Luoghi di libri

Chiara Cacco – Il caso Elisa P.

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Leggere un romanzo destinato a un target di età nettamente inferiore può essere poco stimolante. “Il caso Elisa P.” non lo è affatto. Accanto a una trama avvincente, con colpi di scena e cambio repentino delle “carte in tavola”, Chiara Cacco propone al lettore adolescente una serie di temi “caldi”, non trattati in maniera paternalistica, ma mischiati alle vicende dei protagonisti, e che sono, in fin dei conti, il motore di tutte le azioni dei vari attori di questo giallo.

La scomparsa di Elisa porta a galla un ambiente in cui il bullismo, l’isolamento coatto o volontario, il body shaming, le differenze di ceto, e con queste di possibilità e prospettive, i desideri frustrati, l’arrivismo, la ricerca della popolarità, l’amicizia, la lealtà, si incrociano, si rincorrono, si mescolano, si contaminano, fino a fornire una serie di scenari alternativi, alla ricerca di Elisa e delle motivazioni per cui è scomparsa.

Protagonista, come Elisa e la sua cerchia di amici, il “microcosmo” di una scuola superiore nel pisano sul quale, con intelligenza ed efficacia, l’autrice ci induce a ragionare: di fronte alle dinamiche delle relazioni tra adolescenti e della deriva che possono prendere quando sfuggono di mano a chi le vive e a chi dovrebbe vigilarle pur rimanendo in disparte, non solo l’adulto, ma anche e soprattutto i ragazzi e le ragazze a cui il romanzo si rivolge troveranno più di uno spunto di riflessione.

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Fëdor Dostoevskij – Il sosia

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Scrivere qualunque commento su un Gigante della letteratura è difficile e rischioso. Per questo motivo condivido con voi pochi pensieri, primo fra tutti questo: Dostoevskji va letto. Non importa quando, non importa da quale romanzo si sceglie di partire. Va letto per la straordinaria modernità del suo pensiero e del suo modo di analizzare l’animo umano e le dinamiche sociali. La letteratura classica russa tende a spaventare, si pensa che ci si troverà di fronte al solito “mattone”, a racconti lunghi di mondi lontani da noi. E invece non sempre, anzi, a ben vedere quasi mai, è così.

Il sosia che ebbe molto meno successo del precedente – e primo – “Povera gente” ne è la dimostrazione: un’incursione nella mente del protagonista, che si arrovella e ripiega su se stessa mentre sprofonda sempre più nel suo delirio, in una confusione continua tra realtà e allucinazione che avvolge il personaggio e il lettore in un tutt’uno.

E se non vi fidate di me – che Dostoevskji lo amo e non sono obiettiva, prima di tentare l’impresa, leggete “Sanguina ancora” di Paolo Nori. Lì troverete tutti i motivi per cui vale la pena.

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Lucia Giustini – Cinque giorni

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Giacomo e Gemma. Gemelli. Il cuore di questo noir per ragazzi sta tutto qui: due ragazzi profondamente legati da una connessione che trascende il tempo e lo spazio. Diversi, ma uniti da un’empatia che solo i gemelli possono avere, cementata dalla necessità di sostenersi l’un l’altra in una famiglia difficile, con genitori assenti e distratti, uniti tra loro dalla bottiglia, più che dai figli. Il loro mondo, diviso tra la nuova, detestata casa e la scuola, le preoccupazioni e le gioie dell’adolescenza, viene scosso da un mistero che Giacomo si incaponisce a risolvere. La testardaggine dell’indagine lo allontana dalla sorella, per portarlo paradossalmente ancora più vicino a lei, perché le persone che amiamo sono quelle che non ci lasciano mai: Giacomo già lo sa. Gemma lo imparerà presto.

Lucia Giustini racconta la loro storia come allo specchio: una narrazione che inizia a ritroso, partendo dal quinto giorno e ripercorrendo le tappe che conducono Giacomo alla conclusione e che si riflettono nel racconto in ordine cronologico fatto da Gemma.

Un percorso circolare in cui l’inizio diventa la fine, in cui i gemelli si riuniscono nel loro essere complementari e indivisibili, sviluppato in maniera semplice e accattivante, che non può non coinvolgere dalla prima all’ultima pagina gli adolescenti a cui è rivolto.

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Giovanna Barbieri – Il sangue dei figli

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Estate dei mondiali dell’82. Sullo sfondo dell’entusiasmo dei tifosi per l’avanzata dell’Italia verso la vittoria, Fiammetta Boretti e Guglielmo Orlandini indagano su omicidi all’apparenza estranei tra loro, fino a scoprire una connessione che risale a eventi molto indietro nel tempo. A ritroso tra i ricordi dei testimoni, arriviamo alle radici della furia omicida, a un’altra Firenze, in cui tra le strade non si festeggiano le vittorie calcistiche, ma si combatte per la libertà.

Nel 1944 si affronta la lotta contro l’oppressore straniero, ma più ancora, quella intestina, tra partigiani e collaborazionisti; tra difensori della libertà e delatori, pronti a denunciare, spiare, opprimere i loro concittadini per la scalata a un potere, figlio del mero egoismo spietato, di cui la vita, però, torna a chiedere conto.

L’Italia della lotta per il diritto alla propria libertà, l’uguaglianza e il rispetto di ognuno, contrapposta al benessere degli anni ’80, in cui, a ben vedere, le discriminazioni hanno cambiato modalità e faccia ma esistono e sono sempre rivolte nelle medesime direzioni.

L’indagine prende vie impensate, incrocia strade che parevano parallele e non lo sono, fino alla soluzione finale, in cui la giustizia fa il suo dovuto e legittimo corso, sporcato dall’amaro retrogusto di una sofferenza che giustizia e risarcimento non troverà mai.

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Maurizio de Giovanni – Soledad

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Soledad, non può che essere il romanzo della solitudine. Ma, da maestro qual è, Maurizio de Giovanni costruisce una solitudine diversa, che definirei corale, fatta delle solitudini dei singoli, sullo sfondo di una festa che è sempre stata contemporaneamente annuncio di amore e gioia, ma rivelatrice di malinconia.

È il dicembre del 1939 e tutti si muovono per le strade di Napoli, animati dal fervore dei preparativi per la festa di Natale, in un clima di speranza che porta già inesorabilmente con sé la consapevolezza della tragedia nazionale imminente: Ricciardi “non ricordava un’epoca come quella. Sospesa tra la condizione reale e quella che si desiderava o millantava coì bene da crederla vera”.

Nei giorni che precedono la festa, mentre indaga alla ricerca del suo colpevole, il commissario verrà turbato da una rivelazione che lo farà sentire solo contro una minaccia tanto incredibile da sconvolgere per la sua concretezza. E a quel punto, Ricciardi, proprio nella solitudine della sua “ansia strisciante”, si troverà vicino come mai avrebbe pensato, al vicequestore Garzo, fino a quel momento considerato agli antipodi del suo modo di sentire e pensare.

Maione, solo di fronte al crollo delle certezze e del fallimento, che dalla solitudine della delusione e della vergogna trova la forza di essere ciò che lo contraddistingue prima ancora della divisa: un padre. Accanto a lui, a causare e consolare allo stesso tempo il suo dolore, Bambinella: sola di fronte all’emarginazione e al terrore della repressione del “diverso”, ma circondata, sempre, dalla sua “famiglia per scelta”.

Modo, che della solitudine, soprattutto intellettuale e ideologica fa la sua bandiera, scopre invece vicinanza e solidarietà nell’ultimo posto al mondo in cui avrebbe pensato di cercare.

Bianca, vacilla nella sua scelta di solitudine, messa di fronte alla sete di vita e di amore di qualcun altro, che finalmente le permette di vedere la propria fame di felicità vera e non surrogata, al di là della riservatezza imposta dalle consuetudini social e dalla vergogna del marchio a cui è stata condannata da scelte non sue.

Nelide, sola nella sua missione, accompagnata da un’ombra, che chissà fino a quando sarà sufficiente a riempire il vuoto della rinuncia.
Marta, circondata d’amore, inconsapevole di un dono che le regalerà una solitudine che ancora non conosce
del dono che la renderà sola.

E infine, Livia. La sua solitudine è quella che per qualche ragione mi ha toccato di più il cuore: lontana dalla terra in cui riposano i ricordi più belli e più strazianti della sua vita, in cui ha lasciato l’amore e la voglia di vivere, che nemmeno il successo, l’adorazione e i corteggiatori che ha trovato in un altro paese, in cui potrebbe ricominciare a vivere e in cui sarebbe al sicuro dalla guerra e dalle minacce da cui è fuggita, possono cancellare.

L’amore è un’assurdità d’altra parte… In nome dell’amore si commettono le peggiori nefandezze… l’amore, e si sfregia. L’amore e si accoltella. L’amore, e si spara”.

E chissà che cosa sarà di Livia, Luigi Alfredo, Marta e di tutti gli altri in nome dell’amore?

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