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Franco Ferro – Un uomo contro

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Sul tema della violenza domestica siamo forse più avvezzi ad ascoltare la testimonianza delle vittime e i pareri di psicologi esperti, ma non siamo molto abituati a immaginare che un uomo si metta in gioco in prima persona: l’ “uomo contro” di Franco Ferro, invece, è l’ostinato inventore e promotore di un progetto concreto, per la produzione di un oggetto che possa essere supporto e difesa per le donne nel momento in cui si dovessero trovare in pericolo perché minacciate dalla presenza del loro persecutore.

Parallelamente al percorso di Carlo, dalla sua storia personale all’evento che muove la sua coscienza e lo induce ad impegnarsi in prima persona, l’autore ci racconta anche la vicenda, ormai lontana nel tempo, di Elsa, una donna forte e determinata, che non si rassegna alla sopportazione e con fatica riprende in mano la sua vita senza lasciarsi sopraffare dalla paura e relegare al ruolo passivo della vittima, peraltro in anni in cui l’attenzione alla donna maltrattata non era certo quella odierna.

Intorno a lei altre figure femminili, l’amica del cuore, la madre e la suocera, con un interessante spunto riflessivo, anche se poco sviluppato nella compagine del racconto, sulle figure, che subiscono a loro volta le conseguenze della condotta del “mostro”, al di là della vittima designata e il cui dolore rimane spesso nell’ombra.

Un’idea originale quella di far emergere il biasimo, la dura condanna morale e la rabbia dalle parole e dalle azioni di un protagonista maschile, anche se nella costruzione del romanzo, Carlo finisce per avere un peso forse troppo ridotto, perché sacrificato al racconto dettagliato della vicenda di Elsa: peccato, perché avrebbe dato a questa opera una marcia in più .

 

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Sandro Veronesi – Il colibrì

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Ho letto “Il colibrì” qualche mese fa, ma in questi giorni così particolari, di difficoltà “emotiva” personale e collettiva, mi è capitato spesso di ripensarci.

Della leggerezza che l’immagine del colibrì evoca, Marco Carrera, protagonista del nuovo romanzo di Sandro Veronesi, ha ben poco: immobile, mentre tutti intorno a lui sembrano muoversi continuamente, si affannano, cambiano, se ne vanno, qualche volta ritornano, altre lo abbandonano per sempre.

E così il colibrì cresce velocemente, catapultato nella vita adulta dai farmaci per l’aspetto fisico, ma soprattutto, emotivamente, dalla amata sorella Irene, suo esatto opposto: mai quieta, mai ferma, alla continua ricerca di qualcosa che non trova, sempre in precario equilibrio sull’orlo di un baratro in cui le diventa inevitabile precipitare. Ma così non è per Marco, che è sempre lì, pesante, saldo: ma quanta fatica gli costa? Quanto velocemente deve sbattere le ali questo uccellino, per rimanere fermo mentre attraversa la vita propria e si lascia attraversare da quella altrui senza soccombere, trovando, anzi, la forza per essere “motore” della propria rinascita, una volta capito qual è il suo reale “scopo”. Marco lo scopre improvvisamente e vi si dedica con tutto se stesso, superando tutte le difficoltà e tutti i colpi, anche quelli più duri, che la vita gli infligge, senza mai lasciarsi abbattere, rimanendo lì, a mezz’aria, apparentemente immutato.

Un romanzo che tanto ha da insegnarci sulla forza necessaria per guardare dentro se stessi e ripartire senza rinnegarci, senza cedere al vittimismo, anche quando tutto sembra crollarci addosso. Una storia che parla in modo delicato e potente di “resilienza”, termine quantomai usato e abusato in questi giorni.

 

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Patrizio Bati – Noi felici pochi

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Prendi un gruppo di ragazzi borghesi, rampolli della Roma che conta, amici e complici di scorribande, risse, cori con le braccia tese, trasferte, partite allo stadio, feste in discoteca e in ville anche senza invito, i quali, dietro una facciata di studenti e figli modello, si divertono a picchiare persone scelte a caso e, una notte d’estate, prendi la loro auto e falla precipitare lungo un burrone, fino a rimanere aggrappata a una roccia.

È in quel momento, nell’attesa dei soccorsi, che amicizia e complicità vengono messe a dura prova. È a quel punto che la vita presenta loro il conto e l’autoimmunità per le loro scelleratezze, fino ad allora sbandierata come un diritto, si sbriciola come le lamiere dell’auto lungo la scarpata. È in quella notte maledetta che i carnefici si trasformano in vittime, ma non della violenza, bensì dei sensi di colpa, dell’egoismo e della vigliaccheria. Domande scomode reclamano risposte ancora più scomode e arrovellano la loro testa annebbiata dall’alcool.

Fino a dove si è disposti ad arrivare pur di salvare la patina di ragazzo per bene? Pur di non pregiudicare un futuro brillante, progettato a tavolino, che le loro famiglie benestanti danno per scontato? Perché in fondo quei teppisti psicopatici altro non sono che ragazzi delusi, spaventati dalle aspettative dei genitori, schiacciati da vuoti emotivi che s’illudono di colmare con pestaggi e sesso a pagamento. La violenza è l’unico modo che conoscono per esternare il proprio dolore, per urlare la rabbia chiusa dentro estenuanti silenzi affettivi.

Lo stile narrativo di Patrizio Bati è deciso, a tratti sfrontato, talmente potente da far avvertire lo schianto di calci e pugni, le ossa rotte, le nocche insanguinate. Non poteva essere altrimenti. Scene crude, descritte con un linguaggio diretto, feroce, maleducato e intervallate da aneddoti raccontati con meticolosità enciclopedica, che stemperano l’audacia della narrazione e fanno prendere fiato. A mio parere l’autore è stato molto bravo a raffigurare lo spaccato di una società basata sull’apparenza, in cui diventa normale arrogarsi il diritto di fare ciò che si vuole, sempre e ovunque. Non un’idea nuova, ma sicuramente coraggiosa e narrata con talento.

 

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Sara Magnoli – Dark web

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Il dark web (in italiano: web oscuro o rete oscura) è la terminologia che si usa per definire i contenuti del World Wide Web nelle darknet (reti oscure) che si raggiungono via Internet attraverso specifici software, configurazioni e accessi autorizzativi. (fonte Wikipedia)

Certo, nulla di nuovo, conosciamo più o meno cos’è il Dark Web, i pericoli e le insidie che si nascondono nel buio, l’orrore della pedopornografia. Ma la storia raccontata qui da Sara Magnoli è agghiacciante e quanto mai realistica.

Ho letteralmente divorato questo libro, letto in poche ore, un ritmo talmente incalzante e ad alta tensione che ho ancora la pelle d’oca.

Ho seguito la storia di Eva con apprensione, ansia, paura ; sensazioni forse amplificate dal fatto di essere madre di una ragazzina della stessa età di Eva. Una tensione narrativa che non lascia un attimo di tregua, attimi in cui vorresti gridare a Eva di star lontana dal lato oscuro, di non cascarci, di fidarsi solo dei genitori e parlare con loro!

Ma, in fondo, parlo con la visione di una madre, mentre la storia è vissuta e descritta in prima persona dalla protagonista, una quattordicenne che vive per i social, per ottenere più like, nell’era di Instagram, Whatsapp e Facebook, quest’ultimo meno perché, come dice la stessa Eva “è più lento, più da vecchi“.

Eva Vesna (questo il suo avatar su Instagram) sogna di diventare una famosa influencer di moda e crede finalmente di poter realizzare il suo più grande sogno entrando in contatto con uno dei più seguiti profili Instagram. Lui la porterà al successo. Ancora non sa che questo la porterà verso un incubo dal quale non saprà come uscire, arrivando a compiere gesti disperati e fuori controllo.

Oltre quello schermo, infatti, oltre quell’avatar così accattivante, Doom Lad, c’è una figura oscura, un ragno che sta tessendo una tela per catturare la sua preda e darla in pasto ad altri ragni che attendono nel buio.

“Nessuno è amico di nessuno nella rete nera, nel dark web. Lì non si è semplicemente nel profondo. Lì si è nelle tenebre. Tra i signori delle tenebre. Molto più mostri di quelli che qualsiasi artificio letterario, qualsiasi ricostruzione in videogame, qualsiasi pensiero potrebbe riuscire a creare.Tra mostri reali. Veri. In carne e ossa. Pronti a sbranare. Non aspettano altro.”

Un romanzo per ragazzi, sì, ma sicuramente per adulti, genitori, insegnanti. Da diffondere come lettura nelle scuole, per sensibilizzare il più possibile ragazzi e genitori su un argomento che a volte è sottovalutato da entrambi. Ricco di spunti di discussione per tutti: da notare che si parla anche di bullismo e cyberbullismo, temi quantomai attuali tra i giovani purtroppo.

Faccio i miei complimenti all’autrice che non ha mai allentato la corda della tensione e ha saputo disseminare diversi spunti di riflessione in più parti del testo.

Vi lascio con un estratto finale che mi ha davvero colpita:

“Rocce di burro. Gli adulti sono strani. Si perdono in un bicchiere d’acqua. Non ci ascoltano. Sembrano forti, quando ti urlano nelle orecchie che cosa non va bene, come sono scontenti di te, che non sei la figlia che si aspettavano, che li deludi. Poi quando c’è un problema serio li vedi lì, molli molli come se fossero burro fuso. Sono una roccia di burro.”

 

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Stefano Mancini – L’enigma del Führer

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Il thriller che non ti aspetti.

Ecco come sento di definire a primo impatto questo romanzo di Stefano Mancini. L’autore ha creato un mistery thriller davvero originale. Nonostante il tema sia trattato in moltissimi libri, ha tirato in ballo una realtà che, mista ad una componente misteriosa, ci regala un’avventura al cardiopalma che catturerà anche i più scettici, fin dalle prime pagine, senza mai mollare la presa.

La narrazione, sempre incalzante, si alterna tra due spazi temporali perfettamente gestiti: gli avvenimenti degli anni 30-40 e quelli del 2020.

Nel passato troviamo il giovanissimo scienziato Günther Klein che racconta, attraverso la stesura di un diario, i primi albori del nazionalsocialismo in Germania, l’influenza che il giovane subisce dal carismatico Hitler, al punto di entrare nelle fila del Partito Nazista e diventare collaboratore principale e stimatissimo dal Führer. Il percorso della sua vita lo porterà a trasferirsi in altro Paese per seguire un progetto segretissimo per conto del Reich.

Nel presente Ethan Cooper, giornalista, si trova coinvolto in un incidente dove un uomo, sbucato improvvisamente sulla strada, si lancia sotto la sua macchina e, in fin di vita, gli lascia due oggetti e un messaggio criptico. Da qui partono le ricerche per scoprire quale eredità l’uomo misterioso gli abbia lasciato. Conoscerà così Kirsten, fisico ex CERN e con lei cercherà di risolvere gli enigmi nelle sue mani.

Un vortice di eventi mozzafiato porterà i due a scoprire cose sempre più sconvolgenti, risolvendo enigmi, decodificando codici cifrati, cercando di scappare da quegli uomini in nero che li seguono e pare vogliano carpire a tutti i costi le loro scoperte. Rischieranno la vita fino all’ultimo per cercare di salvaguardare una scoperta che, se resa pubblica, potrebbe cambiare drasticamente il futuro dell’intera umanità.

Tutti i personaggi, principali e secondari, sono così ben caratterizzati che si crea con essi un’empatia che cresce, pagina dopo pagina. Ethan tra l’altro subirà anche un cambiamento, ci sarà un’evoluzione del personaggio nel corso della storia. L’ironia e la pedanteria di Larry, l’aiutante informatico, spezzano la tensione anche nei momenti più difficili. Mancini crea dialoghi molto semplici, diretti, spesso divertenti, veloci, come veloce è la sua scrittura che corre al ritmo della storia. Ci descrive le atrocità del Reich, i sensi di colpa di chi si è ritrovato coinvolto in una cosa più grande e più orribile di quanto potesse immaginare. Il Buono e il Cattivo sempre a confronto: giusto o sbagliato? Scelte da prendere, legami a cui rinunciare. Coraggio da tirar fuori, a costo della vita. Storie di amore, di amicizia, di odio e potere. Ogni personaggio coinvolto dovrà confrontarsi con tutto questo.

«Siamo quel che siamo. E io non ho rimpianti. Sarei stato ben più infelice se avessi dovuto fingere di essere qualcun altro. Ho fatto delle scelte. E rispondo di quelle. Senza rammarico, se non quello di aver servito una nazione che punisce l’amore e glorifica la violenza.»

Una storia realistica e fantastica insieme, una storia che non ti aspetti. La bravura dell’autore è stata anche quella di inserire un evento fantascientifico, senza creare stravolgimento, come fosse il decorso naturale della vicenda, facendo riferimento ad un presunto incidente aereo misterioso avvenuto nella Foresta Nera nel 1936. Evento basato su documenti e indiscrezioni trapelate nel corso dei decenni, quando alcuni documenti nazisti sono stati desecretati.

Il risultato finale rende merito all’autore per lo studio e il lavoro che evidentemente ci sono stati dietro questo romanzo.

Se poi vi sono piaciute le atmosfere delle spy story stile Ken Follett ai tempi di “Gazze Ladre” o “Il volo del calabrone”, questa lettura fa per voi.

 

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