Giorgio Scerbanenco – Luna di miele

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Come racconta la figlia Cecilia nella ricca e sentita postfazione, Giorgio Scerbanenco scrisse questo libro a Coira, in Svizzera, nell’inverno del 1944. Si trovava lì dall’anno precedente in un campo profughi insieme a Cesare Zavattini e ai fratelli Monicelli. Fu un periodo di grandi difficoltà materiali e psichiche, ma nonostante o forse grazie a questo, Scerbanenco ci offre un romanzo noir che ancora oggi stupisce e talvolta addirittura scandalizza.

Voce narrante – voce angosciata e conturbata – un sacerdote, don Paolo, stanco e malato nel corpo e nell’anima. Vittima consapevole della propria fervida immaginazione, per la quale chiede di continuo perdono a Dio, segue di persona il consumarsi di una tragedia familiare: il tragico sgretolarsi del matrimonio di Lena e Alberto e la fuga in un albergo fuori città di quest’ultimo con l’ex-fidanzata Eva.

Chiuso nella sua stanza, tormentato dalla tosse, sfinito e convinto di poter ancora redimere, nonostante tutto, Eva e Alberto che alloggiano nella camera di fronte, don Paolo descrive con torbida precisione ogni istante, ogni dialogo fra i due, mentre ricostruisce per noi lettori il percorso di inganni che ha condotto i due amanti fino a quel punto: l’amicizia fra Eva e Lena; il modo in cui Lena è riuscita a rubare a Eva il promesso sposo Alberto; gli anni turbolenti di un matrimonio mal riuscito; l’incapacità di Eva di dimenticare Alberto e il suo continuo alimentare una speranza impossibile di una vita futura insieme. Perché nonostante tutto Eva non ha mai smesso, per nove lunghi anni, di pensare all’uomo che era destinato a diventare suo marito:
“Un pensiero sorto mentre spolverava un mobile, mentre riordinava la biancheria nei cassetti. Un pensiero è una cosa da nulla, pochi traspaiono dal nostro sguardo, dall’espressione, quasi tutti rimangono segreti. Una goccia che cade nel lavandino è molto più importate per il suono che dà del più straordinario pensiero che possa sconvolgere la vita umana.”

Un noir modernissimo e travolgente che non mancherà di stupire chi voglia leggerlo.

 

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Wilkie Collins – La donna in bianco

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In quest’epoca di velocità e rapido, superficiale consumo di ogni cosa (musica, letteratura, luoghi da visitare, cibo), ci auguriamo che il lettore non si spaventi di fronte alla lunghezza di questo incredibile, stupefacente giallo/thriller del 1861 di Wilkie Collins, così ricco di personaggi e colpi di scena da far impallidire molti autori contemporanei.

Concepito come una serie di testimonianze offerte nel corso di un processo, ricco di una singolare profondità psicologica nel presentarci i personaggi, i loro pensieri e il loro agire, La donna in bianco seduce e ammalia fin dalle prime pagine senza che l’autore si conceda o conceda al lettore il tempo di distrarsi. La matassa della trama, infatti, è parecchio ingarbugliata, con donne che vengono date per morte e invece riappaiono come fantasmi vendicatori; eredità contese; sedicenti conti italiani, foschi di nome e di fatto, vere incarnazioni del male; paesaggi bucolici e splendide magioni come solo la campagna inglese sa offrire e una Londra fumosa e piena di mistero. Senza che manchi una bella e intensa storia d’amore.

Nulla sveleremo della trama, ma è interessante leggere quanto segue nella prefazione stilata dall’autore nel 1861:
“È possibile che in un romanzo si riesca a descrivere bene dei personaggi senza raccontare una storia; ma non è possibile raccontar bene una storia senza descrivere dei personaggi: poiché la loro esistenza, la loro natura di realtà riconoscibili, è la sola condizione necessaria perché una storia possa essere davvero raccontata. L’unica narrativa che può sperare di far breccia nell’attenzione dei lettori è quella narrativa che parla loro di uomini e di donne – per la ragione perfettamente evidente che essi stessi, i lettori, sono uomini e donne.”

La qual cosa non è così scontata come potrebbe apparire.

 

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Maurizio de Giovanni – Vuoto

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Ottavo capitolo della saga dei Bastardi di Pizzofalcone, Vuoto di Maurizio de Giovanni è un romanzo struggente e ricco di umanità ambientato in una Napoli in bilico fra autunno e inverno, dove il freddo vento di tramontana e i cieli corruschi fanno da perfetto scenario non solo alla cupa storia di un tradimento – di pensieri e corpi – e di una scomparsa, ma anche agli altalenanti stati d’animo di cui sono vittime, a vario titolo e grado d’intensità, i componenti della squadra capitanata dal vice-questore Palma.

L’indagine legata alla sparizione di Chiara Fimiani, professoressa di lettere in un liceo ‘difficile’ e moglie di un notissimo imprenditore e benefattore partenopeo, è il perno intorno al quale ruotano le personali vicende di Ottavia e Palma, di Alex e del suo difficile rapporto d’amore con Rosaria Martone della Scientifica, di Francesco Romano e delle sue donne, di Lojacono, sua figlia Marinella e del bel magistrato Laura Piras, dell’agente scelto Marco Aragona, buffo e irritante, ma molto meno sciocco e superficiale di quanto si creda.

Due nuovi eventi sconvolgeranno i già precari equilibri del commissariato di Pizzofalcone: il salvataggio in extremis, proprio da parte di Aragona, di Giorgio Pisanelli e l’arrivo da Torino, come sua sostituta, della vicecommissaria Elsa Martini, rossa di capelli e con una macchia inquietante sul suo curriculum.

Vittime, carnefici e poliziotti. Ciascuno impegnato a combattere e a dibattersi nel proprio personale vuoto che, come l’autore (e la Fisica) ci ricordano, in realtà non esiste poiché in esso si agitano senza posa una miriade di sentimenti ed emozioni contro i quali è arduo battersi e impossibile vincere.

Come sempre, una grande prova di bravura di Maurizio de Giovanni.

 

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John Grisham – La resa dei conti

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Insolito romanzo di Grisham questo, che ci permette di viaggiare nel profondo sud degli Stati Uniti d’America e non solo.

Siamo nel 1946 a Clanton, contea di Ford, Mississippi. Pete Banning, pluridecorato eroe di guerra appena tornato dalle Filippine, proprietario terriero di una vasta tenuta coltivata a cotone, padre amorevole di Joel e Stella, marito amatissimo della loro madre Liza, da un anno rinchiusa in una casa di cura per malattie mentali dopo quello che si racconta essere stato un forte esaurimento nervoso, e fratello di Florry con la quale condivide la proprietà, uccide a sangue freddo il pastore metodista Dexter Bell. Perché?

Pete si rifiuta di spiegarne il motivo a chiunque glielo domandi, familiari o avvocati che siano, fino ad accettare senza batter ciglio la pena capitale. La sua morte trascinerà la famiglia in un vortice di desolazione, nella perdita finale della proprietà e nella scoperta dei veri motivi dell’omicidio di Pete Banning.

Una storia dal sapore shakespeariano fatta di segreti, bugie e atti mancati nella quale compare, e non a caso, per un brevissimo istante, lo scrittore Faulkner, al quale immaginiamo che la vicenda sarebbe di sicuro piaciuta. Di estremo interesse la parte centrale del libro ‘Il campo d’ossa’ che descrive in modo preciso e sconvolgente, la marcia della morte di Bataan e la successiva strenua resistenza opposta ai giapponesi nelle Filippine dai soldati americani abbandonati a Luzon dopo la resa del generale Douglas MacArthur.

Lo stile piano e distaccato di Grisham trascina il lettore pagina dopo pagina in un vortice di sorprese e storia vissuta.

 

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Sujata Massey – Le vedove di Malabar Hill

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Sujata Massey, madre tedesca e padre indiano, ha studiato scrittura creativa ed è stata reporter per il Baltimore Evening Sun. Con Le vedove di Malabar Hill inizia un’intrigante serie di gialli ambientati negli anni ‘20 a Bombay, l’odierna Mumbai, che vedono come protagonista una giovane procuratrice legale della comunità Parsi, coraggiosa, intraprendente e dal passato complesso.

Perveen Mistry, benché personaggio di fantasia, si ispira alle prime avvocatesse indiane la cui vita è stata irta di difficoltà a causa dei molti e pesanti pregiudizi legati alla scarsa considerazione concessa alle donne all’inizio del secolo appena finito, e non solo nella lontana India. Incontreremo Perveen alle prese con tre vedove musulmane purdahnashin (donne recluse in casa a vita) e un controverso testamento; la morte violenta dell’amministratore dei beni di famiglia; la sparizione della figlia di una delle tre e altri misteriosi accadimenti che l’indomita protagonista, aiutata dal padre celebre principe del foro e da Alice, inglese e sua amica del cuore, si troverà a fronteggiare.

Sujata Massey, con maestria e perfetta padronanza della storia e dei costumi dell’epoca legati alle diverse etnie e religioni, conduce il lettore all’interno di un mondo straordinario e affascinante.

Possiamo solo augurarci che questo sia il perfetto inizio di una lunga serie di inchieste della simpatica e spregiudicata Perveen.

 

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