Luoghi di libri

Daniela Schembri Volpe – Killer Tattoo. La strana coppia

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Daniela Schembri Volpe è un’autrice dalle molteplici sfaccettature narrative. L’abbiamo conosciuta su Luoghi di Libri con il mistery young “È Natale per tutti”, qualcuno di voi la conoscerà anche per i suoi saggi su Torino e sulle curiosità e i misteri del capoluogo piemontese. Con questo nuovo romanzo ci coinvolge in una vicenda che si snoda tra Torino, Malta, l’isola di Calypso, l’Irlanda e Londra.

Dafne Volpi (notate qualcosa di strano in questo nome, una particolare “assonanza”?) è una guida turistica che accompagna i visitatori alla scoperta della Torino magica. Ama alla follia i cioccolatini al cacao 85%, le piace accudire il suo acquario anche se “ogni tanto trapassava un pesce, erano rimasti per strada, anzi per acqua, alcuni Black Molly; un Platy era addirittura saltato fuori, forse nel tentativo maldestro di raggiungere il fiume Po”. Una guida turistica che si trova, suo malgrado, coinvolta nella drammatica sparizione di alcuni adolescenti, tra cui il suo stesso figlio. Dafne inizia a trovare biglietti di carta che riportano simboli misteriosi, una sorta di messaggio cifrato dalla complicata traduzione. E i tatuaggi cosa c’entrano in tutto questo? C’entrano, eccome, e giocano la loro parte, insieme a tarocchi, a personaggi bizzarri e ad altri più oscuri e maligni.

Il romanzo di Daniela è un mix di giallo, mistero, grottesco e un pizzico di horror. A voi scoprire chi è la strana coppia del titolo, lasciandovi trasportare lungo un percorso che alterna tensione e divertimento, mistero e conoscenza.

Mise via le carte, infilò il mazzo in borsa, svuotò la cassaforte della camera, posta dietro una riproduzione di un quadro di Matisse in cui vi erano dei pesci rossi, e iniziò a prepararsi per quella che lei avrebbe fatto divenire una stupefacente serata”.

Luisella

 

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Bruno Morchio – Voci nel silenzio

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Le “Voci nel silenzio“ del nuovo libro di Bruno Morchio edito da Garzanti sono gli spettri del passato che tornano a popolare il lockdown della scorsa primavera per Bacci Pagano. L’investigatore dei carruggi nato dallo straordinario stile dell’autore genovese si trova, durante la totale chiusura dovuta al Covid-19, a indagare su una storia di rapporti familiari che si intreccia con la sua.

Il Bacci Pagano di oggi ritrova il Bacci di molti anni prima, quando si era confrontato con il compito di scagionare dall’accusa di un omicidio un ex brigatista, Beppe Bortoli. Ed è lo stesso Bortoli che lo assume oggi per capire il perché dell’allontanamento improvviso da lui della compagna dalla quale, vent’anni prima, aveva avuto una figlia. Lo assume tramite lettera che gli viene fatta recapitare proprio dalla ragazza. Perché Bortoli è morto qualche settimana prima di Covid.

È personaggio che appare spaccato in due diverse identità, Bortoli: quella che si era svelata nella sua falsità a Bacci anni prima e quella di padre affettuoso che è nei ricordi della figlia. Bloccato in casa dal lockdown, il vero grande mistero a cui l’investigatore deve dare risposta è quanto possa essere dilaniante il peso della verità. Una verità che si scontra e si incontra con nuove destabilizzanti memorie che tornano alla mente di Bacci che in qualche modo lo legano a Baraldi, e non solo per il compito che gli aveva assegnato due decenni prima. Bacci Pagano è una figura sempre più affascinante, grazie alla maestria di Morchio che l’ha fatto cambiare, invecchiare negli anni, rendendolo in tutto uomo, persona e non solo personaggio. Come sempre lo scrittore genovese sa unire e bilanciare indagine materiale e scavo psicologico, offrendo un romanzo da cui non ci si riesce a staccare sino alla fine.

Sara

 

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Enrico Pandiani – Lontano da casa

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Torino, e la sua periferia multietnica alla ricerca di un’integrazione che, per quanto stenti ad attuarsi, pare poter contare sulla piccola realtà che alcune persone riescono a creare intorno a sé.

Lontano da casa” si snoda attraverso una serie di contrapposizioni e ambiguità, specchio della realtà del quartiere in cui è ambientato: Barriera di Milano e le sue contraddizioni, i colori dei suoi mercati e degli abiti delle donne africane, il buio della miseria, delle vie che di notte diventano posti pericolosi.

Da un lato Jasmina, una giovane di origine iraniana, “marchiata” come straniera per i suoi lineamenti tipici, ma cresciuta in Italia e italiana a tutti gli effetti, pronta ad aiutare gli altri, con grande abnegazione, indipendentemente dalla nazionalità e dal colore della pelle. Intorno a lei altre “isole felici” di generosità: Mary e Rosanna, donne che vivono in corpi maschili, che vegliano su di lei; Antonio, cresciuto con lei come un fratello, suo compagno nel volontariato al servizio dei più bisognosi; Mame e Taiwo, immigrati stroncati barbaramente da assassini e per i quali Jasmina cercherà giustizia, a scapito della sua stessa incolumità.

E poi, l’altra faccia della medaglia: la mafia che nel disagio del quartiere ha messo da tempo radici, gli immigrati caduti nelle maglie della criminalità organizzata locale italiana e l’ombra di quella nigeriana che facilmente ha trovato terreno fertile per proliferare nel degrado e nella povertà. Pandora, poliziotta che è il perfetto opposto di Jasmina: antieroe che, sotto la corazza del razzismo e della diffidenza, nasconde una profonda umanità risvegliata ( o creata dal nulla?) dalla profondità dell’animo della ragazza con cui è costretta a collaborare, per ottenere un riscatto personale, che passa necessariamente per la salvezza degli ultimi che tanto proclama di disprezzare.

Un elemento ricorrente nei vari scenari che si presentano durante l’indagine è la povertà che regna sovrana, ma non solo quella materiale, bensì, su tutto, la miseria della cattiveria dell’uomo, che può raggiungere vette di ferocia e indifferenza inimmaginabili, che sfocia nella perversione e lascia di sasso il lettore. La cattiveria è ovunque e forse è vero che “il nemico è come un faro in assenza del quale gli esseri umani perdono l’orientamento, la capacità di pensare e addirittura l’idea stessa della propria identità”. Ma anche ad essa, nel romanzo (e per fortuna anche nella realtà) fa da contraltare un “personaggio” aggiuntivo: il Banco Alimentare, con la dedizione dei suoi volontari, in un’atmosfera di solidarietà non ostentata, che lascia uno spiraglio alla speranza di un riscatto per il genere umano in generale.

Mimma

 

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Stefania Bertola – Via delle Magnolie 11

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In via delle Magnolie 11 si trova il vero protagonista di questa storia: un condominio sgangherato abitato dalla famiglia Boscolo e dal suo affittuario in cui si intrecciano storie d’amore, tradimenti, sotterfugi, affitti illegali, esperimenti di integrazione e follie di ogni genere. Una sorta di isola nella “provincia azzurra” in cui si muovono personaggi a volte al limite del ridicolo, che tentano di trovare il loro posto e la loro felicità incuranti della correttezza o della legalità dei metodi che escogitano per farlo. Ci pare quasi di vederli mentre si arrovellano per raggiungere i loro scopi, anche a costo di comportamenti al limite della legalità e, più spesso, perfino del buon senso.

Una carrellata di truffatori, ognuno a modo suo sempre sopra le righe, che divertono nel loro essere profondamente umani, ma allo stesso tempo inverosimili ed esilaranti. Sfilano davanti al lettore ragazze alle prese con le loro pene amorose, ex fidanzati orgogliosi ma ancora premurosi e devoti, inquilini fedifraghi, madri di famiglia aspiranti ballerine, pronte a tutto per portare a casa la vittoria, cugini americani che cercano di trasformarsi nell’italiano medio come lo descrivono i più noti luoghi comuni.

Una menzione particolare merita la nonna aspirante influencer, impegnata nella rincorsa al maggior numero di followers, pronta a bacchettare le nipoti in ogni momento, ma più incontenibile testa calda di loro.

Un romanzo in cui si rincorrono una serie di coincidenze, equivoci ed espedienti, scritto lo scorso anno durante il lockdown ed efficace antidoto alla malinconia e alla noia dell’isolamento forzato. Non ci resta che attendere gli sviluppi, aspettando con ansia di ritrovare questa simpatica famiglia sgangherata e dall’irresistibile e inconsapevole verve comica.

Mimma

 

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Martin Rua – Il cacciatore di tarante

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Le mie notti insonni ultimamente passano in compagnia di grandi libri e mitici personaggi.

Martin Rua è stato da me letto alla fine di un anno che un po’ a tutti ha tolto ossigeno, e leggere “Il cacciatore di tarante” è stato un momento per rifiatare.

Le mie prime letture nell’adolescenza sono state accompagnate dai gialli di Agatha Christie, e in questa storia sono tornata indietro nel tempo.

La scrittura di Rua è precisissima e non lascia scampo al tempo, le pagine volano, danzano, le parole sembrano uscire dal libro per ballare la taranta. Giovanni Dell’Olmo, ispettore di pubblica sicurezza a Torino non manca di nulla per essere il Poirot della scrittura degli anni moderni e il Duca Carlo Caracciolo de Sangro, brillante medico di Napoli, non delude mai anche nei colpi di scena.

Ambientato nel 1870 dopo l’unificazione d’Italia, chiare sono le sottolineature tra le differenze tra nord e sud, la reticenza dell’ispettore ad andare nel Salento per poter procedere a verifiche e approfondimenti su morti dovute al morso della taranta. Le descrizioni dell’arte e della cultura da parte di Rua sono magistrali e sintomo di una competenza impeccabile (vi verrà voglia di andare a documentarvi mentre porterete avanti la lettura).

Il 2020 mi ha concesso di poter conoscere Martin, insieme a tanti nuovi autori di Luoghi di Libri, via video è vero, ma vi posso assicurare che dalle pagine del manoscritto esce tutto quello che l’autore è durante semplici chiacchiere a telecamere spente.

Un libro che risveglia i sensi, che risveglia la creatività e la voglia di conoscere. Leggetelo se vi siete innamorati della Christie, perché non potrete che amare anche Rua.

Simona

 

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