Luoghi di libri

Hannelore Cayre – La bugiarda

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Le Edizioni Le Assassine, che ho già conosciuto con “Una furia dell’altro mondo”, “L’urlo dell’innocente” ed “Echi del silenzio”, mi delizia con un’altra perla del proprio portfolio autrici. Autrici sì, perché ci teniamo a ricordare come Edizioni Le Assassine abbia una particolarità: una casa editrice portata avanti da donne che tratta romanzi gialli, scritti da donne del presente -muovendosi letteralmente su tutto il Globo con la collana Oltreconfine, e del passato -con la collana Vintage.

La bugiarda” di Hannelore Cayre, tradotto in sul mercato anglofono con il titolo “The Godmother”,per fare il verso al più famoso Padrino, racconta la storia di Patience Portefeux una protagonista ironica, intrigante e perfetta per diventare il personaggio principale di un film, “La Daronne” con Isabelle Huppert nelle sale nell’appena trascorso 2020.

Patience è una grande bugiarda, da sempre. Da quando finge di non vedere che gli agi della sua giovinezza sono dovuti ai traffici illeciti del padre, finge di essere madre perfetta delle sue due splendide ragazze e figlia esemplare di una madre demente, ricoverata in una casa di cura con un’onerosa retta da pagare. Patience, abituata ad una vita di sfarzi e lusso anche grazie ad un buon matrimonio con un uomo molto ricco, è obbligata a trovarsi un lavoro quando rimane vedova. Molto giovane, bella e con due bambine da mantenere, mette a frutto quel che sa: conosce perfettamente l’arabo e grazie a questa capacità viene assunta presso la sezione narcotici del Ministero della Giustizia come interprete e traduttrice. Purtroppo la paga non è allettante e non le consente di vivere nei lussi e nel benessere a cui era abituata ma non le permette neppure di provvedere con serenità alla retta della clinica in cui la madre è ricoverata. Qui poteremmo aprire un’enorme parentesi sul mondo della traduzione e sui compensi esigui che traduttori e interpreti ricevono ma invece a scanso di polemiche, ci viene in soccorso l’ironia che la scrittrice attribuisce alla propria protagonista che, un giorno, decide di approfittare di un colpo di fortuna e di passare, per così dire, dall’altra parte. Inizia così una vita parallela, fatta di menzogne continue e di segreti. Così, in quella che verrebbe comunemente definita mezza età, Patience che, come dice il suo nome ha pazientato abbastanza, si trasforma da braccio destro della legge a “padrino” in gonnella, pronto a dirigere un vasto giro di droga.

Hennelore Cayre, avvocato penalista parigino, si muove in un ambiente che ben conosce senza tuttavia risultare tecnica o noiosa. Anzi, il suo romanzo è innanzitutto la storia di una donna con le proprie insicurezze e passioni, dubbi e desideri, che incrocia la “giustizia” per necessità più che per scelta. Patience è una donna che vive con ironia le montagne russe che il destino ha in serbo per lei, decidendo ad un certo punto di prendere in mano la propria vita e compiendo una scelta insolita e, per certi, versi coraggiosa. “la bugiarda” ci descrive l’alternativa ad una vita ingiusta, scegliendo una via altrettanto rischiosa e sbagliata. Ma quanta forza ed etica occorre ad una donna se mentire è la sola scelta che ha per risollevarsi in una società che la vuole schiacciare?

Da assaporare fino all’ultima pagina.

Annamaria

 

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Aldo Cazzullo – A riveder le stelle

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[…] Salimmo su, el primo e io secondo,
tanto ch’ì vidi de le cose belle
che porta ‘l ciel, per un pertugio tondo.
E quindi uscimmo a riveder le stelle
”.

Dante, Inferno XXXIV

L’ultimo libro che mi accompagna verso la fine di questo 2020 ha un valore altamente simbolico e, per certi versi, consolatorio.

Cominciamo dal titolo: “A riveder le stelle”. L’ultimo verso dell’Inferno di Dante è la presentazione che l’autore vuole per questo libro, che non possiamo definire un romanzo pur non essendo solamente un saggio e quindi lo definiremo un “romanzo saggio”. A riveder le stelle è la speranza che tutto il mondo ha per l’anno che verrà, un 2021 che sta arrivando di gran corsa per permetterci di salutare questo 2020, un vero Inferno in Terra per ciascuno di noi. Se prima la sofferenza, il dolore, la disperazione ci sembravano legati alla guerra, ai migranti, a quello che l’Occidente chiama da due secoli “il Terzo Mondo”, il Covid-19 ha avuto il solo merito di ricordare a tutti che, a prescindere dalla nostra istruzione, dal conto in banca, dal lusso e dagli oggetti che possediamo, siamo vulnerabili e mortali. Insomma, come scriveva John Donne nel XVI secolo, “no man is an island”: siamo tutti interconnessi gli uni agli altri e anche solo una singola morte diminuisce l’intero dell’ umanità.

Dante, “il poeta che inventò l’Italia” poiché la sognava unificata per spirito e intenti già nel Medioevo, quando guerre tra città nemiche, ma anche tra fazioni all’interno della stessa città, erano all’ordine del giorno. Pisa contro Firenze, Guelfi contro Ghibellini, Neri contro Bianchi: eppure il Sommo intravedeva, tra morti e cupidigia umana, il sogno di una Unità. Probabilmente per illustrare ai lettori la propria visione, dare la propria versione della Storia da lui vissuta in quegli anni e togliersi qualche sassolino dalla scarpa, Dante inizia la stesura della più Divina tra le Commedie. L’opera, conosciuta e studiata da milioni di studenti in tutto il mondo da sempre, non è solo un trattato dalle elevate abilità stilistiche e conoscitive del suo tempo, ma rappresenta il viaggio di Dante e di tutti noi che, dopo aver toccato il fondo e averlo esplorato, girone dopo girone, bolgia dopo bolgia, cominciamo la nostra personale e allo stesso tempo universale risalita verso l’alto, riprendendoci l’aria a pieni polmoni seppur da uno spiraglio di luce che la notizia delle imminenti vaccinazioni di questi giorni ci dà, sperando presto di poter tornare a riveder le stelle. Ecco perché romanzo, quasi di formazione, quest’analisi dell’Inferno. Perché saggio, vi domanderete voi? Saggio perché ciascuno dei canti commentato da Cazzullo, contiene un paragone che ne attualizza i contenuti: ecco che al fianco di Dante non appaiono solo Virgilio, Guido Cavalcanti, Paolo e Francesca, i diavoli, Anteo, Ulisse, Ciacco, Farinata degli Uberti ma anche Guccini, Papa Francesco, Vecchioni, Maradona, Ciro Menotti, Flaubert, Camilleri. Inoltre Cazzullo compie insieme al Poeta e alla sua guida Virgilio il viaggio girone per girone, facendolo diventare allo stesso tempo un pellegrinaggio nella nostra bella Italia e nelle vicende che si sono succedute nei secoli: dalla diga del Vajont alle foibe, dalla lotta partigiana al tradimento di Cesare. Dante è il poeta della denuncia: Papi simoniaci, politici corrotti, banchieri ladri, usurai e tutti coloro che antepongono l’interesse privato a quello pubblico. Il poeta non risparmia critiche a nessuno e per ciascuno vi è una punizione giusta e personalizzata, secondo quella che viene definita la “legge del contrappasso”. Ma Dante è anche il cantore delle donne e dell’amore visionario: ricordiamo le meravigliose le figure femminili della Commedia, pensando che Dante sarebbe sicuramente uno degli oppositori alla violenza contro le donne. Innamorato dell’amore, il poeta ama una donna che non vede e una Patria che ancora non esiste ma che viene celebrata dalle sue parole: l’Italia nasce dai suoi versi ancor prima che dai Padri Costituenti.

Ad Aldo Cazzullo, giornalista e uomo di cultura, il merito di avermi (e spero molti altri insieme a me) fatto viaggiare nel più buio dei nostri anni recenti, tra le viscere più profonde dell’Inferno, in compagnia di colui che è ritenuto il poeta più grande della storia dell’umanità, aiutandoci a comprendere quanto sia importante la nostra umanità e la nostra capacità di resistere e rinascere dopo questa epidemia, per tornare a riveder le stelle.

Che sia questo il miglior augurio per il 2021.

Annamaria

 

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Paola Barbato – Non ti faccio niente

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Non ti faccio niente”: una frase che nasconde un inganno. Soprattutto se a pronunciarla è un uomo che i bambini li rapisce. Trentadue bambini rapiti in sedici anni e poi riconsegnati alle famiglie illesi, intatti, felici. Più felici di quando gli erano stati sottratti. Bambini maltrattati, deprivati, ignorati che sono stati rapiti e salvati da uno sconosciuto che ha ridato loro tre giorni di meritata infanzia per poi restituirli ai loro genitori. Un uomo che è un benefattore ma anche un personaggio problematico, che vive nell’ombra per anni fino a quando qualcuno non lo obbliga ad uscire allo scoperto. Alcuni incidenti in cui perdono la vita delle giovani vittime, sembrano essere stranamente collegati tra loro e sembrano stranamente contenere dei messaggi in codice per lui, Vincenzo. Erano anni che non rapiva un bambino, cosa volevano da lui? Qualcuno vuole emularlo? O forse sfidarlo? In questa inquietante ricerca della verità Vincenzo ritroverà alcuni dei “suoi” bambini che non lo hanno mai dimenticato e si stanno interrogando come “l’Uomo Buono” possa essersi trasformato ne “l’Uomo nero”. Eppure la paperella di gomma gialla che viene ritrovata in ogni luogo degli “incidenti” sembra essere la sua firma… o forse qualcuno sta cercando di incastrarlo?

Paola Barbato ci conduce nella trama affascinante di questo romanzo che è poi anche un viaggio nella mente contorta degli esseri umani; dalla città alla cittadina imborghesita, dal quartiere ricco a quello più desolato, dalla Liguria al Veneto, quasi a perderci sui nostri stessi passi fino a che non fatichiamo a riconoscere chi siano i buoni e chi i cattivi. Un thriller mozzafiato, in cui tutti i tasselli vanno a posto nelle pagine finali lasciando il lettore sbalordito da tanta maestria. E facendoci in fondo capire che nulla è come appare, neppure quando la soluzione sembra semplice come una paperella di plastica gialla.

Assolutamente da leggere se volete sentire il brivido della suspence fino all’ultima riga.

Annamaria

 

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Riccardo Persano – Come difendersi da una veneziana

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La mattina al bar è come la sera nella Savana, quando tutte le specie si ritrovano a bere dallo stesso lago, prede e cacciatori avvicinati dai comuni bisogni primari. Allo stesso modo, ogni giorno, al bancone di Arleo, si ritrovano persone di tutti i tipi che, senza distinzione di sesso, religione, etnia, squadra del cuore o ceto sociale, si dedicano al sacro rito del caffè prima di andare incontro alla loro giornata. In questo microcosmo, che ogni giorno si ricrea e si distrugge dopo quindici minuti al massimo, interagiscono soggetti che mai, ripresi nel loro habitat naturale, avrebbero avuto modo o interesse a scambiarsi anche solo un cenno del capo.

Ale, all’anagrafe Alessandro, lavora come barista da quando era ragazzino, dopo aver abbandonato la scuola. Non che sia poco intelligente, tutt’altro. Non ha avuto solo voglia di studiare e, dopo aver svolto lavoretti saltuari, si ritrova, proprio come il padre, barbiere vecchio stampo, a ripetere ogni giorno la stessa frase “Cosa ti faccio oggi?”. Una frase retorica potremmo dire perché Ale, proprio come il padre, sa cosa vogliono le persone, conosce gli avventori del bar Arleo, nel centro città, come le proprie tasche. Ci sono i clienti fissi, come Cappuccino Tiepido, avvenente ragazza della porta accanto o il Poeta, detto così perché “versifica” su ogni argomento terreno e ultraterreno. E poi ci sono gli abituali, quelli che Ale non conosce ma riconosce. Un gesto, una ciocca di capelli ribelle, il loro abbigliamento, alla mimica facciale: ogni dettaglio non sfugge all’occhio allenato del barista che ne capisce la psicologia. Perché, in fondo, per far bene questo lavoro devi essere cortese e far parlare il cliente, senza forzarlo ma portandolo ad aprirsi alle confidenze, così il giorno dopo e il giorno dopo ancora avrà voglia di tornare a “fare due parole” con te. E poi ovviamente DEVI saper fare un buon caffè: questa è la regola numero uno ma il figlio di un napoletano ancor di più. Perché il romanzo di Persano è ambientato in una delle città più belle e controverse d’Italia. Le vicende si svolgono nel Bar Pasticceria Arleo (che realmente esiste nel centro di Genova). Ale vede sfilare sotto i propri occhi ogni mattina una moltitudine di persone e vite e storie diverse e ce le racconta, intercalandole con storie familiari e di incontro scontro ora con “Cannavacciuolo”, il collega arrogante, ora con Davide, l’altro barista e suo amico d’infanzia. La passione di Davide per il cinema ci regala, all’interno degli aneddoti narrati da Ale, numerose citazioni da film. Una per tutti il loro gioco de “l’Adelina” che vale allo sfortunato Ale un bello sganassone in piena faccia.

Ma la “veneziana” del titolo, direte voi? C’è anche lei, descritta in maniera così sensuale che vi verrà subito voglia di procurarvene una.

Ma tra tutti i nostri prodotti ce n’è uno che è di gran lunga il più apprezzato e richiesto: la Veneziana. Un dolce lievitato, farcito con crema pasticcera la cui origine è attestata intorno al quindicesimo secolo. Lo si può reperire facilmente in qualsiasi pasticceria della città, ma quello che abbiamo qui da Arleo è speciale. Il segreto sta nella crema pasticcera, più precisamente nella quantità di crema pasticcera con cui è farcita la Veneziana. In media, ognuna pesa dai due ai tre etti, tanto è il ripieno stipato tra le dolci pareti di brioche […] La Veneziana non conosce stagionalità ed è trasversale rispetto al clima. Va di moda a Natale come a ferragosto, quando piove e quando splende il sole. I suoi consumatori si dividono in due categorie: ci sono quelli seriali, che la prendono ogni mattina e i neofiti, attratti per lo più dalla sua forma rotondeggiante e dal colore della crema che fa capolino in cima al dolce.

La veneziana altro non è che metafora della vita. Se è la prima volta che ti avvicini ad essa, come in ogni nuova esperienza, può finirti male. A meno che non ci sia lì accanto un buon amico, o un barista fidato, pronto a consigliarti.

Buona lettura e, se vi viene l’acquolina in bocca e vorreste vedervi materializzare davanti agli occhi i dolci citati dall’autore, fa tutto parte di un piano diabolico da cui non ci si può’ salvare. Parola di lettrice golosa!

Annamaria

 

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Gianrico Carofiglio – La versione di Fenoglio

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Non ho letto gli altri romanzi di Gianrico Carofiglio di cui il Maresciallo Fenoglio è protagonista ma non è stato difficile prenderlo in simpatia. Il Maresciallo Fenoglio, di dichiarate origini piemontesi, abita da anni a Lecce, provincia in cui presta anche servizio per l’Arma dei Carabinieri. Fedelmente. Da sempre. Il “tempo del lavoro” è quasi terminato e Fenoglio, prossimo alla pensione si trova a fare i conti con un futuro che non riesce ad immaginare: per uno che voleva fare lo scrittore o tutt’al più il giornalista e invece si è trovato ad essere carabiniere, non è semplice essere altro da sé. Neppure quell’altro che per tutta la vita si sarebbe voluto diventare: ricominciare gli studi interrotti presso la facoltà di lettere? La pensione imminente lo pone davanti al fatto compiuto che il tempo passa e le persone invecchiano: compreso lui.

In questa confusione emotiva Fenoglio incontra la giovinezza insicura e smarrita di Giulio, suo ventenne compagno di fisioterapia. In una situazione di estrema fragilità per entrambi, Giulio e Fenoglio iniziano tra un esercizio di fisioterapia e l’altro, delle chiacchierate di riabilitazione emotiva, in una dialettica che è continuo scambio tra chi ha esperienza e chi vorrebbe farne, tra maestro e allievo. Fenoglio racconta al giovane amico le storie della sua vita professionale che non ha mai raccontato a nessuno, mettendo a nudo un’umanità allo sbando, crudele e bisognosa allo stesso tempo, in cui la giustizia si fa strada ma non sempre prevale, in cui a volte il meglio ce l’ha la legge del più forte. Le chiacchierata sul lavoro investigativo di Fenoglio diventano così quasi uno scambio dialogico sulla ricerca della verità, in cui spesso il maestro impara dalle acute osservazioni dell’allievo. Il giovane Giulio infatti è confuso su ciò che vorrà fare “da grande” ma ha le idee molto chiare su ciò che NON vorrà fare, dando molti spunti di riflessione a Fenoglio. La curiosità di Giulio lo porta a scavare nei suoi ricordi e nel suo passato, cercando di consegnare al giovane la verità. Al termine di questo percorso di disvelamento maieutico per entrambi, Fenoglio comprende che dovrà congedare l’amico senza potergli consegnare alcuna formula per la verità. Perché la verità è di chi la indaga.

A far da sfondo a questo rapporto tra gioventù e vecchiaia c’è la figura romantica di Bruna, la fisioterapista che, invitando Fenoglio a continuare il loro rapporto una volta che sarà finito quello professionale, lascia al Maresciallo la strada aperta per la POSSIBILITA’ e il FUTURO.

Da leggere perché, per dirla con una frase celebre “I migliori maestri sono quelli che ti indicano dove guardare ma non ti dicono cosa vedere”.

Annamaria

 

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