Annie Ernaux – La vergogna

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Melissa Dahl, giornalista scientifica americana, ha analizzato in un libro dal titolo ‘Che figura!’, in uscita nel 2019, la vergogna o semplicemente l’imbarazzo che ci procurano alcuni nostri comportamenti sbagliati. Spesso, sostiene la Dahl, ci sentiamo osservati e quindi giudicati anche quando questo non sta realmente accadendo. Esiste inoltre una sensazione definita ‘imbarazzo di seconda mano’ quando ci capita di essere testimoni di un comportamento sgradevole altrui. Per finire c’è quel ricordo che arriva di colpo per qualcosa che ci ha provocato vergogna nel passato. E proprio da un ricordo, acuto e disturbante, prende il via il libro di Annie Ernaux ‘La vergogna’: un violento litigio fra i genitori che rischia di trasformarsi in omicidio in una domenica di giugno del 1952. Un litigio del quale la dodicenne Annie è testimone.

Nota per aver fatto della propria vita privata la base sulla quale costruire narrazioni che abbracciano la cultura, la storia e la realtà socio-antropologica della sua nazione, la Ernaux ci regala un quadro lucido e impietoso del paese di Y., poco lontano da Rouen. La rigida divisione in classi sociali, la fervida religiosità di sua madre, l’eterno scontento del padre, il negozio di generi alimentari con bar annesso che è casa e bottega per la sua famiglia, i suoi studi presso una rigida scuola cattolica, severa e classista, dove Annie ha compagne di classe, ma non amiche. Il desiderio sempre frustrato dei genitori di elevarsi al di sopra della propria modesta condizione sociale.

Dall’episodio del terribile litigio fra suo padre e sua madre, per la giovanissima Annie ogni cosa, di colpo, si ammanta di vergogna e benché, come sostiene l’autrice: “Non esiste un’autentica memoria di se’.” è comunque vero che: “Nella vergogna c’è questo: la sensazione che possa accaderci qualsiasi cosa, che non ci sia scampo, che alla vergogna possa seguire soltanto una vergogna ancora maggiore.”

Scritto in un linguaggio limpido e tagliente, La vergogna ci presenta, attraverso i ricordi frammentari ma nitidi della Ernaux, la ricostruzione di un anno speciale.

 

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Maurizio De Giovanni – Il purgatorio dell’angelo

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Ultimo nato della serie legata alla enigmatica e intrigante figura del commissario Luigi Alfredo Ricciardi, Il purgatorio dell’angelo ci permette di ritrovare ancora una volta i protagonisti amati: il brigadiere Maione, sua moglie Lucia e la loro famiglia affollata e piena di compassionevole accoglienza; la timida Enrica alle prese con una madre scontenta e battagliera per la rottura del fidanzamento con l’ufficiale tedesco Manfred e che fatica ad accettare l’amore della figlia per il commissario Ricciardi; il dottor Bruno Modo con il suo inseparabile cane, il suo sfrenato antifascismo e la sua grande umanità; Nelide, la governante di Ricciardi, che avrà un ruolo fondamentale nella intricata e tormentata storia d’amore fra Enrica e Luigi Alfredo; l’immancabile travestito Bambinella, fonte inesauribile di pettegolezzi e notizie e i suoi divertenti siparietti con il brigadiere Maione; la bellissima Bianca Borgati contessa di Roccaspina, protetta e amata dal morente duca Carlo di Marangolo e altri ancora.

Questa volta, in una Napoli illuminata dal tiepido sole di maggio e avvolta in una incipiente primavera, Ricciardi e Maione dovranno risolvere un caso davvero difficile e spinoso: la morte violenta di padre Angelo le cui ultime parole, che solo Ricciardi può udire grazie al suo terribile e speciale dono, sono: “Io confesso, ti confesso, lascialo stare, lascia che viva, io ti confesso.”
Come mai un gesuita, un confessore noto, amato e stimato giace morto in riva al mare? Chi può averlo ucciso colpendolo al capo con una pesante pietra e perché? Ricciardi e Maione dovranno scavare nel passato di padre Angelo e di coloro, laici e religiosi, che lo conoscevano e da lui venivano seguiti e confessati, fra questi anche membri “della più alta società cittadina”.

Un’indagine che si presenta complessa e irta di ostacoli, alcuni in apparenza insormontabili, ma che non spaventa di certo i nostri eroi. A questa si aggiungono i dubbi personali e sentimentali di Ricciardi verso Enrica e il loro futuro insieme, nonché un’indagine parallela condotta da Maione insieme a Felice Vaccaro, nuovo giovane poliziotto della squadra, e legata ad alcuni rapinatori attivi proprio nel quartiere dove abita Maione. Troppi commercianti hanno dovuto subire violente sottrazioni degli incassi a fine giornata ed è tempo che la cosa finisca! Nel giovane Vaccaro e nella sua determinazione a perseguire la giustizia, Maione è convinto di rivedere il suo amato figlio Luca, poliziotto anche lui e morto tragicamente ormai da alcuni anni. È ben riposta la fiducia di Maione?

Con grazia e momenti di innegabile poesia per i colori e la bellezza di Napoli e con la rara capacità che lo contraddistingue nel descrivere l’animo dei suoi personaggi, de Giovanni ci accompagna in questa nuova avventura di Ricciardi fino a un sorprendente finale.

 

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Giorgio Scerbanenco – Luna di miele

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Come racconta la figlia Cecilia nella ricca e sentita postfazione, Giorgio Scerbanenco scrisse questo libro a Coira, in Svizzera, nell’inverno del 1944. Si trovava lì dall’anno precedente in un campo profughi insieme a Cesare Zavattini e ai fratelli Monicelli. Fu un periodo di grandi difficoltà materiali e psichiche, ma nonostante o forse grazie a questo, Scerbanenco ci offre un romanzo noir che ancora oggi stupisce e talvolta addirittura scandalizza.

Voce narrante – voce angosciata e conturbata – un sacerdote, don Paolo, stanco e malato nel corpo e nell’anima. Vittima consapevole della propria fervida immaginazione, per la quale chiede di continuo perdono a Dio, segue di persona il consumarsi di una tragedia familiare: il tragico sgretolarsi del matrimonio di Lena e Alberto e la fuga in un albergo fuori città di quest’ultimo con l’ex-fidanzata Eva.

Chiuso nella sua stanza, tormentato dalla tosse, sfinito e convinto di poter ancora redimere, nonostante tutto, Eva e Alberto che alloggiano nella camera di fronte, don Paolo descrive con torbida precisione ogni istante, ogni dialogo fra i due, mentre ricostruisce per noi lettori il percorso di inganni che ha condotto i due amanti fino a quel punto: l’amicizia fra Eva e Lena; il modo in cui Lena è riuscita a rubare a Eva il promesso sposo Alberto; gli anni turbolenti di un matrimonio mal riuscito; l’incapacità di Eva di dimenticare Alberto e il suo continuo alimentare una speranza impossibile di una vita futura insieme. Perché nonostante tutto Eva non ha mai smesso, per nove lunghi anni, di pensare all’uomo che era destinato a diventare suo marito:
“Un pensiero sorto mentre spolverava un mobile, mentre riordinava la biancheria nei cassetti. Un pensiero è una cosa da nulla, pochi traspaiono dal nostro sguardo, dall’espressione, quasi tutti rimangono segreti. Una goccia che cade nel lavandino è molto più importate per il suono che dà del più straordinario pensiero che possa sconvolgere la vita umana.”

Un noir modernissimo e travolgente che non mancherà di stupire chi voglia leggerlo.

 

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Wilkie Collins – La donna in bianco

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In quest’epoca di velocità e rapido, superficiale consumo di ogni cosa (musica, letteratura, luoghi da visitare, cibo), ci auguriamo che il lettore non si spaventi di fronte alla lunghezza di questo incredibile, stupefacente giallo/thriller del 1861 di Wilkie Collins, così ricco di personaggi e colpi di scena da far impallidire molti autori contemporanei.

Concepito come una serie di testimonianze offerte nel corso di un processo, ricco di una singolare profondità psicologica nel presentarci i personaggi, i loro pensieri e il loro agire, La donna in bianco seduce e ammalia fin dalle prime pagine senza che l’autore si conceda o conceda al lettore il tempo di distrarsi. La matassa della trama, infatti, è parecchio ingarbugliata, con donne che vengono date per morte e invece riappaiono come fantasmi vendicatori; eredità contese; sedicenti conti italiani, foschi di nome e di fatto, vere incarnazioni del male; paesaggi bucolici e splendide magioni come solo la campagna inglese sa offrire e una Londra fumosa e piena di mistero. Senza che manchi una bella e intensa storia d’amore.

Nulla sveleremo della trama, ma è interessante leggere quanto segue nella prefazione stilata dall’autore nel 1861:
“È possibile che in un romanzo si riesca a descrivere bene dei personaggi senza raccontare una storia; ma non è possibile raccontar bene una storia senza descrivere dei personaggi: poiché la loro esistenza, la loro natura di realtà riconoscibili, è la sola condizione necessaria perché una storia possa essere davvero raccontata. L’unica narrativa che può sperare di far breccia nell’attenzione dei lettori è quella narrativa che parla loro di uomini e di donne – per la ragione perfettamente evidente che essi stessi, i lettori, sono uomini e donne.”

La qual cosa non è così scontata come potrebbe apparire.

 

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Maurizio de Giovanni – Vuoto

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Ottavo capitolo della saga dei Bastardi di Pizzofalcone, Vuoto di Maurizio de Giovanni è un romanzo struggente e ricco di umanità ambientato in una Napoli in bilico fra autunno e inverno, dove il freddo vento di tramontana e i cieli corruschi fanno da perfetto scenario non solo alla cupa storia di un tradimento – di pensieri e corpi – e di una scomparsa, ma anche agli altalenanti stati d’animo di cui sono vittime, a vario titolo e grado d’intensità, i componenti della squadra capitanata dal vice-questore Palma.

L’indagine legata alla sparizione di Chiara Fimiani, professoressa di lettere in un liceo ‘difficile’ e moglie di un notissimo imprenditore e benefattore partenopeo, è il perno intorno al quale ruotano le personali vicende di Ottavia e Palma, di Alex e del suo difficile rapporto d’amore con Rosaria Martone della Scientifica, di Francesco Romano e delle sue donne, di Lojacono, sua figlia Marinella e del bel magistrato Laura Piras, dell’agente scelto Marco Aragona, buffo e irritante, ma molto meno sciocco e superficiale di quanto si creda.

Due nuovi eventi sconvolgeranno i già precari equilibri del commissariato di Pizzofalcone: il salvataggio in extremis, proprio da parte di Aragona, di Giorgio Pisanelli e l’arrivo da Torino, come sua sostituta, della vicecommissaria Elsa Martini, rossa di capelli e con una macchia inquietante sul suo curriculum.

Vittime, carnefici e poliziotti. Ciascuno impegnato a combattere e a dibattersi nel proprio personale vuoto che, come l’autore (e la Fisica) ci ricordano, in realtà non esiste poiché in esso si agitano senza posa una miriade di sentimenti ed emozioni contro i quali è arduo battersi e impossibile vincere.

Come sempre, una grande prova di bravura di Maurizio de Giovanni.

 

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