Graziella Naurath – Dimentica

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Dimentica. Dimentica può voler dire tante cose: può voler esprimere sentimenti di protezione o avvertimento. La parola “dimentica” racchiude qualcosa che ai miei occhi è profondissimo. Quasi un atto d’amore.

Dimentica nel libro di Graziella Naurath, oltre a essere un titolo interessante, è un indizio. Libro noir, quasi tendente al thriller dove la parte psicologica e sentimentale getta le basi per aprire voragini di riflessioni sui rapporti sentimentali tra uomo e donna, dove spesso la relazione diventa così morbosa da riuscire a farsi del male scambiando tutto per amore incondizionato.

L’autrice riesce sempre a tenere altissima la tensione, sviando e riportandoti sulla strada del dubbio e del sicuramente è lui l’assassino, ma niente è mai come appare… o forse si?

La certezza o il dubbio di aver risolto il rebus? L’inquietudine o l’alleanza con il più debole? Malattia o voglia dell’eterna giovinezza?

Dovrete leggerlo per saperne di più. Per quello che mi riguarda gran bella scoperta, amo il noir in cui viene inserita sempre una base di società attuale.

 

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Guillaume Musso – La vita segreta degli scrittori

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Nathan Fawles, celeberrimo scrittore grazie a tre romanzi pubblicati, ha deciso di smettere di scrivere. Per sempre. Siamo nel 1999 e la sua decisione è irrevocabile, definitiva, assoluta. Fawles si ritira in solitudine in una splendida e inquietante Villa, la Croix du Sud, sull’isola mediterranea di Beaumont, luogo selvaggio e di maestosa bellezza nonché meta di un turismo rispettoso della natura e molto particolare.

Quasi dieci anni dopo, Raphaël Bataille, voce narrante della vicenda, approda a sua volta a Beaumont. Lo scopo dichiarato è lavorare nell’unica libreria presente di proprietà del Signor Audibert. Il quale ha però deciso di chiudere l’attività e ha bisogno di Raphaël all’unico scopo di eseguire un accurato inventario in vista della vendita. I tempi sono cambiati e Monsieur Audibert sostiene con profonda amarezza quanto segue:

“… Nel corso degli anni, le vendite sono crollate e qualsiasi sforzo di risalire la china è stato vano. Del resto, lei sa come siamo messi: i poteri pubblici lasciano tranquillamente prosperare i giganti della rete, che in Francia non sono soggetti a nessuna tassazione.”

Inutili le vibrate proteste del giovane Raphaël il quale, non di meno, si applica a restituire colore e attrattiva al vecchio e polveroso negozio. In realtà, il nostro giovane amico è a Beaumont per uno scopo ben preciso: incontrare Nathan Fawles, di cui è un fan sfegatato, e sottoporgli il suo primo libro al fine di ottenerne un parere. E benché Monsieur Audibert lo sconsigli vivamente anche solo di avvicinarsi alla villa – corre voce che Fawles non abbia remore a cacciare gli intrusi a colpi di fucile – Raphaël non demorde e in sella alla sua bicicletta raggiunge la Croix su Sud. Qui, dopo molto penare e un vivace scambio di battute e fucilate con Fawles, entrerà infine nelle sue grazie e riuscirà persino a consegnargli il proprio manoscritto.

Questo non è che l’inizio di una storia lunga, complessa e molto intricata che vedrà la sparizione dell’amato cane di Fawles, l’arrivo sull’isola della giornalista svizzera Mathilde Monney e il ritrovamento su una spiaggia del corpo martoriato di una sconosciuta. Cosa li lega fra loro?

Di sicuro, da questo momento in poi nessuno ci apparirà più come lo abbiamo conosciuto all’inizio del racconto.

Guillaume Musso gioca con i suoi lettori utilizzando con maestria un vasto arsenale fatto di libri, cognomi, località e situazioni che rendono questa Vita segreta degli scrittori un divertente rebus da risolvere. Ben presto, agli iniziali protagonisti, si aggiungeranno altri personaggi e la vicenda si tingerà di un giallo acceso tendente al thriller.

In definitiva, quella che Musso ci propone con questo insolito romanzo, è una riflessione sullo scrivere e sull’essere scrittori; su come una storia sepolta nella mente di chi scrive possa condizionarne la vita, le scelte e il destino; su come ogni libro ne richiami un altro, simile a una calamita fatta di frasi, ricordi, emozioni. Moltissimi, come dicevamo, i libri citati nel racconto sia dai protagonisti che dall’autore stesso all’inizio di ogni capitolo. E tutti con un senso e uno scopo precisi.

Alla fine, sarà Raphaël stesso a condurci sani e salvi attraverso il labirinto letterario sapientemente costruito da Musso fino a un finale assai enigmatico poiché è più che vera la citazione di Philip Roth che Musso utilizza insieme a molte altre di diversi e noti autori:

“Il romanzo fornisce a chi lo inventa una trama menzognera in virtù della quale esprime la sua indicibile verità.”

 

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Stephen King – Pet sematary

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Qui c’è la storia di un padre, una madre, due figli e soprattutto il gatto Church; un vicino di casa ermetico ed enigmatico, molti camion e un oscuro cimitero degli animali. E’ un romanzo scritto in terza persona con diversi punti di vista ma il vero protagonista è Louis Creed con la sua camaleontica trasformazione e quel cimitero n’è il deterrente. Si insinua nella sua testa un’idea terribile, giustificata da una grossa perdita affettiva che ne offusca la ragione e lo spinge ad una pazzia dilagante. ‘Louis Creed is the new Jack Torrance‘ ma evoluto in qualcosa di dissacrante. Un uomo in perenne conflitto con se stesso, che non riesce a rassegnarsi, ad accettare la morte del figlioletto. Stephen King lo descrive come un uomo distrutto calcando la mano, senza remore, sulla sua sensibilità di padre.

A primo impatto può sembrare una storia nera, e lo è, ma la sua capacità di accostare il reale al surreale è talmente buona che non ci si rende davvero conto di ciò che si sta leggendo se non nelle ultime pagine dove affiorano i veri mostri. Questo sì che può essere considerato un romanzo horror, dalle tinte noir e su cui aleggia un forte senso di perdizione. Emerge la religiosità di Stephen King, la sua cristianità, non a caso ognuna delle tre parti è introdotta con passi parafrasati del Vangelo; è spiccato il timore che ha nei confronti della morte. Il suo è un tentativo di dissimularla. La morale è doppia: con la morte non si può e non si deve ‘giocare’, se lo fai rischi che lei scherzi con te, condannandoti. Se succede, per quanto possa essere difficile e sembrare impossibile, tu devi reagire aggrappandoti a qualsiasi cosa possa tenere acceso un barlume di speranza.

Leggendo più volte e a distanza di anni uno stesso libro si colgono certe sfumature che a 15 anni non si notano perché la vita ha giustamente una prospettiva diversa. Ecco che Pet Sematary si trasforma in un romanzo profondo e riflessivo sul senso della vita ma anche sul tema del fine vita, sulla fragilità umana e la sua capacità di elaborare un lutto. Si può davvero accettare la morte? Se ci fosse una sola, piccola, possibilità che tutto ritorni alla normalità non ci aggrapperemmo ad essa con tutte le forze? In un crescendo di angoscia e terrore, Stephen King ci da la sua risposta.

 

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