Patrizia Durante – Mani impure

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Un rito.
Una punizione che passa attraverso una lunga e lenta purificazione.
Tutta l’attenzione è sulle mani. Mani che si sono macchiate del peggiore dei crimini.
Mani scuoiate, una tortura che sembra così sofisticata e curata in ogni dettaglio da portare in secondo piano persino la morte del malcapitato. Che poi, detto tra noi, tanto sventurato non è.
Non mi dilungo di più nella trama, perché temo di svelare troppo, perché di cose da raccontare ce ne sarebbero.

C’è una Torino presente fin dal primo capitolo con uno dei suoi scorci più belli e suggestivi: la Cavallerizza Reale, andateci al tramonto e guardatela dopo aver letto il libro e poi mi direte se non sentite un brivido scorrervi sottopelle.
Ci sono i profumi della Provenza, l’aria umida della Colombia di cui ti sembra di sentire anche le zanzare. L’ombra dei Servizi Segreti su una storia tutt’altro che inventata.

La scrittura di Patrizia Durante non si accontenta di mostrarti un immagine, è capace di fartela respirare. Prende una storia scomoda, un argomento scottante di quelli che nessuno legge mai volentieri, e lo fa con quella delicatezza che contraddistingue, credo, la “mano” di una donna. Non hai bisogno di “sguazzare” nella scabrosità, la lascia intendere ed è possibile scorrerci sopra, non senza emozionarsi, certo.

Il commissario Rebecca Messori, determinata e ostinata come sanno essere le donne che si fanno strada in un mondo quasi prettamente maschile. Sposata con due figli grandi e un matrimonio in discussione. Non è difficile entrare in empatia con lei, con i suoi slanci e i momenti in cui ha bisogno di fermarsi e riprendere contatto con se stessa. Capire i suoi dubbi e gli scrupoli. È facile stare dalla sua anche quando sembra, per certi versi, se non giustificare almeno comprendere quello che passa per la testa del serial killer che è tenuta a fermare, e pure in fretta, perché il sangue continua a scorrere più veloce delle lancette. E del sangue potete sentirne quasi l’odore.

E non vi stupite se, alla fine, forse vi ritroverete a capire anche voi le ragioni del killer e per certi versi, di provare compassione.

 

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Silvia Zucca – Il cielo dopo di noi

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“Cosa staranno facendo ora Gemma, Alberto, Luce, Adelina e Philip?”. Silvia Zucca ha avuto la capacità di farmi diventare amica dei personaggi di questo romanzo in appena tre giorni. Me li sono immaginati in ogni minimo dettaglio, grazie alle descrizioni minuziose e mai banali dell’autrice: li ho creati nella mia fantasia anche con i loro sentimenti, gli sbalzi d’umore che non riuscivo a spiegarmi e che l’autrice svela sapientemente alla fine. E poi, come se questo libro non mi fosse capitato tra le mani per caso, le coincidenze con la mia vita (tra nonni, riferimenti a Shakespeare e ai gelsi) me ne hanno fatto innamorare fin dal primo capitolo. Così in tre giorni ho sparpagliato per la mia mente tutte le tessere del puzzle che Silvia Zucca ha abilmente preparato per i suoi personaggi e mi sono messa a riordinarle, stupendomi e rimanendoci male o rallegrandomi con loro.

Miranda, Mira per gli amici (i pochi che ha, grazie al carattere schivo e anche un po’ acidello) riceve una telefonata dalla propria sorellastra (più piccola e pure incinta) dopo dodici anni di silenzio: loro padre è sparito e lei è la sola che possa ritrovarlo. La (forse) cinica Mira accetta la proposta della sorella con la promessa di dividere a metà l’eredità della nonna ormai morta: inizia così a cercare nelle scatole lasciate in soffitta dal padre, che per lei è ormai uno sconosciuto, dando vita aduna serie di flash back che fanno danzare il lettore tra gli anni ’80, la fine della Seconda Guerra Mondiale e i giorni nostri. Non solo il tempo non ha dei confini fissi, ma anche la geografia cambia e, dalla grigia e piovosa Milano, ci spostiamo a Sant’Egidio dei Gelsi, un paesino nelle colline piemontesi. Dalla descrizione che la Zucca ne fa vi assicuro che sentirete profumo di vino e uva matura, immaginerete terrazze di filari ininterrotti che degradano su prati verdi e lussureggianti. Vi piacerà così tanto Sant’Egidio dei Gelsi che sarà un tuffo al cuore scoprire che non esiste, se non nella fantasia della scrittrice e vostra! Mira, che come la Miranda del “The Tempest” di Shakespeare ha un rapporto burrascoso (per restare in tema) col padre, lo ritroverà e insieme, seppur controvoglia, dipaneranno la matassa di segreti e bugie (a fin di bene) che li ha tenuti prigionieri nel loro rancore per ben dodici anni.

Una tempesta di sentimenti e contraddizioni che si snoda in un contesto storico doloroso ma che non può essere dimenticato, come quello della lotta partigiana. “La tempesta”, metafora che collega le varie parti del romanzo, è anche la distruzione della guerra che rischia di annientare i sentimenti: in questo sconvolgimento di ieri e di oggi, alla fine tutte le tessere del puzzle trovano la loro posizione.

“Il cielo dopo di noi”: cosa rimane nel nostro cuore dopo che la tempesta è passata? Se volete saperlo, vi consiglio di leggerlo!

 

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Elisabetta Cametti – Dove il destino non muore

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“All’orizzonte, la linea immaginaria che la luce del sole rende reale nella magia dell’alba. Quell’attimo senza tempo di cui si nutre la speranza. Perché è nella prima scintilla del giorno che vivono i sogni. E ogni giorno ha la sua alba per ricordarci che ci sarà sempre la possibilità di un nuovo inizio.”

Aspettavo da tempo l’uscita di questa terza avventura di Katherine Sinclaire, personaggio già conosciuto nei due precedenti romanzi della serie “K” (“I guardiani della storia” e “Nel mare del tempo”), leggibile comunque come storia a sé. Ed anche questa volta, anzi superandosi rispetto ai precedenti lavori, l’autrice conferma la sua capacità nel tenere viva l’attenzione dalla prima all’ultima pagina, catturando il lettore in un vortice di emozioni, adrenalina, mistero e cultura del passato in un connubio meraviglioso!

La vicenda, che si svolge ai giorni nostri, è sempre seguita e “osservata” dagli occhi attenti di Napoleone Bonaparte, condottiero indiscusso e figura controversa della storia. (tra parentesi: altro che cavallo bianco, voi sapete di che colore erano gli occhi di Napoleone? Forse lo scoprirete leggendo!).

Katherine Sinclaire, nota autrice di romanzi fantasy che trattano il misterioso argomento sull’esistenza dei Guardiani della storia, si trova catapultata in una vicenda che la tocca profondamente a livello familiare: la morte suicida dello zio Theodore, guardiano dei Musei nazionali delle residenze napoleoniche all’Isola d’Elba. Avvenimento tragico che scatenerà una serie di eventi inizialmente incomprensibili, ma che via via troveranno per lei una soluzione. Seguendo una sorta di “caccia all’indizio”, Katherine donna determinata, dal carattere forte e deciso, rischierà la sua stessa vita per risolvere l’enigma più grande lasciato in eredità dallo zio. Nel corso delle indagini, che saranno seguite dal tenace ed apprensivo vice questore di Livorno Tommaso Guelfi e la porteranno dall’Elba a Torino passando per Milano, Katherine scoprirà l’esistenza di due misteriose coalizioni che da secoli lavorano nell’ombra, orientate l’una verso la ricerca dei tesori lasciati da Napoleone di ritorno dalla campagna d’Egitto, l’altra nella difesa degli stessi. Ma perché? Forse perché “i segreti del futuro sono racchiusi nel passato” e certe scoperte potrebbero cambiare per sempre ciò che finora abbiamo creduto di sapere. Scoperte pericolose che seminano morte e paura intorno a Katherine che non sa più di chi fidarsi: nessuno sembra essere chi dice, questa realtà la sconvolge, ma d’altronde “O giochi la partita da cacciatore o la perdi da preda” e Katherine decide di giocare fino alla fine per arrivare proprio là, dove il destino non muore.

Un viaggio che vale la pena di percorrere, una storia intensa, intricata, ma scritta con la fluidità che contraddistingue lo stile della Cametti che, anche quando parla della storia del passato, è come se raccontasse una favola: semplice da comprendere anche per chi è meno avvezzo alla storia. I personaggi li ami e li odi: Margherita, assistente di Theodore e guida del Museo, mi ha particolarmente colpita; l’enigmatica figura di don Zeno, di Anna Borgia, di Roger Lagrange a voi scoprirli tutti! Le descrizioni dei luoghi in cui ci troviamo, come nel suo stile, ce li fanno vivere, come fossimo fisicamente lì: le citazioni delle opere d’arte, delle sculture, di Villa San Martino all’Elba (residenza storica di Napoleone) e del Museo Egizio di Torino, per citarne un paio.

Non aggiungo altro perché questo romanzo è tutto una scoperta ed è giusto che vi facciate guidare da Katherine pagina dopo pagina e stupirvi con tutte le emozioni che vi lascerà.

Buon viaggio e buona lettura.

 

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Maurizio de Giovanni – Vuoto

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Ottavo capitolo della saga dei Bastardi di Pizzofalcone, Vuoto di Maurizio de Giovanni è un romanzo struggente e ricco di umanità ambientato in una Napoli in bilico fra autunno e inverno, dove il freddo vento di tramontana e i cieli corruschi fanno da perfetto scenario non solo alla cupa storia di un tradimento – di pensieri e corpi – e di una scomparsa, ma anche agli altalenanti stati d’animo di cui sono vittime, a vario titolo e grado d’intensità, i componenti della squadra capitanata dal vice-questore Palma.

L’indagine legata alla sparizione di Chiara Fimiani, professoressa di lettere in un liceo ‘difficile’ e moglie di un notissimo imprenditore e benefattore partenopeo, è il perno intorno al quale ruotano le personali vicende di Ottavia e Palma, di Alex e del suo difficile rapporto d’amore con Rosaria Martone della Scientifica, di Francesco Romano e delle sue donne, di Lojacono, sua figlia Marinella e del bel magistrato Laura Piras, dell’agente scelto Marco Aragona, buffo e irritante, ma molto meno sciocco e superficiale di quanto si creda.

Due nuovi eventi sconvolgeranno i già precari equilibri del commissariato di Pizzofalcone: il salvataggio in extremis, proprio da parte di Aragona, di Giorgio Pisanelli e l’arrivo da Torino, come sua sostituta, della vicecommissaria Elsa Martini, rossa di capelli e con una macchia inquietante sul suo curriculum.

Vittime, carnefici e poliziotti. Ciascuno impegnato a combattere e a dibattersi nel proprio personale vuoto che, come l’autore (e la Fisica) ci ricordano, in realtà non esiste poiché in esso si agitano senza posa una miriade di sentimenti ed emozioni contro i quali è arduo battersi e impossibile vincere.

Come sempre, una grande prova di bravura di Maurizio de Giovanni.

 

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Giancarlo Bosini – Giallo Milano

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“La carta e l’inchiostro. Due inconsapevoli strumenti della narrazione del passato e del presente. Testimoni di fatti avvenuti o ambasciatori di avvenimenti non ancora accaduti. Nella carta e nell’inchiostro sono conservati secoli di storie. Dalle più grandi alle più modeste. Pubbliche e intime, vere o false”. Credo che queste poche righe possano in qualche modo racchiudere l’indagine alla quale ho assistito leggendo questo piacevole giallo di Giancarlo Bosini.

Parliamo questa volta, prettamente di un giallo, nulla di spaventoso, nulla di ciò che caratterizza il genere thriller. Un po’ di suspense? Sì, ma non troppa. Navighiamo lentamente tra i navigli, passeggiamo tra le vie di Milano, tra le case dalle tinte gialle, quel tipico “Giallo Milano” e siamo in pieno clima sessantottino! Le prime contestazioni studentesche, i primi scioperi e lotte operaie, dove il mondo politico attua la strategia della tensione sperando di placare gli animi. L’architetto Luigi Bellotti, docente alla facoltà di Architettura, si trova, suo malgrado, immischiato in una brutta faccenda, in cui pare c’entrino i servizi segreti deviati, la politica e il clero : una miscela esplosiva per far sì che il Bellotti rischi addirittura la vita per far emergere la verità. Una verità scomoda che sarebbe meglio lasciare lì, insabbiata, come lo era da anni, da secoli! Invece no, lui è un testardo, un uomo sano di principi, leale. Quando capisce che la morte della collega che lavorava allo stesso progetto di restauro alla chiesa per il quale è stato chiamato lui, è in qualche modo collegata a certi ritrovamenti fatti durante i lavori, vuole andare fino in fondo nonostante le, non troppo velate, minacce che gli giungono dalle alte sfere politiche.

È davvero un’opera di Leonardo quella che si nasconde lì sotto? Esiste davvero un libro dal quale l’artista ha tratto ispirazione per i suoi immensi progetti? E perché è così importante che non venga alla luce? E poi c’è quella lettera. Non vi dico altro.

Un romanzo dove realtà e fantasia trovano un perfetto equilibrio, ripercorriamo alcuni fatti storici affiancando Luigi nell’indagine. Ci caliamo un po’ nel suo privato: single, pochi amici, una vita tranquilla e poco vivace per la sua ancor giovane età, una mamma iper protettiva e un papà ammalato con il quale ha un rapporto contrastato. E un vecchio amore dell’adolescenza, mai dimenticato, che il destino forse vorrà far ritrovare. [Continuo a pensare che il fato esista, che tutti rientriamo in un disegno al quale non possiamo sottrarci, almeno completamente, ma credo che (…) stia a noi saper cogliere le possibilità dalle quali dipenderà il nostro presente e il nostro futuro.]

Le splendide descrizioni della Milano vintage ci fanno rivivere un passato non troppo lontano che, per chi conosce la città, è sicuramente un bel ricordo e per chi non la conosce è un piacevole viaggio nel tempo. [Guardo il fiume di questa città. Con i suoi bazar e i suoi barconi mi rammenta i navigli che furono testimoni inconsapevoli di una storia maledetta.] Le descrizioni delle opere architettoniche, a volte un po’ troppo tecniche per i non addetti ai lavori, sono affiancate ad altre quasi poetiche del suo lavoro, un lavoro che l’Autore fa di professione e che tra le righe si capisce bene quanto sia appassionato!

Scrittura fluida, niente fronzoli inutili, 140 pagine ben scritte che si bevono come un buon caffè dal retrogusto un po’ amaro per le riflessioni che ci lascia sul finale.

 

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