Luoghi di libri

Pillole di #saltoextra

𝚊 𝚜𝚙𝚊𝚜𝚜𝚘 𝚌𝚘𝚗… 𝙰𝙽𝙳𝚁𝙴𝙰 𝙲𝙰𝙼𝙸𝙻𝙻𝙴𝚁𝙸

Altissimi livelli di emozione se, come me, avete sentito Manzini leggere Camilleri.

E avrete pensato che quest’uomo è (perdonate ma non riesco ancora a parlarne al passato, perché Camilleri è un po’ il mio “nonno” letterario) un GENIO. Quando ho sentito Manzini interpretarlo, che dire leggerlo sarebbe riduttivo, ho sbarrato gli occhi: lo scrittore ha creato una trama nella trama in cui il Montalbano di carta e il vero Montalbano (che comunque è quello di carta) si fondono, si mischiano, si confondono grazie all’entrata in scena di lui, ANDREA CAMILLERI. Non poteva esserci inizio di finale più sorprendente, un saluto in grande stile teatrale come il Teatro a cui il grande Maestro ha dedicato parte della sua vita.

Emozionante. Sbalorditivo. Manzini recitava, ora prendendo i toni più spicci e cupi di Montalbano, ora tartagliando come Catarella e io attonita, di fronte al monitor pensavo che, se c’è un erede di Pirandello, questo è Camilleri.

“In un tempo fuori dall’ordinario,
In un Salone fuori dall’ordinario,
un saluto fuori dall’ordinario”

Lagioia presenta così Manzini. Mi permetto di aggiungere che il vero, commosso, partecipato saluto non è il nostro a Camilleri, ma quello che il grande scrittore fa ai suoi lettori, lasciandoli ancora una volta senza parole.

GRAZIE.

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Pillole di #saltoextra

𝚊 𝚜𝚙𝚊𝚜𝚜𝚘 𝚌𝚘𝚗… 𝚂𝚃𝙴𝙵𝙰𝙽𝙸𝙰 𝙰𝚄𝙲𝙸

Stefania Auci, che lo scorso anno aveva “battezzato” proprio al Salone del Libro il suo “I Leoni di Sicilia”, legge in anteprima l’incipit del primo capitolo del secondo romanzo della saga della famiglia Florio.

Il primo romanzo, che noi di Luoghi di libri avevamo recensito, si conclude con la morte di Vincenzo Florio, figlio di Paolo e nipote di Ignazio, i fondatori di Casa Florio.

Il nuovo libro della saga si apre con il matrimonio tra Ignazio, il figlio di Vincenzo (perché Casa Florio dovrà sempre avere un Vincenzo e un Ignazio) con Franca. Un matrimonio diverso da come la sposa se lo era immaginato, molto intimo e senza fronzoli ma con l’uomo che rappresentava tutto il suo mondo.

La scena si sposta a Parigi, nel Marzo del 1893. La coppia è in viaggio di nozze e tra le scuse del direttore dell’hotel di lusso, gli ossequi del personale e le mille cortesie e riguardi in cui tutti si prodigano nei loro confronti, Franca capisce una grande verità: Ignazio parla una lingua originale, la lingua dei soldi.

Stefania Auci ci ha regalato un assaggio, ancora in revisione, di ciò che verrà. E questo ci lascia un senso di profonda gratitudine, perché la condivisione di una prima stesura non può lasciarci indifferenti… e l’acquolina in bocca pregustando ciò che verrà. Grazie Stefania Auci!

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Pillole di #saltoextra

𝚊 𝚜𝚙𝚊𝚜𝚜𝚘 𝚌𝚘𝚗… 𝚂𝙰𝙼𝙰𝙽𝚃𝙷𝙰 𝙲𝚁𝙸𝚂𝚃𝙾𝙵𝙾𝚁𝙴𝚃𝚃𝙸

Inutile ricordare a tutti quanto “quelli come noi” si siano sentiti orfani dell’Evento che si attende e si celebra con gioia una volta l’anno, una sorta di Santissimo Natale del lettore: il Salone Internazionale del Libro.

Apprezzabile la decisione di renderne fruibile una versione diversa, online, democraticamente alla portata di chi ne ha voglia.

Oggi, la mia “ora buca” tra una lezione e l’altra l’ho trascorsa con Samantha Cristoforetti, una donna eccezionale perché mi ha dato la profonda sensazione di essere una che sa mettere “le cose” in ordine. La giornalista ha condotto la chiacchierata sull’idea di città: percezione e punti di vista differenti di un’astronauta che le città le ha viste da lassù. Ad ogni prospettiva corrispondono punti di vista diversi, è questo un po’ il messaggio di Samantha che ci parla di nuvole, cicloni, atolli, energie ed immagina con noi altre “città invisibili” (o visibili per pochi) sulla scia di Italo Calvino. Nella lontananza dello spazio, scherzando con la giornalista, Samantha ci dà anche una dimensione di romanticismo ciclico: la sua esperienza non è stata solo un alternarsi di luce e buio ma la possibilità di provare l’emozione di un tramonto ogni novanta minuti.

Infine, questa Donna, simbolo di quell’orgoglio nazionale che tutti dovremmo provare di fronte a persone di questa caratura non solo culturale e professionale ma soprattutto umana, conclude con questa metafora:

“In queste settimane di lockdown siamo stati un po’ tutti astronauti. Torneremo al nostro mondo, ne sono certa, ma saremo tutti un po’ cambiati, perché il Viaggio ti cambia”.

Speriamo in meglio 😉

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Sonia Sacrato – Controcanto

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Era la primavera 2019. Un anno fa eppure un secolo fa. Così vicino ma già così lontano, con tutta la miriade di situazioni, eventi e percezioni che il Covid-19 ha spazzato via. Così, uno schiocco di dita e tutte le nostre certezze, le nostre coperte di Linus che fino al giorno prima ci trascinavamo sempre dietro, sono svanite. Non una telefonata, questo cafone di un virus, per preannunciare il suo spiazzante e devastante arrivo. Insomma, dico io, le buone maniere! Eppure molte persone sono rimaste a casa (#iorestoacasa tatuato sul cuore per sempre!) e seppur #vicinimadistanti hanno atteso con pazienza certosina l’avvento di un giorno migliore.

Ecco gente, quel giorno è arrivato e finalmente “Controcanto” è un libro in carne ed ossa… volevo dire, copertina e pagine! Tutti curiosi come scimmie di sapere come sta la nostra Cloe Damiani che avevamo lasciato accoccolata sul divano a bere cioccolata calda preparata dal suo fidanzato Sandro (Cloe, possiamo dire fidanzato vero?) mentre, tuttavia, tra una carezza al suo amato Pablo (il gatto) e l’altra pensava all’Altro, Fabrizio.

La ritroviamo al termine delle lezioni scolastiche. Alunni salutati, scrutini fatti, la nostra Cloè deve lasciare Alba e chissà il prossimo anno in quale città insegnerà Arte. Salutare Alba è difficile ma liberatorio allo stesso tempo perché…. Beh, perché dovrete leggerlo, mica posso spoilerare io!

La nostra bella Torino e tutto il suo sabaudo contorno fanno da setting alle vicende della nostra professoressa, momentaneamente in vacanza, e dei personaggi vecchi e nuovi che la seguiranno in questa nuova vicenda. Non mancano i riferimenti a “La mossa del gatto”, a mio avviso scelta oculata e apprezzabile, in modo da non far mai sentire fuori posto o spaesato il novello lettore.

Sonia Sacrato è molto attenta ai dettagli e, come lei, anche la sua Cloe presta molta attenzione ai particolari. Ed è proprio grazie a questa passione che la nostra protagonista si imbatterà in un nuovo mistero da risolvere: non una roncola riposta dentro una vecchia scatola di latta stavolta, ma un violino. Il mistero arriva a suon di musica in una calda giornata estiva e porterà con sé inaspettati colpi di scena.

Seguiremo l’evolversi degli eventi tra Torino Centro e i suoi locali notturni, la periferia e la prima cintura fino ad arrivare ai piedi della Val di Susa, dove il caso si apre: un’auto è stata incendiata di fronte all’Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso, tra Rosta e Buttigliera Alta.

Un noir uguale a se stesso ma allo stesso tempo diverso “Controcanto” di Sonia Sacrato, come se Cloe Damiani fosse cresciuta e maturata, trattenendo però le caratteristiche salienti di cui ci eravamo innamorati al “primo appuntamento” con “La mossa del gatto”.
Non vi dirò di più amici lettori se non che per me è stato un onore leggerlo per questa recensione e che, giunta a pagina 267, non vedo l’ora che dalla penna della Sacrato scaturisca il proseguimento delle mirabolanti avventure di Cloe Damiani. E ovviamente di Pablo.

Auguro molta fortuna a “Controcanto” e una buona lettura a tutti voi!

 

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Paola Gula – Favola imbandita

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Inizio a leggere “Favola imbandita” senza conoscere nulla della sua autrice, un po’ fuorviata dal titolo, lo ammetto. Mea culpa. Avevo immaginato ricette di cucina ispirate a celebri favole. Binomi del tipo “Biancaneve e la torta di mele” o “Jack e il fagiolo magico e riso, fagioli e pancetta”. Ok, la smetto. Potrei andare avanti così per ore. Colpa della quarantena, potrei dire, ma sappiamo che non è vero.

Dicevamo l’idea che mi ero fatta dal titolo si è rivelata errata già dopo aver letto la prima pagina. La favola c’era ed era una storia d’amore, ricca di colpi di scena. La vera storia d’amore che ho trovato però, non è (solo) quella tra la protagonista Rosalinda Lanteri e l’uomo che il destino metterà sulla sua strada, ma quella tra la protagonista e il proprio lavoro di critico enogastronomico.

E così “Favola imbandita” non è solo un romanzo, ma un vero e proprio viaggio enogastronomico (che in questi tempi di lockdown di viaggiare ne abbiamo bisogno) che mi ha portata in località del Piemonte in cui non sono mai stata, ma che mi piacerebbe a questo punto visitare. Lo definirei un romanzo sensoriale perché non coinvolge solo l’immaginazione del lettore ma tutti i sensi: i piatti che Ross o Linda ci descrivono hanno un sapore genuino e il profumo dei vini è inebriante. Ho conosciuto la storia del Castelmagno, del vitigno Pelaverga, di come i formaggi d’alpeggio siano un miraggio. Insomma, la cornice enogastronomica è stata davvero molto apprezzata.

I protagonisti sono caratterizzati con sapiente maestria sia dal punto di vista fisico sia da quello psicologico così tanto da scoprire insieme a Ross anche Linda, le due entità in cui si sdoppia il personaggio principale. Infatti l’ultima sorpresa che l’autrice ci dona è un fil rouge con Shakespeare (sì perché il Bardo è un altro filo conduttore di questo romanzo… vedete la lacrima di commozione che compare nei miei occhi?) che tiene fino alla fine della storia. Quindi che dirvi? Acquistatelo e leggetelo… as you like it!

 

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