Michele Serra – Le cose che bruciano

Vai alla scheda del libro

Quanti di noi non sono succubi del proprio passato? Chi non si è mai voltato a guardarsi indietro? Il tempo è ciò che ci governa e scandisce le nostre giornate, ormai diventate irrefrenabili, spesso asettiche e prive di vere emozioni. Sono pochi i giorni in cui possiamo dire di aver veramente vissuto la nostra vita, troppo presi ormai dal girotondo convulso della superficialità. Ecco allora che la sola azione di svegliarsi al mattino diventa un’incredibile monotonia e non l’occasione per fare qualcosa di unico. I fantasmi del passato fanno così paura in una società che è ormai trituratrice di se stessa? E’ ciò che si domanda Michele Serra con questo libro. ‘Le cose che bruciano’ è un titolo potente che fa pensare ad imponenti roghi e distruzioni e in qualche modo ci azzecca ma non nel senso che probabilmente pensate. Si parla di un’anima bruciata e consumata da rimorsi e rimpianti. Attilio Campi è il protagonista, un uomo politico che ripone grandi aspettative nella sua proposta di legge di ripristinare la divisa nelle scuole di ogni ordine e grado salvo però rivelarsi un fiasco. La depressione lo corrode fino alla drastica decisione: mollare tutto quanto e trasferirsi a Roccapane per diventare coltivatore di zafferano. Incontrerà uomini e donne disposti ad accoglierlo per aiutarlo a ricominciare, per redimersi soffocando rabbia e angosce. Una storia che si srotola lungo i mesi che vanno dalla fine della primavera ai primi fiocchi di neve dell’inverno. Pochi personaggi con un carisma particolare e una personalità burbera tipica degli abitanti delle piccole città provinciali.

Come si può cancellare il passato ma soprattutto, è possibile? Attilio è l’emblema dell’uomo distrutto in cerca di una flebile speranza. Dipendente da una vita che non sentiva più sua ma nella quale tentava solo di sopravvivere raschiando il fondo del barile. A Roccapane ha moltissimo tempo per pensare e forse riesce a venire a capo del suo problema: il fuoco. Decidere di bruciare tutto ciò che ci tiene incollati al passato. La distruzione del canapè di zia Vanda, delle lettere della madre scomparsa, delle vecchie foto dei genitori e un’intera soffitta di cianfrusaglie diventano l’ossessione di Attilio. Un libro che si legge velocemente, soprattutto nella seconda metà dove le cose capitolano proprio nelle ultime pagine. Un monito per tutti quanti noi: mai dare per scontato ciò che abbiamo, essere sicuri di una certa situazione non ci tiene le spalle coperte ma dobbiamo avere prove tangibili per non rischiare di finire come Attilio. Considero ‘Le cose che bruciano’ un intreccio tra romanzo e saggio. Essendo giornalista, Michele Serra padroneggia molto bene i due generi letterari e si diverte alternandoli nella sua narrazione. Ho notato diverse ripetizioni a voler sottolineare alcune situazioni, scelte precise di un autore conscio di ciò che vuole scrivere ma che ne hanno disturbato la lettura rendendola a tratti noiosa nelle prime 100 pagine. Un’ambientazione descritta in maniera adeguata mi ha dato la sensazione di essere immerso in quella natura, tra quei boschi a sporcarmi le mani insieme ad Attilio, Severino e la Bulgara. Tutti personaggi che ti tengono molta compagnia, ti fanno sorridere e soffrire, riflettere e pensare al senso della vita. Sembra quasi che l’aria e la gente di quei posti siano premonitrici.

Voglio tornare per un momento al titolo del libro, le cose che bruciano o meglio che si tenta di bruciare in realtà è una soltanto: la delusione. Per una vita incompleta, per i fallimenti e per le agghiaccianti scoperte che non vorresti mai fare, arrivati ad una certa età. Capire di essere troppo maturo per rimediare a qualcosa è davvero traumatico. Questo libro ci insegna che ‘ardere’ il proprio passato è una scelta a senso unico e irreversibile. Quando ti accorgi di voler tornare indietro è ormai troppo tardi. A fine lettura sento un vuoto, lo stesso di Attilio ma contemporaneamente mi arricchisco di un’esperienza di vita come l’educazione che ti impartisce un buon padre di famiglia. Scopro l’amore per la terra, quella che, se lavorata, ti spacca la schiena ma amplifica le soddisfazioni. Quella che ti insegna l’umiltà, che ti insegna come stare al mondo.

 

Ti interessa acquistare questo titolo? Vai allo store!

Amazon

Feltrinelli

IBS

Mondadori Store



Verifica la disponibilità in biblioteca (SBN – Servizio Bibliotecario Nazionale)

Visualizza la mappa delle biblioteche (Anagrafe Biblioteche Italiane)

Donato Carrisi – Il suggeritore

Vai alla scheda del libro

Il suggeritore è un romanzone con molti personaggi, una trama fitta di avvenimenti e vicende che devono essere lette con attenzione. Era e sempre sarà un libro attualissimo. Sei ragazzine rapite e mutilate, alcune uccise, sono l’incipit e il filo narrativo di una storia che non dà tregua e che esplora le zone tenebrose della mente di un serial killer; lui è un estremo mentre all’altro capo troviamo una task force di specialisti impegnati ad aggredire il problema con ogni mezzo possibile. L’identità dell’omicida sarà un mistero che spetta al lettore risolvere insieme a quel gruppo di poliziotti che imparerà a conoscere attraverso pagine impregnate di rabbia, rancore e sangue. C’è un aspetto che ho subito apprezzato e che definirei come l’anonimato dell’ambientazione. Carrisi, infatti, ci descrive una città scossa e impaurita da misteriose sparizioni e macabri ritrovamenti senza mai accennarne il nome. Mi piace quando un autore decide di lasciare libertà assoluta al lettore sul come immaginarne ogni quartiere e angolo; un libro scritto su misura per chi lo ha tra le mani. Voglio spendere qualche parole anche su alcuni dei protagonisti partendo dal serial killer: una figura di certo squallida ma che affascina; è lui che conduce il gioco e che ne manovra i meccanismi. Una figura che non si riuscirà mai ad individuare se non alle battute finali e per la quale vi chiederete se esista davvero oppure no. Ci sono poi Goran Gavila e Mila Vasquez che sono i veri leader della task force, nonostante lei sia l’ultima arrivata e subentri solo ad indagine avviata saprà ritagliarsi uno spazio privilegiato. Tenete a mente che la sua grande capacità è quella di ritrovare le persone scomparse. Boris, Stern, Roche, Kreep, Sara Rosa, ecc… si aggiungono come contorno ai due ma non sono da sottovalutare, specialmente l’ultima. Una critica qui la voglio fare. Si percepisce che sono tutti personaggi con una storia più o meno difficile ma non c’è un approfondimento che ci permette di venirne a conoscenza. Avrei voluto che Carrisi esplorasse maggiormente il vissuto degli uomini e delle donne creati dalla sua penna, magari al posto di quei paragrafi somiglianti ad estratti di volumi di criminologia forense che mi hanno poco incuriosito e molto annoiato.

E’ stato interessante scoprire come vengono catalogati gli assassini seriali e addentrarsi nei loro modi di agire. E’ da qui che nasce il titolo del romanzo: il suggeritore è quel serial killer che non agisce mai in prima persona ma, giocando sulla psiche dei suoi ‘discepoli’, inculca in loro la convinzione che uccidere qualcuno per un certo fine sia giusto. L’esempio forse più conosciuto è stato Charles Manson. Donato Carrisi dimostra una notevole padronanza del linguaggio, è perfettamente consapevole di dove vuole arrivare e di cosa vuole scrivere. Sa come depistare il suo lettore: alle volte nella giusta direzione e alle volte su un fuori strada tumultuoso e impervio. E’ meticoloso e preciso, se ripenso a quei tanto odiati ‘passaggi forensi’ di prima devo ammettere che sono sintomatici di una profonda conoscenza della materia. Tutti campi in cui sa muoversi con abilità. Si percepisce lo studio che sta dietro. Le descrizioni penso siano il suo punto di forza, di grande impatto visivo ed emotivo.

Donato Carrisi scrive un grande romanzo d’esordio. Un thrillerone di quelli potenti, cosa che fino alla pubblicazione era appannaggio dei grandi autori americani. Sicuramente non mi metto a confrontarli, laggiù è dove il genere è nato e ci sarebbe ben poca competizione ma Il suggeritore si distingue e reinventa le regole di un gioco fatto di ombre, multiple personalità e incubi abilmente celati. Ho scoperto un ottimo scrittore e capitano che ha saputo guidarmi lungo la prima tappa di un lungo viaggio alla scoperta del noir.

 

Ti interessa acquistare questo titolo? Vai allo store!

Amazon

Feltrinelli

IBS

Mondadori Store



Verifica la disponibilità in biblioteca (SBN – Servizio Bibliotecario Nazionale)

Visualizza la mappa delle biblioteche (Anagrafe Biblioteche Italiane)

Patrick Süskind – Il profumo

Vai alla scheda del libro

Mi sono gettato su questo libro non avendo la minima idea di cosa trattasse. Ricordavo sì, di aver letto qualcosa in proposito ma era tutto sfumato e un po’ vago, così mi sono detto: proviamo, magari è un bel romanzo. La trama non spiegava granché, ma prometteva bene. Sin dalla prima pagina mi sono accorto dello stile splendido, la naturalezza con cui le parole sono state depositate sul foglio mi ha sconvolto e catturato. Se immaginate di leggere un romanzo di narrativa leggera scordatevelo subito, Jean-Baptiste Grenouille è un protagonista che non si scorda facilmente, è un protagonista fuori dal comune ed incredibilmente difficile da creare. Di tutto si può dire su questo libro, meno che sia scontato.

Un romanzo pervaso di aromi, di solitudini, di follia. Un connubio tra realismo e fantasia. Definito uno scritto geniale da tanta parte della critica, sicuramente lo è, in particolare nella creazione del protagonista, un reietto della società, un essere che non emana odore umano e non sembra avere sentimenti. Ciò che colpisce di Jean-Baptiste è la sua incomunicabilità con il mondo, un’unica passione-malattia per i profumi e quell’aura di tristezza. Un personaggio cupo, decadente, con tutte le caratteristiche giuste per essere odiato dal lettore nel momento in cui le sue idee strampalate portano ad azioni turpi. Tra le mille sfumature psicologiche create dalla penna dell’autore, fa capolino la malinconia e la vicinanza a questo giovane, la comprensione per il percorso di vita subito che è sfociato in un qualcosa di anomalo. Quanto è cattivo il cuore di Jean? Possiede un cuore dentro a quel corpo che non emana odori? E’ nato con un’anomalia oppure le condizioni in cui è stato dato alla luce ed abbandonato lo hanno reso un mostro? Süskind non propone una soluzione all’enigma, bensì un percorso, fatto di sensazioni, di volti, di morte, di ingiustizie. Non il profumo in senso stretto ma l’odore. L’odore inesistente di Grenouille che con il suo naso ci porta al centro della terra. Sente tutto, come un predatore. Annusa tutto, vive con il suo naso come gli altri vivono dei propri occhi o le proprie orecchie. Non ha bisogno di sguardi, lui annusa e capisce. Percepisce la paura, la felicità, l’ansia e la tranquillità di tutti quelli che gli stanno attorno. Percepisce anche odori che sono al di là dei muri, odori lontani, profumi e puzze, anche l’odore degli oggetti materiali come il vetro o il ferro e tramite il suo naso vive un’esistenza piena. Non è un personaggio che piace e nemmeno che non piace. Essendo senza odore lo percepiamo anche noi lettori come una presenza, ma senza dargli amore o odio.

Il profumo è un racconto molto forte, con dettagli sottolineati per far godere o disgustare lo spettatore, è una storia macabra ma al contempo interessante, che desta curiosità perchè è originale e anche se è chiaro che è un romanzo di fantasia, molte volte ci si chiede: ma può essere una storia realmente accaduta? E’ un filo d’aria che ti entra e ti sconvolge con la sua schiettezza, lasciandoti l’amaro in bocca e la pena per Grenouille, così sfortunato perchè è un bambino abbandonato subito dopo il parto, avvenuto sotto un banco del pesce in mezzo a una piazza; un bambino senza odore, sfruttato, senza mai aver ricevuto una carezza o un gesto di affetto, un bambino nato sotto una cattiva stella. Una lettura dal fascino tenebroso, tinta di giallo e nero, Patrick Süskind è stato paragonato a Umberto Eco e ad un Italo Calvino in nero, il suo stile accurato rievoca perfettamente la Francia del 1700, creando una favola dark nella quale il protagonista cela il desiderio ‘nascosto’ di ‘essere’, di ‘esistere’ ma contro la propria natura non si può andare.

Originale ed intenso. Un libro che può togliere il sonno a chi lo legge. Se la fantasia dell’autore si calasse nella realtà susciterebbe terrore. Con uno stile elegante e scorrevole Süskind traccia il profilo psicologico di un serial killer dopo averne raccontato l’infanzia quasi per provocare nel lettore un moto di pietà e simpatia per l’assassino. Man mano che la storia si snoda l’interesse aumenta e conduce il lettore in un intreccio che lo tiene in sospeso fino all’ultimo respiro. Un libro che sa sconvolgere e accattivare allo stesso tempo.

 

Ti interessa acquistare questo titolo? Vai allo store!

Amazon

Feltrinelli

IBS

Mondadori Store



Verifica la disponibilità in biblioteca (SBN – Servizio Bibliotecario Nazionale)

Visualizza la mappa delle biblioteche (Anagrafe Biblioteche Italiane)

Mario Calabresi – La mattina dopo

Vai alla scheda del libro

Resilienza è la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici riorganizzando positivamente la propria vita, senza alienare la propria identità. Lo so, sembra un corollario matematico per la meticolosità con cui è descritto ma è il primo concetto che mi è venuto in mente fin dai primi minuti di conversazione alla presentazione di questo libro scritto dall’ex direttore de La Stampa e La Repubblica. E’ stato il mio primo approccio con Mario Calabresi, con il suo modo di scrivere e la sua opera. Al di là di ogni orientamento politico inevitabilmente presupposto quando si tratta di giornalisti, questo è un libro che non ha nulla a che fare con le frenetiche dinamiche di un giornale benchè sia, in un certo senso, ad esso collegato. Preferisco dire che deriva da una profonda delusione che il quotidiano ha arrecato alla vita di Mario Calabresi. Direttore de La Stampa prima e de La Repubblica dopo, una mattina si sveglia e improvvisamente gli crolla il mondo addosso: l’editore del secondo quotidiano italiano per diffusione lo lascia letteralmente ‘a piedi’, senza un lavoro per “… disaccordi di vedute”; ecco allora il momento delle domande e dei perché, ecco La mattina dopo.

Tutti quanti ci poniamo un sacco di domande quotidianamente, per 365 giorni all’anno ma in pochi tentano di trovare una risposta agli interrogativi che fin troppo spesso ci tormentano l’esistenza. Ogni cosa che ci circonda è spunto di discussione: un accadimento in ufficio, una battuta con i colleghi, un fatto di cronaca al telegiornale, la lettura della buonanotte ai propri figli e potrei andare avanti sviolinando un elenco lunghissimo. Ma dove sta allora la sottile linea di confine che ci permette di venirne a capo? Nella riflessione. La nostra è ormai una società in perenne ritardo, nel senso che è sempre di corsa, frenetica e agitata che non ci permette una pausa per meditare su quella che è stata la giornata appena trascorsa o anche solo un momento di felicità. Siamo tutti troppo occupati a pensare ‘al dopo’. Proprio a questo fa riferimento Mario Calabresi quando racconta la sua giornata tipo: già dalle prime ore del mattino la sua mente era impegnata a pianificare quella che sarebbe stata la scaletta degli impegni del giorno dopo. Solo quando vedi tutto questo con occhio distaccato ed esterno ti rendi conto della compressione.

Esiste poi l’altro aspetto, quello dell’atteggiamento di fronte alle sciagure che un dio malevolo ha voluto sbatterti in faccia con un tempismo davvero straordinario. Troppo spesso è quello del menefreghismo totale verso la condizione di depressione in cui cade un tuo simile ma che non ti sfiora finchè poi non capita anche a te. E’ proprio questo che tenta di spiegare La mattina dopo, dare risposta a quell’interrogativo che ci poniamo ma al quale non vogliamo e non sappiamo rispondere. Calabresi tenta di farlo lavorando in primis su se stesso riannodando i fili con un passato dimenticato, messo sotto chiave in quel piccolo cassettino della memoria. Lo fa raccogliendo anche testimonianze di vita autentica, di dolore vero, di uomini e donne che si sono visti crollare il mondo addosso e hanno reagito. Delusioni lavorative e amorose, malattie irreversibili e incidenti irreparabili hanno tutti un denominatore comune: il dolore. Quello che ti consuma e invecchia anzitempo. Mario Calabresi si è spostato per l’Europa alla ricerca di racconti che potessero essere scuola di vita per lui e per tutti quelli che hanno perso la speranza. E’ la storia di Daniela ‘la garagista’ ad aver toccato le corde più sensibili dell’Enrico lettore. Daniela era un’atleta vincente, era nel pieno della sua carriera e lanciata verso nuovi traguardi ma per un bizzarro scherzo del destino tutto questo entusiasmo viene spazzato via da un incidente che la priva dell’uso delle gambe. Lo scossone è tremendo, la crisi dietro l’angolo e le certezze che vacillano ti cambiano inevitabilmente; ti chiudi a riccio e rifiuti ogni forma di comunicazione, di interazione e di aiuto. Ma Daniela è una ragazza che ha reagito con la stessa forza di volontà che la contraddistingue come sportiva, ha raschiato il fondo del barile per poi tornare a fare ciò che più amava: stare su quella canoa insieme alle sue compagne.

La mattina dopo è la ricerca di come si può, anzi si deve, affrontare lo strappo; riannodare i fili della realtà è possibile con la volontà e una grande forza d’animo. La riabilitazione passa dunque attraverso due fasi, la prima, quella dell’accettazione cioè riconoscere il dolore per scendere a patti con se stessi, la seconda è accorgersi che, nonostante tutto, ogni cosa che prima ti rendeva felice, ora, la puoi comunque ancora fare, devi solo cambiare il modo di vederla.

 

Ti interessa acquistare questo titolo? Vai allo store!

Amazon

Feltrinelli

IBS

Mondadori Store



Verifica la disponibilità in biblioteca (SBN – Servizio Bibliotecario Nazionale)

Visualizza la mappa delle biblioteche (Anagrafe Biblioteche Italiane)

Stephen King – Pet sematary

Vai alla scheda del libro

Qui c’è la storia di un padre, una madre, due figli e soprattutto il gatto Church; un vicino di casa ermetico ed enigmatico, molti camion e un oscuro cimitero degli animali. E’ un romanzo scritto in terza persona con diversi punti di vista ma il vero protagonista è Louis Creed con la sua camaleontica trasformazione e quel cimitero n’è il deterrente. Si insinua nella sua testa un’idea terribile, giustificata da una grossa perdita affettiva che ne offusca la ragione e lo spinge ad una pazzia dilagante. ‘Louis Creed is the new Jack Torrance‘ ma evoluto in qualcosa di dissacrante. Un uomo in perenne conflitto con se stesso, che non riesce a rassegnarsi, ad accettare la morte del figlioletto. Stephen King lo descrive come un uomo distrutto calcando la mano, senza remore, sulla sua sensibilità di padre.

A primo impatto può sembrare una storia nera, e lo è, ma la sua capacità di accostare il reale al surreale è talmente buona che non ci si rende davvero conto di ciò che si sta leggendo se non nelle ultime pagine dove affiorano i veri mostri. Questo sì che può essere considerato un romanzo horror, dalle tinte noir e su cui aleggia un forte senso di perdizione. Emerge la religiosità di Stephen King, la sua cristianità, non a caso ognuna delle tre parti è introdotta con passi parafrasati del Vangelo; è spiccato il timore che ha nei confronti della morte. Il suo è un tentativo di dissimularla. La morale è doppia: con la morte non si può e non si deve ‘giocare’, se lo fai rischi che lei scherzi con te, condannandoti. Se succede, per quanto possa essere difficile e sembrare impossibile, tu devi reagire aggrappandoti a qualsiasi cosa possa tenere acceso un barlume di speranza.

Leggendo più volte e a distanza di anni uno stesso libro si colgono certe sfumature che a 15 anni non si notano perché la vita ha giustamente una prospettiva diversa. Ecco che Pet Sematary si trasforma in un romanzo profondo e riflessivo sul senso della vita ma anche sul tema del fine vita, sulla fragilità umana e la sua capacità di elaborare un lutto. Si può davvero accettare la morte? Se ci fosse una sola, piccola, possibilità che tutto ritorni alla normalità non ci aggrapperemmo ad essa con tutte le forze? In un crescendo di angoscia e terrore, Stephen King ci da la sua risposta.

 

Ti interessa acquistare questo titolo? Vai allo store!

Amazon

Feltrinelli

IBS

Mondadori Store



Verifica la disponibilità in biblioteca (SBN – Servizio Bibliotecario Nazionale)

Visualizza la mappa delle biblioteche (Anagrafe Biblioteche Italiane)