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Roberto Carboni – Il giallo di Villa Nebbia

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Devo ammettere che la lettura di questo romanzo mi ha inquietata come non avveniva da molto tempo. Il genere di inquietudine che ti fa sussultare per i rumori improvvisi, per intenderci. La sensazione di essere spiati come il protagonista attraverso la nebbia, ti si attacca addosso, ti segue ad ogni pagina. Non puoi fare a meno di domandarti anche tu di chi siano gli occhi che vi sentite puntati addosso (sì, perché non si può non essere nella baracca insieme a Piero). La nebbia, la grande villa, il parco: un’atmosfera gotica che fa da sfondo a un thriller in cui la suspense e la perenne sensazione che qualche segreto orribile stia per venire a galla e scatenare una tempesta, tengono il lettore con il fiato sospeso. Altro punto di forza la scelta di un protagonista atipico, un uomo dal passato poco limpido, senza velleità investigative, con poco da perdere, ma una reputazione tutta da ricostruire; un uomo sulla cui integrità abbiamo dei dubbi fin dall’inizio e da cui non sappiamo esattamente cosa aspettarci, che non ispira fiducia, ma a cui è affidata la soluzione del mistero che aleggia sulla casa e sulla vita di chi la abita. Non possiamo fidarci di nulla di ciò che vediamo e sentiamo attraverso gli occhi del custode: chi vive nella villa è la vittima o il carnefice?

L’unica piccola nota stonata sta nel finale: la tensione è mantenuta alta per tutta la durata della narrazione, fino al culmine della soluzione che arriva, inaspettata, alla fine e scioglie gli enigmi nel giro di poche pagine. Forse dopo aver sentito la paura nelle notti di pioggia nella baracca, e aver tremato a ogni scricchiolio, mi sarebbe piaciuto che alla chiave del mistero venisse dedicato uno spazio maggiore. Ma questa mia opinione personale nulla toglie alla efficacia di una trama avvincente e alla capacità di Roberto Carboni di mantenere il lettore in continua tensione, che sono il vero pregio del libro.

Mimma

 

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Susana Hernández – Scelte sbagliate

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Nella storia di tutti noi ci sono eventi che riconosciamo come “svolte”, situazioni in cui abbiamo fatto delle scelte che hanno cambiato, nell’immediato o con il passare del tempo, il corso del nostro cammino.

I protagonisti di questa vicenda ne fanno tante; alcune ce li fanno sentire vicini perché sono le stesse che ritroviamo nel bagaglio della maggior parte delle persone: decidono di sposarsi, avere o non avere figli, cambiano lavoro, tradiscono, amano, invidiano. Nel racconto di Susana Hernandez, però, a un certo punto qualcosa si rompe e i progetti e i desideri implicano azioni che eticamente vanno al di là dei limiti: da quel momento in poi, ogni singola scelta si rivela inesorabilmente “sbagliata”, a ogni bivio la strada che i personaggi intraprendono sembra essere sempre quella peggiore e porta con sé altri snodi in cui i protagonisti si perdono via via sempre più, fino al tragico epilogo.

Una saga familiare, nella cornice di un tranquillo paesino catalano dove la vita potrebbe scorrere tranquilla lontano dalla folla e dal caos cittadino, in cui bugie e vecchi rancori si intrecciano, passioni e desideri inconfessabili trovano il modo di venire a galla influenzando i comportamenti e distruggendo i rapporti; un noir in cui ogni personaggio racconta la propria versione della storia e rivela l’angoscia che, in maniera più o meno evidente, rode la sua anima e arriva, potente, fino al lettore.

Una deriva in cui nessuno è davvero innocente, in cui le vittime sono sordide quanto i carnefici e in cui, in fin dei conti, a pagare davvero, è l’unica persona che non ha avuto alcuna possibilità di scegliere.

Mimma

 

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Maurizio de Giovanni – Gli occhi di Sara

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Parla poco Sara ed è sempre stato così. Anche in questo nuovo romanzo la donna invisibile tace, molto più di quanto ci si aspetterebbe da chi è messo nuovamente di fronte al dolore, alla perdita di un affetto che sta per essere strappato prima del tempo; uno strazio di quelli che non trovano nessun appiglio nella ragione, che non hanno né giustificazioni né colpevoli. Un dolore insopportabile, profondo, che sembra gridare nel silenzio di cui Sara si circonda. E lo fa attraverso i suoi occhi, gli stessi che lei usa per osservare, interpretare e capire quello che gli altri non colgono; quegli stessi occhi a cui si è sempre affidata e che l’hanno tradita in passato. Ma, come spesso ricorre nei pensieri dei personaggi: “è il futuro che è scritto e pianificato negli eventi del passato. Il destino esiste, Mora, ma è all’indietro.

Saranno loro a parlare per salvare quanto di più prezioso ha al mondo? Saranno quegli occhi il tramite attraverso cui il cuore di Sara parlerà a noi e a un altro cuore, indurito come il suo dalla sofferenza?

Questo, per me, è il romanzo più intenso della serie di Sara Morozzi, quello che con la sua lenta danza tra passato e presente, amore e odio, sentimenti e ideologie, dolore e vendetta, tocca le corde più profonde e ci svela di più dell’anima delicata della donna invisibile che, sotto l’ aspetto anonimo e dimesso di cui ha fatto la sua corazza, nasconde passioni e dolori, custodisce ricordi, rimpianti e rimorsi, proprio come tutti noi.

Ciò che mi ha colpito maggiormente questa volta è la lentezza: il ritmo è decisamente meno serrato rispetto a quello abituale di Maurizio de Giovanni, ma è il succedersi degli attimi della vita, quello in cui sembra non accadere nulla finché un evento sconvolgente non ci mostra che tutto stava già cambiando mentre ci pareva fermo. Una lentezza che l’autore trasforma in una traversata in cui l’attesa e il ricordo sono l’essenza dell’azione e la chiave di lettura dei moventi dei personaggi.

L’autore è tornato da una delle sue protagoniste più amate e ci lascia, più che mai, con la sensazione che Sara abbia ancora tanto da dirci con i suoi straordinari silenzi, pieni di storie da “ ascoltare” .

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Viola Ardone – Il treno dei bambini

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Come tutte le storie ambientate a Napoli, anche questa si è guadagnata un posto speciale nel mio cuore e, del resto, come si potrebbe non essere conquistati dalla tenerezza dei bambini che Viola Ardone mette sul “treno per il Nord”? Come non commuoversi quando lasciano le loro case con la testa colma della paura per “i comunisti” che li portano via e il cuore diviso tra la nostalgia per le famiglie che li salutano dalla banchina e la speranza di trovare un tetto, pasti caldi e vestiti nuovi?

Il viaggio e la nuova vita a Modena sono raccontate dal protagonista, Amerigo, con la concretezza di cui è capace solo un bambino disilluso, che non ha mai avuto tempo da perdere inseguendo sentimenti e sogni, troppo preso dalla necessità di sopravvivere e dalla ricerca di espedienti per farlo.

Dopo la partenza da Napoli, Amerigo e i suoi compagni di viaggio sperimentano sensazioni completamente nuove: lo stupore nel capire che la “solidarietà” e la ”carità” sono due cose diverse e di cui non avere vergogna, la possibilità di avere tempo per il gioco fine a se stesso, senza essere “la malerba che cresce” perché non porta pane a casa, la felicità di trovare un calore diverso da quello di un cappotto nuovo o di un paio di scarpe non bucate, ma fatto di attenzioni e carezze, la scoperta di una scuola che non è punizione , ma anche luogo di gioco e nascita di amicizie. Diventano, insomma, bambini che hanno la possibilità di essere davvero tali, senza essere costretti a vivere da adulti prima del tempo.

E come meravigliarsi del fatto che alcuni di loro scelgano di correre incontro a questa opportunità? Ma non per tutti la scelta è priva di conseguenze. Il protagonista, a differenza degli altri, conosce un amore fatto di equivoci e incomprensioni, che rende il riscatto un fardello colmo di senso di colpa e vergogna; un amore figlio della povertà e della necessità: l’affetto di una madre parca di carezze e parole perché consolare, così come abbracciare, “non era arte sua”. L’adulto che Amerigo diventa deve venire a patti con ciò che ha abbandonato, fuggendo, e tornare in quella che è stata la sua casa, ma che da tempo immemore non sente più come tale. Non importa se non ha più la possibilità di chiarire i malintesi, se ormai è troppo tardi per suggellare con un abbraccio la comprensione finalmente ritrovata. Amerigo, dopo tanti anni, ha l’opportunità di assolvere se stesso e riportare il suo cuore nel basso in cui, nelle fredde notti della sua infanzia, si stringeva nell’abbraccio ruvido della donna che lo aveva messo al mondo. Soprattutto, ha l’occasione di donare a qualcuno, proprio lui che, fino ad allora, ha avuto tanto e non ha dato quasi nulla in cambio.

Una lettura emotivamente molto intensa, mai noiosa o sconfinante in un buonismo fuori luogo, in cui una prosa scorrevole, il cui registro cambia con il mutare e crescere del narratore, trasporta appieno il lettore nella dimensione dei personaggi.

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Luca Occhi – I misteri del lago nero

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Non è stato facile avvicinarsi a una storia scritta per lettori molto più giovani, ma “I misteri del Lago Nero” è un testo piacevole anche per un adulto. L’estate, un paesino di montagna e le leggende che ruotano intorno al suo lago, un mistero, un bambino e un maresciallo, che tenta di integrarsi in una comunità diffidente verso gli estranei e nella quale si trova contro la sua volontà: questi gli ingredienti del primo romanzo per ragazzi di Luca Occhi.

Mentre leggevo mi accompagnava la sensazione che ci fosse qualcosa di particolare, che però mi sfuggiva e che ho continuato a inseguire fino a capire finalmente di cosa si trattasse: nella descrizione dell’estate del timido Mattia, fatta di campagna, di allenamenti a pallacanestro, di corse per il paese in bicicletta, di trepidazione per il tanto atteso “derby” con Fossombraro, manca la tecnologia. Questa è la scelta che mi ha colpita e che ho apprezzato di più: in un romanzo per adolescenti manca l’onnipresenza dei social a cui ormai siamo tristemente abituati: che meraviglia vedere questi ragazzini giocare tra loro, impegnarsi con il loro nuovo allenatore, interagire gli uni con gli altri senza il filtro di uno schermo, senza la dipendenza dalla platea virtuale, immersi nel mondo reale con le sue difficoltà, i suoi limiti e pericoli, ma anche con tutta la bellezza che può esserci nelle estati dell’infanzia.

Un romanzo sicuramente capace di catturare l’attenzione dei giovani lettori a cui si rivolge, scorrevole, con una trama fatta di storie e superstizioni, ricordi e leggende, in cui passato e presente si rincorrono e intrecciano continuamente. È su questo sfondo che Mattia crescerà, sfiorato, ma non corrotto dalla malvagità umana, muovendo i primi passi del cammino verso l’uomo che sarà. E, sempre su questo stesso terreno, si cimenta il maresciallo dei Carabinieri, che a Castel Nero, dove è approdato per punizione, che in troverà il modo di vincere le proprie paure, a testimonianza che anche gli adulti hanno sempre ancora della strada da percorrere.

Mimma

 

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