AA.VV. – La signora del terzo piano

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Il lavoro di un giornalista di cronaca nera è tutt’altro che facile. Tanto che a volte può sconvolgere con un frettoloso articolo la vita di un intero condominio. È quello che fa Rachele Rabuglia – una vita complicata la sua, bisogna dirlo – spedita dal proprio giornale a commentare la morte dell’anziana signora Costanza Belletti, abitante al terzo piano di una palazzina a Via dei Glicini, in un paesotto non lontano da Bologna. Morta, la Belletti, da ben due settimane senza che i vicini di casa se ne accorgessero, non fosse per il terribile odore che poco a poco aveva invaso il palazzetto. ‘Condominio dell’indifferenza’ lo taccia in un articolo la Rabuglia, senza risparmiare nessuno nella sua analisi spietata degli effetti di una società che non ha più alcun rispetto per gli anziani soli e, in questo caso, di una piccola comunità che preferisce ritirarsi nel suo egoismo e si disinteressa dei vicini. Ma è davvero così?

Una alla volta ascoltiamo le voci dei vicini di casa di Costanza. Malvina Barbieri, lavoratrice, volontaria e donna delle pulizie nel caseggiato, vedova dell’amato marito Piero, sola al mondo non fosse per l’unica sorella che vive però a Roma. È stata lei a trovare Costanza. Sabrina Moro, segretaria in una ditta di trasporti, abusata da ragazzina e incapace di instaurare un rapporto stabile con gli uomini della sua vita. Enzo Carri, guardia giurata, finito ai domiciliari per un illecito – a lui Lea, figlia di Costanza, aveva chiesto di tenere d’occhio la madre visto che da tempo lei viveva all’estero. Bianca Petei e suo figlio, il piccolo Andrea, l’unico che andava a trovare Costanza sgattaiolando fra le sbarre dei terrazzini contigui. Tancredi Mancini e Mario Berardi, una coppia di omosessuali che Costanza la conoscevano dalle elementari – e Tancredi non le aveva mai perdonato i pettegolezzi e le critiche sulla loro unione. E finalmente ascoltiamo la voce di Costanza e quella di sua figlia Lea e ci rendiamo conto – noi lettori e temporanei giurati di questo singolare ‘processo’ – che forse, più che parlare di indifferenza si dovrebbe parlare di profondo dolore individuale, di infinita solitudine interiore, d’incapacità di dare un senso agli eventi che hanno costellato la vita di queste persone precipitandole di volta in volta nello sconforto, nella rabbia, nella solitudine e nella malinconia. Sono vite minuscole ed esemplari perché terribilmente simili a tante altre che ci è capitato d’incontrare nella nostra esistenza. Per finire, ciò che rende magnifico questo libro è il suo essere frutto del lavoro di ben undici autori splendidamente coordinati dalla scrittrice Sara Rattaro che è riuscita, senza nulla togliere alla bella cifra narrativa di ciascuno, ad amalgamare le loro voci creando una sinfonia perfetta, commovente e indimenticabile. Un bravo! di cuore a tutti, senza eccezioni.

Francesca

 

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