Fëdor Dostoevskij – Il sosia

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Scrivere qualunque commento su un Gigante della letteratura è difficile e rischioso. Per questo motivo condivido con voi pochi pensieri, primo fra tutti questo: Dostoevskji va letto. Non importa quando, non importa da quale romanzo si sceglie di partire. Va letto per la straordinaria modernità del suo pensiero e del suo modo di analizzare l’animo umano e le dinamiche sociali. La letteratura classica russa tende a spaventare, si pensa che ci si troverà di fronte al solito “mattone”, a racconti lunghi di mondi lontani da noi. E invece non sempre, anzi, a ben vedere quasi mai, è così.

Il sosia che ebbe molto meno successo del precedente – e primo – “Povera gente” ne è la dimostrazione: un’incursione nella mente del protagonista, che si arrovella e ripiega su se stessa mentre sprofonda sempre più nel suo delirio, in una confusione continua tra realtà e allucinazione che avvolge il personaggio e il lettore in un tutt’uno.

E se non vi fidate di me – che Dostoevskji lo amo e non sono obiettiva, prima di tentare l’impresa, leggete “Sanguina ancora” di Paolo Nori. Lì troverete tutti i motivi per cui vale la pena.

Mimma

 

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