Maurizio De Giovanni – Sara al tramonto

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E’ un titolo meraviglioso, Sara al tramonto. Già…perché Sara, al tramonto, è la parte più umana di sé. E’ Sara con le sue debolezze, con la fragilità del sentirsi quasi nonna senza essere stata capace di essere madre. E’ la faccia umana di Sara, quella che sveste i panni dell’invisibilità per aprirsi col suo piccolo pezzo di mondo, tutto ciò che in fondo le rimane. Quello del tramonto è l’appuntamento con la serenità; dopo un’interminabile giornata di indagini ed interpretazioni e prima di una notte da passare insonne per evitare l’inquietudine della visita di fantasmi incancellabili. “Sara al tramonto era diversa… aveva nel cuore una porta aperta in cima a una scala a chiocciola, e quella porta era la sua debolezza”.

Sara scontrosa, intrattabile, distante, supponente e tanto banale da saper non farsi notare.

Sara intuitiva, dolce, unica, inquieta e di una bellezza tanto rara da doverla cercare.

Incapace di essere stata moglie e madre, straziata dall’amore perduto, Sara condivide il poco che le resta con Viola, nuora vedova in dolce attesa, e Davide, poliziotto stropicciato succube di uno scomodo e conflittuale rapporto con il coinquilino; oltre cinquanta chili bovaro del bernese.

C’è un caso da risolvere, per i tre. C’è una bambina da salvare. E c’è da farlo in maniera del tutto non convenzionale. Sara è in pensione ma ha la capacità di capire le persone e leggerle dentro. Viola, professione fotoreporter, ha la tecnologia dalla sua parte. Davide, l’unico per mestiere titolato a indagare, deve muoversi sull’orlo di un solco profondo lasciato da un caso formalmente già risolto e chiuso.

Un’indagine in cui non c’è davvero nulla di scontato. Si costruisce pezzo dopo pezzo per giungere ad una conclusione inaspettata.

Così come, pezzo dopo pezzo, si costruisce tutto il libro. Perché leggere Maurizio De Giovanni è come montare un puzzle. All’inizio sembra che i frammenti siano del tutto scombinati tra di loro. Poi si comincia a trovare i tasselli che si incastrano. Ogni manciata di pagine si completa un piccolo quadrante. Ma fino alla fine non si ha idea di dove si possa andare a parare.

E, credete, è tutt’altro che banale.

 

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Giampaolo Simi – Come una famiglia

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L’ultimo gruppo di lettura ha visto protagonista il libro di Giampaolo Simi – Come una famiglia. Protagonista Dario Corbo, che in questo libro racconta e si racconta in una lettera aperta al figlio Luca, calciatore esordiente, accusato di un crimine. Ex giornalista, padre separato si interroga raccontando la vicenda, si mette a nudo e si mette in discussione: il suo seminato, le sue azioni, l’educazione impartita al figlio sono state corrette?

Il mestiere del genitore è forse il più difficile al mondo, ma in questo libro è ben visibile uno spaccato dell’Italia odierna: tutto si fa per rendere la vita facile ai figli, non mettendoli davanti alle responsabilità delle proprie azioni, ma intervenendo anche oltre alla legalità per ostentare la famiglia felice del Mulino Bianco; nella stessa misura il racconto di una gioventù assente, catturata più dall’immagine di se stessi che dalla responsabilità e dal conto che la vita ci presenta tutti i giorni.

Un libro importante, una penna decisa, tagliente. Dario Corbo, piace, affascina, destabilizza, fa arrabbiare fino al limite delle botte, ma è veramente una radiografia di tutto quello che ci circonda.

Il rapporto tra un padre e un figlio messo a confronto dal rapporto tra un padre e una figlia, in un caso con una mamma troppo pressante e presente, dall’altra da una mamma fragile e non troppo curante della figlia. Giampaolo Simi con il suo romanzo vi porterà in altalena, un’altalena di emozioni e idee condivisibili o meno.

Il personaggio che più ho apprezzato è stato Nora, che nel suo silenzio, nel suo modo di vivere artistico ha una visione delle cose e della vita netta e solida, dritta al punto sempre (e per capire meglio il personaggio bisognerà aver letto La ragazza sbagliata).

Ho amato questo libro, nonostante sia qualche giorno che ho finito di leggerlo faccio fatica a staccarmene, mi ha toccato corde interne che non avevo ancora focalizzato e mi ha portato anche a meditare sulle tante notizie che ci circondano giorno dopo giorno sparate da notiziari e giornali. Ve lo consiglio, nel bene o nel male sarà un’ottima lettura, perché un autore che per due pagine descrive un rigore tenendovi incollati al racconto può solo essere un’ottima penna.

 

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Enrico Brizzi – Tu che sei di me la miglior parte

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Benvenuti nei favolosi anni ’80! Gli anni dei paninari, della contrapposizione forte tra musica commerciale e di tendenza, tra il punk-rock e la balera. Gli anni delle videocassette e delle audio-compilation personalizzate con dedica. Chi ha calpestato la propria adolescenza in quel periodo, non potrà che ritrovare in questo romanzo qualche compagno di classe, qualche luogo, qualche gesto che non sia stato anche proprio. Gli interminabili conflitti familiari, le prime pulsioni ed i primi veri amori; la vespa, la sensazione di immortalità e la rabbia cieca ed immotivata. Poi la brutale finestra che si affaccia su un mondo più scuro; quello delle prime droghe, dello spaccio e dell’etica violenta dello stadio.

Ciò che Tu che sei di me la miglior parte descrive impeccabilmente è proprio il cammino evolutivo di un gruppo di amici d’infanzia fino alla maggior età, facendo perno sul più classico degli stereotipi: lui-lei-e-l’altro. Amici e nemici, buoni e cattivi, bene e male mescolati energicamente fino ad amalgamare un controverso triangolo sentimentale tanto irrinunciabile quanto difficile da accettare. Ma crescere è complicato e la scuola della vita spesso induce a percorrere strade poco chiare e lineari; a camminare in equilibrio sul sottilissimo filo dell’incoscienza senza curarsi delle etichette e dei formalismi. E’ la logica del branco, ma anche quella delle mode paninare. Uniformarsi o distinguersi per emergere. Vale tutto. Anga sgevù!

Nonostante il titolo -ma anche le prime pagine- che indurrebbe ad aspettarsi semplicemente un morbido intreccio di inseguimenti amorosi e avventure liceali, Enrico Brizzi usa violenze da ultrà e rapporti turbolenti per far emergere, in realtà, quanto la forza di legami veri possa resistere all’instabilità ed alle difficoltà dell’adolescenza. Oltre 500 pagine che filano via, nella Bologna della Uno bianca e dei techno-party, delle contraddizioni da parrocchia e quelle da stadio, con un linguaggio fedele agli ’80, mixato con realistiche inflessioni regionali e formule all’apparenza un tantino evolute e ricercate per far parte di quell’età.

Ne uscirete un po’ acciaccati e puzzolenti d’erba… ma ne vale la pena.

 

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Mirko Zilahy – E’ così che si uccide

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Terminata una nuova avventura: voi sapete come si uccide? In E’ così che si uccide Mirko Zilahy lo spiega in modo molto dettagliato.

Se non amate thriller troppo cruenti questo non fa per voi, ma se amate i profiler, e i thriller psicologici siete tra le pagine giuste. Mirko Zilahy non usa mezzi termini, e voi non potete che amarlo od odiarlo, anche qui senza sfumature.

All’inizio ho veramente faticato: troppe descrizioni, troppo ritornare a raccontare posti già citati e letti, ma la calamita messa in tasca a Enrico Mancini è talmente forte che ti fa traghettare oltre e non ti dà scampo. Devi capire chi, cosa, perché, movente e assassino, non puoi non arrivare all’ultima riga. Passate le prime cento pagine il commissario Enrico Mancini non potrete per nulla accantonarlo.

Questo personaggio, uscito dalla penna di Zilahy è triste, burbero, con modi da non usare mai, ma è magnetico, è l’uomo che incontri e non ti lascia mai indifferente. Magico, come la squadra di cui ho apprezzato ogni singolo componente.Un romanzo duro, crudo, con descrizioni di una Roma improbabile e diversa, ma spettacolare in ogni suo angolo, anche dietro l’obbiettivo della macchina fotografica di Caterina.

Un sussegursi di morti e di colpi di scena, fino al termine, tenendo sempre ben presente argomenti come abbandono, malattie, tristezza.

“Il mondo visto frontalmente è illeggibile” mai frase più vera nei miei pensieri, ma sarà proprio così? Cosa vorrà farci capire l’autore con questa frase?

Leggetelo lo scoprirete. Al momento io vado a leggere la seconda indagine del Commissario Mancini, che sono sicura non mi deluderà nemmeno questa volta.

 

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Mariapaola Perucca – Rivelazioni incrociate

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Una nuova avventura attraverso i viaggi, questa volta i viaggi dell’anima. Terzo libro di Mariapaola Perucca, Rivelazioni incrociate ci porta tra sogni e realtà per capire, per dare delle risposte, per quietare i punti interrogativi che ci tormentano e che ci fanno vivere poco sereni. La paura, l’invidia, l’altruismo, l’amore, la ricchezza, tutti sentimenti che ci fanno scegliere nella quotidianità, ma che spesso non ci rendono liberi.

Giorgio e Stefania sono contornati da problematiche normali come la perdita di un nonno, la paura di innamorarsi, i genitori divorziati che si ricostruiscono la famiglia, fratelli adolescenti arrabbiati con il mondo; i due si trovano tra le mani Enigma, una rivista di cruciverba con poteri un po’ speciali: ogni volta che i due ragazzi cercano la soluzione alle parole crociate, si addormentano e partono per sogni strani. Sì, partono: ogni sogno mette loro davanti delle difficoltà, degli insegnamenti, delle lezioni da imparare, per avere risposte alle loro domande e per cercare di essere più maturi e consapevoli nelle scelte.

E’ un libro particolare, per questa scelta di realtà e passeggiate nell’onirico, ma che ho letto volentieri, con leggerezza, perché la scrittura sempre molto diretta e immediata, fa meditare molto. I viaggi, i sogni, la libertà, le scelte, non solo Giorgio e Stefania si trovano ad affrontarli, ma ognuno di noi in qualche modo tutti i giorni cerca risposte e prende delle direzioni. Spesso pensiamo di essere liberi nelle nostre scelte, ma leggendo questo libro, mi sono resa conto che spesso sono scelte dettate e pilotate da eventi esterni, perché ci preoccupiamo troppo di accontentare il prossimo.

Ovviamente in queste riflessioni, come in tutti i precedenti libri, viene fuori il romanticismo di Mariapaola, le passioni come il canto, l’arte e lo sport; tutto associato alla cultura non finalizzata a se stessa ma ad una esplosione e una amalgama di concetti e suggerimenti per riflettere.

Ho viaggiato nei sogni di Giorgio e Stefania, ho gioito dei successi di Federico, ho ammirato la saggezza di nonna Caterina e la dolcezza di mamma Lin, mi sono immedesimata nel lavoro di Marco e nella passione che ci mette e poi per magia mi sono trovata nelle orecchie la musica diretta da Elisa e le tonalità di melodie del coro di VociMundi. Grazie, gran bella esperienza.

 

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