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Michele Marino – Melek Taus. La demoniaca alleanza

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Melek Taus. La demoniaca alleanza’ è un titolo che evoca ambientazioni spaventose. Al contrario risulta una lettura piacevole e anche divertente. Il pensiero generatore è estremamente originale e i risvolti tutt’affatti scontati.

I personaggi di una famiglia ebraica in possesso di un’antica arca sono in grado di contattare il mondo dei demoni e si rivolgono a Melek Taus, in quanto demone sommo. Le vicende narrate ripercorrono differenti momenti storici con riferimenti che mostrano un profondo livello di conoscenza dell’occultismo e della storia.

Il registro solenne e denso di suspance lascia il passo ad un tono più sarcastico, quasi a creare una ‘macchietta’ del genere horror-thriller. Il Demone è un personaggio ironico e umoristico, la cui crudeltà è fine e ben più terribile della violenza fisica e esplicita che ci aspetteremmo. La motivazione che induce ad evocare il demone è debole e licenziosa, il che inizialmente può banalizzare la trama, finché si comprende che la scelta rientra assolutamente nell’intenzione dell’autore. In questo egli intende far emergere la debolezza dell’essere umano che arriva a disturbare entità superiori per facezie, per poi scoprire che esso stesso è stato in fondo creato ‘ad immagine e somiglianza’ del demone, essere concepito come l’altra facies del divino in una fluida e necessaria copresenza di bene e male, contraria all’archetipica dicotomia tipica della religione.

Patrizia

 

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Gian Carlo Caselli – Nient’altro che la verità

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Niente altro che la verità’ é un titolo che evoca la celebre frase processuale ‘tutta la verità, niente altro che la verità, lo giuro’.

Il Dott. Caselli, che ha passato la vita a dire e difendere verità scomode, con questo scritto sembra volersi liberare di un peso, il peso di tante verità dette, ma non ascoltate fino in fondo o denigrate o seppellite dal sistema. Questo libro è una sorta di tentativo estremo per agire sulle masse al fine di creare il tanto ambito cambiamento culturale che renderà meno fertile il terreno per la fioritura della mafia e della criminalità organizzata e organizzazioni terroristiche. Con una carrellata significativa, ma non enciclopedica, e totalmente umana e emozionale, sfrutta l’occasione di inseminare anche chi è troppo giovane per averlo vissuto con il seme della giustizia e della voglia di sradicare certi meccanismi. Tenta una sorta di contagio nei confronti dei lettori attraverso la sua voglia di cambiamento e giustizia e il suo coraggio di opporsi.

Le parole di chi ha vissuto certi eventi da vicino e ne ha visto le dolorose conseguenze su amici e colleghi ha indubbiamente più facilità di sensibilizzazione rispetto ad un distaccato e asettico testo nozionistico.

Perché è importante dedicarsi anche a storie di vita vissuta…per non dimenticare!

Patrizia

 

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Michel Bussi – Codice 612. Chi ha ucciso il Piccolo Principe?

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La mattina del 31 luglio 1944 Antoine de Saint-Exupéry decolla da Borgo, in Corsica, in missione militare di ricognizione. Nessuno lo rivedrà più. La sua scomparsa è rimasta avvolta dal mistero per moltissimi anni.
Lo scrittore di gialli Bussi ha l’idea geniale di ricavarne un giallo letterario, un escamotage accattivante per un’analisi critica de ‘Il Piccolo principe’, che improntata come tale avrebbe potuto esitare in un testo maggiormente tecnico, magari più noioso, con fruitori eventualmente più di nicchia.

Con uno stile leggero e immediato, Bussi racconta le indagini di Andie e Neven circa la scomparsa di Antoine de Saint-Exupéry e la fine del piccolo principe, eventi apparentemente correlati. I due intraprendono un lungo viaggio a tal fine, un viaggio che ricorda da vicino quello del romanzo analizzato, dall’isola del bevitore, a quella della vanitosa, dell’uomo d’affari, del re, del lampionaio e infine del geografo.

Le isole sostituiscono pedestremente gli asteroidi visitati dal piccolo principe. Inoltre i due protagonisti di questo romanzo viaggiano su un aereo Falcon 900, nome onomatopeico non casuale, avendo viaggiato il piccolo principe trasportato da uno stormo di uccelli. Il protagonista maschile vive in un piccolo mondo come è piccolo l’asteroide del principe più amato della letteratura mondiale. Si aggiunge che Neven, fossilizzato in una vita dedicata a Veronique, che si definisce la sua rosa, rinunciando alla sua passione per il volo, recupera quest’ultima nell’avventura qui descritta e scopre forti emozioni per la sua compagna di viaggio. Allo stesso modo il piccolo principe scopre che esistono molte altre rose oltre la sua e forte è il parallelismo anche con la vita di Saint-Exupéry che ha fortemente amato nella sua vita, oltre alla moglie Consuelo, molte amanti, ciascuna convinta di essere la sua unica rosa.

Progressivamente si evince come il romanzo del famoso scrittore sia intriso di indizi volutamente disseminati dall’autore per svelare il mistero della sua scomparsa e la sua visione della vita. L’attuale libro di Bussi con i suoi personaggi, la vita reale di Saint-Exupéry e il ‘Piccolo principe’ appaiono come binari paralleli, la cui esistenza è imprescindibile l’una dall’altra, così come la loro comprensione.

Lo stesso stile narrativo dei due romanzi è affine, per cui Bussi abbandona un più classico stile giallistico per sposarne uno semplice, fatto di periodi brevi e immediati, favolistico e fortemente evocativo rispetto a quello del ‘Piccolo principe’. L’esperimento narrativo è a tal punto riuscito che ci si potrebbe domandare se in realtà Saint-Exupéry non sia ancora vivo e non stia scrivendo sotto pseudonimo come Bussi. Saint-Exupéry, il Piccolo principe e Neven, compiono tutti il classico viaggio dell’eroe e tutti vivono il dilemma interiore dicotomico vita adulta-infanzia, dovere-libertà e impudicizia-purezza. In questo modo il lettore vive un continuo voluto fluire dalla realtà alla fantasia e dalla vita adulta all’infanzia quasi a perdersi fino a domandarsi se l’attuale romanzo sia finzione o meno.

In questa ottica la scomparsa di Saint-Exupéry, l’adulto, mandatoria per far rivivere il bambino, il piccolo principe, con l’enorme successo del libro dedicatogli, ci insegna non tanto che ‘siamo responsabili di ciò che addomestichiamo (la volpe e la rosa) e quindi amiamo, ma che ‘l’essenziale è invisibile agli occhi’ per cui l’assenza è più comunicativa della presenza e la verità va cercata con il cuore. Pertanto l’autore decide di uccidere l’adulto per liberare il fanciullo che è in lui, e così facendo mostra a noi tutti la via per seguire il suo esempio, una via d’uscita colta subito da Bussi che in questa parentesi abbandona un genere letterario adulto per uno apparentemente più infantile e da Neven, che sceglie di partire. Allo stesso tempo non si deve scordare che è proprio la visione del bambino che svela la realtà, in quanto è il piccolo principe che ci fornisce grandi insegnamenti di vita, laddove invece Saint-Exupéry non era un grande esempio di rettitudine, e che è il libro a lui dedicato che fornisce la chiave di lettura per un mistero decennale.

Il Piccolo principe esiste grazie alla scomparsa del suo autore, ma allo stesso tempo ne è la salvezza. Uccidere l’adultità è la chiave per la felicità?

Patrizia

 

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Giuseppe Catozzella – Non dirmi che hai paura

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Samia, una bimba somala piena di sogni. I sogni dei bambini hanno la stessa energia e gli stessi colori vividi anche quando sei nato nella parte sfortunata del Mondo. Anche quando c’è la guerra.

La differenza consiste invece nelle possibilità che si hanno per trasformare la potenza in atto, per realizzarli. Questa differenza è fatta di rassegnazione e rinuncia per alcuni, di rischi per rincorrere i sogni per altri, del ‘Viaggio’ per altri ancora. Il ‘Viaggio’ della speranza fino in Europa.

Samia corre veloce ‘spinta dal vento’, è un’atleta, vince molte gare locali e poi con il Comitato Olimpico somalo va a Pechino. Nel frattempo a Mogadisho l’estremismo ha preso il sopravvento, quindi lei corre con il Burka per allenarsi, ma il vento la fa volare comunque veloce al traguardo. Samia ha promesso al suo papà, che nonostante i rischi per gli estremisti la sprona a vivere la sua vita secondo i suoi desideri, che vincerà le Olimpiadi e libererà il Paese dall’oppressione con il proprio esempio. Tuttavia ad un certo punto, dopo molti sacrifici e tentativi, capisce che per mantenere la promessa non può agire dalla Somalia, bensì deve affrontare il ‘Viaggio’.

Un romanzo che dà voce a Samia come fosse scritto di suo pugno, come fosse un diario immantinente, scritto progressivamente immortalando in tutta la loro intensità le sue emozioni, le sue aspettative, la sua forza e il suo coraggio. Perché chi nasce con la guerra, non la teme e non può ‘dire di avere paura, perché altrimenti le cose di cui si ha paura si credono grandi e pensano di poterti vincere’.

Attraverso la sua voce mostra a noi, che non sappiamo cosa significhi sentirsi ‘un animale’, ‘un clandestino’ perché vieni trattato da tale finché non ti immedesimi nel ruolo, la cruda verità del ‘Viaggio’ gestito dai trafficanti di esseri umani. Un viaggio fatto di sofferenza, violenza, inganni e truffe, di cui si conosce l’inizio, ma non si conosce la durata, il momento di partenza, l’arrivo e soprattutto in cui non si ha la certezza di arrivare vivi. Ma la vita che si lascia è a tal punto inaccettabile che ci si focalizza unicamente sul pensiero che l’importante è ‘non essere mandato indietro’.

Questo romanzo potentemente emotivo dovrebbe essere letto da ognuno di noi, per sapere, perché ignorare in questo caso puzza di crimine, crimine contro l’umanità.

Patrizia

 

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Federica Bosco – Mi piaci da morire

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Mi piaci da morire di Federica Bosco è un’ottima idea di lettura da vacanza… la protagonista alla ricerca del grande amore si imbatte in una serie di casi umani e racconta di questi incontri in maniera divertente e sarcastica. Questo mix ci concede l’effetto sognante che spesso ricerchiamo nell’approcciarci a certi titoli, senza incorrere nel banale e scontato effetto mieloso di alcuni romanzi d’amore. Per altro ciascuna di noi può immedesimarsi, chi più chi meno, nel periodo di ‘amori sfortunati’ fotografato nel romanzo, concedendosi un po’ di nostalgia verso eventuali episodi bislacchi e divertenti. 

Allo stesso tempo non manca il realismo circa la complessità delle relazioni moderne, gravate dalla minore predisposizione alle responsabilità, ai sacrifici, ai compromessi e dalla maggiore tendenza al tradimento, all’egoismo e egocentrismo. Tutto questo però viene mostrato in chiave leggera e ironica dai personaggi che lo vivono e soprattutto subiscono, ottenendo una sensazione rasserenante che ci permette di ridimensionare il potenziale impatto di certe dinamiche sulle vite di noi lettrici, tanto da indurci ad esclamare ‘beh mi capitasse non sarà la fine del mondo in effetti’. Forse l’autrice vuole inviarci proprio il messaggio che un fallimento amoroso va vissuto proprio non assorgendolo ad una catastrofe che invalida le bellezze degli altri ambiti della nostra vita e che certe dinamiche viste con un occhio differente possono essere ridimensionate e che forse il segreto è proprio riderci sopra con gli amici e passare oltre.

In fondo per citare una canzone del 1995 dei Neri per caso che riprende il connubio amore e morte presente nel titolo del libro ‘si può amare da morire, ma morire d’amore no!’.

Patrizia

 

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