Maurizio De Giovanni – Le parole di Sara

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Cominciamo dalle conclusioni. Non reggono il confronto Le parole di Sara con il suo primo Tramonto. Sarà l’aspettativa elevatissima. Sarà l’inaspettata fragilità della trama. Sarà il ripercorrere territori già descritti come per necessità di inquadrare il contesto al lettore a digiuno di Sara al tramonto. Sarà Sara…

E’ pur vero che l’approccio alla lettura è condizionato da mille fattori ambientali, ma non avrei scommesso un cent sulla fatica fatta per portare a termine questo romanzo. Maurizio De Giovanni scrive bene, molto bene, perciò anche quest’opera si fa leggere senza grosse storie. E qualche momento che ti incolla al libro non manca. Ma le pagine nel complesso scorrono piuttosto lente, apparentemente intorcinate su se stesse; senza un evidente filo conduttore si susseguono, sovrapponendosi, indagini poco lineari che quasi finiscono col fare da sfondo all’introspezione ed ai rapporti personali.

Persino la caratterizzazione dei personaggi sembra perdere un po’ di colore. Tutto ruota, questa volta, sul rapporto tra la “mora” e la “bionda”, la notte ed il giorno, il silenzio ed il rumore. Colleghe di una vita, unico reciproco appiglio in un mondo che, per lavoro e destino, le ha di fatto lasciate sole.

La stessa capacità di osservazione di Sara, carattere dominante del personaggio, sembra un po’ essere messa da parte – quasi a darla per scontata – per lasciare spazio ad abilità altrui; Andrea, ex collega archivista capace di trasformare la sua progressiva cecità in preziosissima dote percettiva grazie all’acutizzarsi degli altri sensi. Fin scontato, verrebbe da pensare…

Vengono quasi relegati sullo sfondo Viola e Davide, caricaturati protagonisti, quasi per dovere di presenza, di qualche screzio che sembra preludere ad un rapporto più profondo.

Rimane un poutpurri di tante cose all’apparenza poco amalgamate tra di loro. I servizi segreti, la politica quella marcia, qualche omicidio, tanti ricordi ed altrettanti rimorsi.

Poco noir, poca trepidazione, poco thriller. Poco di tutto ciò che ha fatto amare Sara al tramonto.

Insomma, l’impressione è che Sara sia diventata talmente brava a rendersi grigia ed invisibile da riuscire a farlo persino nelle pagine del libro…

Tornerà ancora Sara? Noi la aspettiamo, mi raccomando…

 

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Giuseppe Culicchia – Il cuore e la tenebra

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In principio ho amato Culicchia alla follia; probabilmente non ricambiato… Poi, col tempo, ho cominciato a non trovare nei suoi libri quell’immedesimazione e quel coinvolgimento che tanto mi avevano appassionato. Succede sempre così… l’abitudine… il venir meno della voglia di stupirsi… Ma, testardo e fiducioso, non rassegnandomi al fatto che ad unirci fosse la sola fede calcistica, ho perseverato e non mi sono lasciato scappare un solo titolo a costo di qualche borbottio e alcune personalissime delusioni. E così, per ultimo, mi sono trovato di fronte a Il cuore e la tenebra senza troppe aspettative, quasi rassegnato a vedere sopite le emozioni che un libro, su tutto, è capace di regalare. E devo confessare che il buon Giuseppe mi ha stupito. Questo romanzo è qualcosa di molto diverso dagli altri. Più complesso e profondo.

E’ una fantastica guida turistica di Berlino.

E’ un susseguirsi di documenti e riflessioni sugli effetti contraddittori del nazismo.

E’ un viaggio attraverso la musica e le sue ossessioni.

E’ Giulio che va per seppellire un padre lontano e si ritrova a ricomporne i frammenti di una vita del tutto inaspettata.

E’ la storia di un amore vissuto in silenzio. Fatto di sacrifici ed errori, dedizione ed assenza.

E’ il rimpianto di non aver saputo trovare il modo per vivere consapevolmente gli affetti più grandi.

E’ amore, odio, rancore, tenerezza, comprensione, errori e fallimenti. E’ Il cuore e la tenebra.

E’ la ricostruzione di un’assenza pesante vissuta in maniera troppo leggera.

La raccolta di un’eredità, tutta da scoprire, fatta di lettere e documenti, appunti e fotografie, domande e contraddizioni, luoghi e ricordi. Da affrontare rigorosamente con il sottofondo musicale della Nona Sinfonia di Beethoven…

Un romanzo che non lascia indifferenti ma, anzi, fa vibrare le più profonde corde dell’anima; fa sorridere e commuove. E fa riflettere. Lontano dal solito linguaggio leggero ed ironico, Il cuore e la tenebra ci sbatte in faccia l’egoismo e la superficialità; l’affrettato giudizio che rende ciechi alla profondità dei sentimenti e la consapevolezza tardiva di ciò che sarebbe potuto essere e non è stato.

“Perché nella vita ci si sbaglia, a volte”… ma ci si sbaglia anche nel non cercare di capire…

Lo sapevo! …lo sapevo che Culicchia sarebbe tornato ad emozionare!!!

 

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Donatella Di Pietrantonio – L’arminuta

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Ecco svelate da Donatella Di Pietrantonio tutte le distanze che separano la periferia rispetto al centro. Distanze geografiche, culturali, sociali ed affettive. Il nervo scoperto delle dinamiche familiari nel contesto rurale degli anni ’70.

Il quadro di un’Italia spaccata tra le contraddittorie, apparenti felicità e facilità della borghesia di città che tutto si può permettere ed il mondo periferico fatto di braccianti ed operai che faticano per un tozzo di pane da portare a tavola; gente che sotto una scorza dura mostra cuori che battono per le disgrazie ed i dolori che la vita sembra proporre loro in continuazione.

La continua contrapposizione tra “il paese” e “la città” raccontata attraverso l’intimo girovagare per l’adolescenza de l’arminuta, “la ritornata”, tredicenne contesa e rifiutata da due famiglie, costantemente sospesa sul confine tra amore ed abbandono. Il dolore della perdita e la volontà di farsi accettare dal mondo che l’ha abbandonata.

Ritrovarsi all’improvviso catapultata in una realtà familiare nuova, nella fatica della vita di paese, tra parenti mai conosciuti prima, dove la tavola offre il poco che l’indigenza consente, rende l’abitudine e gli agi del benessere cittadino ancor più difficili da smontare. Eppure la sofferenza ed il disagio finiscono col lasciare spazio alla scoperta di affetti e legami nuovi: una sorella minore tanto grezza quanto genuina e leale; un fratello maggiore che flirta con l’illegalità ed un fratellino “ritardato” bisognoso di attenzioni; e persino una madre naturale severa e distaccata apparentemente incapace di dispensare affetto. Ma l’idea di fuga e di ritorno alla città restano una costante nella testa dell’arminuta; la prima madre, le amicizie, la danza. E le profonde incertezze sul perché sia stata abbandonata.

Non ha neppure un nome, l’arminuta. Quasi a voler rendere ancora più accentuata la sua apparente “invisibilità” affettiva.

Non ha un nome nemmeno “il paese”. E neppure “la città”. Quasi a voler generalizzare geograficamente un contesto che avrebbe potuto essere un po’ ovunque. A voler semplicemente sottolineare la differenza tra il mondo rurale e quello urbano.

Scava profondo nel più atavico dei sentimenti umani, l’arminuta, il legame materno e quello familiare mettendone in evidenza l’aspetto fluttuante ed ingannevole.

Un romanzo intenso, triste, profondo e delicato, ricco di inflessioni dialettali che ne acuiscono le tonalità familiari. Storia di dolore, amore, morte, incesto, dignità, speranza e rassegnazione. C’è quasi tutto. E scorre via attraverso pagine asciutte, schiette ed incisive.

 

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Paolo Repetti – Esercizi di sepoltura di una madre

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Vi siete mai avventurati in una discussione con un adolescente? Se l’avete fatto, allora leggete Esercizi di sepoltura di una madre, talmente vero che risveglierà i vostri affettuosi istinti omicidi nei confronti di questi adorabili e spassosi esseri brufolosi e pieni di sè. Altrimenti leggetelo comunque perché ci scoprirete un mondo esilarante e disarmante allo stesso tempo che, fortuna vostra, potrebbe anche apparirvi come una divertente caricatura familiare.

Vi presento Isaac, nerd sociopatico incapace di non ricondurre anche i concetti più banali a complicatissimi teoremi scientifici; Davide, tutto calcio e gnocca; Saretta, il vento, trascinante, profonda e confusa. Poi c’è il narratore: Paolo, zio nevrotico ed ipocondriaco, unica figura maschile di riferimento della famiglia con acquisiti – obtorto collo – compiti educativi e di confidente.

Non aspettatevi un romanzo. Paolo Repetti ci propone in forma molto originale una collezione di dialoghi al limite del surreale. Chiacchierate serrate che, montate ad arte, compongono sketch cabarettistici con frequenti deviazioni morali ed intellettuali. Una sapiente alternanza di linguaggio adulto fino all’abuso della pomposità e comunicazione semplice e diretta tendente ad una disarmante banalizzazione del tutto cosmico.

A pranzo.
– Ieri ho visto due femmine che si baciavano. Ma facevano peccato?
– Ma no, Saretta, ognuno bacia chi gli pare.
– Davide – Io pure ieri ho baciato una femmina. Che problema c’è? Passame le fettuccine.

Perché, in fondo, un discorso con un adolescente diventa quasi sempre questa roba qui. Religione, politica, calcio, sesso. Nessun argomento è precluso. Nessuna conclusione è scontata. Gli adolescenti hanno la disarmante capacità – e pretesa – di parlare di tutto, senza filtri. E di portare il ragionamento dove pare a loro. L’incosciente presunzione di saperne di più. E la supponente pretesa di aver ragione. Bastano due nozioni appiccicate in testa e diventano onniscienti. Non c’è esperienza né cultura che regga. Alla fine prevale sempre la loro fantastica semplicità. Può apparire fastidioso, ma spesso serve a riportare anche noi adulti a non rendere tutto troppo complicato. La liberazione dai preconcetti, l’annullamento di schemi mentali costruiti e consolidati nel tempo. A vederci qualcosa di positivo, un ritorno alla purezza mentale ed alla semplicità di una mente ancora sgombra dagli affanni dell’esistenza. Per un istante. Giusto il tempo di rendersi conto che del nostro filosofeggiare, a quest’età, se ne fanno ben poco…

Silenzio… Clic!

 

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Alessandro Perissinotto – Il silenzio della collina

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Ci sono scrittori capaci di prenderti per il bavero e trascinarti tra le loro pagine senza concederti un attimo per alzare la testa. Alessandro Perissinotto è senz’altro tra questi. Scrittura pulita, intrigante. Non una parola fuori posto, una pagina di troppo. Personaggi coinvolgenti e panorami mozzafiato.

C’è tutto quello che si può cercare in un romanzo, ne Il silenzio della collina. Una storia incalzante, tragicamente veritiera, strutturata su fatti reali. La ricerca di una verità dimenticata, scaturita un po’ per caso tra le pieghe e le piaghe di una società chiusa e scontrosa come può essere quella del mondo contadino piemontese alla fine degli anni ’60. Quando le città erano teatro delle lotte operaie e studentesche e nelle campagne si consumava silenziosamente “la guerra insensata che gli uomini conducono contro le donne”. Quando ‘femminicidio’, ‘pedofilia’, ‘omosessualità’ erano ancora termini impronunciabili.

Non un’indagine in senso stretto. Piuttosto un mescolio di sensazioni ed emozioni derivati dal ricostruire una tragedia, lontana nel tempo, ma troppo vicina geograficamente ed affettivamente. Il primo sequestro di una minorenne nell’Italia repubblicana. Troppi coinvolgimenti, troppe affinità per rimanerne fuori. Un padre, mai amato, in punto di morte unico custode della realtà dei fatti. Ma inseguire verità lontane spesso conduce a fare i conti con il proprio passato, i segreti dell’infanzia, le verità taciute di tutta una vita. Trovarsi a ridisegnare ricordi cancellati ricalcando luoghi mai veramente amati e rispolverando amicizie lontane ormai dimenticate nel fondo di un cassetto. La necessità della riconciliazione con i propri trascorsi attraverso l’espiazione delle colpe altrui.

Ma c’è anche tutto quello che si può amare, in questo romanzo. Ci sono amicizie profonde. Ci sono brani di Kafka e Fenoglio (persino i titoli dei capitoli sembrano essere tributi ad altri autori: DeGregori, Moretti, Vecchioni, Arpino, Tasso, Conte, …). C’è il buon vino ed il buon cibo. Ci sono eccitanti scampagnate in moto tra le morbide curve della collina. E ci sono loro: le Langhe. L’incanto e la fatica. La meraviglia e la scontrosità. Terre preziose che ti rubano la vita.

Un romanzo a cinque stelle che al lettore non riserva solo la prima fila; lo trascina tra le pagine invitandolo ad accompagnare Domenico, Caterina e gli altri nelle loro ricerche.

 

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