Luoghi di libri

Pif, Marco Lillo – Io posso. Due donne sole contro la mafia

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‘Io posso’, due parole, una minaccia piena di prepotenza e di consapevolezza di impunità e di essere al di sopra della legge. È la risposta tipica dei mafiosi e dei collusi alle rimostranze delle vittime e degli onesti.

La stessa risposta data dall’imprenditore edile Lo Sicco, colluso con la mafia, alle sorelle Pilliu nell’atto di depredarle delle loro case. Ma la filosofia delle sorelle ‘chi pecora si fa, il lupo se la mangia’ da loro la forza di opporsi al sopruso con quarantotto denunce successive, con la pazienza di presentarsi ogni volta a battere cassa ad uno Stato che le ignora, pretendendo giustizia. Hanno sperperato tutti i loro averi in avvocati, ma non hanno ceduto. Hanno vinto tante battaglie dal 1983 ad oggi. Sono anche state riconosciute ‘vittime di mafia’, un fregio ed una medaglia senza rimborso però!

Rispetto alla mia aspettativa, rimane delusa la possibilità di sentire la voce diretta delle vittime e il risvolto più personale ed emotivo della vicenda, ma credo che il concentrarsi sui fatti nasca dalla volontà di un approccio giornalistico, ma che rispecchi anche il carattere riservato delle due donne.

Interessante e illuminante disamina della situazione palermitana degli ultimi 30 anni.

Patrizia

 

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Antonio Manzini – Gli ultimi giorni di quiete

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Non c’è nulla che sia contro natura, più del dover seppellire il proprio figlio. Considerazione banale, ma Antonio Manzini tratta il dolore dei genitori sopravvissuti in una maniera che banale non è affatto. Alla disperazione della perdita si aggiunge la rabbia di vedere che, dopo pochi anni, chi ha ucciso la loro ragione di vita è già uscito di prigione ed è libero di ricostruire: ha un lavoro, una casa, una donna dei progetti. Ha la speranza che ha tolto al loro Corrado e che, soprattutto, ha precluso per sempre loro, obbligati a sopravvivere in una quotidianità fatta di piccole incombenze a cui dedicarsi meccanicamente, senza sospensione o abbreviazione della condanna che, per loro è, e sarà davvero, a vita.

Manzini ci porta con delicatezza e sapienza nel profondo della sofferenza che ha diviso Pasquale e Nora: uniti solo nella perdita, ma ognuno chiuso nel suo personale buio che ha affrontato e continua ad affrontare come può; ognuno con i suoi fantasmi e con il suo sistema per non soccombere: per il negozio, l’uno per l’altra, ma su due binari paralleli destinati a non incontrarsi mai più. Fino a quando, “l’ingiustizia” torna di nuovo a irrompere nelle loro vite. Riuniti dalla rabbia, si separeranno ancora nella maniera di fronteggiarla. Il viaggio che l’autore ci porta a fare è nelle pieghe della mente e dell’anima di un padre e di una madre: sanguigno, Pasquale, che dovrà fare i conti con ciò che ci si aspetterebbe per il suo ruolo di capofamiglia e di uomo, ma ancor di più con la sua natura, buona e onesta a dispetto di tutto.

Disperata, Nora, e ostinata, come solo una madre può essere. Silenziosa, defilata, apparentemente innocua, ma determinata nel raggiungere un obiettivo ben più necessario e profondo della mera vendetta, per porre fine alla sofferenza per l’ingiustizia subita dalla sua famiglia.
Una narrazione intensa, fatta di piccoli gesti, di sfumature che entrano nella mente e nel cuore di chi legge, immergendolo nella immobilità della vita dopo la perdita, nella quiete, solo apparente, di tante giornate tutte uguali tra loro, nella sofferenza di chi sopravvive senza volerlo. Dall’angoscia dell’essere annientati, si deve trovare la forza di rialzarsi: ognuno a modo proprio e inesorabilmente soli, perché senza un pezzo di cuore, non si può che esserlo.

Non è certo il genere a cui l’autore ci ha abituati e che probabilmente gli ha dato la fama su larga scala con le storie di Rocco Schiavone. E a mio parere, proprio per questo, merita di essere letto.

Mimma

 

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Mohsin Hamid – L’ultimo uomo bianco

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In un’epoca indefinita gli esseri umani di etnia caucasica subiscono una metamorfosi e si risvegliano con la pelle scura, uno ad uno, come in una pandemia dilagante. Si scatena il panico, si vive la frustrazione della perdita di identità, si creano faide razziali. Finché verrà seppellito ‘l’ultimo uomo bianco’ e si lascerà progressivamente spazio ad una nuova consuetudine. La paura del diverso e dello sconosciuto la fanno da padrone. Il tutto narrato attraverso la vita e la storia d’amore di Anders e Oona. La confusione e l’ansia, che dilagano, vengono bene trasmesse attraverso uno stile di scrittura volutamente caotico e fatto di continue autocorrezioni, in cui un’affermazione viene precisata o corretta o contraddetta dalla successiva a emulare il turbinio mentale di chi vive un profondo cambiamento e una lotta interiore.

Devo ammettere che mi aspettavo una storia più forte dal punto di vista della trama, assolutamente minimale. Aggiungo che il messaggio della costruzione di sé e di una società scevra da pensieri razziali è assolutamente importante, ma credo potesse essere arricchito mostrando le differenti sfaccettature dell’atteggiamento dei singoli verso ciò che è considerato diverso, invece di livellare molto il pensiero a discriminazione assoluta, addirittura a sensazione di ‘schifo tanto da vomitare’ o ad atteggiamenti da Ku Klux Klan, esaltando unicamente gli estremismi. Credo venga rappresentata una prospettiva di denuncia riduttiva forse più assimilabile alla realtà passata. Le relazioni inter-razziali costituiscono, a mio avviso, un sistema ben più complesso, talvolta ignorantemente svilente, talvolta splendidamente arricchente. Dal mio punto di vista le differenti sfumature avrebbero offerto maggiori spunti di riflessione rispetto ad un taglio che potrebbe essere considerato polemico e disfattista ad un primo sguardo. L’apertura al positivismo del finale smorza la sensazione di desolazione, rabbia e anche incredulità che accompagna il lettore nel leggere certi eccessi, realistici in un passato il cui angolo è appena stato svoltato dal punto di vista temporale, ma attualmente, mi auguro, per la maggioranza delle persone molto lontano culturalmente.

Patrizia

 

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Rocio Marian Ciraldo – Non mi lascerai mai [#audioteca]

L’audioteca, nata per dispensare conforto e regalare un po’ di compagnia in periodo COVID, al ritorno della normalità si tramuta in una rubrica per ampliare la cultura e dare voce a storie.

Quella voce, per noi e per voi, si nutre ovviamente di immagini tratte da libri e racconti. E’ la voce degli allievi de Lo Scatolino di Ars e Corde, degli stessi autori e anche nostra, tutti meravigliosi interpreti di racconti, che ci donano il loro tempo. Come meravigliosi sono gli autori che, quei racconti, ce li regalano. E noi li offriamo a voi, ovunque siate, affinchè possiate scacciare la noia e la solitudine in nostra compagnia.

Questo il nostro abbraccio virtuale per voi tutti.
Buon ascolto!

I racconti possono essere ascoltati direttamente su questa pagina oppure cliccando su è possibile scaricarli e ascoltarli più tardi.

26/11/2023

Non mi lascerai mai di Rocio Marian Ciraldo (tratto dalla raccolta Eclair Noir) con la voce di Dante Bianchi

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Dario Ferrari – La ricreazione è finita

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Cosa ci fa quello che io avrei definito un romanzo di formazione (che al suo interno ne contiene un secondo in miniatura) in finale in un festival noir? Lo scoprirete leggendo, perché la vita contiene sfumature noir anche dove non penseremmo mai di trovarle.

Ma se anche non fossi stata alla ricerca di quella svolta, “La ricreazione è finita”, di Dario Ferrari, sarebbe stato una delle letture più belle della scorsa estate. L’Italia degli anni di piombo, vista con gli occhi di un ragazzo pronto a lottare per i suoi ideali, che si scontra con la contraddizione tra giustizia e soprusi, riscatto dalle vessazioni di una società iniqua e violenza, che pare l’unico strumento per ottenerla. L’amore, l’amicizia, la lealtà negli anni 70 e ai giorni nostri, in un gioco di rimandi e specchi tra la vita di Tito, idealista avvolto dal mistero e Marcello, che di misterioso agli occhi di chi lo circonda non ha nulla: eterno studente mediocre e inconcludente, catapultato dalla sua incoscienza, dal caso e da un errore nei calcoli dei “potenti”, nel mondo universitario e in una ricerca che lo porterà, sotto molti aspetti, dove non avrebbe mai immaginato di arrivare., perso in un labirinto di gerarchie e regole non scritte, privilegi e schermaglie accademiche che poco o per nulla gli appartengono. Ricostruendo la vita di Tito crescerà anche lui e scoprirà in breve tempo che l’età adulta non è necessariamente quel luogo poco confortevole da cui è sempre sfuggito.

La consapevolezza di sé richiede un cammino accidentato e doloroso, disseminato di perdite, rinunce e rimpianti, ma conduce a un momento in cui, finalmente, guardarsi allo specchio non mette più a disagio. Come Tito, Marcello compie le sue scelte, forse discutibili, apparentemente autodistruttive per le logiche del contesto in cui vive: questi due ragazzi, lontani nel tempo, ma non nel desiderio di equità e integrità, pagano entrambi un prezzo elevato, forse anche troppo, ma alla fine sono i veri vincitori morali, a dispetto dell’impunità che, solo all’apparenza, premia chi li ha traditi e sfruttati per i propri interessi, molto meno nobili di quanto siano stati dipinti.

Mimma

 

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