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Letizia Vicidomini – Notte in bianco

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Il sangue del fiore mi segna la mano. Sgomento negli occhi. Si apre lo squarcio. È viola, non rosso, il dolore del cuore.

Quando si termina la lettura di un romanzo che ti lascia pezzi di cuore da ricucire è sempre difficile farne una degna recensione.

Mille sarebbero le parole da dire su questo piccolo capolavoro che in sé racchiude le più svariate sfumature dell’animo umano. Ho pensato a dargli un’etichetta, ma non è possibile! Questo è un noir sì, nerissimo per giunta, ed è carico di poesia, ma non poesia sdolcinata. È poesia dell’anima, è analisi psicologica e introspezione. L’autrice sa toccare argomenti che fanno parte della nostra quotidianità come l’amicizia, l’amore, la fratellanza, la maternità, i rapporti di vicinato, e sa renderli speciali, intensi, profondi.

La storia tragica di Viola Carraturo fa da sfondo all’intera vicenda, ambientata nella splendida Napoli. Una città che ti sembra di vivere leggendola, grazie alle descrizioni delle vie, delle case, delle persone al mercato, nei negozi, agli odori, profumi, rumori fatti anche di chiacchiere e pettegolezzi tra comari. Descrizioni mai pesanti, mai prolisse, sempre messe lì, al punto giusto!

Ho conosciuto Viola detta da tutti “La Tabaccaia”, un soprannome che indica la poca considerazione con la quale veniva vista dal vicinato: una donna dura, sfuggente, mal vestita, sporca, per tutti era quella strana, quella su cui costruire i pettegolezzi più biechi. Ma lei dentro racchiudeva un segreto, un dolore che nessuno poteva capire, né sapere. E attorno a lei, altre figure con drammi e segreti nascosti a loro volta, le ruotano intorno come un vortice.

Dentro, invece, io custodisco l’inferno e i suoi mille rumori, i suoi strepiti, le voci e le urla che nessun altro sente oltre me, che quell’inferno ce l’ho chiuso nell’anima.

Un racconto alternato da parti scritte in corsivo che, ammetto, mi hanno spiazzata e fuorviata più volte nel corso dell’indagine: una, più persone osservano la scena da fuori, raccontando in prima persona e nulla è mai ciò che sembra. Un gioco delle parti perfettamente architettato ad arte per ingannare benevolmente il lettore. Sulla morte violenta di Viola si creano mille ipotesi. Seguiamo l’indagine affiancando il commissario, ora in pensione e dedito al giardinaggio, Andrea Martino detto “il commissario buono”.

L’intera vicenda toccherà profondamente l’animo sensibile dell’uomo, portandolo nel buio del sentimento umano, confrontandosi con il male, contro il quale non sempre si vince, e con la giustizia che non sempre viene fatta e non sempre è quella che pensiamo sia corretto assicurare.

Il tema della maternità mancata, della violenza sulle donne vista sotto l’aspetto sia fisico che psicologico è descritta in modo superlativo, sottolineando anche come spesso queste vittime siano, in fondo, sole in mezzo a tanta gente.

La stragrande maggioranza della gente non cerca condivisione, si esibisce in qualche assolo per attirare attenzione, ma poi non ama il coinvolgimento, si gira dall’altra parte più spesso che può. L’uomo è solo, anche se cammina in mezzo a una moltitudine, pure se c’è qualcuno che l’ama, ed è sempre in cerca di qualcosa che non sa spiegare neppure a sé stesso.

Non voglio dire di più sulla trama. Voglio soppesare l’intensità della scrittura dell’autrice, mai banale, mai superficiale, mai “già vista” e convincere chi mi sta leggendo a prendere in mano questo libro e tuffarsi a piè pari nella storia e passare con essa una indimenticabile ‘notte in bianco‘.

Vi lascio con quest’ultima citazione (ne avrei messe molte altre!) che ho sentito molto mia.

Le notti così inquiete sembrano non dover mai finire, moltiplicano i fantasmi e i pensieri, in una spirale che vortica di continuo.

 

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Gian Luca Campagna – L’estate del mirto selvatico

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Leggere questo libro è esattamente come Federico Canestri, lo scrittore protagonista della storia, vorrebbe che fosse il suo romanzo.

Portare a spasso su un sidecar il lettore, non fissargli la cintura di sicurezza, senza casco, condurlo a centocinquanta chilometri orari in un altrove che non conosce, sorprenderlo anche nelle piccole soste, consentirgli di riflettere soltanto quando ha raggiunto la meta, emozionarlo pagina dopo pagina, svelando alla fine la più grande banalità dell’esistenza…“.

Questo è ciò che si prova leggendo Gian Luca Campagna. Con questa storia, l’autore ci catapulta nel luglio 1990, nei ricordi di un’estate italiana, quella dei mondiali di calcio, quella delle notti magiche della Nannini. Tra le avventure di ragazzi adolescenti che vogliono divertirsi e prendere la vita a piene mani, scoprire l’amore e le sue forme, tra le emozioni che la gioventù amplifica e rende, a volte, anche insopportabili. Gioia, passione, amicizia, ma anche odio, tradimento, vendetta. Una banda di buoni a contrastare i bulli che se la prendono con il ragazzo più debole del gruppo.

In un alternarsi di passato e presente, seguiamo il Federico adulto, oggi, tornato al Circeo per scoprire la verità su una tragica vicenda che chiede giustizia da tempo. Un uomo con i suoi tormentati trascorsi sentimentali, uno scrittore con la crisi da pagina bianca, che rivive i suoi ricordi di ragazzino: le partite con gli amici sulla spiaggia di Sabaudia, vegliati dal profilo di pietra della Maga, ovvero il monte Circeo, descritto in più parti del romanzo in modo splendido, come un pittore dipinge un quadro.

Lo stile di Campagna è descrittivo e spesso poetico: riusciamo quasi a vedere i colori di questo cielo dalle “nuvole sudicie che rischiavano di imbrattare quel quadro dal colore pastello“, gli odori dei cespugli di mirto, il fruscio delle fronde dei carrubi. E il mare, in cui perdere lo sguardo e rivivere le sensazioni di quella che suo padre definiva ‘L’estate indiana’, quel periodo in cui “tutto è ammesso e dove le sofferenze e le criticità della vita scompaiono“. Ma non sarà proprio così per Federico, che farà un percorso tortuoso, incontrando gli amici dell’adolescenza, alla ricerca di una verità che potrebbe sconvolgere le sue poche certezze.

Uno stile narrativo che va in crescendo, mantenendo così la curiosità nel lettore che vuole proseguire la storia per capire, con il protagonista, la verità finale.

Una storia cupa, non un giallo, non un noir, ma qualcosa di ancora diverso, non etichettabile, che affronta, tra gli altri, il tema del bullismo, argomento molto moderno, ma già ben noto anche negli anni in cui si svolgono i fatti.

Il più forte vince sempre, sarà davvero così?

Buona lettura e buon viaggio sul Monte Circeo.

 

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Fratelli Frilli Editori


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Sara Magnoli – Dark web

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Il dark web (in italiano: web oscuro o rete oscura) è la terminologia che si usa per definire i contenuti del World Wide Web nelle darknet (reti oscure) che si raggiungono via Internet attraverso specifici software, configurazioni e accessi autorizzativi. (fonte Wikipedia)

Certo, nulla di nuovo, conosciamo più o meno cos’è il Dark Web, i pericoli e le insidie che si nascondono nel buio, l’orrore della pedopornografia. Ma la storia raccontata qui da Sara Magnoli è agghiacciante e quanto mai realistica.

Ho letteralmente divorato questo libro, letto in poche ore, un ritmo talmente incalzante e ad alta tensione che ho ancora la pelle d’oca.

Ho seguito la storia di Eva con apprensione, ansia, paura ; sensazioni forse amplificate dal fatto di essere madre di una ragazzina della stessa età di Eva. Una tensione narrativa che non lascia un attimo di tregua, attimi in cui vorresti gridare a Eva di star lontana dal lato oscuro, di non cascarci, di fidarsi solo dei genitori e parlare con loro!

Ma, in fondo, parlo con la visione di una madre, mentre la storia è vissuta e descritta in prima persona dalla protagonista, una quattordicenne che vive per i social, per ottenere più like, nell’era di Instagram, Whatsapp e Facebook, quest’ultimo meno perché, come dice la stessa Eva “è più lento, più da vecchi“.

Eva Vesna (questo il suo avatar su Instagram) sogna di diventare una famosa influencer di moda e crede finalmente di poter realizzare il suo più grande sogno entrando in contatto con uno dei più seguiti profili Instagram. Lui la porterà al successo. Ancora non sa che questo la porterà verso un incubo dal quale non saprà come uscire, arrivando a compiere gesti disperati e fuori controllo.

Oltre quello schermo, infatti, oltre quell’avatar così accattivante, Doom Lad, c’è una figura oscura, un ragno che sta tessendo una tela per catturare la sua preda e darla in pasto ad altri ragni che attendono nel buio.

“Nessuno è amico di nessuno nella rete nera, nel dark web. Lì non si è semplicemente nel profondo. Lì si è nelle tenebre. Tra i signori delle tenebre. Molto più mostri di quelli che qualsiasi artificio letterario, qualsiasi ricostruzione in videogame, qualsiasi pensiero potrebbe riuscire a creare.Tra mostri reali. Veri. In carne e ossa. Pronti a sbranare. Non aspettano altro.”

Un romanzo per ragazzi, sì, ma sicuramente per adulti, genitori, insegnanti. Da diffondere come lettura nelle scuole, per sensibilizzare il più possibile ragazzi e genitori su un argomento che a volte è sottovalutato da entrambi. Ricco di spunti di discussione per tutti: da notare che si parla anche di bullismo e cyberbullismo, temi quantomai attuali tra i giovani purtroppo.

Faccio i miei complimenti all’autrice che non ha mai allentato la corda della tensione e ha saputo disseminare diversi spunti di riflessione in più parti del testo.

Vi lascio con un estratto finale che mi ha davvero colpita:

“Rocce di burro. Gli adulti sono strani. Si perdono in un bicchiere d’acqua. Non ci ascoltano. Sembrano forti, quando ti urlano nelle orecchie che cosa non va bene, come sono scontenti di te, che non sei la figlia che si aspettavano, che li deludi. Poi quando c’è un problema serio li vedi lì, molli molli come se fossero burro fuso. Sono una roccia di burro.”

 

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Stefano Mancini – L’enigma del Führer

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Il thriller che non ti aspetti.

Ecco come sento di definire a primo impatto questo romanzo di Stefano Mancini. L’autore ha creato un mistery thriller davvero originale. Nonostante il tema sia trattato in moltissimi libri, ha tirato in ballo una realtà che, mista ad una componente misteriosa, ci regala un’avventura al cardiopalma che catturerà anche i più scettici, fin dalle prime pagine, senza mai mollare la presa.

La narrazione, sempre incalzante, si alterna tra due spazi temporali perfettamente gestiti: gli avvenimenti degli anni 30-40 e quelli del 2020.

Nel passato troviamo il giovanissimo scienziato Günther Klein che racconta, attraverso la stesura di un diario, i primi albori del nazionalsocialismo in Germania, l’influenza che il giovane subisce dal carismatico Hitler, al punto di entrare nelle fila del Partito Nazista e diventare collaboratore principale e stimatissimo dal Führer. Il percorso della sua vita lo porterà a trasferirsi in altro Paese per seguire un progetto segretissimo per conto del Reich.

Nel presente Ethan Cooper, giornalista, si trova coinvolto in un incidente dove un uomo, sbucato improvvisamente sulla strada, si lancia sotto la sua macchina e, in fin di vita, gli lascia due oggetti e un messaggio criptico. Da qui partono le ricerche per scoprire quale eredità l’uomo misterioso gli abbia lasciato. Conoscerà così Kirsten, fisico ex CERN e con lei cercherà di risolvere gli enigmi nelle sue mani.

Un vortice di eventi mozzafiato porterà i due a scoprire cose sempre più sconvolgenti, risolvendo enigmi, decodificando codici cifrati, cercando di scappare da quegli uomini in nero che li seguono e pare vogliano carpire a tutti i costi le loro scoperte. Rischieranno la vita fino all’ultimo per cercare di salvaguardare una scoperta che, se resa pubblica, potrebbe cambiare drasticamente il futuro dell’intera umanità.

Tutti i personaggi, principali e secondari, sono così ben caratterizzati che si crea con essi un’empatia che cresce, pagina dopo pagina. Ethan tra l’altro subirà anche un cambiamento, ci sarà un’evoluzione del personaggio nel corso della storia. L’ironia e la pedanteria di Larry, l’aiutante informatico, spezzano la tensione anche nei momenti più difficili. Mancini crea dialoghi molto semplici, diretti, spesso divertenti, veloci, come veloce è la sua scrittura che corre al ritmo della storia. Ci descrive le atrocità del Reich, i sensi di colpa di chi si è ritrovato coinvolto in una cosa più grande e più orribile di quanto potesse immaginare. Il Buono e il Cattivo sempre a confronto: giusto o sbagliato? Scelte da prendere, legami a cui rinunciare. Coraggio da tirar fuori, a costo della vita. Storie di amore, di amicizia, di odio e potere. Ogni personaggio coinvolto dovrà confrontarsi con tutto questo.

«Siamo quel che siamo. E io non ho rimpianti. Sarei stato ben più infelice se avessi dovuto fingere di essere qualcun altro. Ho fatto delle scelte. E rispondo di quelle. Senza rammarico, se non quello di aver servito una nazione che punisce l’amore e glorifica la violenza.»

Una storia realistica e fantastica insieme, una storia che non ti aspetti. La bravura dell’autore è stata anche quella di inserire un evento fantascientifico, senza creare stravolgimento, come fosse il decorso naturale della vicenda, facendo riferimento ad un presunto incidente aereo misterioso avvenuto nella Foresta Nera nel 1936. Evento basato su documenti e indiscrezioni trapelate nel corso dei decenni, quando alcuni documenti nazisti sono stati desecretati.

Il risultato finale rende merito all’autore per lo studio e il lavoro che evidentemente ci sono stati dietro questo romanzo.

Se poi vi sono piaciute le atmosfere delle spy story stile Ken Follett ai tempi di “Gazze Ladre” o “Il volo del calabrone”, questa lettura fa per voi.

 

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Massimo Tallone – Poliantea

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“Un giorno sarai grande abbastanza da ricominciare a leggere le favole.” (C. S. Lewis)

In questa favola, cito la bellissima prefazione di Gabriella Bordaro, sono racchiusi tutti gli ingredienti della lettura: il lessico, le parole scritte che si differenziano da quelle dette a voce e infine, non meno importante, un vocabolario della nostra lingua.

La lettura di “Poliantea” porta il lettore in un viaggio tra le parole appunto, che diventano reali: oggetti, soggetti concreti che interagiscono tra loro e partecipano attivamente per aiutare il coraggioso protagonista nella difficile impresa di curare e far “rinascere” una parola che sta per essere dimenticata, per salvarla dal triste destino della morte.

Inutile negarlo: ognuno di noi, dentro di sé, conserva un lato bambino. In alcuni è più marcato che in altri, ma ogni lettura che scegliamo ci aiuta a crescere nel cuore. E questa tenerissima favola saprà stupire il lettore adulto e incuriosire il piccolo che si troverà a galoppare con l’impavido principe tra le pagine di un dizionario animato!

Lettura consigliata per genitori, docenti di scuola elementare e soprattutto per piccoli occhietti, curiosi di scoprire la magia che solo un libro sa regalare!

Massimo Tallone, che mastica noir fin dai suoi primi vagiti, è un autore poliedrico ed è un vero Maestro delle parole.

Questa sua favola vinse il Premio Nazionale “Una favola al castello” nel 1987 ed ora è pubblicata dalle Edizioni Piccolo Carro, con la speranza che venga diffusa nelle case di grandi, piccini e in tante biblioteche scolastiche e non, perché le parole possono essere uno strumento di gioco educativo e divertente: lo scoprirete solo leggendo!

 

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