Riccardo Gazzaniga – Non devi dirlo a nessuno

Vai alla scheda del libro

Ammetto di essere incappata in questo titolo per puro caso, non conoscendo nulla del suo autore, ma sono molto grata a chi me lo ha fatto incontrare perché ho avuto una piacevolissima sorpresa. Riccardo Gazzaniga riesce a trasmettere sensazioni, emozioni, paure, turbamenti, insicurezze ed entusiasmi con grande efficacia e trattandosi dei sentimenti di un gruppo di adolescenti, quindi sempre enfatizzati all’ennesima potenza, questo non è sforzo da poco. Farci tornare adolescenti, quindi spogliarci delle presunte sicurezze e farci ripiombare nel caos totale è secondo me uno dei maggiori meriti di questo libro. Le paure di Luca, tredici anni portati con difficoltà, diventano le nostre e i suoi pensieri confusi, a volte però più lucidi e mirati di quanto ci si possa aspettare da un ragazzino, si insinuano nei nostri. E che dire dei turbamenti ormonali tipici di quell’età? Vi sfido a trovare chi, con pari efficacia, sappia rendere tanto realisticamente i primi approcci di un imbranato sbarbatello con i misteri del sesso, autopraticato e non!

La storia è a mio avviso un thriller ben funzionante, perché riesce a trasmettere fin dalle prime pagine la giusta dose di inquietudine, evocando atmosfere da brivido. Il bosco di notte, il sospetto di un’ombra misteriosa, l’infantile paura dell’Uomo Nero è un archetipo fin troppo classico per non funzionare: l’abilità dell’autore sta nel non trasformare questi elementi da semplici a banali.

Luglio 1989: il protagonista abbiamo detto essere un ragazzino, Luca Ferrari, che da Genova dove risiede, si trova come sempre a trascorrere le vacanze estive a Lamon, tremila anime, un minuscolo pezzo di Veneto che si incunea come la punta di un chiodo nel Trentino. Con lui ci sono la mamma, il papà – famoso magistrato presso il Palazzo di Giustizia – e il suo affezionatissimo fratellino di dieci anni, Giorgio. Problemi di asma per Luca, complicazioni alla nascita per Giorgio, con la scusa della salute delicata i due fratelli, quando sono in città, vivono confinati nel loro appartamento con l’unica distrazione dei giochi casalinghi, dei Playmobil e del Commodore 64. Per fortuna vanno molto d’accordo e la convivenza forzata a loro non pesa. Quando però sono a Lamon, il paese dei nonni, nella grande casa col giardino che confina col bosco, possono godere di maggiori spazi di libertà, assaporare il contatto con la natura e condividere i pomeriggi e addirittura le ore del dopocena con gli amici del posto in scatenate partite di pallone, che si concludono con il rintocco delle campane alle 9 di sera precise. Locali contro foresti: i ragazzini nativi di Lamon, tra cui spicca Samuele, il più figo del paese, contro i villeggianti che arrivano da Genova, i due fratelli Ferrari, Alessio da Torino e Christian, il bomber svizzero. Tra le file degli spettatori, ovviamente oggetto delle attenzioni dei maschi , l’intraprendente Marica e la bellissima e irraggiungibile Chiara, portatrici sane di turbamenti ormonali e pensieri poco innocenti.

In questo ridente paesino con paesaggi da cartolina, tra una partita di calcio e una di flipper al bar, si insinua il sospetto che qualcuno stia tenendo d’occhio – con intenzioni tutt’altro che benevole – la famiglia Ferrari. Perché?

Chi è l’ombra che, Luca ne è sicuro, li stava spiando da dietro un albero quando i due fratelli, una notte, all’insaputa dei genitori, si sono introdotti nel bosco con la scusa di cercare un tasso, ma con l’inconsapevole intenzione di scavalcare i limiti dell’infanzia e soddisfare i primi desideri di ribellione? E come ci è tornato in giardino il pallone che era stato calciato per sbaglio nel fitto del bosco, se nessuno della famiglia è andato a riprenderlo? Ma soprattutto, chi è l’uomo che è sceso da una macchina scura, quella sera che Luca è rientrato più tardi del solito dalla pizzata con gli amici del paese e che sembrava volesse minacciarlo o addirittura aggredirlo, se non fosse stato per il provvidenziale quanto inatteso arrivo della madre? Forse è la stesso sinistro figuro individuato dai ragazzi di Lamon, improvvisatosi investigatori dopo il coinvolgimento da parte dello spaventato e confuso Luca, il quale imparerà a sue spese chi, nel momento del bisogno, saprà dimostrarsi veramente amico e chi no. E la sua famiglia, quali segreti gli nasconde?

La trama è fitta e coinvolgente, non mancano i colpi di scena, ma quanto di più prezioso traspare, a mio avviso, dalle pagine del libro è lo sguardo di profonda tenerezza verso i giovani protagonisti. Questi piccoli, grandi uomini e donne, con i loro sentimenti puri – passione bruciante, gelosia allo stato puro, vigliaccheria e coraggio, sprovvedutezza e malizia – ci ricordano come noi adulti eravamo, poco o tanto tempo fa non importa, quando la vita non ci aveva ancora inquinati con le sue falsità, quando tra quello che si pensava e quello che si faceva non passava più che il baleno di un secondo e non si ragionava mai su quanto corte fossero le gambe delle bugie. Bugie e silenzi necessari quando, per diventare grandi, certe cose è giusto non dirle a nessuno.

 

Ti interessa acquistare questo titolo? Vai allo store!

Amazon

Feltrinelli

IBS

Mondadori Store


Verifica la disponibilità in biblioteca (SBN – Servizio Bibliotecario Nazionale)

Visualizza la mappa delle biblioteche (Anagrafe Biblioteche Italiane)

Alessandro Perissinotto – Al mio giudice

Vai alla scheda del libro

L’incipit del romanzo è una domanda diretta: “Vuole sapere come l’ho ucciso? Intendevo come ho fatto a prendere la decisione di ucciderlo.”

Il vocabolario riporta alla parola “decisione” il significato di “scelta definitiva”.

Chissà se quella di Luca Barberis, protagonista di questo avvincente giallo, è davvero una scelta – decisamente definitiva – o piuttosto un imprevisto del caso, una coincidenza, un’occasione che trasforma l’uomo in assassino?

Questo si potrebbe definire un romanzo epistolare moderno: è infatti uno scambio di lettere via email tra il colpevole di un omicidio e il suo giudice, Giulia Ambrosini, incaricato alle indagini e alla sua cattura. Ma il fuggitivo in questione sa quello che fa e non teme di essere rintracciato, anzi sa di essere imprendibile perché è un informatico più che esperto, un ex hacker, a conoscenza di tutti i trucchi e i segreti per essere invisibile e inafferrabile nella rete.

Luca Barberis gioca con/contro Giulia Ambrosini e a rendere più affascinante il gioco è il feeling che si crea tra le due parti, gioco in cui non si afferra mai chiaramente chi sia fra i due a condurlo.

L’uomo che improvvisamente si trasforma in assassino decide di spiegare le sue ragioni al magistrato tenuto alla sua cattura, non per implorare la sua indulgenza o la clemenza della corte, ma appunto per raccontare cosa abbia mosso la sua mano, cosa ha potuto far sì che una persona, che mai avrebbe immaginato di fare ciò che ha fatto, possa compiere un delitto così efferato, un gesto estremo tale da farlo scavallare, da scaraventarlo dall’altra parte, oltre la quale non si torna più indietro. Perché è un’altra dimensione quella in cui si trova improvvisamente a vivere il nostro Protagonista, che dal quel momento diventa un fantasma, così almeno appare a Giulia Ambrosini , che riceve le sue mail una volta da Barceloneta, una volta da Lambrate, da Parigi, da Tokyo o dall’ufficio postale sotto casa. In queste conversazioni epistolari emerge il desiderio di Luca di spiegare e farsi capire: “Ognuno di noi non è che il ricordo che lascia, niente di più”, ed è questo il suo scopo, affinché anche il ricordo abbia giustizia. Il nocciolo della questione è svelare la verità oltre all’apparenza nuda e cruda dei fatti, inoppugnabili, sì, ma che è corretto vedere anche sotto altre luci, da prospettive diverse. Lo scopo del giudice invece è quello di far sì che l’assassino si costituisca e non compia un altro delitto, come oscuramente minaccia di fare. Ma, conoscendo già il criminale – reo confesso – e la vittima, le modalità, il tempo e il luogo del delitto, se la sola cosa da fare fosse semplicemente comprendere le ragioni per cui tutto questo è potuto accadere, la storia narrata rischierebbe seriamente il banale e lo scontato, invece man mano che il racconto procede si dipanano scenari sempre diversi, compaiono personaggi nuovi e quelli già noti all’inizio della storia cambiano ruolo, faccia e imprevedibilmente scompigliano le carte, aprendo nuove ipotesi di indagine.

Fino all’ultima pagina tutto può accadere anche se tutto è già successo.

È questo il pregio del romanzo quando è ben riuscito, tenerti incollato fino alla fine e questo senz’altro lo fa. Ma non solo: non mancano le riflessioni su quello che è il lato oscuro della new-economy, sulla ricchezza facile e sui modi spregiudicati per ottenerla costi quel che costi, così come i momenti di grande tenerezza, i gesti di lealtà e fiducia senza prezzo e ampi respiri di umanità che ci lasciano sperare che non tutto sia perduto.

 

Ti interessa acquistare questo titolo? Vai allo store!

Amazon

Feltrinelli

IBS

Mondadori Store


Verifica la disponibilità in biblioteca (SBN – Servizio Bibliotecario Nazionale)

Visualizza la mappa delle biblioteche (Anagrafe Biblioteche Italiane)

Christian Frascella – Fa troppo freddo per morire

Vai alla scheda del libro

Ci si può affezionare ad un quartiere brutto, squallido e mal frequentato? Si può simpatizzare per un personaggio ruvido, bugiardo, irresponsabile, con un oscuro e ingombrante passato?

Leggendo le pagine di Christian Frascella la risposta sembrerebbe essere sì. Perché il quartiere brutto, squallido e mal frequentato – Barriera di Milano, periferia nord di Torino – è anche un crogiolo di etnie che hanno imparato a prendersi le misure, a conoscersi e a convivere. A tratti anche a collaborare.

Così come il personaggio, un protagonista difficile, che sotto la dura scorza rivela di avere tratti umani, ma così umani che è impossibile non riconoscersi.

Barriera di Milano tradisce già dal nome una volontà di separazione: un distacco dal “cuore bello” della città praticamente insanabile. Proprio per questo Barriera ha un volto estremamente riconoscibile, un carattere così netto e un atteggiamento così determinato da diventare a sua volta “personaggio”, fino ad appropriarsi, all’interno della storia, di una sua parte ben precisa e ben delineata tanto che la storia stessa la reclama. Le comparse e i personaggi minori a loro volta sostengono questa parte, facendo la loro con i toni e le sfumature adeguati al caso: toni cupi, sinistri, di chi, abituato a vivere nell’ombra, non fa niente per uscirne, anzi se ne guarda bene. Figlio eletto/maledetto di Barriera è Contrera, ex poliziotto, ora investigatore privato per una dubbia clientela, che in questo quartiere ci nasce, cresce e crolla. La sua parabola si sviluppa tutta in questo unico palcoscenico. Figlio di un poliziotto che si è consumato dentro e per la divisa, Contrera non è capace di rendere onore alla figura paterna, anzi la infanga nel peggiore dei modi macchiandosi di quegli stessi crimini che egli, da tutore della legge, dovrebbe invece combattere e debellare. Ed è proprio nella contrapposizione di questa figura paterna, limpida e onesta, integerrima fino al punto di pagare con l’estremo prezzo il disonore procuratogli dal figlio, che si rivela la vera anima di Contrera. Egli non è un uomo “semplicemente” bugiardo, corrotto e facile a delinquere. La sua anima è nera per natura, una natura fatta di paura, di disincanto, di mancanza di entusiasmo e di fiducia nella società. Quello che era stato nutrimento per suo padre, per lui è diventato veleno. Un veleno che gli ha guastato tutto: famiglia, carriera, amicizie, reputazione. Un uomo che ha sbagliato, consapevole della sua debolezza, che non rinuncia però a far funzionare le meningi per districare i fili di una matassa aggrovigliatissima e a cui rimane un barlume di onestà intellettuale al quale appigliarsi per consegnare alla giustizia il colpevole di un doppio delitto che sembrava perfetto per incastrarsi in una soluzione facile e preconfezionata.

Il nostro eroe/antieroe non teme, avendo così poco da perdere, di sfidare la Polizia stessa, che per pigrizia, indolenza e radicati pregiudizi avrebbe già bell’e pronto il colpevole d.o.c.

L’ultima scintilla d’orgoglio di questo improponibile investigatore privato servirà per accendere un’idea illuminante, suggeritagli dall’unico capace di mettere seriamente alle corde il rude investigatore: uno strano ragazzino sveglio e sfacciato, più saggio però e ragionevole di tutti gli adulti che lo circondano. Da accanito lettore il dodicenne gli insegnerà che secondo Faulkner il passato non muore mai, anzi determina il presente. Quindi è proprio dal passato che Contrera riesumerà tutti gli indizi e il movente per ricostruire l’identikit del killer e smascherare il colpevole di questa intricata, appassionante vicenda, noir ma non troppo, che ci fa sorridere e riflettere sulla molteplicità della natura umana.

 

Ti interessa acquistare questo titolo? Vai allo store!

Amazon

Feltrinelli

IBS

Mondadori Store


Verifica la disponibilità in biblioteca (SBN – Servizio Bibliotecario Nazionale)

Visualizza la mappa delle biblioteche (Anagrafe Biblioteche Italiane)