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Sara Vallefuoco – Chimere

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L’atmosfera di inizio Novecento, quella in cui sembra di sentire il rumore degli zoccoli dei cavalli, il fruscio delle gonne, l’odore delle strade impolverate, mi ha sempre affascinata, ed è quella che si respira in ogni pagina di Chimere.

Un’ambientazione “retrò” in cui si muovono personaggi di estrema modernità.

Amelia Spano, studentessa universitaria, con la sua anteprima di gonna-pantalone – e già questi sarebbero motivo sufficienti per essere messa al bando dalle “matrone” borghesi – per di più frequentante una facoltà come quella di medicina, regno da sempre solo degli uomini.

Pierre Ghibaudo, delicato nei sentimenti e nei pensieri, vicino agli ultimi e additato da loro proprio come il braccio armato del loro oppressore, pur avendo scelto di diventare Carabiniere per proteggere chi è rimasto nella difficoltà da cui proviene lui stesso.

Il brigadiere capo Moretti, incarnazione del virile uomo di legge, ma guardato con sospetto perché appassionato di medicina legale e dei progressi della nascente scienza forense, in contrapposizione ai metodi di indagine tradizionale.

Sullo sfondo la Roma di inizio secolo, una società in cui la differenza tra ricchi e poveri è un abisso, in cui si consumano esistenze invisibili, indigenze economiche e morali che crescono inascoltate, costringendo a inventare espedienti che li precipitano, in maniera inesorabile, verso la tragedia.

Questi gli ingredienti di un giallo elegante e scorrevole, in cui la soluzione appare lontana fino al finale, crudo e per questo particolarmente amaro. Ma, per usare le parole del Brigadiere Ghibaudo: “La verità è sempre la verità. Senza non si guarisce”.

Mimma

 

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Pierre Lemaitre – L’abito da sposo

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Ci sono momenti in cui serve una lettura che ci porti via da tutti pensieri, che ci porti in altri luoghi, altre vite, altri pensieri: questo possono farlo solo i grandi classici, o le atmosfere coinvolgenti come quella de “L’abito da sposo”.

Bisogna essere pronti, però, a sentirsi travolgere dalla follia: di Sophie, di Frantz, del passato e del presente; dal dolore e dalla forza che viene dalla necessità di sopravvivere, dalla disperazione e dalla tenacia dell’ossessione.

Fin dal primo capitolo l’angoscia di Sophie è palpabile, concreta, diventa quella di chi, leggendo, sprofonda nei meandri di una mente offuscata, alla ricerca della strada per uscire da un tunnel dei ricordi confusi che mettono in discussione la sua stessa identità, all’ombra ingombrante di una pazzia sconosciuta, temuta e spaventosa, ma che ormai pare inevitabile.

La determinazione della perfida e meticolosa smania di distruzione di Frantz si insinua nell’anima del lettore in maniera ancora più disturbante e subdola. Fino a che punto la mente umana si può spingere per la sete di vendetta? Quanto siamo vulnerabili e in balìa di qualcun altro anche quando ci sentiamo al sicuro nella nostra quotidianità? Quante sono le porte che crediamo chiuse e da cui invece possiamo essere spiati e manipolati senza nemmeno rendercene conto?

Le pagine scorrono, gli eventi incalzano, accelerano e nonostante questo il tempo sembra dilatarsi in un lento e inesorabile avvicinamento all’epilogo di una tragedia annunciata. Quale disperazione avrà la meglio? Quale alienazione si rivelerà davvero tale e, soprattutto, chi ne sarà inesorabilmente distrutto?

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Piergiorgio Pulixi – Stella di mare

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Aspetto il ritorno di Vito Strega come si aspetta il ritorno di un amico, per cui si sta sempre in pensiero. Aspetto il ritorno di Piergiorgio Pulixi perché so che leggerò una storia che mi terrà incollata alle pagine senza potermi staccare dal modo magnetico di raccontare che ha la sua “voce fortissima” come la definisce Maurizio De Giovanni.

Aspetto Eva Croce e Mara Rais (da oggi anche Clara Pontecorvo e i suoi nani da giardino) perché so che sarà una immersione profonda nelle tante sfaccettature dell’animo e della sensibilità femminili, che pochi autori riescono a cogliere con tanta precisione e acume: ancora una volta penserò “Tu come me”, come canta Lucio Dalla nella canzone che dà il titolo a questo romanzo.

Ma non sono solo Eva e Mara a essere come “noi”. Perfino il Professor Strega scende dal piedistallo su cui lo avevo messo dal primo incontro per tornare al livello di ogni uomo o donna, perde la sua aura di mistero per rivelare qualcosa di sé, proprio quando non vorrebbe, proprio quando deve impedirlo, ma il canto dei suoi “innocenti” lo fa per lui. Altri, non innocenti, molto più pericolosi e concreti lo fanno per lui perché spesso è inevitabilmente la vita stessa a deciderei.

L’ambientazione questa volta è diversa: non immaginiamo le spiagge di Cagliari o le onde cavalcate dal surf di Eva, ma Sant’Elia, la periferia di Cagliari, unica, ma allo stesso tempo identica a tante altre periferie: il degrado accanto all’umanità profonda, alla comune miseria del dolore profondo, da cui non esiste luogo, denaro o bellezza che possa proteggere.

Niente è solo quello che sembra, niente è solo giusto o sbagliato, bianco o nero. Come sempre oltre all’intreccio noir c’è molto di più. C’è il gioco di specchi a cui lo stesso scrittore ci ha già messi davanti. Questa volta però, potrebbe essere più complicato “schierarsi” e stabilire cosa avremmo fatto noi al posto di chi deve cercare la verità. E’ proprio necessario? Per chi? Per chi resta o per chi non c’è più? O forse “sbagliare”, guidati da una “pietas” d’altri tempi, potrebbe essere la scelta giusta?

Resta l’eco di queste e molte altre domande, come è giusto che sia dopo la lettura di una storia emotivamente e psicologicamente tanto complessa, di cui non voglio accennare nulla, se non che, come le riflessioni che suscita, non finisce, lasciandomi di nuovo qui, nell’attesa del nuovo capitolo, perché quello che succede agli amici si vuole sempre sapere.

Mimma

 

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Matteo Cavezzali – Il labirinto delle nebbie

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Più ti agiti, più hai paura, più farai la scelta che ti conduce nel fondo senza uscita del labirinto.

L’indagine di Fosco nella palude di Afunde ci immerge in un viaggio che non è solo la ricerca di una bambina da salvare da un pericolo che nessuno sa ancora in cosa consista. E’ un percorso a ritroso nelle paure e nelle colpe che ognuno di noi porta con sé, che riconduce al passato e alla consapevolezza di errori e perdite, di dolori sopiti e mai superati. E’ lo specchio che riflette le conseguenze della guerra, al di là della trincea e della follia umana che si cela dietro ogni conflitto, senza tenere conto delle vite interrotte o spezzate dai fucili e dell’abisso in cui cade chi resta: chi rimane a casa e si trova solo e chi sopravvive per tornare a un’esistenza che non potrà più essere la stessa.

Il labirinto delle nebbie è una storia di illusioni e rancori, di superstizione e magia, di vie d’uscita dall’orrore ce ne creano altro, di alleanze crudeli e disperate per sfuggire alla morte che dalla morte viene e alla morte riporta.

Come già in “Nero d’inferno”, l’autore parte da un evento realmente accaduto, per costruire una caccia all’uomo in luoghi reali e fantastici, con personaggi dall’umanità concreta, immersi nell’atmosfera cupa e asfittica della palude, in cui “il tempo scorre in un’unica direzione, e gli sbagli restano impressi , come parole su una pagina ormai voltata. Si accumulano, uno dopo l’altro, sempre nuovi, e sempre diversi”.

Una metafora impietosa della vita, che scorre nello stile pulito e incalzante di Matteo Cavezzali.

Mimma

 

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Maurizio de Giovanni – Sorelle. Una storia di Sara

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Sara Morozzi, la donna invisibile, Sara che rinasce “al tramonto”, Sara di poche parole ma con occhi che sanno parlare per lei. A uno sguardo superficiale distaccata e disinteressata, ma in realtà consapevole più di tutti, con la sua capacità di leggere nell’animo delle persone, di cogliere dettagli che gli altri non vedono. Questo fa di lei l’amica che ognuno di noi spera di trovare: una sorella, legata da un vincolo che va ben oltre il legame di sangue.

Teresa e Sara, diverse, ma così simili, con un passato che Maurizio de Giovanni ci racconta, nel momento più buio della loro storia, con uno stile che segue il ritmo della vita di Sara: all’apparenza lento, ma denso di emozioni e sentimenti che, nonostante la concitazione degli eventi e il conto alla rovescia imposto dal pericolo sconosciuto, ma imminente, trovano il loro spazio nella malinconia e nella dolcezza del ricordo.

Legami che sono sempre emersi nei romanzi precedenti ci appaiono adesso in tutta la loro profondità; li conosciamo attraverso eventi lontani, trasformatisi nei nodi della vita dei protagonisti, in grado di stringere tra loro anime diverse in un vincolo indissolubile, fatto di empatia, affetto e supporto. “Ascoltiamo” i silenzi che hanno allontanato, ma che ora diventano la spinta per riavvicinare e cercare, con l’ostinazione di cui solo Sara si è sempre dimostrata capace, la verità e la salvezza per chi ama.

Sullo sfondo, come sempre, la famiglia della protagonista: anche questa ben oltre i legami convenzionali: Andrea, l’ispettore Pardo, Viola, Massimiliano e, ultimo solo in ordine di apparizione, Nico, che forse più degli altri, ci ha dato uno spaccato della vita interiore di Sara. E, se mi è concessa una piccola speranza da amante della serie, ce ne darà probabilmente altri.

Il ritorno tanto atteso, che ha portato il romanzo in testa alle classifiche ancora prima della sua uscita, non ha deluso.

Mimma

 

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