Franco Faggiani – Il guardiano della collina dei ciliegi

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C’è un evidente filo conduttore che lega il primo ed il secondo Faggiani: la natura e la straordinaria capacità dell’autore di impregnarne le pagine dei colori e dei profumi. Ma terminano qui inutili ulteriori parallelismi tra i due romanzi che in fondo non potrebbero essere più diversi.

Il guardiano della collina dei ciliegi ha un taglio sapientemente mediato tra il giornalistico ed il romanzesco. Il modo migliore per portare a galla vicende reali combinate senza soluzione di continuità con tratti di fantasia.

Poco oltre centocinquanta pagine in cui racchiudere la storia, di ispirazione ed espiazione reale, di Shizo; maratoneta olimpionico per caso, esule volontario in legione straniera, empatico ed introverso guardiano della collina di ciliegi. Storie difficili da mescolare tra di loro, quasi episodi indipendenti ma chiaramente indirizzati sulla comune via del ricongiungimento con un destino perduto; una vita intera che scorre veloce in poche pagine intrise di sentimenti, riflessione e rispettosa sottomissione alla potenza della natura.

Tutto molto orientale. Tutto molto zen. Perché nel Giappone di inizio ‘900 il rispetto è legge e la sconfitta è onta da lavare con un percorso di espiazione lungo tutto una vita. Impensabile rassegnarsi al disonore, tanto da ritrovare, a distanza di decine d’anni, l’orgoglio di completare un’impresa incompiuta.

Franco Faggiani alterna una notevole dote documentale con la già conosciuta e tanto apprezzata sensibilità dell’immergere il lettore in tutto ciò che è contesto naturale. Perché, questo è innegabile, frequentare le sue pagine è come entrare in un bosco, calpestare un prato, passeggiare in riva ad un ruscello sotto il cielo stellato; vederne le sfumature, percepirne gli odori; a volte si ha la sensazione che la storia sia costruita per fare da contorno a paesaggi sempre incantevoli, dalla Valle di Susa all’altra parte del mondo.

Chiudere gli occhi e andare a passeggio nel libro; godere del paesaggio senza necessariamente instaurare un rapporto con i personaggi. Perché, a mio avviso, la vera protagonista resta la natura.

 

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Eleonora C. Caruso – Tutto chiuso tranne il cielo

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Tagliente e surreale, il libro di Eleonora C. Caruso è una sorta di romanzo di formazione contemporaneo. Parole, sintassi, stile, ritmo narrativo, ogni dettaglio è adattato con coerenza sull’età di Julian, l’adolescente protagonista dai capelli azzurro-cielo.

A tratti, questa scelta lessicale legata al gergo dei giovanissimi di oggi crea una certa difficoltà di comprensione per il pubblico adulto, rallentando il fluire della lettura. Tuttavia trasmette un messaggio preciso: il mondo adolescenziale, in qualsiasi epoca, risulta inaccessibile a chi non vi appartiene.

La personalità eterea di Julian, tratteggiata in modo sapiente nel procedere del romanzo, nella sua leggerezza disincantata riesce a catalizzare su di sé l’attenzione e conquista il lettore.

Come nei romanzi di formazione, nel mondo esterno non accade molto.

È un agosto milanese, in cui la città si muove con appiccicosa lentezza ed è tutto chiuso, come dice il titolo: negozi, sentimenti, pensieri, relazioni umane. Il corpo di Julian è serrato a ogni stimolo esterno, cibo compreso, così come il suo animo rifiuta ogni scambio umano.

La vera, intrigante evoluzione è nella mente di Julian: il protagonista uscirà lentamente dalla sua clausura auto-imposta per affrontare la realtà che, per quanto crudele, non può ignorare ed è meno spaventosa dei mostri dell’immaginazione.

 

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Guido Nasi – Il lottatore

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Estate 1999. Vacanza studio a Dublino per imparare la lingua del Bardo. Per Guido, ragazzo irrequieto come ogni adolescente che si rispetti, inizia una vacanza diversa dalle altre trascorse ai soggiorni WWF o al Mulino di Mattie. Inizia un’avventura in cui sa già che vivrà in famiglia, ma non sa che quella famiglia di “allegri dentro”, i Murphy, gli piacerà tantissimo; in cui sa che dovrà frequentare un corso di inglese e lì incontrerà degli amici, ma non sa che lo staranno a guardare mentre la vita gli scivola via scambiando un’aggressione per una banale scaramuccia. Non sa Guido che la criminalità, come nei migliori romanzi di Charles Dickens, in una Dublino ancora affamata dalla povertà dei decenni precedenti, ha le sembianze di bambini che vogliono giocare. Dei gagni come li chiama lui, alla piemontese. Guido ignora che questi gagni siano “protetti” dal loro Fagin, da lui soprannominato “il Verme”, che con una bottiglia di birra ben assestata in testa gli distruggerà la vita per sempre. Anche l’errata analisi della sua situazione all’Ospedale di Dublino farà sì che la vita di Guido non sarà mai più la stessa da quel momento.

Devo essere sincera: Il Lottatore l’ho dovuto leggere due volte prima di poter scrivere questa recensione, perché non ero pronta. “A cosa?” direte voi. Ad incontrare un racconto autobiografico di una sofferenza così grande, da cui traspare, com’è inevitabile che sia , la rabbia e il dolore di un ragazzo che ha visto la sua vita interrompersi a 19 anni e, dopo un lungo momento di buio, ha dovuto ricostruirla, da uomo, con fatica e in maniera diversa da come se l’era immaginata. Non ero pronta ad un libro così nudo e crudo, non romanzato, perché nella mia mente di lettrice, un po’ di revisione del materiale, che smussi gli angoli e non traumatizzi il lettore, mi pareva doverosa. L’ho letto in maniera forse superficiale, in tre giorni. Poi l’ho lasciato lì a macerare, come quando ciò che leggo mi lascia qualcosa di irrisolto. Cosa mi dava fastidio in tutto ciò? Che non ci fosse quel poco di zucchero che manda giù la pillola. Forse perché non tutto può essere mandato giù. Forse perché una storia così, con tanto di consigli utili per chi assiste i pazienti in coma o che comunque hanno vissuto un trauma simile, con tanto di negligenze vissute in prima persona dall’autore da parte del personale ospedaliero, dà fastidio. A chi dà fastidio? Alla mia parte razionale che dice che queste cose succedono sempre agli altri, che certe esperienze le fanno sempre i figli degli altri.

Guido sarebbe potuto essere il figlio di ciascuno di noi.

Da leggere perché raccontare la propria storia dà all’autore la dignità che un uomo (che uomo non è) gli ha tolto vent’anni fa.

Da leggere perché la testimonianza di chi ha vissuto certe esperienze, avvicina le persone che hanno la stessa storia e aiuta a comprendere anche quando una spiegazione al perché la vita sia per alcuni così ingiusta non c’è.

 

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Antonio Mesisca – Un freezer per il morto

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Finalmente è tornato Antonio Mesisca a farci ridere! Sento già le voci di qualcuno di voi che chiede: ma non è un noir? Si vero, è un noir, ma diverso dal solito: abbiamo il morto nelle prime tre pagine del primo capitolo, sappiamo anche chi è stato e cosa l’ha spinto a uccidere, non abbiamo un commissario o un ispettore che primeggia nella storia, ma non sappiamo assolutamente il perché il malcapitato si sia trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato; impossibile mollare il libro prima di averlo scoperto.

Di qui parte il nostro (i libri una volta in commercio diventano dei lettori) insolito giallo. Nemmeno da dire che il protagonista principale sarà l’assassino, che riuscirà involontariamente a contornarsi di una squadra che vorrebbe andargli in aiuto, ma che riesce per mille motivi a combinare solo danni e a trasformare un evento casuale in un tragico evento.

Dovrete leggerlo per capire questo mio giro di parole, ma dovrete leggerlo per divertirvi e per capire quanta ironia riesca a introdurre nella storia Antonio Mesisca, partendo da una banale ferramenta e un evento di società che oggi sempre più spesso ci troviamo a fronteggiare: un cliente moroso.

Scrittura tagliente, divertente, forse un po’ troppo carica di parolacce (siete avvisati se non amate l’interloquire del mondo moderno), ma di una verità assoluta e lucida, costruita con maestria intorno a un’insolvenza.

Il titolo racconta solo una delle tante azioni che l’assassino, o chi per lui, decide di compiere, per tutto il resto niente della vostra fantasia si avvicinerà così tanto a quello che “la squadra” riuscirà a mettere in atto.

Iniziatelo e non ve ne pentirete, perché se non lo avete letto solo per compagnia alla fine vi resterà da meditare: persino vendendo bulloni e prese elettriche si possono avere guai!

 

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Iniziamo da qui! è disponibile per l’acquisto

Et voilà! Un sogno che si realizza.

L’antologia del Concorso letterario Iniziamo da qui! Uno spunto per 15 storie è stata pubblicata ed è disponibile all’acquisto.

Grazie a chi ha partecipato.
Grazie a chi ha lavorato dietro le quinte.
Grazie a chi ci ha creduto e l’ha reso possibile.
Grazie a chi ha prestato il proprio tempo.
Grazie a chi ha regalato la propria professionalità e disponibilità.
Grazie a chi ancora stenta a crederci.
Grazie a Ugi Onlus e Banco Alimentare del Piemonte Onlus che ci hanno dato la loro fiducia.

E grazie a tutti voi che, certamente numerosissimi, contribuirete a rendere una “piccola iniziativa” un “grosso progetto”!

Ordina la tua copia direttamente on line!!!

L’evento di premiazione e presentazione dell’antologia si è svolto al Circolo dei Lettori di Torino presso la Sala della Biblioteca in data 3 maggio 2019 alle ore 18.00.

Conosciamo gli autori vincitori del concorso attraverso le nostre interviste.

Vi aspettiamo!