Luoghi di libri

Simona Sparaco – Dimmi che non può finire

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“E quindi tu non vuoi essere felice perché poi finisce? E ti sembra una cosa buona?” domandò.
Fui spiazzata da come era arrivato dritto al punto.
“Se tengo a qualcosa, so quando finirà e anche che questo mi farà soffrire”.
Allora lui, con gli occhi che parevano quasi più grandi, mi disse una frase che non avrei mai dimenticato: “Sì, ma tanto poi ricomincia”.

Siamo esseri umani, persone fatte di sentimenti, carne, ossa, fegato, cuore, polmoni e cervello, esperienze vissute e occasioni mancate, vittorie, sconfitte, passioni, rancori, rimorsi e rimpianti. Siamo gli esseri più complessi del creato e sebbene ci si ostini a non voler essere considerati “numeri” in realtà lo siamo. Anzi siamo parte di un complesso sistema numerico fatto di legami e connessioni invisibili. O almeno Amanda, la protagonista del romanzo di Simona Sparaco, la pensa così. Amanda è attratta dai numeri fin da quando era piccola, non tanto per la sua predisposizione per la matematica, quando piuttosto perché lei vede i numeri, li sente, li trova. O meglio, capisce che i numeri alla fine trovano lei, la trovano sempre. Ogni volta che qualcosa di bello accade nella sua vita, compaiono dei numeri che formano la “data di scadenza”. Tutto ciò che ama e la fa stare bene ne ha una. Così Amanda cresce proteggendosi dalle delusioni del mondo grazie ai numeri che, come amici fidati, si palesano quando deve essere messa in guardia da una possibile sofferenza. Privandosi della gioia di ciò che la fa star bene, Amanda crede di non soffrire e ne sarà convinta finchè l’infanzia, sotto le mentite spoglie di “un piccolo numero uno”, Samuele, non busserà alla sua porta nuovamente. Il numero uno in questione è inizialmente un lavoro che Amanda accetta senza troppo entusiasmo, convinta che non soffrirà se dovesse perderlo. In realtà il suo piccolo amico la conquisterà, portandola a rivivere e sconfiggere i fantasmi di un passato che credeva sepolti.
Amanda e i personaggi che le ruotano intorno si muovono tra due livelli: passiamo da una Roma tanto benestante e borghese quanto ipocrita ai quartieri più umili in cui ogni giorno le persone fanno i conti con le bollette da pagare e il frigorifero da riempire, sognando di vincere il premio in gettoni d’oro del programma televisivo del momento.

La numerologia, dapprima come spiegazione del mondo di Amanda, poi come mito da sfatare se vuole finalmente ricominciare a vivere, sono la cornice di questo romanzo che narra, attraverso le molteplici sfumature dei sentimenti umani, una semplice storia d’amore. Simona Sparaco, puntando dritta al cuore, ci racconta come dai cocci rotti due “non- famiglie”, quella di Samuele e quella di Amanda, se ne formerà una nuova a cui i numeri non riusciranno a dare alcuna data di scadenza. E finalmente, per una volta, possiamo dire che vissero tutti felici e contenti. Almeno nei libri.

Annamaria

 

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AA.VV. – Cinquanta in Blu

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Sellerio, una delle case editrici italiane che ha una storia che si fonde nella Storia del nostro Paese, ha deciso di festeggiare il cinquantenario della sua nascita, avvenuto lo scorso anno, autocelebrandosi. E come lo ha fatto? Nel modo migliore: regalandosi e regalandoci una raccolta di racconti dei nomi che hanno fatto grande la casa ed. del “Commissario” più famoso d’Italia, ma non solo.

Alajmo, Attanasio, Calaciura, Camarrone, Fontana, Giménz-Bartlett, Manzini, Molesini e Timm si sono prestati ad un “gioco” per i festeggiamenti della casa editrice che annovera, tra altri nomi anche i loro: hanno scelto tra gli oltre tremila volumi pubblicati da Sellerio, quello che maggiormente li aveva colpiti e hanno deciso di dar vita ad un nuovo racconto.

E allora, amici di Luoghi di Libri, vi propongo di seguire la “route” tracciata dai nostri meravigliosi autori sulla mappa del nostro sito e di sorprendervi, giacché in tempo di clausura non si può viaggiare, noi vi proponiamo un viaggio direttamente dal vostro divano. Per cui, preparatevi una tisana, che vi aiuti nel jet lag e… si parte!


Andrea Camilleri ci attende alla stazione di Palermo, col “Racconto Incompiuto” che apre l’antologia: partito da Roma per un non precisato impegno, gli viene affidato un pacchetto da uno sconosciuto.

“Lei non dovrà fare altro che consegnarlo alla stazione di Napoli”. Giunto alla stazione di Napoli, un altro uomo con in mano una copia de “L’apologo del giudice bandito” gli intima di consegnargli il pacchetto ma quest’ultimo era sparito. Nello scompartimento non vi era più traccia dell’involucro. Non sappiamo se il nostro autore/ protagonista sia mai arrivato a Palermo poiché il racconto termina incompiuto, appunto. Ma ci piace immaginare che sia giunto a destinazione e che il pacchetto smarrito contenesse dei supplì che per ovvie ragioni non potessero competere con gli arancini (o arancine che dir si voglia).


Con Manzini ci spostiamo nuovamente a Roma, in una casa del centro in cui la Compagnia Teatrale Foxrock di Arturo Mosca e Gigliola Seppi sta preparando l’addio alle scene con una trasposizione teatrale de “La scacchiera davanti allo specchio” di Bontempelli, un romanzo per bambini in cui realtà e finzione si mescolano, senza capire più se la vita sia il sogno o viceversa. La preparazione di questo spettacolo sui generis solleva il velo che copre misteri e altarini di una Compagnia che sta in piedi da trent’anni.


Siete pronti a volere in Spagna? Alìcia Gimenéz- Bartlett si ispira a “La Libreria” di Penelope Fitzgerald e ci porta nel cuore della Castilla, in un paesino sperduto e quasi disabitato, in cui Marga e il suo compagno rilevano un bar che ben presto diventerà il fulcro della vita locale.


Torniamo in Italia, precisamente a Torino nel periodo doloroso delle Brigate Rosse: Calaciura trae spunto dall’ “Affaire Moro” per il suo racconto realistico. Un ex- dirigente delle Poste in pensione, fervente socialista, deluso dalla vita e tradito dalla sorte, compie un gesto estremo che lo libera dalle costrizioni sociali che hanno governato la sua vita fino a quel momento. Il rapimento di Aldo Moro fa da sfondo storico al racconto.


Con Roberto Alajmo facciamo spola tra Roma e la campagna catanese dove il prefetto Stella, personaggio buffo descritto da Luisa Adorno, trascorre le vacanze. Ci immergiamo in una sorta di lessico familiare in cui dialetto e italiano si fondono per darci il ritratto di una famiglia saldamente ancorata alle proprie tradizioni.

 


Il “Notturno Indiano” di Tabucchi è il pretesto di Uwe Timm per il suo racconto La notte di Lisbona, in cui un fantomatico scrittore, forse proprio egli stesso, ha un appuntamento con Antonio Tabucchi, scrittore molto schivo e riservato. La giornata riserverà molte avventure che verranno raccontate ad un sapiente barista, anch’egli tedesco come il protagonista, compreso il mancato incontro con Tabucchi. Lo scrittore infatti non si presenta all’appuntamento e sarà impossibile per il nostro protagonista incontrarlo… o forse no?

 


E poi Davide Camarrone ci conduce allo Zen 2 di Palermo, guidato da “La Valigia” di Dovlatov, in cui troviamo un bambino alle prese con la dura lotta per la sopravvivenza.

 

Restiamo ancora in Sicilia anche con Maria Attanasio che ci porta però indietro nel tempo: 1837. Tortura, paura e intolleranza in un’eco della “Storia della Colonna Infame” di Alessandro Manzoni prendono vita in quest’ultimo racconto, intitolato IL processo dei Veleni.

Se, contravvenendo alle regole imposte dalla situazione, vi ha incuriosito questo vagare da una metà all’altra nella storia di una delle Case editrici che è vanto del nostro Paese, non vi resta che acquistare “Cinquanta in Blu”.

Annamaria

 

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Hannelore Cayre – La bugiarda

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Le Edizioni Le Assassine, che ho già conosciuto con “Una furia dell’altro mondo”, “L’urlo dell’innocente” ed “Echi del silenzio”, mi delizia con un’altra perla del proprio portfolio autrici. Autrici sì, perché ci teniamo a ricordare come Edizioni Le Assassine abbia una particolarità: una casa editrice portata avanti da donne che tratta romanzi gialli, scritti da donne del presente -muovendosi letteralmente su tutto il Globo con la collana Oltreconfine, e del passato -con la collana Vintage.

“La bugiarda” di Hannelore Cayre, tradotto in sul mercato anglofono con il titolo “The Godmother”,per fare il verso al più famoso Padrino, racconta la storia di Patience Portefeux una protagonista ironica, intrigante e perfetta per diventare il personaggio principale di un film, “La Daronne” con Isabelle Huppert nelle sale nell’appena trascorso 2020.

Patience è una grande bugiarda, da sempre. Da quando finge di non vedere che gli agi della sua giovinezza sono dovuti ai traffici illeciti del padre, finge di essere madre perfetta delle sue due splendide ragazze e figlia esemplare di una madre demente, ricoverata in una casa di cura con un’onerosa retta da pagare. Patience, abituata ad una vita di sfarzi e lusso anche grazie ad un buon matrimonio con un uomo molto ricco, è obbligata a trovarsi un lavoro quando rimane vedova. Molto giovane, bella e con due bambine da mantenere, mette a frutto quel che sa: conosce perfettamente l’arabo e grazie a questa capacità viene assunta presso la sezione narcotici del Ministero della Giustizia come interprete e traduttrice. Purtroppo la paga non è allettante e non le consente di vivere nei lussi e nel benessere a cui era abituata ma non le permette neppure di provvedere con serenità alla retta della clinica in cui la madre è ricoverata. Qui poteremmo aprire un’enorme parentesi sul mondo della traduzione e sui compensi esigui che traduttori e interpreti ricevono ma invece a scanso di polemiche, ci viene in soccorso l’ironia che la scrittrice attribuisce alla propria protagonista che, un giorno, decide di approfittare di un colpo di fortuna e di passare, per così dire, dall’altra parte. Inizia così una vita parallela, fatta di menzogne continue e di segreti. Così, in quella che verrebbe comunemente definita mezza età, Patience che, come dice il suo nome ha pazientato abbastanza, si trasforma da braccio destro della legge a “padrino” in gonnella, pronto a dirigere un vasto giro di droga.

Hennelore Cayre, avvocato penalista parigino, si muove in un ambiente che ben conosce senza tuttavia risultare tecnica o noiosa. Anzi, il suo romanzo è innanzitutto la storia di una donna con le proprie insicurezze e passioni, dubbi e desideri, che incrocia la “giustizia” per necessità più che per scelta. Patience è una donna che vive con ironia le montagne russe che il destino ha in serbo per lei, decidendo ad un certo punto di prendere in mano la propria vita e compiendo una scelta insolita e, per certi, versi coraggiosa. “la bugiarda” ci descrive l’alternativa ad una vita ingiusta, scegliendo una via altrettanto rischiosa e sbagliata. Ma quanta forza ed etica occorre ad una donna se mentire è la sola scelta che ha per risollevarsi in una società che la vuole schiacciare?

Da assaporare fino all’ultima pagina.

Annamaria

 

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Edizioni Le Assassine


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Aldo Cazzullo – A riveder le stelle

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“[…] Salimmo su, el primo e io secondo,
tanto ch’ì vidi de le cose belle
che porta ‘l ciel, per un pertugio tondo.
E quindi uscimmo a riveder le stelle
”.

Dante, Inferno XXXIV

L’ultimo libro che mi accompagna verso la fine di questo 2020 ha un valore altamente simbolico e, per certi versi, consolatorio.

Cominciamo dal titolo: “A riveder le stelle”. L’ultimo verso dell’Inferno di Dante è la presentazione che l’autore vuole per questo libro, che non possiamo definire un romanzo pur non essendo solamente un saggio e quindi lo definiremo un “romanzo saggio”. A riveder le stelle è la speranza che tutto il mondo ha per l’anno che verrà, un 2021 che sta arrivando di gran corsa per permetterci di salutare questo 2020, un vero Inferno in Terra per ciascuno di noi. Se prima la sofferenza, il dolore, la disperazione ci sembravano legati alla guerra, ai migranti, a quello che l’Occidente chiama da due secoli “il Terzo Mondo”, il Covid-19 ha avuto il solo merito di ricordare a tutti che, a prescindere dalla nostra istruzione, dal conto in banca, dal lusso e dagli oggetti che possediamo, siamo vulnerabili e mortali. Insomma, come scriveva John Donne nel XVI secolo, “no man is an island”: siamo tutti interconnessi gli uni agli altri e anche solo una singola morte diminuisce l’intero dell’ umanità.

Dante, “il poeta che inventò l’Italia” poiché la sognava unificata per spirito e intenti già nel Medioevo, quando guerre tra città nemiche, ma anche tra fazioni all’interno della stessa città, erano all’ordine del giorno. Pisa contro Firenze, Guelfi contro Ghibellini, Neri contro Bianchi: eppure il Sommo intravedeva, tra morti e cupidigia umana, il sogno di una Unità. Probabilmente per illustrare ai lettori la propria visione, dare la propria versione della Storia da lui vissuta in quegli anni e togliersi qualche sassolino dalla scarpa, Dante inizia la stesura della più Divina tra le Commedie. L’opera, conosciuta e studiata da milioni di studenti in tutto il mondo da sempre, non è solo un trattato dalle elevate abilità stilistiche e conoscitive del suo tempo, ma rappresenta il viaggio di Dante e di tutti noi che, dopo aver toccato il fondo e averlo esplorato, girone dopo girone, bolgia dopo bolgia, cominciamo la nostra personale e allo stesso tempo universale risalita verso l’alto, riprendendoci l’aria a pieni polmoni seppur da uno spiraglio di luce che la notizia delle imminenti vaccinazioni di questi giorni ci dà, sperando presto di poter tornare a riveder le stelle. Ecco perché romanzo, quasi di formazione, quest’analisi dell’Inferno. Perché saggio, vi domanderete voi? Saggio perché ciascuno dei canti commentato da Cazzullo, contiene un paragone che ne attualizza i contenuti: ecco che al fianco di Dante non appaiono solo Virgilio, Guido Cavalcanti, Paolo e Francesca, i diavoli, Anteo, Ulisse, Ciacco, Farinata degli Uberti ma anche Guccini, Papa Francesco, Vecchioni, Maradona, Ciro Menotti, Flaubert, Camilleri. Inoltre Cazzullo compie insieme al Poeta e alla sua guida Virgilio il viaggio girone per girone, facendolo diventare allo stesso tempo un pellegrinaggio nella nostra bella Italia e nelle vicende che si sono succedute nei secoli: dalla diga del Vajont alle foibe, dalla lotta partigiana al tradimento di Cesare. Dante è il poeta della denuncia: Papi simoniaci, politici corrotti, banchieri ladri, usurai e tutti coloro che antepongono l’interesse privato a quello pubblico. Il poeta non risparmia critiche a nessuno e per ciascuno vi è una punizione giusta e personalizzata, secondo quella che viene definita la “legge del contrappasso”. Ma Dante è anche il cantore delle donne e dell’amore visionario: ricordiamo le meravigliose le figure femminili della Commedia, pensando che Dante sarebbe sicuramente uno degli oppositori alla violenza contro le donne. Innamorato dell’amore, il poeta ama una donna che non vede e una Patria che ancora non esiste ma che viene celebrata dalle sue parole: l’Italia nasce dai suoi versi ancor prima che dai Padri Costituenti.

Ad Aldo Cazzullo, giornalista e uomo di cultura, il merito di avermi (e spero molti altri insieme a me) fatto viaggiare nel più buio dei nostri anni recenti, tra le viscere più profonde dell’Inferno, in compagnia di colui che è ritenuto il poeta più grande della storia dell’umanità, aiutandoci a comprendere quanto sia importante la nostra umanità e la nostra capacità di resistere e rinascere dopo questa epidemia, per tornare a riveder le stelle.

Che sia questo il miglior augurio per il 2021.

Annamaria

 

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Paola Barbato – Non ti faccio niente

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“Non ti faccio niente”: una frase che nasconde un inganno. Soprattutto se a pronunciarla è un uomo che i bambini li rapisce. Trentadue bambini rapiti in sedici anni e poi riconsegnati alle famiglie illesi, intatti, felici. Più felici di quando gli erano stati sottratti. Bambini maltrattati, deprivati, ignorati che sono stati rapiti e salvati da uno sconosciuto che ha ridato loro tre giorni di meritata infanzia per poi restituirli ai loro genitori. Un uomo che è un benefattore ma anche un personaggio problematico, che vive nell’ombra per anni fino a quando qualcuno non lo obbliga ad uscire allo scoperto. Alcuni incidenti in cui perdono la vita delle giovani vittime, sembrano essere stranamente collegati tra loro e sembrano stranamente contenere dei messaggi in codice per lui, Vincenzo. Erano anni che non rapiva un bambino, cosa volevano da lui? Qualcuno vuole emularlo? O forse sfidarlo? In questa inquietante ricerca della verità Vincenzo ritroverà alcuni dei “suoi” bambini che non lo hanno mai dimenticato e si stanno interrogando come “l’Uomo Buono” possa essersi trasformato ne “l’Uomo nero”. Eppure la paperella di gomma gialla che viene ritrovata in ogni luogo degli “incidenti” sembra essere la sua firma… o forse qualcuno sta cercando di incastrarlo?

Paola Barbato ci conduce nella trama affascinante di questo romanzo che è poi anche un viaggio nella mente contorta degli esseri umani; dalla città alla cittadina imborghesita, dal quartiere ricco a quello più desolato, dalla Liguria al Veneto, quasi a perderci sui nostri stessi passi fino a che non fatichiamo a riconoscere chi siano i buoni e chi i cattivi. Un thriller mozzafiato, in cui tutti i tasselli vanno a posto nelle pagine finali lasciando il lettore sbalordito da tanta maestria. E facendoci in fondo capire che nulla è come appare, neppure quando la soluzione sembra semplice come una paperella di plastica gialla.

Assolutamente da leggere se volete sentire il brivido della suspence fino all’ultima riga.

Annamaria

 

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