amerigo conosce Derna, la madre adottiva, amica dei contadini Rosa e Alcide, genitori di Rivo, Luzio e Nario (nomi scelti non a caso…), che lo accolgono e gli offrono, oltre al cibo, anche il loro affetto.

Viola Ardone ci cattura con un racconto coinvolgente, commovente e malinconico che parte con le parole di un bimbo e termina con quelle di un uomo. Una bella scrittura che ti prende per mano, dalla prima fino all’ultima frase, che ti fa sorridere ed emozionare, raccontando una parte di storia italiana.

 

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Flavio Balsi – Paul McPherson e il potere primordiale. Il popolo arcaico

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Siamo abituati a romanzi fantasy, trilogie, quadrilogie, pentalogie eccetera, ambientate in luoghi fantastici con alcune eccezioni che coinvolgono città straniere, americane soprattutto. Nel romanzo di Flavio Balsi, primo di una trilogia, tra i vari luoghi dove si muovono i personaggi c’è anche Torino.

Abitavo sulla collina torinese in una casa indipendente. Il nonno l’aveva acquistata prima che io nascessi e immaginavo non fosse costata poco.” Suona strano, vero? Abbinare il termine fantasy a città italiane. Eppure Flavio Balsi ci vuole abituare a sconvolgere questa stranezza. Nel suo romanzo, anzi, nella trilogia che vede protagonista Paul McPherson, come in ogni fantasy che si rispetti, troviamo l’eterna lotta tra il bene e il male. Abbiamo i buoni e, contro di loro, i cattivi. All’apparenza sembra banale, quasi da dire “tutto lì?”. Tutto lì, sì, se non teniamo conto del ritmo incalzante degli eventi, dei co-protagonisti ben disegnati dalla penna dell’autore, della consistente dose di avventura che scorre nelle pagine e, non da ultima, della dimensione umana di un eroe per caso, permettetemi di definirlo così e dei suoi compagni. Non mi pare poco, anzi. Con questo primo episodio Flavio inizia a catturare la nostra curiosità, soprattutto quella dei giovani lettori, e ci invita a proseguire per scoprire come andrà a finire.

E allora, chi la spunterà tra Pangeani e Pantalassiani? Leggere per scoprirlo!

 

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Stefania Bertola – Divino Amore

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“Ho bisogno di un consiglio. Cioè, veramente ho bisogno di cinquantamila euro, ma il modo per ottenerli ce l’avrei. Solo che è un crimine. Vorrei il vostro parere.”

A richiedere il consiglio è Lucia Lombardi, una wedding planner titolare dell’agenzia Il Palazzo degli Sposi, organizzatrice di matrimoni che di sobrio non hanno neppure la minima parvenza e più che cerimonie sono vere e proprie rappresentazioni a tema. Il wedding planning dell’agenzia si occupa di tutto: dagli inviti al servizio fotografico, dall’abito a tema della sposa a quello degli invitati, dal pranzo o cena di nozze alla location, anch’essa rigorosamente a tema.

Lavorano con lei e per lei “Gemma Diamanti, la sua principale collaboratrice, trent’anni traboccanti di energia. Stella Martinelli, in arte Stella Martin, stilista specializzata in abiti da sposa, sua cognata Carolina, con gli occhi allegri, la più recente acquisizione dello staff, e il marito di Carolina, che è lì solo perché ci sono sua moglie e sua sorella.” Insieme a loro c’è anche il vivaista/botanico Rodrigo, di cui Stella è innamorata senza apparente speranza.

Intorno a questo nucleo centrale di protagonisti, gravitano i committenti dei matrimoni, quasi, ma solo quasi, caricatura di tipi umani che possiamo trovare nei vari reality show del momento o seduti a seguire come vangelo quegli stessi reality. E all’interno della storia principale ce n’è un’altra, La vera storia di Vera Storia, il romanzo su cui Carolina sta lavorando come editor.

Stefania Bertola ritorna a farci sorridere raccontando di amori diversi, divini solo per alcuni o solo per mera definizione, come l’abitazione di Kevin e Carolina, soprannominata “Divino amore”, appunto. Amori difficili per molte, come Gemma che cerca di rintracciare il suo misterioso, sconosciuto amante intravisto per pochi minuti a Fiumicino. O Stella che smania d’amore per Rodrigo che, però, la considera una semplice collega e se la spassa con varie altre rappresentanti del genere femminile. Questi e altri amori, o pseudo-amori, scorrono tra le pagine trasportati da una narrazione frizzante, ironica, fluida, divertente e mai superficiale.

Perché le facce dell’amore non sono solo quelle che troviamo nei romances ma hanno svariate sfumature, e quella colorata dal guizzo e dall’ironia ha il potere di strapparci qualche sano rinfrancante sorriso.

 

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Cristina Frascà – Egò. La ricetta dell’amore su misura

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Avete presente un romanzo ottocentesco, come quelli di Jane Austen, delle sorelle Brönte o di Virginia Wolf, e i film americani degli anni ’60, tipo “Colazione da Tiffany” con la splendida Audrey Hepburn o “Non mangiate le margherite” con la frizzante Doris Day? Ecco, Egò. La ricetta dell’amore su misura ha il sapore di un bel romanzo d’altri tempi contaminato dalla vivacità di una commedia cinematografica in bianco e nero, il tutto condito con una buona dose di sentimento e di rosa, senza mai precipitare nel melenso.

Il romanzo si snoda tra Torino, la Francia e la Toscana (in questo caso viene citato un paesino medievale di Castagneda che è un’invenzione dell’autrice). L’avventura torinese di Blanche, la protagonista, dall’apertura dell’atelier, poi atelier-ristorante, all’entrata in scena di tutti gli altri personaggi, sempre ben disegnati da Cristina Frascà, mi ha fatto venire voglia di leggere avidamente per vedere come andasse a finire. Un po’ me lo aspettavo, ma non lo dico con tono da saputella, piuttosto perché speravo finisse così. E non aggiungo altro…

Insomma, qui il rosa è condito con una buona e ottima dose di ironia, allegria, poesia (sì, anche quella) e, qui e là, una velata malinconia. Il tutto dosato con bravura, anche nei passaggi dal presente al passato. E, ogni tanto, un po’ di romanticismo non fa male come non fa male avere la ricetta originale della tarte tatin, perché sì!, l’autrice l’ha inserita nel romanzo e sta a chi legge scoprirne il motivo e, perché no?, prepararne una.

 

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