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Mazo de la Roche – Jalna

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Le saghe familiari mi hanno sempre affascinata, indipendentemente dall’epoca e dal luogo di ambientazione, probabilmente perché si prestano bene all’approfondimento delle singole personalità e, soprattutto, delle dinamiche relazionali, che nelle grandi famiglie offrono sempre interessanti spunti di riflessione e sorprese. Al termine della lettura si finisce inevitabilmente per sentirsi parte della famiglia, di cui si arrivano a conoscere segreti, pregi, difetti e perfino banali abitudini quotidiane: mi fa sempre sorridere un po’ il continuo bisogno iniziale di consultare l’immancabile albero genealogico pubblicato nelle prime pagine per districarsi tra personaggi e gradi di parentela, per poi improvvisamente non averne la minima necessità, tanto si è entrati a pieno titolo nel loro mondo.

Non conoscevo Mazo de La Roche e mi sono imbattuta per caso nel primo dei molti volumi dedicati alla famiglia Whiteoak: mi ha appassionata così tanto che ho prenotato immediatamente il volume successivo.

Molti sono gli elementi accattivanti nella caotica famiglia canadese di cui seguiamo le vicende, primo fra tutti la figura dell’indiscusso capo del “clan”: la nonna Adeline. La conosciamo negli anni Venti, alle soglie del suo centesimo compleanno, come una donna decisa, molto lontana dal prototipo della dolce anziana capofamiglia, ma comunque infinitamente amata da figli e nipoti che ne fanno il centro intorno al quale ruotano la vita familiare e quella di tutta la tenuta.

Il secondo elemento che colpisce e ritorna costantemente è il caos: regna sovrano negli affollati pranzi e picnic a Jalna, ma soprattutto è sistematicamente presente nelle emozioni dei personaggi. I litigi sono all’ordine del giorno, ma, nonostante i sentimenti spesso contraddittori dei fratelli Whiteoak e le differenze enormi tra loro, lo stretto legame che li unisce finisce invariabilmente per emergere e vincere su tutto il resto.

Proprio per queste contraddizioni è difficile immedesimarsi completamente con uno dei personaggi o amarne uno in particolare: l’autrice ha dipinto abilmente personalità con molte sfaccettature, dando ad ognuno una peculiarità che attira l’affetto del lettore, accanto ad un lato oscuro che glielo lo rende inviso in più di una occasione; tutti però catturano l’attenzione e generano una insaziabile curiosità per il loro destino.

Le figure meno “complicate”, nonostante una prima impressione forse diversa, sono le due donne estranee al clan, che entrano a farne parte come spose di Pierce e Eden, due esponenti dell’ultima generazione Whiteoak: proprio queste due figure tanto diverse tra loro, metteranno involontariamente a nudo i punti deboli dei singoli e dei legami tra fratelli e sorelle provocando un diverso tipo di caos nella famiglia, ridisegnando rapporti, portando una ventata di novità e innescando una catena di eventi che forse darà finalmente una inattesa “freschezza” alla vita nell’isolamento della amata tenuta di famiglia.

 

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Andrea Vitali – Documenti, prego

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Se avete letto le avventure del Maresciallo Maccadò e degli altri personaggi di Andrea Vitali, se li avete seguiti a Bellano e sulle sponde e le acque del lago di Como, rimarrete stupiti e spiazzati da un cambiamento radicale di atmosfera, luoghi e genere di vicenda.

Il protagonista si muove in un’atmosfera cupa, claustrofobica e con un retrogusto kafkiano che ci obbliga a incollarci alle pagine per scoprire quello che gli accadrà.

Vi lascio degli appunti di viaggio brevi come breve è il romanzo, per non togliervi nulla della suspense concentrata in questo centinaio di pagine, da leggere tutte d’un fiato e in cui il confine tra realtà e sogno è estremamente labile e spesso si perde, ci confonde e ci tiene sospesi fino alla fine, a chiederci se si tratti di un incubo angosciante o della realtà. Ma se di realtà si tratta, deve necessariamente essere quella di un folle, altrimenti non si rivelerebbe forse una prospettiva ancor più inquietante?

Ancora una volta Andrea Vitali si conferma un maestro per la sua capacità di sondare l’animo umano, e questa volta lo fa allontanandosi dalla concretezza che caratterizza i suoi “personaggi bellanesi”, per cimentarsi con la dimensione completamente nuova del delicato equilibrio della psiche e della sua fragilità.

 

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Maurizio de Giovanni – Una lettera per Sara

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L’ho aspettato per un lungo anno e l’ho divorato in tre giorni. Ma con Maurizio de Giovanni è così: i suoi personaggi ti entrano nella mente e nel cuore e non vedi l’ora di conoscere la nuova storia che hanno da raccontare.

In questo caso poi, c’è stato un valore aggiunto, un’attenzione maggiore data ad un personaggio che mi ha incuriosito e intenerito fin dalla sua prima comparsa: l’ispettore Davide Pardo; in questo romanzo traspare ulteriormente il suo lato più fragile dietro l’apparenza talvolta rude dello scapolo inasprito dalla solitudine, ed è forse lui, tra tutte le figure che ruotano intorno a Sara, quello che, indirettamente, ne mette più in risalto la dote peculiare: ascoltare. Questa credo sia la capacità più notevole della donna invisibile e quella che, in questo momento storico, risulta anche la più stupefacente: nell’era del culto dell’apparenza, una donna che combatte con tutta se stessa ogni tipo di finzione e che sa tacere in un momento in cui tutti alzano la voce per sovrastare gli altri, per disporsi al “vero” ascolto e alla comprensione dell’altro, è forse la rivisitazione più moderna e originale della figura dell’eroe.

E Sara ascolta, questa volta, non solo chi ha di fronte, ma anche i fantasmi di un passato che credevamo di aver conosciuto attraverso i suoi ricordi; ora insieme a lei scopriamo che, nonostante tutte le apparenti certezze, ci sono ombre proprio dove non pensavamo più potessero comparirne. Quel passato perfetto nasconde insidie e verità che vanno al di là della storia personale dei loro protagonisti, ma che riguardano la storia del nostro Paese. Siamo costretti a riflettere ancora una volta su quanto può essere mutevole la realtà se la si guarda attraverso una lente che qualcun altro ci fornisce: ma sappiamo davvero sempre accorgerci di quella lente? E soprattutto, se e quando ce ne rendiamo conto, abbiamo il coraggio che ha Sara di andare a fondo e scoprire, per noi o per eventuali altre vittime inconsapevoli e magari innocenti, che cosa si nasconde dietro di essa?

Anche l’atmosfera intorno ai personaggi sembra in qualche modo congelata, in attesa della scoperta della verità: sullo sfondo una Napoli in bilico tra passato e presente, stranamente silenziosa rispetto al rumore di fondo degli altri romanzi dello stesso autore, ma non per questo meno viva, meno percepibile nei suoi intrichi di vicoli e nelle sue passioni pulsanti sotto la superficie. Parla poco, come la sua città anche Sara, ma ci sa raccontare molto più di tanti altri personaggi del panorama italiano e straniero conosciuti sino ad oggi, con la delicatezza del suo non apparire, pur essendo presenza solida e autorevole.

Ora non resta che aspettare il suo ritorno per capire se e come il passato eserciterà il suo potere sul presente e per riprendere i numerosi fili lasciati in sospeso.

 

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Nella Scoppapietra – Un solo filo

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«Succede, seppur raramente, che tra un uomo e una donna – o talvolta anche fra individui dello stesso sesso – si sprigioni un’alchimia a livello di energia e di molecole che porta a un’attrazione potente e inspiegabile. È un’attrazione che trascende la bellezza e ogni tipo di ragionamento. È sentire la presenza l’uno dell’altra seppur soltanto nelle vicinanze, ancor fuori dal campo visivo eppure già dentro lo spazio vitale.»

Molti sono i miti, i romanzi, le pellicole che si interrogano sull’esistenza del destino e sulla possibilità che tutto sia già in qualche modo scritto. Nella Scoppapietra ci porta nel vivo di questo dilemma e immagina che le vite dei suoi personaggi siano i fili che scorrono tra le mani delle Parche: dall’antro di Cloto, Lachesi e Atropo seguiamo infatti le loro vicissitudini e ad un certo punto sembra quasi che le Parche diventino una sorta di specchio del lettore, curioso di seguire alcuni fili in particolare, a volte desideroso di intervenire, pur essendo consapevole di non poterlo fare, ma ormai totalmente partecipe dei sentimenti, dei dubbi, delle passioni e dei desideri dei protagonisti.

Tanti sono i fili che si intrecciano in questo romanzo, in cui i personaggi finiscono ripetutamente per trovarsi su un’unica strada, a volte inconsapevolmente vicini, uniti da un solo filo invisibile che li porta fatalmente ad incontrarsi e a dipendere in qualche modo l’uno dall’altro.

La lettura di questo romanzo mi ha lasciato una serie di emozioni che possono essere riassunte in un’immagine, una sorta di quadro dipinto con due colori: da un lato il tenue viola della lavanda dei campi della Provenza, bene adatto ad evocare la delicatezza di Magali e Marlene, solo all’apparenza fragili fori, ma in realtà donne con una forza che da loro si irradia e si espande proprio come il profumo della lavanda.

Dall’altro il rosso: il colore della passione che spinge Julien negli angoli più disparati del mondo, in fuga e alla ricerca, allo stesso tempo, di se stesso; del sangue degli innocenti versato nella follia di una notte parigina che lascia dietro di sé devastazione e morte, ma che diventa spinta inaspettata alla rinascita ; dell’amore disperato che spinge al sacrificio di sé, anch’esso però primo seme di riscatto e di una speranza che pareva ormai persa.

Per me è la prima lettura di un romanzo di questa autrice, di cui ho scoperto lo stile elegante e la capacità di narrare i sentimenti e le contraddizioni dell’animo umano con un tocco sapientemente leggero, che non cede mai alla retorica e al sentimentalismo, ma ne esalta la naturalezza e la semplicità, pur nella complessità delle nostre emozioni.

 

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Maurizio de Giovanni – Dodici rose a Settembre

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Ho conosciuto Maurizio de Giovanni leggendo “Sara al tramonto” e da quella donna silenziosa e invisibile sono stata immediatamente affascinata. Ora ho trovato un personaggio che è una sorta di suo opposto, ma altrettanto magnetica: (Gelso)Mina Settembre passa tutt’altro che inosservata, non solo per le sue caratteristiche fisiche, ma soprattutto per la sua determinazione e la capacità di andare fino in fondo, con una buona dose di incoscienza, perché mossa da un cuore grande.

La storia è una miscela ben calibrata di comicità e serietà, con una sfumatura noir che, sapientemente dosata, non guasta affatto; il tono della narrazione è più spesso quello della commedia, facendosi però adeguatamente grave quando l’occhio si rivolge al tema così tristemente attuale della violenza domestica.

Corriamo con Mina contro il tempo, per salvare una donna e sua figlia, ci intrufoliamo con loro nelle strade e nei vicoli e parallelamente corriamo con i Carabinieri e il magistrato che indagano su delitti dai contorni inquietanti. Due modi completamente diversi di condurre le ricerche: istinto e passione Mina, rigore e logica il magistrato De Carolis; alla fine, con un meccanismo di incastri perfetti, ci ritroviamo sulla stessa via.

Intanto, intorno ai protagonisti, ruota una costellazione di personaggi seri e semiseri, che in alcuni casi sono delle vere e proprie caricature e che ben rappresentano i mille volti di Napoli. Qualcuno di loro, così come è stato per Sara, è riuscito a passare attraverso le pagine e a rimanere in impresso nella mia memoria: come scordare «Rudy» Trapanese, che quando parla sembra rivolgersi solo ed esclusivamente alle forme di Mina; e come non rimanere toccati in maniera indelebile da Flor, fin dalla sua prima apparizione: «Mi chiamo Flor, ho undici anni, e sono qui perché penso che mio padre ammazzerà mia madre».

Come al solito De Giovanni scrive di loro e di tutti gli altri, con la sua innata capacità di rendere con delicatezza e ironia tutte le sfaccettature dei sentimenti e dei desideri umani; altrettanto vividamente, ogni volta riesce a evocare colori, strade, rumori, voci, silenzi e caos, dandoci un assaggio di tutte le anime di una città così unica, dal fascino senza tempo. E per me, che di Napoli mi sono innamorata al primo incontro, questo è uno degli aspetti più coinvolgenti di tutti i suoi romanzi.

 

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