Luoghi di libri

Antonio Manzini – Gli ultimi giorni di quiete

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Non c’è nulla che sia contro natura, più del dover seppellire il proprio figlio. Considerazione banale, ma Antonio Manzini tratta il dolore dei genitori sopravvissuti in una maniera che banale non è affatto. Alla disperazione della perdita si aggiunge la rabbia di vedere che, dopo pochi anni, chi ha ucciso la loro ragione di vita è già uscito di prigione ed è libero di ricostruire: ha un lavoro, una casa, una donna dei progetti. Ha la speranza che ha tolto al loro Corrado e che, soprattutto, ha precluso per sempre loro, obbligati a sopravvivere in una quotidianità fatta di piccole incombenze a cui dedicarsi meccanicamente, senza sospensione o abbreviazione della condanna che, per loro è, e sarà davvero, a vita.

Manzini ci porta con delicatezza e sapienza nel profondo della sofferenza che ha diviso Pasquale e Nora: uniti solo nella perdita, ma ognuno chiuso nel suo personale buio che ha affrontato e continua ad affrontare come può; ognuno con i suoi fantasmi e con il suo sistema per non soccombere: per il negozio, l’uno per l’altra, ma su due binari paralleli destinati a non incontrarsi mai più. Fino a quando, “l’ingiustizia” torna di nuovo a irrompere nelle loro vite. Riuniti dalla rabbia, si separeranno ancora nella maniera di fronteggiarla. Il viaggio che l’autore ci porta a fare è nelle pieghe della mente e dell’anima di un padre e di una madre: sanguigno, Pasquale, che dovrà fare i conti con ciò che ci si aspetterebbe per il suo ruolo di capofamiglia e di uomo, ma ancor di più con la sua natura, buona e onesta a dispetto di tutto.

Disperata, Nora, e ostinata, come solo una madre può essere. Silenziosa, defilata, apparentemente innocua, ma determinata nel raggiungere un obiettivo ben più necessario e profondo della mera vendetta, per porre fine alla sofferenza per l’ingiustizia subita dalla sua famiglia.
Una narrazione intensa, fatta di piccoli gesti, di sfumature che entrano nella mente e nel cuore di chi legge, immergendolo nella immobilità della vita dopo la perdita, nella quiete, solo apparente, di tante giornate tutte uguali tra loro, nella sofferenza di chi sopravvive senza volerlo. Dall’angoscia dell’essere annientati, si deve trovare la forza di rialzarsi: ognuno a modo proprio e inesorabilmente soli, perché senza un pezzo di cuore, non si può che esserlo.

Non è certo il genere a cui l’autore ci ha abituati e che probabilmente gli ha dato la fama su larga scala con le storie di Rocco Schiavone. E a mio parere, proprio per questo, merita di essere letto.

Mimma

 

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Paola Gioria – Dita bianche [#audioteca]

L’audioteca, nata per dispensare conforto e regalare un po’ di compagnia in periodo COVID, al ritorno della normalità si tramuta in una rubrica per ampliare la cultura e dare voce a storie.

Quella voce, per noi e per voi, si nutre ovviamente di immagini tratte da libri e racconti. E’ la voce degli allievi de Lo Scatolino di Ars e Corde, degli stessi autori e anche nostra, tutti meravigliosi interpreti di racconti, che ci donano il loro tempo. Come meravigliosi sono gli autori che, quei racconti, ce li regalano. E noi li offriamo a voi, ovunque siate, affinchè possiate scacciare la noia e la solitudine in nostra compagnia.

Questo il nostro abbraccio virtuale per voi tutti.
Buon ascolto!

I racconti possono essere ascoltati direttamente su questa pagina oppure cliccando su è possibile scaricarli e ascoltarli più tardi.

11/02/2024

Dita bianche di Paola Gioria (tratto dalla raccolta Éclair Noir) con la voce di Loredana Zapparoli

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Martina Scalzerle – L’arte di arrangiarsi [#audioteca]

L’audioteca, nata per dispensare conforto e regalare un po’ di compagnia in periodo COVID, al ritorno della normalità si tramuta in una rubrica per ampliare la cultura e dare voce a storie.

Quella voce, per noi e per voi, si nutre ovviamente di immagini tratte da libri e racconti. E’ la voce degli allievi de Lo Scatolino di Ars e Corde, degli stessi autori e anche nostra, tutti meravigliosi interpreti di racconti, che ci donano il loro tempo. Come meravigliosi sono gli autori che, quei racconti, ce li regalano. E noi li offriamo a voi, ovunque siate, affinchè possiate scacciare la noia e la solitudine in nostra compagnia.

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04/02/2024

L’arte di arrangiarsi di Martina Scalzerle (tratto dalla raccolta Éclair Noir) con la voce di Mimma Caserta

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Daniele Bitetti – Bari Vecchia [#audioteca]

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Quella voce, per noi e per voi, si nutre ovviamente di immagini tratte da libri e racconti. E’ la voce degli allievi de Lo Scatolino di Ars e Corde, degli stessi autori e anche nostra, tutti meravigliosi interpreti di racconti, che ci donano il loro tempo. Come meravigliosi sono gli autori che, quei racconti, ce li regalano. E noi li offriamo a voi, ovunque siate, affinchè possiate scacciare la noia e la solitudine in nostra compagnia.

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14/01/2024

Bari Vecchia di Daniele Bitetti (tratto dalla raccolta Éclair Noir) con la voce di Mimma Caserta

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Viola Ardone – Grande meraviglia

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Viola Ardone chiude un’ideale trilogia del Novecento con una celebrazione della vita delicata e struggente, con una vicenda che trasuda fiducia nella tenerezza dell’amore e nella possibilità di rinascita che ognuno di noi ha, al di là dei pregiudizi, delle mura reali o astratte che non ci permetterebbero di essere noi stessi.

Una storia in cui si intrecciano follia e desiderio di libertà, in cui i muri non si abbattono con un piccone ma con la forza di affermare i propri diritti, in cui è il nutrimento dell’anima più che quello del corpo, a mantenerci in vita; in cui le aspirazioni dell’uno diventano la forza dell’altro, in cui i legami vanno oltre i vincoli di sangue.

Ogni vita è calamita, anche quella più appassita. Io sto dentro al mezzomondo: pure questa è vita in fondo”: questa è la storia di Elba, un personaggio in cui all’inizio può essere difficile immedesimarsi, ma che conquista con la sua infinita forza, di cui nemmeno lei stessa è consapevole. Una ragazzina marchiata alla nascita, che nessuno, a parte la “sua Mutti” ha mai visto davvero: un’invisibile come tutti gli abitanti del Fascione, che ha bisogno di essere vista da qualcun altro per vedersi. Il dottor Meraviglia è il primo a farlo, senza essere consapevole, – proprio lui che della consapevolezza propria e altrui ha fatto una ragione di vita – del fatto che Elba, ai suoi occhi di giovane e fervente basagliano, è un riflesso di se stesso e della concretizzazione dell’ideale per cui si batte.

Nonostante questo, Elba fiorisce e spicca il volo.

Il confine tra malattia e sanità mentale si perde continuamente, nel passato e nel presente, nella mente di Elba e di Fausto e nel loro legame indissolubile, fatto contemporaneamente di nodi stretti e di lontananza, di dipendenza e libertà. Si perde nelle sfumature di grigio delle tante sfaccettature del “sentire” di ognuno di noi, nelle zone d’ombra di ogni mente, nelle contraddizioni dell’anima e nelle convenzioni di una società che rifiuta ed emargina il diverso, che forse teme perché sa, che in fondo, poi così diverso non è.

Mimma

 

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