Dario Ferrari – La ricreazione è finita

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Cosa ci fa quello che io avrei definito un romanzo di formazione (che al suo interno ne contiene un secondo in miniatura) in finale in un festival noir? Lo scoprirete leggendo, perché la vita contiene sfumature noir anche dove non penseremmo mai di trovarle.

Ma se anche non fossi stata alla ricerca di quella svolta, “La ricreazione è finita”, di Dario Ferrari, sarebbe stato una delle letture più belle della scorsa estate. L’Italia degli anni di piombo, vista con gli occhi di un ragazzo pronto a lottare per i suoi ideali, che si scontra con la contraddizione tra giustizia e soprusi, riscatto dalle vessazioni di una società iniqua e violenza, che pare l’unico strumento per ottenerla. L’amore, l’amicizia, la lealtà negli anni 70 e ai giorni nostri, in un gioco di rimandi e specchi tra la vita di Tito, idealista avvolto dal mistero e Marcello, che di misterioso agli occhi di chi lo circonda non ha nulla: eterno studente mediocre e inconcludente, catapultato dalla sua incoscienza, dal caso e da un errore nei calcoli dei “potenti”, nel mondo universitario e in una ricerca che lo porterà, sotto molti aspetti, dove non avrebbe mai immaginato di arrivare., perso in un labirinto di gerarchie e regole non scritte, privilegi e schermaglie accademiche che poco o per nulla gli appartengono. Ricostruendo la vita di Tito crescerà anche lui e scoprirà in breve tempo che l’età adulta non è necessariamente quel luogo poco confortevole da cui è sempre sfuggito.

La consapevolezza di sé richiede un cammino accidentato e doloroso, disseminato di perdite, rinunce e rimpianti, ma conduce a un momento in cui, finalmente, guardarsi allo specchio non mette più a disagio. Come Tito, Marcello compie le sue scelte, forse discutibili, apparentemente autodistruttive per le logiche del contesto in cui vive: questi due ragazzi, lontani nel tempo, ma non nel desiderio di equità e integrità, pagano entrambi un prezzo elevato, forse anche troppo, ma alla fine sono i veri vincitori morali, a dispetto dell’impunità che, solo all’apparenza, premia chi li ha traditi e sfruttati per i propri interessi, molto meno nobili di quanto siano stati dipinti.

Mimma

 

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