Francesca Battistella – La stretta del lupo

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Nuovo viaggio con Francesca Battistella. Primo libro con la presenza di una profiler donna: Costanza Ravizza. Ricordate giusto, se avete letto la mia recensione de “La bellezza non ci salverà” terzo uscito con la presenza della profiler: vi ho già parlato di questo personaggio.

Ne “La stretta del lupo” abbiamo modo di conoscere a fondo il gruppo che con Costanza, sarà la presenza fissa dei due successivi libri usciti; imparerete a conoscere Alfredo e Teresa Filangieri, la nipote Letizia, l’amica Eugenia, Moussa e Carmelina i due domestici delle rispettive case Filangieri.

Siamo a Orta, dove tutto inizia, dove le storie si intrecciano, dove troviamo amicizie, amori, ma anche rancori e sotterfugi; la vita sul lago scorre, ma non sempre serenamente: troveremo tre delitti e la brava e bella profiler avrà filo da torcere per far emergere dettagli e comporre il puzzle per arrestare il killer.

Vado oltre la storia, perchè di Francesca io amo la scrittura, questo scorrere rapido e determinato delle parole, che mai fanno giri inutili, che non si perdono in riccioli strani per depistarti, che ti portano sempre dritto al punto, che sdrammatizzano quando creano di fantasia, quando si mischiano i dialetti a un italiano pulito e diretto. Quando leggo i libri della Battistella, mi sembra di essere direttamente dove lei vuoi farmi essere: avete presente la magia di New York? Chi l’ha vissuta saprà quello che dico, la vedi in tv, e quando sei là è una magia, ti sembra di essere in un set cinematografico e invece è la vita reale: per i libri della nostra autrice mi succede lo stesso.

E’ riuscita a creare i personaggi che popolano le sue storie, con dei tratti da rappresentazioni teatrali: ognuno ha le sue criticità e i suoi lati positivi, ma tutti insieme creano un’armonia e un dinamismo che arrivi all’ultima pagina senza essertene accorto.

Ho amato Napoli ne Il re di bastoni, in piedi, e ho vissuto e amato Orta ne la Stretta del Lupo. Leggeteli, non vi pentirete e non vi stuferete dei personaggi della famiglia Filangeri: sono una sana cura per il cuore, credetemi!

 

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John Williams – Stoner

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Prima di addentrarmi nell’analisi di questo libro, devo un doveroso e sentito ringraziamento ad una cliente, lettrice accanita come me, che un giorno mi ha prestato questo scritto dicendomi “provi a leggerlo”. Ebbene, dopo un periodo relativamente lungo, durante il quale ha sostato su una pila di libri che aspettano la mia lettura ed è stato traslato dopo altre più avvincenti storie, posso dire che avrei dovuto leggerlo nello stesso istante in cui è transitato tra le mie mani. Quindi grazie.

Parlare di capolavoro è abbastanza riduttivo, forse si addice di più un semplice “geniale”.

Baserò le mie riflessioni tenendo come punto di riferimento la postfazione di Peter Cameron. Una storia banale insignificante, chiara fin dalle prime righe, ma l’opera d’arte è il lavoro che lo scrittore fa descrivendo la vita di William Stoner, una storia unica, profonda.

A fine lettura la prima cosa che ho analizzato è stata la scrittura, pacata, sensibile, sembra di volteggiare tra le pagine del romanzo, di essere presente nei sentimenti e nelle azioni di Stoner. Spesso si ha la sensazione di doversi inserire nella scena per prendere le parti del personaggio, per difenderlo dalle cattiverie della moglie e del collega, tanto che, non riuscendoci, si resta amareggiati e depressi, quando è chiaro che lui non avrà reazioni immediate per proteggersi.

Si possono trasformare in filoni ben distinti i rapporti umani che Stoner ha con tutti i personaggi che lui incontra mentre gli anni passano nella sua vita. Tratta la vita e la morte con una maestria incredibile.

Ci sono passaggi e descrizioni nel romanzo che mi sono rimasti indelebili nel cuore: la razionalizzazione della morte del suo amico Dave in guerra, quella guerra a cui lui non ha voluto partecipare, ma che lo sconvolge e cerca di paragonare e comprendere attraverso quella morte descritta nella letteratura che lui studia. La sistemazione del suo studio nella casa nuova, che lui crea a sua somiglianza quasi dovesse iniziare una nuova vita. La descrizione del rapporto con l’amata figlia, perfetto fino a quando la moglie non lo guasta e che lui descrive impotente senza opporre nessuna resistenza a quell’allontanamento che lui subisce, ma di cui poi capirà di avere pagato conseguenze troppo alte sia lui sia la figlia.

La descrizione dell’amore per Katherine: “la persona che amiamo da subito non è quella che amiamo per davvero e che l’amore non è la fine ma un processo attraverso il quale una persona tenta di conoscerne un’altra”. La capacità di descrizione della propria morte, lo spirito che esce dal corpo, la parte della sua vita finita con la partenza del suo grande amore.

Un romanzo che lascia senza fiato, una lettura che è articolata per trasformare una vita povera e insignificante in una ricca e piena di personalità.

Vi lascio trascrivendo una frase che all’inizio del libro mi ha colpito moltissimo “certe volte, immerso nelle sue letture, lo assaliva la coscienza di quante cose ancora non sapeva, di quanti libri non aveva ancora letto. E la serenità tanto agognata andava in mille pezzi appena realizzava quanto poco tempo aveva per leggere tutte quelle cose e imparare quello che doveva sapere.

La prima stampa del libro risale al 1965. …… ancora grazie!

 

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Francesca Battistella – Re di bastoni, in piedi

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Francesca Battistella ancora una volta mi stupisce con i suoi gialli noir. Non ho mai negato il mio amore per la scrittura di Francesca: veloce, fresca, schietta, che si addentra nelle trame senza troppi fronzoli e senza perdersi in descrizioni inutili; un tratto che rende i suoi scritti spesso come testi teatrali. Mentre leggi sei esattamente lì, dove lei ti conduce, che siano momenti di fantasia o realtà esistite, tu senti proprio quello che lei ti sta descrivendo.

“Re di bastoni, in piedi” primo suo lavoro pubblicato da Scrittura & Scrittura, che io leggo dopo “La bellezza non ti salverà” (trovate qui il mio pensiero), è ambientato a Napoli, ed è Napoli che, nel bene e nel male, si respira in ogni pagina del racconto: la mafia, la corruzione, i soldi sporchi, le sigarette di contrabbando, i regolamenti di conti tra clan. Vi è però un retro della medaglia meraviglioso: si vuole a tutti i costi avere una Napoli pulita e migliore, dove far crescere i propri figli a testa alta.

Maricò, personaggio principale, vive tra sogni premonitori, futuro letto nelle carte da gioco, e Casa Serena, pensione ereditata dai genitori, dove abita con i suoi ospiti, di cui uno fisso è don Cecè. Don Cecè al termine della sua vita, lascerà in eredità a Maricò che ha sempre considerato come figlia, non solo il suo conto in banca, ma anche un segreto, delle carte che serviranno a dipanare una matassa non facile. Ecco che politici, clan rivali, avvocati, personaggi di dubbia provenienza, danzeranno intorno a Maricò ingarbugliando a tratti l’intera vicenda.

Come in ogni libro giallo ci si affida ad un commissario, qui abbiamo Raoul Zanardi, ufficiale della Polizia Giudiziaria presso l’Alto Commissariato Antimafia, che interverrà nella risoluzione del problema.

Attenzione al Re di bastoni, in piedi, ma anche al fascino del bel Ufficiale! Buona lettura!

 

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Giampaolo Simi – Come una famiglia

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L’ultimo gruppo di lettura ha visto protagonista il libro di Giampaolo Simi – Come una famiglia. Protagonista Dario Corbo, che in questo libro racconta e si racconta in una lettera aperta al figlio Luca, calciatore esordiente, accusato di un crimine. Ex giornalista, padre separato si interroga raccontando la vicenda, si mette a nudo e si mette in discussione: il suo seminato, le sue azioni, l’educazione impartita al figlio sono state corrette?

Il mestiere del genitore è forse il più difficile al mondo, ma in questo libro è ben visibile uno spaccato dell’Italia odierna: tutto si fa per rendere la vita facile ai figli, non mettendoli davanti alle responsabilità delle proprie azioni, ma intervenendo anche oltre alla legalità per ostentare la famiglia felice del Mulino Bianco; nella stessa misura il racconto di una gioventù assente, catturata più dall’immagine di se stessi che dalla responsabilità e dal conto che la vita ci presenta tutti i giorni.

Un libro importante, una penna decisa, tagliente. Dario Corbo, piace, affascina, destabilizza, fa arrabbiare fino al limite delle botte, ma è veramente una radiografia di tutto quello che ci circonda.

Il rapporto tra un padre e un figlio messo a confronto dal rapporto tra un padre e una figlia, in un caso con una mamma troppo pressante e presente, dall’altra da una mamma fragile e non troppo curante della figlia. Giampaolo Simi con il suo romanzo vi porterà in altalena, un’altalena di emozioni e idee condivisibili o meno.

Il personaggio che più ho apprezzato è stato Nora, che nel suo silenzio, nel suo modo di vivere artistico ha una visione delle cose e della vita netta e solida, dritta al punto sempre (e per capire meglio il personaggio bisognerà aver letto La ragazza sbagliata).

Ho amato questo libro, nonostante sia qualche giorno che ho finito di leggerlo faccio fatica a staccarmene, mi ha toccato corde interne che non avevo ancora focalizzato e mi ha portato anche a meditare sulle tante notizie che ci circondano giorno dopo giorno sparate da notiziari e giornali. Ve lo consiglio, nel bene o nel male sarà un’ottima lettura, perché un autore che per due pagine descrive un rigore tenendovi incollati al racconto può solo essere un’ottima penna.

 

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Mirko Zilahy – E’ così che si uccide

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Terminata una nuova avventura: voi sapete come si uccide? In E’ così che si uccide Mirko Zilahy lo spiega in modo molto dettagliato.

Se non amate thriller troppo cruenti questo non fa per voi, ma se amate i profiler, e i thriller psicologici siete tra le pagine giuste. Mirko Zilahy non usa mezzi termini, e voi non potete che amarlo od odiarlo, anche qui senza sfumature.

All’inizio ho veramente faticato: troppe descrizioni, troppo ritornare a raccontare posti già citati e letti, ma la calamita messa in tasca a Enrico Mancini è talmente forte che ti fa traghettare oltre e non ti dà scampo. Devi capire chi, cosa, perché, movente e assassino, non puoi non arrivare all’ultima riga. Passate le prime cento pagine il commissario Enrico Mancini non potrete per nulla accantonarlo.

Questo personaggio, uscito dalla penna di Zilahy è triste, burbero, con modi da non usare mai, ma è magnetico, è l’uomo che incontri e non ti lascia mai indifferente. Magico, come la squadra di cui ho apprezzato ogni singolo componente.Un romanzo duro, crudo, con descrizioni di una Roma improbabile e diversa, ma spettacolare in ogni suo angolo, anche dietro l’obbiettivo della macchina fotografica di Caterina.

Un sussegursi di morti e di colpi di scena, fino al termine, tenendo sempre ben presente argomenti come abbandono, malattie, tristezza.

“Il mondo visto frontalmente è illeggibile” mai frase più vera nei miei pensieri, ma sarà proprio così? Cosa vorrà farci capire l’autore con questa frase?

Leggetelo lo scoprirete. Al momento io vado a leggere la seconda indagine del Commissario Mancini, che sono sicura non mi deluderà nemmeno questa volta.

 

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