Michel Bussi

La doppia madre (2018)

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L’azione dell’inconsueto thriller si svolge a Le Havre, importante porto commerciale francese sulla costa della Manica: moli immensi, piramidi di container, dighe, bacini di compensazione, piroscafi, gru, e in mezzo a tutto questo le difficili condizioni di vita dei portuali, sempre più sostituiti da macchine, la disoccupazione, lo spettro della fame. E’ in questo contesto che, spinti dalla speranza di una vita migliore, quattro amici d’infanzia si mettono nelle mani di un balordo di professione per compiere la rapina del secolo, quella che risolverà i problemi di tutti i membri della banda. Sennonché quello che doveva essere un piano perfetto, senza spargimento di sangue, si risolve in un massacro: due rapinatori vengono freddati sul colpo, un altro è ferito in modo grave. L’unico che riesce a fuggire è il capobanda, ma senza bottino: la refurtiva, infatti, sparisce misteriosamente. A occuparsi del caso è la comandante Marianne Augresse, quarantenne funzionaria di polizia con una passione sfegatata per i bambini, coadiuvata dallo psicologo per l’infanzia Vasil Dragonman. La sua inchiesta è una lotta contro il tempo per acciuffare il cervello della banda, che nella sua fuga si lascia dietro una scia di cadaveri, e recuperare la refurtiva. Ma chi è lo spietato killer? E dov’è finito il malloppo? L’unico a saperlo è il piccolo Malone, un bambino di tre anni che dialoga col suo peluche. Malone sa chi è l’assassino, ma non sa se sua madre sia Amanda, Angélique o Ilona… Psychopolar.

 

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