Luoghi di libri

Andrea Vitali – Sua eccellenza perde un pezzo

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Ritorna, per la gioia dei suoi ammiratori, il maresciallo Maccadò già protagonista di altri libri di Andrea Vitali ambientati negli anni ‘30 nella cittadina di Bellano sul lago di Como. Stavolta, però, la parte del leone, in questa esilarante storia primaverile, tocca al Sindacato dei panettieri deciso, grazie al suo segretario Inticchi, a festeggiare il 21 aprile 1930, Natale di Roma e Festa del lavoro, proprio a Bellano, scelta per le bellezze paesaggistiche e i molti luoghi e personaggi storici che le appartengono. La lettera di richiesta arriva come un fulmine a ciel sereno nella panetteria degli Scaccola, Gualtiero e Venerando, due silenziosi fratelli che vivono fuori dal mondo interamente dediti al lavoro. Non sapendo come gestire la cosa, Gualtiero porta la missiva in Municipio e quel breve viaggio a piedi, fatto con timore, manco attraversasse una landa selvaggia, cambierà la sua vita e per molti versi quella di altri bellanesi. Il segretario comunale Menabrino legge la lettera e prepara una garbata risposta di rifiuto. Da tempo, Bellano non ha una sezione del partito fascista, ma solo un Podestà, dunque di organizzare trasferte di panettieri non se ne parla. Di altro avviso è il Podestà Mongatti, terrorizzato all’idea che un tale rifiuto blocchi il rinnovo del suo mandato e getti l’ingnominia su Bellano già penalizzata dopo la sospensione ordinata dal Federale Gariboldo Briga Funicolati. I panettieri devono venire e sarà il Municipio a farsi carico di tutto. Parte così l’organizzazione dell’evento inclusiva della stesura di un articolato programma fatto di musica, discorsi, visite, pranzo e danze finali, letto il quale il comasco segretario Inticchi si sente tagliato fuori – ma tutto loro vogliono fare questi bellanesi! E allora, per metterci del suo, invita a sorpresa proprio il Federale Briga Funicolati con gli esiti che lasciamo scoprire ai lettori.

Intanto, a margine della vicenda narrata, si muovono come sempre le piccole vite cittadine: quella del giovane carabiniere Aurelio Beola e della bella vedova Venturina Garbati; quella dei panettieri Scaccola, per l’appunto; i pettegolezzi della signora Misfatti; i sospetti e le paure di Maristella Maccadò; le mattane di Assioma Spenaroli moglie del Federale e la passione per i libri della signora Mongatti. E su tutto e tutti incombe una primavera dispettosa e tiepida e persino qualche malevola congiunzione astrale che scompiglia le vite e i progetti di tanti. Andrea Vitali, medico di corpi nella vita e curatore di anime – le nostre di lettori – nella scrittura, ci intrattiene con il suo stile personalissimo ricco di ironia e sottintesi, di fine psicologia e divertente aneddotica trasportandoci in un’epoca lontana, ma vicina per quel che riguarda l’umano agire: le invidie, le passioni e persino l’amore che restano immutati nel tempo.

Francesca

 

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Sara Rattaro – Io sono Marie Curie

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Marie Curie, nata Sklodowska a Varsavia (Polonia) il 7 novembre 1867 e morta a Passy (Francia) il 4 luglio del 1934 per un’anemia causata dai lunghi anni di esposizione alle radiazioni, è stata la prima donna, o come più giustamente le fa notare il dottor Dubois a un certo punto della storia, la prima ‘persona’ ad aver vinto due premi Nobel. Il primo nel 1903 per la Fisica, condiviso con il marito Pierre Curie e Henry Becquerel, il secondo per la Chimica nel 1911 da sola. Si narra che alla consegna del primo Nobel qualcuno le abbia chiesto: Madame Curie, com’è vivere con un genio? Risposta: Non lo so. Chiedetelo a mio marito.
Marito peraltro amatissimo e rimpianto fino all’ultimo giorno della sua vita nonostante la travagliata relazione, tempo dopo la tragica morte di Pierre Curie, con il collega ed ex allievo di Pierre, Paul Langevin, sposato e padre di quattro figli.

Fin da ragazzina, Marie aveva avuto una sconfinata passione, incoraggiata dal padre, per la scienza. Nella Polonia occupata dai russi, dove alle donne era impedito studiare oltre un certo livello, Marie e la sorella Bronia – che sarebbe poi diventata un medico – frequentavano a rischio della vita l’università segreta tenuta da un’altra donna coraggiosa. Intorno al 1890, Marie diventa un’istitutrice presso una nobile e ricca famiglia polacca nella speranza di aiutare economicamente Bronia a partire per Parigi e conseguire la laurea in medicina. In quella casa proverà la prima e più cocente delusione amorosa della sua vita che la spingerà a mettere sempre la carriera davanti a tutto.

Infine, raggiungerà Bronia a Parigi, conoscerà Pierre Curie, lo sposerà e lavoreranno fianco a fianco nel loro laboratorio. Ma sarà di fatto lei a scoprire prima il Polonio e infine il Radio grazie al quale vincerà il Nobel sebbene costretta, in quanto donna, a condividerlo con il marito. La tragica morte di Pierre, finito per distrazione e di certo con la mente offuscata dalla incipiente malattia, sotto un pesante carro il 19 aprile del 1906 sarà per Marie una terribile tragedia. Lui era tutto per lei: il compagno della vita, l’amante, il collega di lavoro, il padre delle sue figlie Irène ed Ève. Solo l’amore e la presenza di Bronia e del suocero Éugene le daranno la forza per continuare il lavoro iniziato, ricominciare a occuparsi delle figlie, insegnare all’Università e vincere ancora un Nobel. E ancor più quella di superare la gogna mediatica e il disprezzo di tanti benpensanti per la sua relazione con Langevin, relazione che rischiò di farle perdere il secondo Nobel sebbene lei dichiarasse:
“Il premio Nobel mi è stato assegnato per il mio lavoro, la mia intuizione, non certo per le mie scelte nella vita privata.” (Pag. 176)

Tutto questo, e molto di più, troviamo nel bel libro di Sara Rattaro. Marie Curie ci parla dalle sue pagine in prima persona con una passione e una determinazione che non sono frutto della fantasia dell’autrice, ma proprie di questo straordinario personaggio che ha fatto del suo lavoro di scienziata il fulcro della propria esistenza. Una donna coraggiosa, una donna che non temeva di dire ciò che pensava in un mondo, quello della scienza, dominato dagli uomini pochi dei quali, ad eccezione del giovane Einstein e qualche altro, la rispettavano per i suoi studi e ricerche senza badare al suo privato. È la storia esemplare di una vita difficile ma benedetta dall’intelligenza e dall’amore quella che la Rattaro ci racconta. E lo fa con una grazia e un rispetto infiniti, con parole limpide e misurate e ottime conoscenze scientifiche. Di donne come Marie Curie non si parla mai abbastanza e dunque grazie Sara per questo dono che in molti mi auguro leggeranno e apprezzeranno.

Francesca

 

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AA.VV. – La signora del terzo piano

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Il lavoro di un giornalista di cronaca nera è tutt’altro che facile. Tanto che a volte può sconvolgere con un frettoloso articolo la vita di un intero condominio. È quello che fa Rachele Rabuglia – una vita complicata la sua, bisogna dirlo – spedita dal proprio giornale a commentare la morte dell’anziana signora Costanza Belletti, abitante al terzo piano di una palazzina a Via dei Glicini, in un paesotto non lontano da Bologna. Morta, la Belletti, da ben due settimane senza che i vicini di casa se ne accorgessero, non fosse per il terribile odore che poco a poco aveva invaso il palazzetto. ‘Condominio dell’indifferenza’ lo taccia in un articolo la Rabuglia, senza risparmiare nessuno nella sua analisi spietata degli effetti di una società che non ha più alcun rispetto per gli anziani soli e, in questo caso, di una piccola comunità che preferisce ritirarsi nel suo egoismo e si disinteressa dei vicini. Ma è davvero così?

Una alla volta ascoltiamo le voci dei vicini di casa di Costanza. Malvina Barbieri, lavoratrice, volontaria e donna delle pulizie nel caseggiato, vedova dell’amato marito Piero, sola al mondo non fosse per l’unica sorella che vive però a Roma. È stata lei a trovare Costanza. Sabrina Moro, segretaria in una ditta di trasporti, abusata da ragazzina e incapace di instaurare un rapporto stabile con gli uomini della sua vita. Enzo Carri, guardia giurata, finito ai domiciliari per un illecito – a lui Lea, figlia di Costanza, aveva chiesto di tenere d’occhio la madre visto che da tempo lei viveva all’estero. Bianca Petei e suo figlio, il piccolo Andrea, l’unico che andava a trovare Costanza sgattaiolando fra le sbarre dei terrazzini contigui. Tancredi Mancini e Mario Berardi, una coppia di omosessuali che Costanza la conoscevano dalle elementari – e Tancredi non le aveva mai perdonato i pettegolezzi e le critiche sulla loro unione. E finalmente ascoltiamo la voce di Costanza e quella di sua figlia Lea e ci rendiamo conto – noi lettori e temporanei giurati di questo singolare ‘processo’ – che forse, più che parlare di indifferenza si dovrebbe parlare di profondo dolore individuale, di infinita solitudine interiore, d’incapacità di dare un senso agli eventi che hanno costellato la vita di queste persone precipitandole di volta in volta nello sconforto, nella rabbia, nella solitudine e nella malinconia. Sono vite minuscole ed esemplari perché terribilmente simili a tante altre che ci è capitato d’incontrare nella nostra esistenza. Per finire, ciò che rende magnifico questo libro è il suo essere frutto del lavoro di ben undici autori splendidamente coordinati dalla scrittrice Sara Rattaro che è riuscita, senza nulla togliere alla bella cifra narrativa di ciascuno, ad amalgamare le loro voci creando una sinfonia perfetta, commovente e indimenticabile. Un bravo! di cuore a tutti, senza eccezioni.

Francesca

 

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Riccardo Landini – La strana morte di Alessandro Cellini

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Astore Rossi, restauratore di mobili e arredi di pregio, detective improvvisato e uomo destinato a passare non pochi guai, nasce dalla penna indiavolata di Riccardo Landini il quale da tempo ci racconta le sue incredibili avventure.

Ma ecco un veloce ritratto del Nostro:
Figlio di un medico di modesta levatura, svogliato studente di medicina al secondo anno, fidanzato con una dolce biondina cui avevo promesso eterno amore, mi ero ritrovato don la fama di spacciatore a imparare il mestiere del restauratore, abbandonato da tutti quelli che, sino a pochi mesi prima, rappresentavano il mio mondo.” (pag. 40)

E ora, alcuni anni e avventure dopo, Astore sta cercando di metabolizzare la morte dell’amico carissimo Oscar Bordoni mentre vorrebbe recuperare il rapporto con l’amata Anthea e il piccolo Jacopo, figlio di entrambi. Una difficile storia d’amore la loro: lui in Italia, lei a Zurigo, Svizzera, per lavoro. Molte telefonate che terminano con furibondi litigi e la speranza, siamo sotto Natale, di potersi rivedere nel paese di Garbano dove abita la madre di Anthea, trascorrere qualche giorno insieme e fare progetti – finalmente – per il futuro. Ma un nuovo incidente di percorso colpisce Astore. Qualcuno lo minaccia per iscritto e di persona senza che lui riesca a capire di chi si tratta. Potrebbe essere una delle perfide sorelle Spada? Eppure a lui risulta che siano entrambe morte nell’incendio di Villa Ruggeri. E se così non fosse? Finché un giorno gli capita di leggere sul quotidiano locale della morte di Alessandro Cellini, suo ex compagno di università, quello per il quale Astore aveva accettato di finire in galera assumendosi una colpa che non aveva. Un omicidio per il quale il commissario Grandi lo sospetta nonostante Astore abbia modo di dimostrargli che non c’entra. E intanto, un po’ con l’aiuto dell’amico ciabattino e vicino di casa Remo, un po’ da solo, cerca di sbrogliare la matassa preoccupato che il suo persecutore – o persecutrice – finisca per prendersela con Anthea e Jacopo appena approderanno in Italia, al solo scopo di infliggergli sofferenza. Ma per quanto Astore tenti di capire il legame esistente fra la morte di Cellini e il misterioso individuo o misteriosa creatura che lo vuole morto, costui/costei sembra sempre essere un passo avanti a lui, pronto a ingaggiarlo in un gioco perverso di inganni e falsi indizi. Così, ancora una volta, Astore rischierà la vita e non da solo, come scopriranno i lettori.

Landini è un ottimo costruttore di storie capaci di tenere incollati alla pagina i suoi lettori, non solo per gli eventi burrascosi dei suoi protagonisti, ma per i molti riferimenti letterari che arricchiscono la vicenda rendendola di lettura estremamente piacevole e anche, perché no, divertente.

Francesca

 

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Fabrizio Carcano – La quinta carta

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Com’è bella e spaventosa la Milano del 2023 raccontata in questo noir sincopato e martellante di Fabrizio Carcano, milanese lui stesso e giornalista professionista, diciassettesima avventura fra i misteri di una città dove c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire.

Il vicequestore Bruno Ardigò, capo della Sezione Omicidi e Reati contro la persona, si trova a fronteggiare un caso di estrema difficoltà. Un assassino seriale ha deciso di giocare con lui presentandogli, attraverso enigmatiche missive accompagnate da strane carte da gioco, gli omicidi che intende commettere avvertendolo che l’ultimo della serie sarà proprio lui, l’odiato vicequestore della Omicidi. E benché Ardigò sia un poliziotto tosto e navigato, nonché buon conoscitore dei meccanismi che muovono i delinquenti di quel tipo, c’è ben poco che può fare per anticiparne le mosse e i morti si accumulano.

Non sembra esserci una logica nella scelta delle vittime: un ex boss della mala calabrese Domenico Sunseri, ormai vecchio e malato di tumore; Jerry Carbone, titolare di un’agenzia di viaggi; il ricco e altezzoso notaio Berthier. Qual è il legame fra persone così diverse e distanti per posizione sociale e lavoro? Tutti uccisi con una vecchia Colt M911, ma neppure questo è di qualche utilità per Ardigò e colleghi. Il vicequestore le prova tutte. Cerca aiuto presso lo psichiatra e profiler Luca Nebuloni – un tempo famoso e ora condannato per uxoricidio -; si avvale di un’esperta di cartomanzia, Elena Cartotto, che gli viene consigliata dall’amico giornalista Federico Malerba, ma niente. Intanto, Milano vive la morte di Berlusconi, subisce i terribili problemi legati al traffico di rifiuti che le ecomafie trasportano dal Sud al Nord e bruciano o seppelliscono in terreni che diventeranno edificabili, si addolora per l’incendio forse doloso di una RSA.

Carcano è più che bravo a tenere i suoi lettori con il fiato sospeso pagina dopo pagina mentre ci porta in giro per una Milano in costante cambiamento eppure intatta nel suo centro storico, bella e inquietante come dicevamo all’inizio, e ci racconta una storia di dolore, autocommiserazione e vendetta.

Francesca

 

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