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Fabio Bartolomei – Diciotto anni e dieci giorni

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Il secondo capitolo della quadrilogia dedicata alla famiglia è un breve romanzo di formazione, un affresco arguto quanto impietoso del mondo degli adolescenti del nostro tempo. L’apparenza, la visibilità, la “condivisione”, intesa come la mera pubblicazione continua e ossessiva, di fotografie sui social per essere sempre “connessi”, sono il fulcro della vita di Camilla; il giorno dopo il suo diciottesimo compleanno, però, la sua vita perfetta viene sconvolta da un evento imprevisto- ma a ben guardare non così imprevedibile- che la costringe ad affrontare se stessa al di fuori della rete dei social networks. La protagonista dovrà prendere atto della distorsione della realtà che deriva dalla vita in rete e che pare essere prerogativa non solo sua e dei suoi coetanei, ma anche degli adulti: i genitori si riducono, infatti, a specchio della superficialità adolescenziale che dovrebbero contenere e riorientare e della quale, invece, sono i principali fulgidi esempi.

Fabio Bartolomei descrive un contesto, purtroppo attuale e dilagante, in cui mancano solidità, valori e punti di riferimento e ne dipinge un ritratto estremamente puntuale, con una delicatezza fatta di aggettivi e brevi frasi che sono vere e proprie pennellate, volte a tratteggiare la contraddizione fra esteriorità e sentimenti. In un momento di reale difficoltà emerge l’abisso dell’abbandono affettivo, a dispetto del numero crescente di visualizzazioni e di “like”, svelando l’ingenuità e la fragilità nascoste dietro l’ostentata spavalderia dei “selfie” di una ragazzina che si credeva già donna.

Un cammino di dieci giorni, fatto di tutto ciò che manca nel mondo virtuale, dominato dalla rincorsa al numero maggiore di followers, in cui è necessario ritrovarsi inaspettatamente soli per raggiungere la consapevolezza di sé e di ciò che conta e scalda davvero il cuore. A volte con tenerezza, più spesso con spietato realismo, Camilla è catapultata dall’autore nel mondo vero, riportata al contatto con le persone in carne ed ossa, all’essenza dei rapporti tra coetanei e con gli adulti. Il suo viaggio da Roma a Bologna, che passando per Milano la riporta a casa, diventa un percorso di crescita graduale verso una maturazione che inverte i ruoli e dà un nuovo senso all’idea di amore, amicizia e, soprattutto, vicinanza, per scoprire l’importanza di volgere lo sguardo agli altri anziché cercare di indirizzare a tutti i costi il loro su noi stessi.

Mimma

 

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Christian Frascella – Cadaveri a sonagli

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Lasciato Contrera, protagonista dei romanzi con cui ho conosciuto Christian Frascella, mi sono avventurata nella lettura della sua ultima fatica: “Cadaveri a sonagli”. Temevo di sentire la mancanza dello scalcinato investigatore torinese e, invece, mi sono ritrovata in una girandola di personaggi a dir poco singolari, che non mi ha fatto rimpiangere nulla.

Anche qui c’è qualcosa della sconsideratezza e della stravaganza di Contrera e del disagio di Barriera di Milano, variamente distribuito nella fantasiosa e multiforme tipologia di caratteri che non potrebbero apparire, ad una prima occhiata, meno simili tra loro. Uomini e donne di età e provenienza diverse, che mai immagineremmo potessero avere a che fare tra loro, si trovano coinvolti in una spirale di eventi e coincidenze fortuiti che generano, a loro volta, un incastro mirabilmente costruito di ulteriori casualità, con un effetto catastrofico, inarrestabile: un tragicomico susseguirsi di raggiri e delitti in una cascata di scelte sbagliate e disperate, che evocano nel lettore un misto di ilarità e amarezza, sorrisi e ribrezzo.

Tutti i personaggi, però, hanno in comune un tratto: incarnano, in fondo, debolezze e istinti inconfessabili che potrebbero appartenere al lato oscuro di ognuno di noi, motivo per cui, nonostante spesso le loro azioni e i loro moventi siano permeati da egoismo e totale mancanza di scrupoli al limite del grottesco, il lettore non riesce a condannarli completamente. Alcuni di loro riescono perfino a ispirare vera e propria simpatia, forse per la sfrontatezza con cui portano avanti i propri interessi a dispetto di tutto e tutti, considerando efferatezze e crimini con la stessa leggerezza che riserverebbero ad un qualunque progetto di ordinaria quotidianità.

Una lettura divertente, dal ritmo incalzante, che mantiene sempre viva la curiosità del lettore, sicuramente consigliata a chi ancora non conosce questo autore, ma anche, per chi lo ha già seguito nella serialità dell’investigatore privato torinese dei suoi ultimi romanzi.

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Piergiorgio Pulixi – Un colpo al cuore

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I romanzi di Piergiorgio Pulixi sono sempre stati, per me, un insieme di tanti elementi: emozione, adrenalina, poesia, musica, personaggi che ti entrano dentro per non uscirne più. “Un colpo al cuore” non fa eccezione, anzi eleva ulteriormente il già alto livello dei suoi scritti.

Mi ero ripromessa di gustarmelo centellinandone la lettura, dopo averlo atteso così a lungo, ma, come temevo, non è stato possibile. L’organizzazione della trama, che ricorda un po’ quella delle grandi serie televisive americane, con il colpo di scena nella “mid-season finale” costringe a proseguire; il ritmo incalzante e la capacità dell’autore di creare immagini vivide che trascendono la parola letta, non lascia scampo fino all’ultima pagina.

Ad indagare sul “Dentista” ritroviamo Eva Croce e Mara Rais, conosciute ne “L’isola delle anime”: a distanza di un anno il legame tra loro si è evoluto in una complicità, forse, inaspettata. Diverse in tutto e per tutto, ma entrambe vittime di profonde ferite passate, che faticano a rimarginarsi, proseguono nella loro relazione che ha il sapore di quei sodalizi cementati dal vissuto comune, che tipicamente si creano quando si lavora gomito a gomito in situazioni emotivamente pesanti o di estremo pericolo. Battibeccano, si prendono in giro, ma si spalleggiano e si proteggono senza esitazione.

Nella “squadra” c’è un elemento in più questa volta: Vito Strega. Il criminologo solitario e affascinante, che è stato il protagonista dei primi due “Canti del Male”, arriva in Sardegna e turba il già delicato equilibrio di (e tra) Eva e Mara e, allo stesso tempo, si trova di fronte alle loro e alle proprie debolezze.

Sono molte, infatti, le corde che il serial killer tocca nei suoi inseguitori, costringendoli ad una introspezione dolorosa in cui il lettore si immerge, guidato dalla sensibilità che l’autore dimostra, ancora una volta, nella comprensione della complessità dei sentimenti umani.

Ma non è solo il profondo dei singoli ad essere turbato e messo in discussione: è soprattutto la società ad essere scandagliata: la sfiducia dilagante nel sistema, l’uso improprio dei social networks, che deresponsabilizzano i singoli, facendoli sentire parte di qualcosa di più grande, all’inseguimento di una giustizia che è tale solo in apparenza. Un ritorno all’ ”occhio per occhio, dente per dente” mascherato da riscatto e risarcimento per le vittime di errori giudiziari, che altro non è che vendetta collettiva, rabbia sociale che sfocia in una giustizia sommaria in cui tutti si sentono benefattori e nessuno colpevole. La conoscenza della psicologia della folla e l’uso che il criminale fa del sistema mediatico, per assurgere al ruolo di eroe, diventano il punto di partenza per una lucida analisi di una attualità inquietante, in cui il dolore e la violenza vengono sfruttati senza il minimo pudore, con cinismo e incoscienza. Intorno a lui personaggi senza scrupoli, pronti a tutto al solo scopo di incrementare gli ascolti, all’inseguimento della visibilità, incuranti di qualsiasi ripercussione o rispetto per la sofferenza altrui.

Sullo sfondo luoghi che prendono vita, dei quali sembra di sentire i rumori e i profumi, l’atmosfera e i sentimenti di chi li abita. La Sardegna è di nuovo protagonista: questa volta è la parte meridionale dell’isola, la zona di Cagliari e i suoi dintorni. Una terra moderna, non certo quella dei “Ladu”, ma sempre suggestiva e viva nella descrizione coinvolgente di chi la ama e l’ha vissuta: il cielo stellato, il vento, il mare, la luce con la sua “sorta di sfumatura lattiginosa, e la morbidezza pingue con cui si adagiava sopra le cose”.

E poi Milano, città di molte solitudini, “pinacoteca a cielo aperto “ospitante“ centinaia e centinaia di quadri di Edward Hopper…permeata dalla stessa solitudine straniante, avvolta da un’atmosfera sospesa e da quei veli di malinconia, arrendevolezza e disillusione che l’artista statunitense aveva saputo cristallizzare ed eternare nelle sue opere. Anche l’aria d’attesa era la stessa”.

La scrittura chiara e lineare di Piergiorgio Pulixi, che è la sua inconfondibile “voce”, è stata ulteriormente curata e rifinita, raggiungendo una nuova eleganza, a testimonianza, non solo delle sue indiscutibili capacità nutrite da uno studio continuo e costante, ma anche di grande attenzione e rispetto per il lettore.

Mimma

 

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Enrico Pandiani – Lontano da casa

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Torino, e la sua periferia multietnica alla ricerca di un’integrazione che, per quanto stenti ad attuarsi, pare poter contare sulla piccola realtà che alcune persone riescono a creare intorno a sé.

Lontano da casa” si snoda attraverso una serie di contrapposizioni e ambiguità, specchio della realtà del quartiere in cui è ambientato: Barriera di Milano e le sue contraddizioni, i colori dei suoi mercati e degli abiti delle donne africane, il buio della miseria, delle vie che di notte diventano posti pericolosi.

Da un lato Jasmina, una giovane di origine iraniana, “marchiata” come straniera per i suoi lineamenti tipici, ma cresciuta in Italia e italiana a tutti gli effetti, pronta ad aiutare gli altri, con grande abnegazione, indipendentemente dalla nazionalità e dal colore della pelle. Intorno a lei altre “isole felici” di generosità: Mary e Rosanna, donne che vivono in corpi maschili, che vegliano su di lei; Antonio, cresciuto con lei come un fratello, suo compagno nel volontariato al servizio dei più bisognosi; Mame e Taiwo, immigrati stroncati barbaramente da assassini e per i quali Jasmina cercherà giustizia, a scapito della sua stessa incolumità.

E poi, l’altra faccia della medaglia: la mafia che nel disagio del quartiere ha messo da tempo radici, gli immigrati caduti nelle maglie della criminalità organizzata locale italiana e l’ombra di quella nigeriana che facilmente ha trovato terreno fertile per proliferare nel degrado e nella povertà. Pandora, poliziotta che è il perfetto opposto di Jasmina: antieroe che, sotto la corazza del razzismo e della diffidenza, nasconde una profonda umanità risvegliata ( o creata dal nulla?) dalla profondità dell’animo della ragazza con cui è costretta a collaborare, per ottenere un riscatto personale, che passa necessariamente per la salvezza degli ultimi che tanto proclama di disprezzare.

Un elemento ricorrente nei vari scenari che si presentano durante l’indagine è la povertà che regna sovrana, ma non solo quella materiale, bensì, su tutto, la miseria della cattiveria dell’uomo, che può raggiungere vette di ferocia e indifferenza inimmaginabili, che sfocia nella perversione e lascia di sasso il lettore. La cattiveria è ovunque e forse è vero che “il nemico è come un faro in assenza del quale gli esseri umani perdono l’orientamento, la capacità di pensare e addirittura l’idea stessa della propria identità”. Ma anche ad essa, nel romanzo (e per fortuna anche nella realtà) fa da contraltare un “personaggio” aggiuntivo: il Banco Alimentare, con la dedizione dei suoi volontari, in un’atmosfera di solidarietà non ostentata, che lascia uno spiraglio alla speranza di un riscatto per il genere umano in generale.

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Stefania Bertola – Via delle Magnolie 11

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In via delle Magnolie 11 si trova il vero protagonista di questa storia: un condominio sgangherato abitato dalla famiglia Boscolo e dal suo affittuario in cui si intrecciano storie d’amore, tradimenti, sotterfugi, affitti illegali, esperimenti di integrazione e follie di ogni genere. Una sorta di isola nella “provincia azzurra” in cui si muovono personaggi a volte al limite del ridicolo, che tentano di trovare il loro posto e la loro felicità incuranti della correttezza o della legalità dei metodi che escogitano per farlo. Ci pare quasi di vederli mentre si arrovellano per raggiungere i loro scopi, anche a costo di comportamenti al limite della legalità e, più spesso, perfino del buon senso.

Una carrellata di truffatori, ognuno a modo suo sempre sopra le righe, che divertono nel loro essere profondamente umani, ma allo stesso tempo inverosimili ed esilaranti. Sfilano davanti al lettore ragazze alle prese con le loro pene amorose, ex fidanzati orgogliosi ma ancora premurosi e devoti, inquilini fedifraghi, madri di famiglia aspiranti ballerine, pronte a tutto per portare a casa la vittoria, cugini americani che cercano di trasformarsi nell’italiano medio come lo descrivono i più noti luoghi comuni.

Una menzione particolare merita la nonna aspirante influencer, impegnata nella rincorsa al maggior numero di followers, pronta a bacchettare le nipoti in ogni momento, ma più incontenibile testa calda di loro.

Un romanzo in cui si rincorrono una serie di coincidenze, equivoci ed espedienti, scritto lo scorso anno durante il lockdown ed efficace antidoto alla malinconia e alla noia dell’isolamento forzato. Non ci resta che attendere gli sviluppi, aspettando con ansia di ritrovare questa simpatica famiglia sgangherata e dall’irresistibile e inconsapevole verve comica.

Mimma

 

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