Alessandro Berselli – Le siamesi

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Oggi, dopo un periodo di decantazione, sono qui a raccontarvi le sensazioni che mi ha lasciato il libro di Alessandro Berselli, Le siamesi.

E’ un libro che ho percepito come flash, uno spaccato di vita, che sempre speriamo di trovare solo nei libri e che invece (purtroppo) troppo spesso fa parte della vita reale.

La storia è quasi banale se vogliamo, ma nulla di quello che viene raccontato lo è: Ludovica, protagonista principale del libro, una vita da “figlia di papà”, a cui economicamente e a livello materiale non manca nulla, ma a livello emotivo le manca tutto, si trova a passare il peggior fine settimana della sua vita, quando un incontro diventa una lotta per la sopravvivenza.

Questa storia è la fotografia di tanti, troppi ragazzi di oggi, che vivono annoiati, senza ideologie, senza una motivazione, che sperimentano le cose più assurde per combattere la noia e la monotonia.

E’ un libro tagliente, che colpisce direttamente nelle emozioni di chi lo legge, suscita paura, nervoso, ribellione, non lascia mai cadere la tensione del lettore, ti porta quasi ad odiare questo gruppo di ragazzi che troppo spesso mettono in gioco la loro vita e quella degli altri per movimentare le loro ore di noia.

Ma tra le righe della storia ci si trova a riflettere su argomenti angoscianti: l’anoressia, la voglia di essere magre a tutti i costi per apparenza, per combattere il vuoto di una mamma suicida, un papà assente, una matrigna che pensa di poter trattare da bambola di pezza; la droga, la ricerca assoluta di estraniarsi dalla società con uno sballo e una condotta che non ti diano il modo di pensare; gli amici, che se sulla tua via trovi quelli “sbagliati” riescono a circuirti come meglio vogliono e credono, portandoti a fare giochi assurdi; e poi ci sono le vere amicizie, quelle in cui credi, ma che con gli anni si polverizzano davanti a eventi non affrontati e non discussi.

Nel libro di Alessandro Berselli c’è un mondo di riflessioni da fare; Ludovica, a cui non manca nulla per vivere una vita meravigliosa, si sente sola al mondo, quasi ad arrivare all’idea che per quanto vale la sua vita, può commettere lo stesso gesto fatto da sua madre, ipotizzando nella sua vita le ragioni del gesto.

Un libro intenso, poliedrico, un libro che è un pugno nello stomaco perché capisci che al mondo ci sono tante Ludovica, ma che ti obbliga a fermarti e a riflettere su cosa ognuno di noi può fare per migliorare la vita di chi ti sta accanto, e per combattere una società che i giovani di oggi percepiscono vuota.

 

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Ilaria Tuti – Fiori sopra l’inferno

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E’ qualche mese che seguo le letture condivise che propone il gruppo “I thriller di Edvige” di ValeLanino e per questo mese ci siamo tuffati nel libro di Ilaria Tuti – Fiori sopra l’inferno.

Parliamo di thriller e parliamo di primo libro dell’autrice (come romanzo, perché è successivo a libri di racconti, già pubblicati). Sono tornata in mezzo alle montagne, le montagne del Friuli che l’autrice cela dietro nomi di luoghi di fantasia, ma che da dettagli e come riporta nel suo epilogo definisce come la sua terra, quella in cui è nata e vissuta.

La Tuti ha una descrizione dei luoghi che è così sublime da esserne completamente avvolti: leggendo si ha la sensazione di essere in quella foresta, in mezzo alla neve, con quei rumori, con quei suoni, con quei profumi. Si è trasportati direttamente sulla scena, la mente immagina esattamente quello che lei sta descrivendo. Il paese di Tavernì, con i suoi abitanti, con il suo abitato, arroccato ai piedi delle montagne al confine con la foresta, protetto dalle cime innevate.

Altro punto di forza del libro sono i personaggi; il commissario Teresa Battaglia: mi ha ricordato in certi tratti il Commissario Pedra Delicado, una donna forte che, in quanto donna, riesce comunque per il ruolo che ricopre a farsi rispettare. Una donna combattiva, che non si piega all’avanzare della sua malattia che le provoca disagi, ma non si arrende, cerca sempre un modo per lottare. L’ispettore Marini, impacciato e pasticcione all’inizio del racconto, diventa pagina dopo pagina una valida spalla per il commissario e per la risoluzione del caso. Il gruppo: definito come gruppo di persone, troviamo il gruppo dei bambini e il gruppo degli abitanti di un paese. La scrittrice fa risaltare in tutti e due i casi con maestria le dinamiche del gruppo: gli abitanti del paese, essendo un piccolo centro abitato, nascondono segreti, si spalleggiano, si difendono, si percepisce la coesione, in questo caso ostacolando persino le indagini; per il gruppo dei bambini è bravissima a portare alla luce le dinamiche di gruppo, un leader, uno per tutti tutti per uno, la difesa del branco da parte del più grande e più maturo. Un gran bel lavoro.

Ho apprezzato molto il tema della maternità, sia dal punto di vista della mamma con figli, sia della mamma senza figli, tema non facile da sviluppare all’interno di un thriller.

Interessante tutto lo studio svolto sugli esperimenti svolti nel 1978 da un orfanotrofio austriaco sui bambini: i bambini ospitati nella struttura, pur essendo nutriti, vengono privati di ogni tipo di affetto con conseguenze devastanti. Il punto di partenza è costituito dagli studi psicologici del dottor René Spitz, parte integrante del racconto.

La storia, nota più dolente, è un po’ piatta, con qualche buco, a tratti un po’ nebulosa quasi da sconfinare nel fantasy. Le descrizioni infinite in certi momenti quasi a voler nascondere e confondere sulla trama togliendo alla storia della suspance che ne farebbe un ottimo thriller.

E’ un primo libro, Teresa Battaglia, Massimo Marini e Ilaria Tuti hanno tanta strada davanti a loro. Sono su un ottimo sentiero, e sono convinta che il prossimo sarà ancora meglio del primo.

 

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