Enrico Galiano – Tutta la vita che vuoi

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Metti tre adolescenti che per motivi diversi si ritrovano ai margini della società. Falli incontrare, un po’ per caso. Lei ha appena completato un turbolento furto; lui in odore di espulsione dalla scuola; l’altro intento ad uscire dall’ombra del funerale del fratello. Clo, Filippo Maria e Giorgio sembrano la rappresentazione di ciò che ciascuno di noi avrebbe voluto avere il coraggio di essere, almeno una volta nella vita. L’incarnazione della diffidenza che diventa legame indissolubile. La dimostrazione che tutto può cambiare, anche un po’ per caso. La consapevolezza che spesso le cazzate adolescenziali che fanno uscire dall’anonimato, anche in maniera eccessiva, fanno emergere la parte migliore di noi.

Tre ragazzi che si scelgono al primo sguardo e che, insieme, decidono di ribellarsi al loro mondo opprimente, di alleggerire il loro insostenibile bagaglio emotivo. Far smettere di piovere, anche solo per un po’.

Thelma & Louise, auto rubate, fughe, rapine. La ricerca di una madre, la confessione di una amara verità, le promesse, la libertà. Dar peso alle cose belle, scoprire il profumo dei baci, lasciare spazio alla fiducia. Perché “…quando vedi qualcosa che ti tocca dentro, devi fare solo una cosa: facci caso. Non lasciarla scorrere come se niente fosse. E fallo tutte le volte che puoi.”

Emozioni di un’intera vita concentrate in ventiquattr’ore. Intense. Eccitanti. Un altro di quei libri che vorresti non finire così presto. Che se almeno fosse durato qualche altra ora…giusto per scoprire se per davvero…!

Tutta la vita che vuoi è un romanzo di coraggio, sentimenti, amicizia, sogni. Non tanto lontano dalle dinamiche dei giovani veri. Quelle storie che capita di leggere nelle cronache dei quotidiani e che spesso, fuori dai libri, hanno epiloghi assai distanti dal lieto fine…

Ok, è “solo” un libro, d’accordo! Ma è uno di quei libri nei quali entri dentro. Quelli che ti fanno invaghire dei protagonisti, quelli che ti rendono partecipe della fuga. Probabilmente perché Enrico Galiano ha la capacità di disegnare personaggi originali e molto avvincenti. E soprattutto di dar loro voce nella maniera più convincente possibile.

Cristina Cassar Scalia – Sabbia nera

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Voi non ci crederete ma spero a breve di leggere il prosieguo di questo libro, con un finale apertissimo e che mi ha fatto amare la protagonista come non mai.

Vi sto parlando di un poliziesco, molto ben strutturato, e con un Commissario donna che per la prima volta dopo molto tempo mi lascia con la bocca aperta e che non ho potuto non amare: Vanina Guarrasi per gli amici, Giovanna Guarrasi per i restanti.

Ambientato tra Palermo e Catania, Vanina avrà per le mani il suo caso da risolvere il cui omicidio è datato cinquantasette anni prima e non sarà facile scoprire l’assassino. Ma non è tutto, Vanina dovrà affrontare anche il suo passato, un passato non facile, legato a Palermo, alla lotta alla camorra, a tutto l’insieme che ci porterà a pensare a Borsellino e Falcone, e che nel piccolo e nel grande ha toccato anche la sua giovane età. La paura di perdita continua per mano della mafia delle persone che le sono più a stretto contatto. Ecco a cosa sarà dovuta la sua fuga da Palermo, prima a Milano e poi a Catania, dove svolgerà un ruolo di vicequestore della Mobile di Catania.

Durante le ricerche dell’assassino Vanina ci farà conoscere la Sicilia che purtroppo vediamo nel retro della medaglia: da una parte una regione meravigliosa, piena di storia, piena di sfaccettuature interessanti, con i suoi abitanti, i dialetti e i modi di dire differenti da una città all’altra, i dolci contesi nei vari paesi, dall’altra una regione dove il pizzo, la mafia, le famiglie clan, l’andrangheta la fanno da padroni. E’ la fotografia reale in una storia di pura fantasia.

I personaggi della squadra sono tutti ben amalgamati, creano una gran bella struttura al libro senza mai perdersi; poi abbiamo il “club vecchietti” di cui Vanina avrà bisogno per riportare alla luce, oltre ai rapporti dei colleghi, tutto quello che è successo cinquantasette anni prima, e che vecchietti signori! Anche qui l’autrice usa una maestria tutta sua per farci conoscere un tessuto sociale dove tutti sanno tutto, dove i salotti buoni andavano dalle sarta per farsi confezionare i vestiti, ma dove raccontavano tutti i spettegolezzi dell’alta società di allora.

La scrittura è sempre molto fluida, nonostante qualche intermezzo dialettale, che rende il racconto ancora più piacevole. Tanti lo confronteranno con Camilleri e il pilastro Montalbano, io non lo farò, nel mio piccolo essere lettrice li lo trovati simili ma non accostabili: Montalbano mi ha preso il cuore in un modo, Vanina in tutt’altro. Sarà perchè è donna, sarà perchè è tenace, sarà perchè è combattiva. Questa volta è veramente stata dura chiudere il libro e lasciare andare la storia.

Leggetelo non vi deluderà.

Mariolina Venezia – Come piante tra i sassi

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Siete stufi di vedere poliziotte, anatomopatologhe, psicologhe ed altre inappuntabili bellocce uscire da un serrato inseguimento senza un capello fuori posto od un collant smagliato? Trovate che una figura come Amelia Sachs sia poco credibile come cacciatrice di serial killer?

Allora tuffatevi nel giallo di Mariolina Venezia, Come piante tra i sassi. Troverete Imma, Sostituto Procuratore di Matera. Poliziotta mancata. Tozza, bruttina, antipatica, poco socievole e vestita in maniera improponibile (e l’irrinunciabile tacco12 sembra non migliorarne l’immagine). Non particolarmente intelligente, poco acuta; qualche dote mnemonica e determinazione, nulla più. Madre e moglie poco attenta e presente con qualche difficoltà a mettere a tacere uno strano e silenzioso impulso nei confronti dell’appuntato con cui fa squadra. Insomma, un personaggio normale, maledettamente vero.

Il tutto in un continuo andirivieni tra le strade di una Basilicata resa, anch’essa, meno attraente di quanto in realtà non sia. E, a rendere ancor meno patinato il contesto, l’incessante sottofondo degli Articolo31.

Un caso di omicidio da risolvere che si snoda tra occultamento di rifiuti tossici e traffici di reperti archeologici. Un confronto multigenerazionale che coinvolge anziani contadini legati alle loro terre, adolescenti traballanti sul confine del disagio e adulti stancamente accomodati sulla solidità del posto fisso. Personaggi tanto diversi e tanto conflittuali, ma capaci di ritrovarsi uniti per la difesa delle proprie terre.

Un caso da risolvere che, più che tale, sembra servire da legante alla rappresentazione di uno spaccato di una chiusa società del Mezzogiorno. Una madre che indaga alla ricerca, in realtà, di una credibile chiave di lettura delle dinamiche adolescenziali. Uno sguardo oltre alla realtà dei fatti per provare ad interpretare e a dare un senso al suo piccolo e contraddittorio mondo nel Mondo.

Stefano Bonazzi – L’abbandonatrice

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Le vacanze portano con sè quella voglia di letture e di recupero tempo perso che immancabilmente mi assiste durante l’inverno: non che non legga, ma mi sembra di procedere a rilento e le pile di libri aumentano a dismisura aspettando le giornate più lunghe e il relax. Così in queste vacanze ho portato con me il libro di Stefano Bonazzi, che da quest’inverno giace nelle cataste di libri in lettura.

Come sempre nei miei vari giri sui gruppi di libri di Facebook mi sono imbattuta ne L’abbandonatrice, di cui subito mi sono innamorata della copertina. E’ uno di quei libri che insime a Le Siamesi di Alessandro Berselli mi ha fatto viaggiare indietro nel tempo, nella giovinezza e nella instabilità psicologica del post liceo.

Premetto, e lo scoprirete solo al fondo nei ringraziamenti, che l’intera storia è ispirata ad un racconto vero. Viaggiamo tra Bologna e Londra, dove la storia si svolge, ma sarà il capoluogo Emiliano a riempire maggiormente gli spazi. Una Bologna viva, ma mai troppo colorata attraverso gli occhi di questi quattro ragazzi che fanno da protagonisti al racconto.

Sofia, Oscar, Davide e Diamante nel pieno della loro crescita si trovano ad affrontare incertezze della vita, paure e difficoltà, insieme è vero, ma mai accompagnati da figure che dovrebbero fare da timone nella vita dei figli.

L’arte li accomuna: disegnare, dipingere, fotografare, suonare il pianoforte; figure forti che vedono e attraversano la quotidianità attraverso le sensazioni: suonando una melodia, attraverso un obbiettivo fotografico, incidendo qualsiasi materiale con un pirografo.

Oscar pianista, Sofia pittrice, Davide fotografo, la vita dei tre sarà legata per sempre, saranno indivisibili nel cercare di superare le paure, la dipendenza dalla droga, le crisi di panico, l’omosessualità che le famiglie non accettano, fino ad un bivio, dove le strade dei tre si divideranno per sempre, ma rimanendo legati da un filo invisibile.

Non sarà facile per Davide accettare le decisioni di Sofia e di Oscar, come non sarà facile prendere per mano Diamante e condurlo sul sentiero della rabbia per dargli delle spiegazioni.

Ogni sentimento in questo libro viene associato a un colore, ed è emozionante il pezzo in cui viene spiegato il colore blu, il nero e il bianco.

Lasciatevi condurre da questi ragazzi, provate a pensare come eravate voi all’uscita del liceo, quante paure, quante aspettative, quante “brutte” strade erano davanti a voi pronte a calarvi in qualche anfratto buio. Non sarà una lettura spassosa e rilassante, ma riflessiva e emozionale nel bene e nel male.

Leggetelo, vi sezionerà, vi farà cambiare umore a ogni pagina, ma vale la pena conoscere anche queste storie, che probabilmente sono più comuni di quanto crediamo.

Gilbert Sinoué – Il quinto quarto della luna

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Ogni tanto è utile fare un salto dall’altra parte della barricata e vedere che aria tira. Punti di vista differenti servono a cercare di capire, ad avere nuove prospettive, a non fossilizzarsi sull’unica, incontestabile verità assoluta. Tanto la verità non c’è. O, perlomeno, non l’abbiamo noi.

“Noi occidentali” che abbiamo navigato in lungo ed in largo notizie e testimonianze su cosa sia successo l’11 settembre del 2001. Libri, film, docu-film, interviste, immagini a documentare l’evento che più di ogni altro ha cambiato la storia recente.

Attentato, strage, colpevoli, rappresaglia, vendetta, guerra, democrazia. Non fa una piega.

Ma raramente ci siamo chiesti quali reazioni possa aver suscitato, l’attacco alle Torri Gemelle e quali conseguenze possa aver generato sulle popolazioni di quei paesi che, a torto o a ragione, si sono visti direttamente coinvolti. Paesi già dilaniati internamente da inclinazioni opposte ondeggianti tra una retrograda forma di islamismo e la moderna ispirazione occidentale. Una visione dall’interno della conclamazione dell’era degli estremismi, del fanatismo e dell’odio preconcetto.

Non è agilissimo addentrarsi tra i racconti de Il quinto quarto della luna. Si rischia di perdersi tra i molti personaggi (tanto da dover sovente ricorrere allo schema iniziale per individuarne la collocazione) sparsi tra Iraq, Israele, Egitto. Poi Gaza, Francia, Baghdad.

Non è semplicissimo comporre correttamente le tessere di un mosaico nel quale, ma già si sapeva, non è proprio chiaro dove stiano i buoni e dove i cattivi.

Ma il ritmo incalzante del romanzo, reso sempre vivo da uno stile quasi reportistico a flash, risulta un ottimo metodo per addentrarsi con curiosità in ambienti che poco conosciamo. Contesti familiari che poggiano su fondamenta poco stabili fatte di realtà culturali, di radici religiose, di interessi politici in contrasto. Il paradosso della ricerca della normalità dove tutto ci sembra apparentemente proibito. Quei contrasti che degenerano nell’intolleranza. Quei contrasti spesso fomentati dall’esterno nel buon nome della “democrazia”. Quei contrasti dai quali vien da chiedersi chi ne uscirà vincitore, sempre che ce ne sia uno. Ma intanto, probabilmente, è meglio fuggire.