Luoghi di libri

Ilaria Tuti – Fiore di roccia

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Ormai mi conoscete e sapete che ho bisogno di tempo quando finisco un libro. I pensieri si devono depositare, le idee devono diventare lucide e il viaggio deve essere ripercorso nella mia testa.
Nel tempo ho cambiato il modo di leggere i libri: in passato era foga di lettura, oggi è piacere di perdersi nei tanti sentieri che una storia ti indica.

E di sentieri e di strade percorse si parla in Fiore di roccia. Un libro che ho amato, che mi è entrato dentro, che mi ha fatto piangere, commuovere, che mi ha trasmesso la voglia di lottare ogni giorno, anche quando il corpo non ne ha più voglia. Il miglior libro da me letto nel 2020, il libro che con altri titoli rimarranno scolpiti nella mia memoria. Perchè i libri sono belli, piacciono, sono scritti bene, ma quelli che ti rimangono nell’anima e nelle cellule (e di cui ricorderai sempre la trama) non sono tantissimi. Non vuole essere discriminante, ma chi di voi ricorda tutte le trame dei libri letti?

Esattamente come i film. Ma torniamo a Ilaria Tuti. Ho iniziato a leggere senza conoscere la trama e senza sapere cosa avrei trovato sul percorso; leggo la Tuti a prescindere, sulla fiducia, e quando non ho trovato la protagonista Battaglia nelle prime pagine sono rimasta spaesata. Spaesata, ma non persa. L’autrice ti prende per mano e ti porta per sentieri, ti accompagna dentro un periodo di guerra con le portatrici di munizioni di medicinali su quelle cime di confine.

Una guerra, dove le donne pesano, ma spesso fanno lavori faticosi, dove i sentimenti sono mischiati alla paura, dove solo il “fiore di roccia” può provare a sopravvivere a freddo, vento, bombardamenti, raffiche di fucile, paura, dolore, incoscienza e determinazione.

Un libro mai scontato, un libro che insieme alle “assaggiatrici” della Postorino ti portano a conoscere e vedere per la prima volta ruoli della guerra che non conosci. Dinamiche dietro a sentimenti e vite che sono cambiate per la sopravvivenza in quel periodo.

Non fatevi spaventare dall’argomento, perché anche lontana dalla nostra amata Battaglia, Ilaria Tuti, vi farà amare un libro in tutti i suoi aspetti. Grazie per questo meraviglioso viaggio.

Simona

 

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Christian Frascella – Cadaveri a sonagli

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Lasciato Contrera, protagonista dei romanzi con cui ho conosciuto Christian Frascella, mi sono avventurata nella lettura della sua ultima fatica: “Cadaveri a sonagli”. Temevo di sentire la mancanza dello scalcinato investigatore torinese e, invece, mi sono ritrovata in una girandola di personaggi a dir poco singolari, che non mi ha fatto rimpiangere nulla.

Anche qui c’è qualcosa della sconsideratezza e della stravaganza di Contrera e del disagio di Barriera di Milano, variamente distribuito nella fantasiosa e multiforme tipologia di caratteri che non potrebbero apparire, ad una prima occhiata, meno simili tra loro. Uomini e donne di età e provenienza diverse, che mai immagineremmo potessero avere a che fare tra loro, si trovano coinvolti in una spirale di eventi e coincidenze fortuiti che generano, a loro volta, un incastro mirabilmente costruito di ulteriori casualità, con un effetto catastrofico, inarrestabile: un tragicomico susseguirsi di raggiri e delitti in una cascata di scelte sbagliate e disperate, che evocano nel lettore un misto di ilarità e amarezza, sorrisi e ribrezzo.

Tutti i personaggi, però, hanno in comune un tratto: incarnano, in fondo, debolezze e istinti inconfessabili che potrebbero appartenere al lato oscuro di ognuno di noi, motivo per cui, nonostante spesso le loro azioni e i loro moventi siano permeati da egoismo e totale mancanza di scrupoli al limite del grottesco, il lettore non riesce a condannarli completamente. Alcuni di loro riescono perfino a ispirare vera e propria simpatia, forse per la sfrontatezza con cui portano avanti i propri interessi a dispetto di tutto e tutti, considerando efferatezze e crimini con la stessa leggerezza che riserverebbero ad un qualunque progetto di ordinaria quotidianità.

Una lettura divertente, dal ritmo incalzante, che mantiene sempre viva la curiosità del lettore, sicuramente consigliata a chi ancora non conosce questo autore, ma anche, per chi lo ha già seguito nella serialità dell’investigatore privato torinese dei suoi ultimi romanzi.

Mimma

 

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Elisabetta Cametti – Muori per me

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Esplosione uguale morte. Da allora, se immagino la fine di qualcosa vedo un’esplosione. Ed è con un’esplosione che avrò la mia vendetta. Trecentoventinove bombe. La deflagrazione sarà violenta. Inaspettata, spietata. Scriverà una pagina di storia, perché quando avrò finito non si rialzerà nessuno e chi avrà ancora respiro, sarà comunque morto. Rimarrà in piedi solo la verità.

Questo romanzo è in sé stesso una bomba. Pagina dopo pagina. Tra emozioni e adrenalina si arriva ad un finale esplosivo.

I messaggi sparsi tra le pagine e fatti esplodere con un detonatore che l’autrice comanda a distanza l’uno dall’altro, seguendo due piani temporali e narrativi che si alternano in modo impeccabile, ci lasciano continuamente senza parole.

La “Signora del thriller” ha dato il meglio di sé in questo romanzo spietato, dalla tensione altissima che ci catapulta in una storia terribile nella quale ci sentiamo protagonisti e vivi, accanto ai personaggi e dentro la quale ognuno di noi può trovare qualcosa in cui immedesimarsi.
L’intensità con cui delinea i caratteri di ciascuno, fa sì che diventino presto per noi, persone conosciute, tutte, nel bene e nel male. Ci fa condividere ogni singola emozione. Io con loro ho pianto, ho lottato, ho odiato, sono sprofondata nel buio più nero, ho perso le speranze per poi ritrovare la luce.

Due sorelle protagoniste, diverse tra loro come le vite che hanno scelto: una fashion blogger, con il suo mondo solo all’apparenza perfetto, e una veterinaria, dedita ai suoi animali e alla vita in montagna. E attorno a loro storie forti di altre donne, storie di…”Vite che si incrociano tra le pieghe di un sistema di corruzione e comando, la cui scia di sangue conduce a una famiglia potente e dentro una delle più importanti maison della moda internazionale. Cadaveri ripescati dal lago, cacciatori seriali, giochi perversi, sostanze letali sconosciute. Una sola arma per impedire la strage: i social network. Perché c’è una voce che i soldi e il potere non possono ridurre al silenzio, quella che diventa virale. Una voce che neanche la morte può fermare.

Così parla della sua storia l’autrice e non potrei trovare parole più adatte.

Non posso raccontare molto di più della trama perché il bello è scoprirla pagina dopo pagina. Osservate il cielo e le nuvole, potreste imbattervi in un asino volante, potreste correre in montagna con uno splendido cane dagli occhi di diverso colore l’uno dall’altro. Lasciate che siano le cicale a cantare, tenete gli occhi aperti però, perché il lupo capobranco è pronto ad azzannare quando meno te l’aspetti. E fate spiccare il volo alle gru , libere e leggere, create da una meravigliosa libraia con i suoi origami. “Siamo buio e luce e in mezzo fluisce la vita“. E infatti, guardate laggiù in fondo, se osservate bene troverete la luce.

No non sono impazzita. Se volete saperne di più dovrete tuffarvi in questa storia. E vi assicuro che non vorrete più lasciarla.

Per chi già la conosce, ritroverà lo stile di Elisabetta Cametti: pulito, lineare, schietto quando deve lanciare i suoi messaggi mirati a denunciare i mali della società. E questa volta, sempre più potente, il messaggio arriva al lettore come un pugno allo stomaco. Un messaggio di forza al femminile, di coraggio, di volontà di cambiare, soprattutto di dire NO, anche di fronte alle situazioni più difficili.

(“Quel giorno non sono morta ma ho smesso di vivere per sopravvivere.“)

Elisabetta Cametti con questo libro ci esorta appunto a dire NO.

Ragazze, donne, mamme: dite NO ai facili guadagni, dite NO alle false promesse, attente… non fatevi sbranare dal mondo del social, dei like, delle visualizzazioni. Dite NO. Per reagire. Per cambiare, per vincere. Soprattutto… per VOI!

è la purezza l’elemento di equilibrio dell’universo. Il mondo è sporco perché l’umanità è senza morale. Ci siamo abituati ai nostri difetti peggiori e li abbiamo trasformati in uno stile di vita. Falsità, scorrettezza, prevaricazione. Il vizio più nobile che professiamo è l’egoismo.

Buona lettura.

Cristina

 

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Jonathan Coe – Middle England

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Pochi autori contemporanei sanno raccontare l’Inghilterra odierna e i suoi abitanti con l’ironia, il coraggio e la chiara visione di Jonathan Coe. Così, anche in questo libro uscito nel 2018 e arrivato a noi nella bella traduzione di Mariagiulia Castagnone nel 2020, Coe non si smentisce e attraverso le umane vicende della famiglia Trotter ci racconta gli ultimi otto anni di un paese che – nelle precise parole dell’autore – ha un’unica vera malattia: la nostalgia. Nostalgia di una grandezza perduta con la fine dell’Impero, della propria storia di dominazione e potenza mondiale ormai sbiadita, di fabbriche morte e sostituite da imponenti quanto ridondanti centri commerciali. Una nostalgia così furibonda da trasformarsi in scontento e poi in rabbia per quello che viene percepito come un tradimento della classe politica al potere, fino alla disastrosa decisione sancita dal referendum del 2016 di uscire dall’Unione Europea con quali risultati oggi ben sappiamo.

Per raccontare questa Inghilterra, Coe ci mostra la vita quotidiana della famiglia Trotter e dei loro amici. Benjamin, che da tempo ha abbandonato il proprio sicuro e redditizio impiego per ritirarsi a vivere in un mulino riattato sul fiume Severn; sua sorella Lois, il suo difficile rapporto con il marito e soprattutto con se stessa per la tormentata elaborazione di un terribile lutto del passato; l’anziano padre Colin, ex operaio della British Leyland, appena rimasto vedovo; la nipote Sophie, laureata in storia dell’arte, che fatica a trovare un lavoro che la valorizzi e un degno compagno di vita; gli amici Philip Chase e Doug, giornalista politico. Molti i personaggi che ruotano intorno a Benjamin, tutti, senza eccezione, ben delineati nelle loro attività e caratteri. Sullo sfondo i moti del 2011, la grande kermesse delle Olimpiadi 2012 e per finire il terribile inganno della Brexit che proprio Doug finirà per smascherare dopo essere venuto in possesso di un memorandum della non troppo misteriosa Imperium Foundation:
…(il popolo) ha votato per liberare la Gran Bretagna dalla tassazione e regolamentazione oppressive della UE e farne l’antesignana del libero commercio proiettato principalmente verso i mercati asiatici e statunitensi. … l’obiettivo è che non si attenui lo scontento del popolo…

Con stile piano e scorrevole, Coe narra l’esistenza di una piccola e media borghesia anglosassone che combatte la sua battaglia per una migliore qualità di vita, per un futuro meno opaco e piatto di quello di chi l’ha preceduta. Successi e sconfitte, amori che nascono e muoiono, pregiudizi e razzismo che neppure la gentilezza e la disponibilità dei migranti di turno riescono a spegnere, speranze e sogni che infine si realizzano a dispetto dei diktat e delle contorsioni di politici e finanzieri. Un grande affresco di un momento cruciale nella storia inglese che vale davvero la pena di leggere.

Tersicore

 

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Sally Rooney – Persone normali

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Con un titolo come questo viene da chiedersi: cosa succede in questo romanzo, si ridefinisce il concetto di normalità? Cosa significa essere una persona normale? Cos’è la normalità e perché ambirvi?

Detta così sembrerebbe un trattato di psicologia o un saggio di sociologia, invece siamo di fronte alla seconda opera -di grande successo-di una giovane scrittrice irlandese, un romanzo molto delicato e nello steso tempo crudo, che racconta le vicende di due giovani di un paesino vicino a Dublino, Connell e Marianne, e la loro evoluzione da adolescenti liceali a adulti consapevoli delle proprie scelte e quindi delle conseguenze che queste comportano.

La prima cosa che si coglie, fin dalle righe iniziali, è che il narrato in terza persona è molto dettagliato e che sono i piccoli particolari, anche i più minuziosi, a raccontarci la storia. Il punto di vista del narratore è distaccato, come una telecamera che dall’alto registra e segue l’azione e, nello stesso tempo, con un obiettivo macro mette a fuoco il singolo gesto, il respiro/sospiro più o meno profondo, il tocco delle dita, il battito di ciglia, catturando la sfumatura invisibile, il dettaglio nascosto. Sono questi microscopici frammenti che compongono il “non detto”, che ci svelano il retropensieri, le rivoluzioni interiori e che ci fanno seguire la traversata in solitaria nelle menti ora di Connel, ora di Marianne. La ricchezza della storia va cercata lì, nelle piccole cose più che nei grandi avvenimenti, benché la trama non ne sia priva, ma non è l’accadimento dei fatti quello che regge la struttura del romanzo. Anzi, spenderei una parola di elogio proprio sull’abilità della Rooney nell’utilizzo dei salti temporali e dei continui flashback come tecnica di narrazione. Le stesse situazioni si ripresentano ricollocate nel tempo, raccontandoci versioni diverse a seconda del punto di vista del personaggio che ce le mostra o del protagonista che le vive.

Marianne ha una famiglia molto benestante, è orfana di padre dai tredici anni e, oltre a un passato di abusi e violenze, ha grandissime difficoltà di relazione con la madre anaffettiva e con il fratello, a mio avviso “disturbato”. Vituperata e emarginata a scuola, vive la sua solitudine con la consapevoleza di avere un’intelligenza decisamente superiore alla media e accettando la distanza sociale ed emotiva dai suoi coetanei come un dato di fatto.
Anche Connell, suo compagno di classe, è brillante e ha ottimi risultati, ma al contrario di Marianne è molto popolare ed ha successo non solo fra i ragazzi ma addirittura con qualche insegnante del liceo.
Nella relazione fra i due, la prima difficoltà nasce dalla differenza abissale di ceto sociale, e non è poca cosa in un paesino di provincia come quello in cui vivono. Di fatto Connell è figlio – senza padre – di Lorraine, la domestica che fa le pulizie nella villa dove abita Marianne. È lì che si incontrano e iniziano a parlare, quando il ragazzo va a prendere la madre dopo il lavoro, perché in classe, per tacito e comune accordo, i due si ignorano e fingono di non avere alcun rapporto né alcuna confidenza, nascondendosi agli occhi di tutti.
La cosa non è normale, ma normali loro non si sentono, né mai normale sarà la loro storia, il loro modo di volersi bene, di ferirsi, di respingersi e di cercarsi di nuovo. Nulla sarà mai normale perché non esiste una definizione certa e condivisa di normalità, certo non per loro, ma io credo per nessuno.

L’autrice non ci offre una descrizione precisa dell’aspetto dei due ragazzi, se non dicendoci che Marianne al liceo viene considerata brutta (una nerd) per poi sbocciare e diventare carina e desiderabile successivamente; Connel invece è da sempre e indiscutibilmente bello, dal volto elegante e regolare e dal fisico atletico, ma questo non fa differenza: sono sempre gli sguardi che hanno l’uno per l’altra a definirli e a determinarne il fascino e l’avvenenza. A rendere i loro visi più o meno magri, o pallidi, la pelle screpolata, luminosa o tumefatta, sarà sempre la visione che ci viene restituita dagli occhi dell’altro.

L’arco temporale in cui si svolge la storia (quattro anni, dal gennaio 2011 al febbraio 2015) è il periodo più importante per le vite dei due protagonisti che si allacciano nell’ultimo anno di liceo, si legano, si stringono, si sciolgono e si riannodano fino alla fine dell’università. Ma sono lacci che più che intrecciasi si ingarbugliano, non avendo la consapevolezza di dove finisce l’uno e incomincia l’altra.

Pianticelle che crescono vicine, sostenendosi o soffocandosi a vicenda, dice la “quarta di copertina”. Ecco, nessuna immagine mi sembra più azzeccata di questa ed è quello che me l’ha fatto scegliere quando mi sono trovata il libro fra le mani. Nel gioco delle assonanze paragono questo rapporto un po’ morboso a quello di Emma e Dexter ne “Un giorno” di David Nicholls, per chi lo avesse letto.

Non è stato un colpo di fulmine, per me questa lettura, ma ammetto che basta poco e poi ti aggancia, ti trascina dentro e alla fine non ti molla così facilmente. Forse perché una figura esclusiva, un’affinità elettiva di questo tipo è possibile che si presenti nella vita di ciascuno di noi, una storia “with or without you”, qualcuno di speciale per il quale si prova un’attrazione irresistibile, talvolta malata, inderogabile, che ci aiuta a comprenderci ma non è detto che ci comprenda. Insomma, il risuonare di corde interiori di questo tipo ci fa apprezzare, addirittura amare, o meno, questo romanzo a seconda di quanto sia stata, se c’è stata, questa esperienza.

Manu

 

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