Questa raccolta di racconti viene definita dalla casa editrice una fiaschetta, un plin. È una piccola raccolta di storie di vita vissuta ambientate nella preistoria. Solo una profonda conoscenza del periodo può concedere di usare tale ambientazione e soprattutto di poter costruire dei personaggi credibili per il periodo. In quanto plin ci permette di assaggiare il quotidiano di allora attraverso il vissuto di giovani e bambini con le aspirazioni che li caratterizzavano ai tempi.
Non sognavano di fare il medico, l’architetto o l’avvocato. Sognavano di fare il guerriero, di poter accedere finalmente alle mansioni degli adulti nella creazione degli utensili o di meritare il ruolo di sacerdotessa. Cambia il contenuto delle aspirazioni, ma si respira la stessa eterna ambizione entusiasta dell’età fanciullesca, perenne al passare dei millenni, malleabile nei modi, ma dura e imperitura.
È curioso poter sbirciare indietro nel tempo una storia non fatta di grandi eventi, rivoluzioni, guerre, sovrani, come ci abituano sui banchi di scuola. Ci viene offerto un sorso di storie personali, fatte di emozioni, ambizioni, sogni, sacrifici e sentimenti. Un sorso che ci mostra come sia cambiato tutto senza cambiare nulla, perché l’essenza sensoriale dell’essere umano è rimasta invariata rispetto a quegli anni in cui le sovrastrutture della società non hanno ancora messo in opera i propri cambiamenti. Un modo alternativo e interessante di fare storia.
Particolarmente piacevole per i Piemontesi l’iniziativa della casa editrice che appoggia la pubblicazione di autori autoctoni e in questo caso i riferimenti geografici rendono ciò che leggiamo apparentemente lontano nel tempo, ma vicino nei vissuti e nei luoghi. Graditi e affettuosi i vezzeggiativi con cui vengono presentate queste piccole opere afferendo alla tradizione culinaria locale regionale.
Patrizia
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