Luoghi di libri

Daria Shualy – La calda estate di Mazi Morris

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Mazi Morris è stata la migliore investigatrice della polizia di Tel Aviv fino al giorno in cui, per motivi che i lettori scopriranno, è stata cacciata. Il suo vero nome è Mazel, Fortuna, ma di fortuna nella sua vita neanche l’ombra. Un’infanzia felice presto devastata dalla morte della madre; un’adolescenza che ha visto la sparizione del padre e il vagabondare della ragazzina in discutibili case famiglia finché un fratello di sua mamma l’ha presa con sé. Mazi ha finalmente trovato una casa e due fratelli minori Tilly e Benji, super intelligenti e adoranti, che ora fanno parte della sua squadra di investigazioni private. Mazi è intelligente, perspicace, solitaria e ninfomane – ma anche qui, saranno i lettori a scoprire di lei quello che a noi non è dato svelare.

Siamo a Tel Aviv, a luglio del 2014, un paese in guerra contro i palestinesi di Gaza, tanto che l’intero racconto è scandito dagli allarmi per la miriade di razzi che cadono o rischiano di cadere sulla città. Ed è David, Dudi, Peretz a convocare Mazi – si conoscono fin da bambini ed è stato il padre di Dudi, Benny, a insegnare a Mazi il mestiere di investigatrice. La moglie di Dudi, Jasmin Shechter – figlia del ricco, potente e inavvicinabile Eduardo, ebreo di origini argentine – è misteriosamente scomparsa lasciando lui e la loro bambina di tre anni e mezzo, Lily, sgomenti. Mazi dà il via all’indagine scoprendo ben presto chiusure e reticenze da parte del fratellastro di Jasmin, Shaul, e di sua moglie Ester: Jasmin è già sparita altre volte e gli Shechter non si rivolgono mai alla polizia o a chiunque altro per simili problemi. Queste faccende si risolvono in famiglia. Va un po’ meglio con il fratello di Jasmin, Ari, che sembra aprirle uno spiraglio sulla reale natura degli affari di famiglia e il possibile motivo della scomparsa di Jasmin, ma costui muore all’improvviso in un incidente d’auto. Omicidio premeditato o fatalità? Più Mazi scava, più interroga amiche, amici e conoscenti di Jasmin e degli Shechter, aiutata da Tilly e Benji, più la matassa s’ingarbuglia: chi sono veramente gli Shechter, conosciuti come prodighi benefattori, famosi per le loro feste ricercate ed esclusive, i circoli di potere in cui si muovono, temuti e rispettati? E qual è il passato del patriarca Eduardo, il suo rapporto con i figli di primo e secondo letto e soprattutto con Jasmin, la fuggitiva? E Jasmin stessa, che non ha mai voluto raccontare nulla del suo passato al marito Dudi, come comprenderla? È sparita per sua scelta oppure no? È ancora viva e si nasconde o è già morta?

Eppure Mazi sa che ne verrà a capo come un tempo le aveva spiegato proprio Benny Peretz:
C’è un momento, in un’indagine … in cui pensi di essere in un vicolo cieco. Ma non è davvero un vicolo cieco. Ci sono domande che ti pungolano anche se non trovano giustificazione nelle prove e magari nemmeno nelle circostanze. Quando arriva quel momento, ascoltalo. Abbandonati. È il momento in cui possono succedere i miracoli». (p. 230)

Daria Shualy, israeliana, scrive per giornali cartacei e online, per la televisione ed è co-fondatrice di siti e-commerce per marchi di moda internazionale indipendenti. La calda estate di Mazi Morris è il suo esordio nel panorama internazionale del giallo, un esordio che lascerà il segno e che segnaliamo con vero piacere.

Francesca

 

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Cristina Rava – Dalla parte del ragno

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Nel suo lavoro Ardelia ha visto tanti corpi, e tutti l’hanno ricondotta a un’identica tristezza: morire ammazzati è una ben brutta faccenda, non soltanto perché si perde la luce del sole e l’azzurro del cielo, ma perché rappresenta la violenza suprema.” (pag. 143/144)

Eppure Ardelia Spinola, medico legale, abitante ad Albenga e ligure fin nei più profondi recessi dell’animo, ama il suo lavoro. E sebbene non abbia un carattere facile, il rispetto e la considerazione che offre ai suoi morti ammazzati non ha paragoni al mondo. Come ama il suo riconquistato compagno, il piemontesissimo commissario in pensione e profiler Bartolomeo Rebaudengo, compagno di tante avventure inclusa quest’ultima, ambientata proprio ad Albenga in un’estate in cui persino il tempo atmosferico sembra accompagnare con i suoi capricci le malefatte degli umani. Le danze iniziano con la terribile crisi psicotica del noto avvocato Giordano Bruno Siri il quale, dopo aver controllato come ogni giorno le mail sul computer, corre in strada sbarazzandosi degli abiti finché, fermato dalle forze dell’ordine, viene ricoverato d’urgenza in una clinica psichiatrica. A seguire, il cadavere del dottor Natale Mortigliengo, stimato medico, viene rinvenuto dal ragionier Giuseppe Magnani durante una sosta tecnica nella corsa mattutina. Il medico si è suicidato con un colpo di pistola. Infine, il gelataio Isidoro Zoldan, nemico giurato di telefonini, computer e tecnologia in generale, sparisce nel nulla dall’oggi al domani. Chiamata per la morte di Martigliengo e la successiva autopsia, e in seguito colpita dalla improvvisa sparizione di Zoldan e dal ricordo della crisi psicotica di Siri, Ardelia comincia a mettere insieme i pezzi. Sebbene nulla sembri indicarlo, pure dev’esserci un qualche rapporto fra questi eventi.

Ma Ardelia è distratta da ben altro. La grande pianista e sua carissima amica Norma Picolit sta passando un brutto momento. La relazione con la giovane, affascinante e cieca Serafina de Benedetti è tristemente naufragata con la scoperta che la ragazza ci vede benissimo e che non sempre si è recata a Finale per incontrare il fratello, quanto per vedere gli amici mentendo a Norma. Lei, che ancora combatte con i demoni del suo passato remoto e recente, è distrutta e per di più Serafina la perseguita: vuole chiarire, scusarsi, tornare con lei. Terribile, dunque, lo shock di Norma quando Ardelia, accompagnata da un ufficiale, è costretta a informarla dell’orribile morte della ragazza e ancor più terribile scoprire che in cima alla lista dei sospettati c’è proprio lei: Norma Picolit.

La morte di Serafina segnerà in qualche modo una svolta nelle indagini e il magistrato, dottoressa Marino, chiederà ad Ardelia e Bartolomeo Rebaudengo d’intervenire come consulenti esterni. Come se già non avessero cominciato a farlo, oltre a rimuginare sui possibili collegamenti fra la morte di Serafina e le vicende legate ai tre professionisti di cui sopra.

La grande bravura di Cristina Rava sta nell’alternare l’indiscutibile tensione in crescendo di questa storia brutale e complicata con le vicende personali degli attori coinvolti: i loro pensieri, le loro emozioni, i legami che li uniscono, i dubbi e le ambiguità che sono spesso alla base anche dei migliori rapporti. Intorno, il meraviglioso paesaggio ligure con il suo mare cangiante, la natura indomabile e i cieli limpidi o corruschi. Belli come una perfetta musica di sottofondo che accompagna i lettori.

Francesca

 

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Alessandro Maurizi – Gli invisibili di San Zeno

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… L’emigrazione è una vera e propria valvola di sicurezza per la pace sociale, a meno che non si voglia immaginare un continuo malessere generale, un lungo periodo di malattie, malcontento, manifestazioni e rivolte.
Forse basterebbe dare la terra ai contadini, attribuire le migliaia di ettari di terreni abbandonati e incolti che ci sono in Italia.” (p. 217)

Così argomenta il banchiere Solera e così gli risponde il giornalista Cattaneo, di fede repubblicana, a un certo punto di questo intrigante e puntualmente documentato giallo storico di Alessandro Maurizi ambientato a Verona nell’ultimo scorcio dell’800 e incentrato su un argomento antico e al tempo stesso assai attuale.

La dominazione degli austriaci è ormai finita, l’Italia è un Regno Unito sotto i Savoia, ma il Veneto resta la regione del Nord più povera e con enormi diseguaglianze sociali. Un terreno fertile, dunque, per l’emigrazione verso terre lontane. È facendo leva su questa speranza che Isaia Bordignon, coperto e protetto dalla complicità di grossi nomi della politica, della finanza e persino della questura, ha aperto al numero 12 di Piazza dell’Indipendenza a Verona un’agenzia che si occupa di organizzare la partenza dei migranti per il Brasile. Una massa di disperati che vende i pochi averi nell’illusione di poter trovare in quelle terre lontane ricchezza e abbondanza. Illusione alimentata da un giro di false lettere di altri migranti che già vivono laggiù e descrivono quei luoghi come meravigliosi. Dell’inganno, peggiorato da un ignobile profitto che ruota intorno a queste partenze di massa, è a conoscenza il giovane procuratore legale Federico Giorio – personaggio realmente esistito, come racconta l’autore nella nota finale – grazie alle informazioni che gli trasmette l’amico residente in Brasile Arnaldo Limana: “Credono di venire a incontrare la fortuna, e invece trovano la tomba.” (p. 16). Giorio riceve una dritta e, insieme al delegato di pubblica sicurezza Giovanni Bernardi, corre a perquisire il mulino del Carotta dove è sicuro di trovare alcune prove dell’inganno ai danni dei migranti. Ma qualcuno ha già avvertito il Carotta e Giorio non solo fa una pessima figura, ma si vede togliere il caso dal procuratore del re Abramo Visentin che lo spinge invece a occuparsi di un omicidio, quello di Angelo Galanti, esattore di debiti non pagati. La morte di costui sarà solo la prima di una serie di efferate uccisioni di personaggi legati all’affare dei migranti, tutti presenti in un misterioso libro conservato da don Marra, confessore del Galanti e secondo morto della serie. Mano a mano che l’indagine procede, Giorio si renderà conto di non poter fare alcun affidamento sulla polizia, ma solo su alcune persone fidate: gli invisibili di San Zeno, come li definisce il giornalista del Secolo Giuseppe Cattaneo – anche lui impegnato a svelare i loschi traffici ai danni dei migranti. Ecco dunque il furbo e intraprendente ragazzino Bacchetto, la bellissima prostituta d’alto bordo Emilia Ballarin, l’appuntato Venier, il medico legale Zanconato e sua figlia Ginevra, tutti pronti ad aiutare Giorio rischiando la pelle fino alla risoluzione del caso.

Alessandro Maurizi, sovrintendente capo della Polizia di Stato e Presidente dell’Associazione Letteraria Mariano Romiti, ci racconta con grande perizia un ignobile capitolo della nostra storia mescolando realtà e finzione con mano sapiente, addirittura affidando un ‘cameo’ a Emilio Salgari giovanissimo giornalista. Trama gialla ineccepibile, ambientazione perfetta fin nei più minuti dettagli e personaggi dei quali ci aspettiamo di poter leggere ancora e molto presto le avventure.

Francesca

 

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Patrizia Carrano – La figlia della serva

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Insolita, di grande spessore e interesse storico, oltre a essere estremamente ben scritta, questa saga familiare nata dall’ottima penna di Patrizia Carrano che si conferma, ancora una volta, abilissima nell’indagine psicologica dei suoi personaggi e nel riuscire a coniugare le loro vicende personali con la Storia italiana. Ambientata a Roma, in un arco temporale che va dal 1956 ad oggi, La figlia della serva è sì la storia della insopportabile, ringhiosa, egocentrica e aggressiva Franca Gobbi, del suo primo marito, il marchese Gualtiero Corradi e poi del trentennale compagno, il professor Renzo Scarpelli – più interessato all’Antico Vicino Oriente che a dare retta a Franca -; della figlia di Franca, Elisabetta e di quella di Renzo, Graziella, ma è soprattutto il puntuale racconto delle umane vicende delle cameriere che si sono avvicendate nelle loro case e del badante peruviano Manuel, paziente e presente, affezionato prima a Renzo, colpito da un ictus, e poi a Franca che sopporta, accudisce con amore e chiama ‘mamita’.

In realtà sono la Beppa, Ofelia, Melinda, Ottavina, Annalisa ed Ernestina a scandire con la loro amorevole e costante presenza lo scorrere del tempo dei protagonisti borghesi abitando al loro fianco, tollerando in silenzio le loro paturnie, come il malinteso comunismo di Franca Gobbi; l’infanzia solitaria e priva di amore di sua figlia Elisabetta, le sue delusioni amorose e poi la malattia terminale. Sono le serve, il loro passato, le loro famiglie e paesi di origine, la strenua lotta contro fame, malattie e guerre, il mai sopito desiderio di riscatto che accompagna le loro vite minuscole a narrare un’Italia in cambiamento e non sempre per il meglio.

…erano inconsapevolmente legate all’antico significato del termine servo che viene da serbare, ovvero conservare, custodire. Una vocazione che può essere intesa in termini altissimi: si serve il Paese, lo Stato, si servono gli ideali, si serve e si conserva un valore, una storia, una civiltà.” (p. 201-202)

È grazie a queste donne forti e coraggiose, italiane e straniere, se la vita delle protagoniste – Franca, Elisabetta e le altre – ha potuto procedere con minori intoppi, maggiore serenità e fiducia, più libertà, la possibilità di dedicarsi a lavori ben retribuiti mentre qualcun’altra si occupava dei loro figli, case, bucati e pranzi.

Come ci ricorda la Carrano in un bel passaggio iniziale del suo libro:
Per Franca la Beppa era sempre stata una funzione e non un essere umano.” (p. 41)

Ma alla fine dovrà ricredersi sia per la povera Beppa che per il ‘badante’ Manuel che le resterà accanto con una fedeltà e un rispetto esemplari.

Un libro sapiente, equilibrato e commovente che ci dispiace lasciare una volta finito.

Francesca

 

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Asmaa Alghoul e Sélim Nassib – La ribelle di Gaza

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La ribelle Asmaa Alghoul è nata a Rafah, nel sud della striscia di Gaza in un campo profughi. Brutto posto, viene da pensare, eppure in questo libro di memorie, sincero e coraggioso come pochi altri, ricorda con nostalgia quella casa dove ha vissuto con nonni e zii, dove ha imparato a conoscere la bellezza dei libri e ha maturato un amore sviscerato per la libertà, del corpo e del pensiero. Una casa che oggi non esiste più, rasa al suolo da due missili israeliani nel 2014 quando ancora vi abitava una parte della sua famiglia. Nove persone, fra cui due gemellini di pochi giorni, poverissime, uccise – ironia della sorte – da testate da mezzo milione di dollari ciascuna.

Un libro, questo, che ha incontrato mille difficoltà nella sua stesura e pubblicazione per le molte volte in cui Asmaa è rimasta bloccata all’interno della Striscia senza potersi incontrare con il giornalista e scrittore libanese Sélim Nassib che ha raccolto e tradotto la sua testimonianza di vita e di lotta.

Prima di nove figli con un padre illuminato e incoraggiante, Asmaa ha avuto zii che militavano e militano in Hamas e forse solo questo l’ha salvata dalla morte. Si è sposata due volte, ha avuto due figli e due volte ha divorziato rendendosi conto di aver incontrato uomini che, se da un lato le assicuravano solidità e con i quali vantava affinità elettive, dall’altro erano incapaci di vederla per quello che era: una donna “troppo forte” – così lei stessa si definisce nel libro -, una giornalista d’assalto senza peli sulla lingua, una blogger impavida nel denunciare le mancanze dei dirigenti di Hamas al governo e la loro ristrettezza mentale, il loro interpretare l’Islam solo nelle forme e nelle apparenze e non nel suo spirito di compassione e amore per gli altri. Nell’accusarli degli eccidi generati dai regolamenti di conti con le fazioni di Al-Fatah e del Fronte Nazionale approfittando degli attacchi israeliani. Nel credere che provocare Israele fosse la loro missione di martiri della fede senza tenere in alcuna considerazione i danni fisici e mentali alla popolazione civile della Striscia.

E di essere stata ed essere “troppo forte” dà prova anche in questo memoir che si muove fluido attraverso le molte guerre combattute fra Israele e Hamas, gli infiniti bombardamenti, le mille inutili morti di civili innocenti. Ma anche nel racconto di episodi della vita di ogni giorno nella Striscia, uno dei luoghi più popolati al mondo, nella capacità di reagire al dolore, alla miseria e alla distruzione della sua popolazione. O ancora la narrazione dei viaggi di studio compiuti, dei premi ricevuti per il suo lavoro – tanti e prestigiosi -, delle persone conosciute, delle persecuzioni subite dalla polizia politica di Hamas fino ai pestaggi e alla prigione. Feroce la sua condanna di tutte le guerre che hanno insanguinato il Medio Oriente in questi anni, a partire dalla Siria di Bashir al-Assad e dell’Isis fino al conflitto arabo-israeliano:
Uno ammazza per mantenere al potere la propria famiglia, l’altro ammazza in nome di un’interpretazione distorta dell’islam, il terzo ammazza in nome di una terra cosiddetta promessa… E i missili cadono sempre sulla testa degli stessi, quelli che non hanno potere, quelli che dormono credendosi al sicuro, che hanno la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato…” (pag. 184)

Asmaa è una voce potente fuori dal coro e questo è un libro da leggere chiedendosi: Gaza e la Palestina libere, ma da chi?

Francesca

 

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