Mariapaola Perucca – Rivelazioni incrociate

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Una nuova avventura attraverso i viaggi, questa volta i viaggi dell’anima. Terzo libro di Mariapaola Perucca, Rivelazioni incrociate ci porta tra sogni e realtà per capire, per dare delle risposte, per quietare i punti interrogativi che ci tormentano e che ci fanno vivere poco sereni. La paura, l’invidia, l’altruismo, l’amore, la ricchezza, tutti sentimenti che ci fanno scegliere nella quotidianità, ma che spesso non ci rendono liberi.

Giorgio e Stefania sono contornati da problematiche normali come la perdita di un nonno, la paura di innamorarsi, i genitori divorziati che si ricostruiscono la famiglia, fratelli adolescenti arrabbiati con il mondo; i due si trovano tra le mani Enigma, una rivista di cruciverba con poteri un po’ speciali: ogni volta che i due ragazzi cercano la soluzione alle parole crociate, si addormentano e partono per sogni strani. Sì, partono: ogni sogno mette loro davanti delle difficoltà, degli insegnamenti, delle lezioni da imparare, per avere risposte alle loro domande e per cercare di essere più maturi e consapevoli nelle scelte.

E’ un libro particolare, per questa scelta di realtà e passeggiate nell’onirico, ma che ho letto volentieri, con leggerezza, perché la scrittura sempre molto diretta e immediata, fa meditare molto. I viaggi, i sogni, la libertà, le scelte, non solo Giorgio e Stefania si trovano ad affrontarli, ma ognuno di noi in qualche modo tutti i giorni cerca risposte e prende delle direzioni. Spesso pensiamo di essere liberi nelle nostre scelte, ma leggendo questo libro, mi sono resa conto che spesso sono scelte dettate e pilotate da eventi esterni, perché ci preoccupiamo troppo di accontentare il prossimo.

Ovviamente in queste riflessioni, come in tutti i precedenti libri, viene fuori il romanticismo di Mariapaola, le passioni come il canto, l’arte e lo sport; tutto associato alla cultura non finalizzata a se stessa ma ad una esplosione e una amalgama di concetti e suggerimenti per riflettere.

Ho viaggiato nei sogni di Giorgio e Stefania, ho gioito dei successi di Federico, ho ammirato la saggezza di nonna Caterina e la dolcezza di mamma Lin, mi sono immedesimata nel lavoro di Marco e nella passione che ci mette e poi per magia mi sono trovata nelle orecchie la musica diretta da Elisa e le tonalità di melodie del coro di VociMundi. Grazie, gran bella esperienza.

 

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Franco Faggiani – La manutenzione dei sensi

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Ho la pessima abitudine di scegliere spesso le mie letture curiosando in cerca di ispirazione tra soli titoli e copertine, nessun altro indizio. A volte funziona, altre no. Francamente, non credo mi sarei lasciato incuriosire da un titolo come “La manutenzione dei sensi” né tantomeno dalla sua copertina. Quando poi un amico me lo ha consigliato, ho accettato senza grande convinzione già pronto a sbattergli in faccia, con fare spocchiosamente snob, la mia distanza da romanzetti filosofici dal retrogusto zen.

E invece… sorpresa!!!… è il libro più delicato nel quale mi sia capitato di imbattermi negli ultimi tempi. Non una parola fuori posto. Non una pagina inutile, dall’inizio alla fine. Una storia che ribalta le radici del dolore in serenità. Un intreccio di legami forti, di dubbi, di comprensione e di vita. Un’educativa passeggiata lungo il labile confine sul quale normalità e diversità finiscono con l’amalgamarsi. Una storia tenera temprata dalla durezza della montagna; mai banale, condita di personaggi mai casuali. Per scoprire che, alla fine, la manutenzione dei sensi non è altro che “Le ore di cammino nella notte … Nessuna domanda, nessuna parola, solo occhi spalancati, piccoli gesti e passi misurati per non fare rumore; inizialmente impacciati poi sempre più fluidi, naturali fino a essere parte di quel momento e di quell’ambiente. Come i rami sottili d’arbusto che tremolano al vento lieve, un cumulo di neve che diventa liquido e trasparente e si immerge nella terra, un pipistrello in caccia che sfreccia silenzioso tra gli alberi.”

Un padre e suo figlio – che figlio non è – e la lenta, progressiva confidenza con la sindrome di Asperger. Un padre e sua figlia, forzatamente distanti, costantemente vicini. Un padre e sua moglie, separati troppo presto da un cinico scherzo del destino, ma con una marea di sogni ancora condivisibili. La scelta coraggiosa e inconsueta di abbandonare la frenetica metropoli per trasferirsi in una baita isolata tra i boschi della Valle di Susa. La montagna, la “mia” montagna, scuola di vita e dispensatrice di emozioni. Una vita con vista sul cielo, sulle vette, sui prati. Là dove le emozioni viaggiano rapidamente portate dalle nuvole e dolcemente ricadono senza provocare rumore. Là dove solo il naturale rispetto ti impedisce di toccare le stelle.

Viene spontaneo immergersi nei personaggi, nella trama; in apnea, ripercorrendo sentieri, boschi e prati mille volte calpestati. Poi si arriva all’ultima pagina. Chiudi. Metti via, con un po’ di rammarico. Ma resta tutto lì. L’effetto che fa, più che quello di un libro che rimane dentro, è quello di rimanere intrappolati dentro al libro. E di non avere alcuna voglia di uscirne.

 

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Stieg Larsson – Uomini che odiano le donne

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Niente capita a caso, nella vita reale e nei libri. Soprattutto nei libri dove l’autore è l’unica autorità totale. I casi di violenza su donne sono un tassello che s’inserisce bene nella complicata vicenda delle indagini sulla scomparsa di Harriet. Non svelerò nulla del difficilissimo e paziente mosaico che si crea sotto le mani di Blomkvist e Lisbeth: è un’altra caratteristica del libro da gustare con calma, ammirando con quanta perfezione ogni tessera s’incastri nell’altra, fino a formare un disegno repellente, che ha un suo senso. Tutto viene spiegato, risolto, rivelato, pezzo per pezzo. E nemmeno tanto facilmente o con serenità. Ai due protagonisti non viene risparmiato l’incontro con l’anima nera che sta dietro a quel disegno, l’unica sopravvissuta di un’intera congrega di anime nere piene d’odio per chiunque non fosse loro: donne, stranieri, altri colori di pelle. Suona familiare? Negli anni ’30-’40 del secolo scorso, c’era chi costruiva arringhe deliranti e urlate su quegli argomenti…

Secondo una certa logica, sarà Lisbeth ad affrontare e sopraffare l’odiatore, e al tempo stesso salvare Mikael. Stessa ferocia, stessa spietatezza senza ritorno che erano già emerse nel trattamento riservato all’avvocato che l’aveva aggredita a tradimento. L’odio e il sadismo di questo “nuovo” predatore si rispecchiano e soccombono di fronte alla ferocia e alla determinazione femminili di Lisbeth. “Finché fosse vissuto, Mikael non avrebbe mai dimenticato l’espressione che aveva quando partì all’attacco. I denti erano scoperti, come quelli di un predatore. Gli occhi neri come il carbone e luccicanti. Si muoveva veloce come un ragno e appariva concentrata solo sulla sua preda quando fece roteare di nuovo…”(Stieg Larsson, Uomini che odiano le donne, Marsilio 2012, pag. 533) Nessuna esitazione, nessuna pietà, nessun’altra alternativa presa in considerazione. Alle donne vengono normalmente attribuite caratteristiche positive di dolcezza, di empatia, di desiderio di pacificazione, di ascolto e di accoglienza dell’altro. Il lato oscuro al di sotto viene controllato, tenuto a bada. Quando però, gli argini crollano, e non vengono più  ricostruiti, questo divampa in una furia reale, che non si può fermare. Soprattutto, non è solo fuoco temporaneo. E’ determinazione a sopprimere, con una sua lucidità e calcolo, volta solo al raggiungimento dell’obiettivo: la distruzione dell’antagonista. Quando tutto finisce, Mikael Blomkvist informa Henrik Vanger dell’esito delle sue ricerche, e gli fornisce quelle risposte tanto cercate da oltre quarant’anni. La vicenda si avvia alla conclusione, perché il giornalista deve riscuotere il suo reale premio: Wennerström su un piatto d’argento. Per arrivarci, lui e Lisbeth costruiscono un tessuto di mosse e contromosse abili, al limite della legge. L’atmosfera di odio che era esplosa nel libro nel momento in cui compaiono le donne aggredite e uccise, si stempera un po’ nella risoluzione felice per tutti i protagonisti, o quasi. Quello che non sono riuscita ad afferrare completamente, è il motivo alla base di questo odio per le donne. Forse nemmeno l’autore è in grado di dare una spiegazione, che non sia troppo cervellotica o che non chiami in causa Freud, la psicanalisi, o chissà cos’altro. D’altronde, Stieg Larsson è un giornalista, abituato a esaminare fatti, dati, numeri. Ed è quello che fa anche in questo libro, non solo nella vicenda romanzata, ma riportando all’inizio di ogni capitolo le statistiche agghiaccianti di minacce, soprusi e violenze subite dalle donne in Svezia da parte degli uomini. Un altro colpo allo stereotipo dello svedese freddo, civile, controllato, oltre che disinibito sessualmente. Non ho a disposizione le statistiche delle stesse aggressioni avvenute qui da noi, popolo esposto alla calura del sole e spesso in balia delle emozioni, soprattutto quelle che arrivano dal basso. Tuttavia, da quando ho letto questo libro, mi soffermo a pensare ai motivi che precipitano le relazioni tra uomini e donne nella violenza più dolorosa. Sono gli uomini bestie aggressive, poco controllabili, squali sempre in cerca di sangue? E’ colpa delle donne, di come educano i figli, di come si comportano? Cosa si può fare per evitare questa guerra continua? Oppure dobbiamo accettarla come parte del grande gioco, e diventare più forti e abili possibile per non essere sopraffatti? Sinceramente, non mi sono ancora data una risposta, concreta e non cervellotica. Forse non esiste.

 

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Enrico Galiano – Eppure cadiamo felici

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Bisogna conoscere profondamente il mondo dell’adolescenza per essere in grado di dipingerlo così bene. E bisogna avere modo di osservarlo con attenzione, da dentro. Enrico Galiano, professione insegnante, non potrebbe farlo meglio. Capace, con la sua scrittura, di farci entrare in classe insieme a lui, riesce a tratteggiare in maniera molto efficace i lineamenti più complessi di un’età spesso ininterpretabile, conflittuale ed indecifrabile.

Gioia e Lo, alle soglie della maggiore età, vivono un’esistenza ai limiti dell’emarginazione. Famiglie complicate, amicizie reali inesistenti. Pensieri ed emozioni da comunicare, ma ad un mondo diverso da quello in cui sono costretti. Tutt’altro che superficiali, Gioia e Lo. Troppo distanti dalla rassegnazione di conformarsi al gruppo per ambire ad esserne parte. L’isolamento forzato in nome di una coerenza ed un rispetto etico difficile da ritrovare nei coetanei. Pensieri troppo profondi per essere condivisi con quell’età. Segreti troppo pesanti da vivere allo scoperto.

Poi si incontrano, Gioia e Lo; si incontrano e si piacciono, fino a scoprirsi reciprocamente attratti dalla loro consapevole distanza dal mondo. Condividono istanti e pensieri dando vita ad un fluttuare narrativo continuamente sospeso sul sottile confine tra realtà ed immaginazione, tra fiducia e disillusioni, tra segreti ed emozione. Si piacciono, si cercano, si amano e si feriscono, in nome di un sentimento tanto maturo da star stretto.

Eppure cadiamo felici è un libro che va a riprendere emozioni nascoste, le mescola, le centrifuga per benino e le restituisce candide e stropicciate. Non si limita ad abbandonare sul piatto dell’emotività la visione di una favola in chiave moderna; lascia dentro una interminabile colonna sonora dei Pink Floyd, una carrellata di immagini fotografiche da concorso, un intero vocabolario di termini, in realtà intraducibili, il cui significato si spinge molto oltre la parola stessa. Verrebbe spontaneo essere capaci di creare un vocabolo ad hoc che racchiuda tutto ciò che il libro lascia dentro; sì, è un libro TECOLASO…tenerezza-confusione-lacrime-sorrisi.

Perché, anche una volta chiuso e riposto sullo scaffale, rimane per un po’ lì nella testa e riporta fuori quei frammenti di adolescenza che inevitabilmente ci restano dentro. Quando, per strani che ci sentissimo, eravamo convinti di non essere soli. Quando la “pancia” prevaricava la “ragione”. Quando rialzarsi poteva sembrare impossibile. Quando il nostro microcosmo era tutto ciò che ci bastava per cadere felici.

 

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Luisella Ceretta – Quello che il falso cuore sa

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Luisella Ceretta conferma la sua bravura con il secondo libro noir, dove troviamo nuovamente l’ispettore Luigi Fabris. La maturità della composizione e della scrittura non varia rispetto al primo e convince anche questa volta nella trama. Passa dalla prima alla terza persona a seconda di chi si sussegue nel racconto della storia senza infastidire mai il lettore.

La mia analisi del testo finisce qui, la trama la potete tranquillamente trovare sui mille siti internet, quindi ho deciso che vi parlerò delle sensazioni e delle emozioni che ho provato in questo viaggio.
Vi ho parlato de Le notti degli angeli, quindi potrete sapere di più sulla prima indagine cliccando; in questo racconto molti dei personaggi ritornano più forti che mai, affiancati a nuovi e affascinanti ingressi.

Luigi Fabris non perde il suo smalto, affascinante come sempre, illuminato sempre dal fascino delle donne che gli girano intorno, continua a essere in conflitto con le sue storie d’amore.

Turris amoremio, come viene chiamato dall’ispettore, fidanzato eterno di Luisa, e scrittore in erba, continua a essere pedina importante e basilare della squdra con Valeria e Galli.

Ritroviamo Gloria, la fantastica Gloria, angelo della notte nel primo libro, spassosa e sempre più importante nel cerchio delle persone vicino all’ispettore, simpatica e invadente, ma amata da tutti nella squadra, nonostante sia transessuale.

Nuovo ingresso per l’ispettore Alisea Fantin, spettacolare personaggio. Mi sono innamorata di questa donna ispettore, che si trova a Torino per un trasferimento richiesto perchè ha bisogno di fuggire da un amore e perchè ha bisogno di inchieste con movimento (arrestare assassini, e non ladri di galline). Bellissima donna, carismatica, sempre sul pezzo, ma che non tenta mai di fare le scarpe a nessuno, tanto da integrarsi immediatamente nella squadra.

E poi abbiamo la spettacolare Eva, anatomopatologo, immaginate una dea, questa è la dottoressa dalle mani di ghiaccio che esce dalla penna di Luisella, l’unica che fa sentire Luigi un oggetto, ma che sa fare il suo lavoro come nessun altro. La donna perfetta dentro e fuori, quella che fa girare ogni uomo al suo passaggio.

Non tralasciamo Don Gianni, anche lui nuovo ingresso, da cui si dipana tutta la trama, prete sì, ma agli occhi delle donne un modello, e… il maschile di Eva a livello di immagine (donne potete dare sfogo a tutti i migliori attori belli sulla piazza).

Pagina dopo pagina non ho potuto fare a meno di smettere, la storia è incalzante, riga dopo riga non riesci a separarti dal libro. E quando arrivi all’ultima pagina dove scopri che l’assassino, come sempre nei noir e nei thriller è Ambrogio il domestico, non vedi l’ora di leggere la prossima indagine: Bruno Gambarotta nella prefazione ci fa capire che ci saranno altre due stagioni per l’Ispettore Fabris, per tutto il resto come sempre ho amnesie, e a voi non resta che leggerlo!