Andrea Vitali – Certe fortune

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Andrea Vitali non si smentisce mai e non smette di sorprenderci, divertirci e lasciarci a ragionare, a libro chiuso e concluso, su storie all’apparenza semplici, in realtà dotate di una morale e di una giustizia eleganti e perfette.

Indimenticabili i suoi personaggi, per caratteri, caratteristiche e soprattutto nomi e cognomi. Ogni volta ci si chiede dove diavolo li vada a pescare e se siano veri o frutto di una sfrenata fantasia. Nel corso di una presentazione Vitali chiarì che non s’inventava nulla, né i nomi, né i cognomi e sovente neppure le storie che, nella sua lunga carriera di medico, gli erano state raccontate dai pazienti anziani del paese o che aveva ascoltato nella casa paterna da ragazzo.

In Certe fortune troviamo il maresciallo Maccadó, ormai una vecchia conoscenza dei lettori affezionati, da poco arrivato a Bellano con la giovane moglie Maristella e privo della folta figliolanza che abbiamo conosciuto nei precedenti romanzi. Accanto a lui i brigadieri Mannu e Misfatti, gli isolani, perennemente in disputa regionale e pronti a farsi garbati sgambetti per dimostrare che i siciliani sono meglio dei sardi e viceversa e, per finire, il carabiniere Beola, giovane ma dall’occhio lungo.

Tutto ruota intorno all’arrivo di uno splendido esemplare di toro da monta dall’evocativo nome, Benito – e vista l’epoca in cui il racconto si svolge la cosa ha senso – portato nel paese di Ombriaco sopra Bellano dal bergamasco Gustavo Morcamazza e affidato alle cure dei signori Piattola, Marinata e Mario, che gestiscono con profitto la monta taurina nel circondario. Pochi giorni chiuso nella stalla dei Piattola, così che la bestia si calmi dopo il faticoso viaggio, e così che il Morcamazza abbia il tempo di consegnare a Fraciscio in Val Spluga alcuni maiali. Però, a seguito della pruriginosa curiosità delle sorelle Pecorelli, il toro fugge dalla stalla e semina scompiglio nei dintorni.

Come sempre nei libri di Vitali, dalla vicenda principale si dipanano mille fili secondari che permettono all’autore di introdurre una serie di personaggi tutti, a vario titolo e con ruoli principali o subalterni, collegati alla sparizione del toro Benito. Scopriamo così la rivalità malcelata fra il maresciallo Maccadò e Bortolo Piazzacampo detto Tartina, dipendente della navigazione lariana e fondatore della sezione bellanese del Partito Nazionale Fascista; le velleità del sedicente pubblicista Fiorentino Crispini che nella sparizione del toro e quel che ne consegue, insegue stralunate glorie letterarie; una rovinosa caduta della signora Maristella Maccadò che ci permetterà di conoscere suor Anastasia, il professor Bombazza e altri dipendenti dell’ospedale di Bellano.

Si potrebbe continuare all’infinito, ma lasciamo ai lettori il divertimento di scoprire di volta in volta i personaggi e i fili intrecciati di questo esilarante ordito, fili che solo in apparenza ci portano lontano dalla soluzione del caso. Perché in fondo di un caso, se vogliamo addirittura di un giallo, si tratta e i misteri da svelare o i grovigli da sciogliere non riguardano solo il toro Benito. Infatti, come scoprirete leggendo, non è detto che certe fortune siano davvero tali, come non è detto che da un bene nasca un male o viceversa. Eventi e destino sono beffardi e ingannatori e noi esseri umani solo fuscelli in preda a un vento di breva dispettoso e maldestro.

 

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Nicola Valentini – Ricorda il tuo nome

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Leggere un libro sul tema dell’Olocausto, un altro libro? Viene subito da pensare: sarà la solita storia già letta, con frasi e parole già sentite.

E invece ammetto che il mio primo commento positivo è proprio sul fatto che questa storia, sebbene affronti tutti gli orrori di quel terribile momento storico, è narrata in maniera originale.

Punto di forza è il sentimento di vendetta che unisce i due protagonisti conosciutisi nella clinica in cui entrambi, sopravvissuti agli orrori dei campi di concentramento, sono ricoverati per gravi ferite. Siamo infatti a Norimberga nel maggio 1945, appena usciti dall’oppressione nazista.

Da Saul, rimasto paralizzato per sempre,il compagno di stanza, l’uomo senza un nome, senza ricordi, senza memoria alcuna, imparerà piano piano a capire tutto l’orrore passato nel campo di Buchenwald da tutti loro. Zakhor, una parola che in ebraico significa “ricorda”, .

Il romanzo si divide in due parti : la prima serve per farci entrare nella storia, per farci conoscere Saul e Zakhor, per creare il legame di complicità e amicizia che li legherà per tutto il percorso, per studiare con loro il piano di vendetta che vogliono attuare contro i criminali nazisti fuggiti con altre identità. Un dolorosissimo pugno nello stomaco, anzi ripetuti pugni assestati forti e dritti a segno attraverso i racconti di Saul, le visioni oniriche, gli incubi. Attenzione però, non è una cronistoria, non è lo stile del documentario. È qualcosa di più : è sentimento, paura, angoscia, terrore ed è, paradossalmente, desiderio di non voler dimenticare.

-“I tuoi racconti. Ti hanno fatto rivivere quei momenti. Con il loro ricordo, il beneficio del tempo trascorso è andato perduto. Lo hai detto tu stesso le prime volte che volevi evitare di raccontarmi i particolari più violenti e più macabri. Forse perché avevi paura di risvegliare l’odio.” -” Forse hai ragione, forse non ho mai voluto dimenticare veramente, forse aspettavo di incontrare qualcuno che potesse farlo al posto mio.”

Con la seconda parte entriamo invece nel vivo dell’azione e l’elemento thriller prende il sopravvento. È l’ora di attuare il piano di vendetta, senza farsi scoprire però da quello che viene soprannominato” Il Cacciatore di Nazisti”, Philipkowski, ebreo sopravvissuto che, affiancato dal colonnello Berger, vuole assicurare un giusto processo e consegnare alla giustizia i gerarchi dell’orrore. [“Obbligare i figli a giudicare i padri, questo deve succedere”.]

Tra le righe che scorrono veloci, troviamo salti di punti di vista sempre più frequenti, visioni oniriche ed incubi sempre più confusi. Assistiamo ad una lenta e graduale trasformazione di uno dei protagonisti e trepidanti con loro viviamo il sentimento di vendetta e il desiderio di scovare finalmente il peggiore dei Kapo del campo di Buchenwald, Eike Aumann che pare sia scomparso nel nulla. Tutto questo crea quella giusta tensione narrativa tipica del thriller.

Una scena a prima vista insignificante, mi ha davvero colpita: una delle visioni oniriche, quella di un luna park.

Quale metafora può essere più emblematica di un baraccone dove convivono esseri di ogni specie, individui strani, spesso deformi, fenomeni da circo,considerati scarti dell’umanità?

L’abilità dell’autore è stata sostanzialmente quella di lasciarci viaggiare con Zakhor, vivere il suo dramma e nello stesso tempo confondere un po’ i nostri pensieri e le nostre convinzioni, facendoci provare rabbia, dolore, con un finale da vero maestro.

Per parafrasare il messaggio dell’autore, che personalmente ho percepito, mi piace usare questa citazione che amo molto e che, chi vorrà leggere il romanzo, capirà meglio:

“Ognuno di noi dentro di sé è sia lupo che agnello: prevarrà sempre chi nutriamo di più”.

 

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Et voilà! Un sogno che si realizza.

L’antologia del Concorso letterario Iniziamo da qui! Uno spunto per 15 storie è stata pubblicata ed è disponibile all’acquisto.

Grazie a chi ha partecipato.
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Grazie a chi ci ha creduto e l’ha reso possibile.
Grazie a chi ha prestato il proprio tempo.
Grazie a chi ha regalato la propria professionalità e disponibilità.
Grazie a chi ancora stenta a crederci.
Grazie a Ugi Onlus e Banco Alimentare del Piemonte Onlus che ci hanno dato la loro fiducia.

E grazie a tutti voi che, certamente numerosissimi, contribuirete a rendere una “piccola iniziativa” un “grosso progetto”!

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L’evento di premiazione e presentazione dell’antologia si è svolto al Circolo dei Lettori di Torino presso la Sala della Biblioteca in data 3 maggio 2019 alle ore 18.00.

Vi aspettiamo!