Patrizia Carrano – La figlia della serva

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Insolita, di grande spessore e interesse storico, oltre a essere estremamente ben scritta, questa saga familiare nata dall’ottima penna di Patrizia Carrano che si conferma, ancora una volta, abilissima nell’indagine psicologica dei suoi personaggi e nel riuscire a coniugare le loro vicende personali con la Storia italiana. Ambientata a Roma, in un arco temporale che va dal 1956 ad oggi, La figlia della serva è sì la storia della insopportabile, ringhiosa, egocentrica e aggressiva Franca Gobbi, del suo primo marito, il marchese Gualtiero Corradi e poi del trentennale compagno, il professor Renzo Scarpelli – più interessato all’Antico Vicino Oriente che a dare retta a Franca -; della figlia di Franca, Elisabetta e di quella di Renzo, Graziella, ma è soprattutto il puntuale racconto delle umane vicende delle cameriere che si sono avvicendate nelle loro case e del badante peruviano Manuel, paziente e presente, affezionato prima a Renzo, colpito da un ictus, e poi a Franca che sopporta, accudisce con amore e chiama ‘mamita’.

In realtà sono la Beppa, Ofelia, Melinda, Ottavina, Annalisa ed Ernestina a scandire con la loro amorevole e costante presenza lo scorrere del tempo dei protagonisti borghesi abitando al loro fianco, tollerando in silenzio le loro paturnie, come il malinteso comunismo di Franca Gobbi; l’infanzia solitaria e priva di amore di sua figlia Elisabetta, le sue delusioni amorose e poi la malattia terminale. Sono le serve, il loro passato, le loro famiglie e paesi di origine, la strenua lotta contro fame, malattie e guerre, il mai sopito desiderio di riscatto che accompagna le loro vite minuscole a narrare un’Italia in cambiamento e non sempre per il meglio.

…erano inconsapevolmente legate all’antico significato del termine servo che viene da serbare, ovvero conservare, custodire. Una vocazione che può essere intesa in termini altissimi: si serve il Paese, lo Stato, si servono gli ideali, si serve e si conserva un valore, una storia, una civiltà.” (p. 201-202)

È grazie a queste donne forti e coraggiose, italiane e straniere, se la vita delle protagoniste – Franca, Elisabetta e le altre – ha potuto procedere con minori intoppi, maggiore serenità e fiducia, più libertà, la possibilità di dedicarsi a lavori ben retribuiti mentre qualcun’altra si occupava dei loro figli, case, bucati e pranzi.

Come ci ricorda la Carrano in un bel passaggio iniziale del suo libro:
Per Franca la Beppa era sempre stata una funzione e non un essere umano.” (p. 41)

Ma alla fine dovrà ricredersi sia per la povera Beppa che per il ‘badante’ Manuel che le resterà accanto con una fedeltà e un rispetto esemplari.

Un libro sapiente, equilibrato e commovente che ci dispiace lasciare una volta finito.

Francesca

 

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