Piergiorgio Pulixi – Per un’ora d’amore

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Ogni storia che Piergiorgio Pulixi ci racconta non è solo il racconto di una vicenda, ma contiene riflessioni e spunti sulla società e sulle sfaccettature dell’animo umano, sui lati oscuri che chiunque porta con sé e nascosti dietro facciate che permettano di condurre una vita all’apparenza normale, per occultare agli occhi di chi è vicino ferite mai davvero guarite, ma che condizionano le relazioni e il modo di guardare il mondo.

Ogni suo romanzo racchiude sentimenti ed emozioni contrastanti e ne genera a cascata nel lettore. “Per un’ora d’amore” è una sorta di “vaso di Pandora” dei sentimenti che, appena scoperchiato, esplodono nella testa e nel cuore di chi legge.

Gli occhi di Eva, le curve ammorbidite di Mara, il viso pieno di Pavan, le mani nodose di Italo, i body stesi ad asciugare di Filippo, le spalle larghe di Vito Strega, su cui continua a ricadere il peso del “canto degli innocenti”, sono i dettagli concreti che, nella loro semplicità, canalizzano tutta la sofferenza, la determinazione, la sete di verità e giustizia, l’abnegazione e l’amore che trasudano da ogni pagina.

I personaggi, che ormai ben conosciamo, si muovono questa volta sullo sfondo di una Milano più che mai “incattivita”, in netto contrasto con i suoi scorci di disarmante bellezza, accompagnati dai segreti di un passato non ancora risolto, che li rendono gli unici a poter condurre un’indagine scomoda, alla ricerca dei moventi e dei responsabili di una sorta di persecuzione di genere, tema dolorosamente attuale, con radici culturali e psicologiche di enorme portata umana e sociale.

La trama, sempre magistralmente intessuta e fitta di incastri e colpi di scena, in questa storia più ancora che nelle precedenti, è solo il pretesto per mettere in luce le fragilità dei veri protagonisti: non gli investigatori, ma gli uomini e le donne che vestono quei panni e che cominciano a “scricchiolare sotto le loro corazze; non solo le vittime materiali, ma chi resta a fare i conti con la violenza e la perdita”.

L’ammirazione ormai inveterata per l’autore e la predilezione per il suo personaggio mi rendono una consigliera di parte, ma l’unica cosa che posso dire è che non bisogna perdere la ricchezza che questa lettura ha da regalare a piene mani.

Anzi, no. Una cosa ancora: a presto, Professore.

Mimma

 

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