Unity Dow – L’urlo dell’innocente

annamaria, 13 Marzo 2020

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Ci sono alcuni eventi nel mondo che non vogliamo ricordare, a cui non possiamo prestare troppa attenzione perché le nostre coscienze ne uscirebbero squassate, poiché la domanda che ci rimette in pace col creato “Cosa posso farci da solo?” ha la sola risposta che desideriamo sentire. Niente. Da soli non possiamo farci assolutamente nulla. Cosa può il singolo contro il degrado ambientale? Contro i ghiacciai che si sciolgono e le microplastiche che ci avvelenano? Contro la tratta di esseri umani e il mercato degli organi? Contro le Guerre che devastano da anni (per non dire da secoli) alcune parti del nostro Mondo? Niente. Il singolo pensa di non esserne il diretto responsabile e quindi di non potersi opporre in quanto elemento non determinante di un sistema molto più complesso fatto di politica, economia, interessi dei potenti.

C’è il risciacquo delle nostre anime in periodi dedicati dell’anno, che spesso si fondono con ideologie religiose, in cui immergiamo la nostra coscienza in un po’ di candeggina sperando che ne esca “bianca che più bianca non si può”, candida come quella di un bambino.

Poi ci sono alcuni incontri che talvolta cambiano la prospettiva con cui guardiamo al mondo intorno a noi oltre che al mondo dentro di noi. Incontri che ci provocano, che ci mettono all’angolo, che ci dimostrano come in fondo la candeggina non cancelli le macchie più tenaci: quelle rimarranno sempre a ricordarci cosa è stato e come non sia vero che non ci si può fare nulla.

Il romanzo di Unity Dow, edito in Italia dalla coraggiosa casa editrice Edizioni Le Assassine è uno di quegli incontri: un romanzo che arriva dritto come un pugno allo stomaco e che ti fa vomitare tutto il perbenismo e l’alone di bontà di cui l’uomo occidentale per secoli si è convinto. No, non siamo buoni e innocenti anche se materialmente non siamo noi i carnefici. Non è vero che non possiamo opporci a orrori come quelli descritti in questo romanzo/ non romanzo. Perché romanzo/ non romanzo? Perché è la verità della scrittura di Unity Dow ciò che fa male. L’impostazione del romanzo noir, per quel che mi riguarda, non contribuisce ad alleggerire i contenuti ma anzi, lo rende ancora più reale. E come succede ai noir ben scritti, la sensazione che mi provoca leggerlo è orrore e sgomento. Paura. Quella paura però che fa bene, che risveglia dal torpore, che fa comprendere come nonostante la lontananza geografica questi orrori siano un peccato di tutta l’umanità.

Sarebbe ingiusto dirvi di più. Leggetelo.

“Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare.” Marco (9,42)

 

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