Pierre Lemaitre – L’abito da sposo

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Ci sono momenti in cui serve una lettura che ci porti via da tutti pensieri, che ci porti in altri luoghi, altre vite, altri pensieri: questo possono farlo solo i grandi classici, o le atmosfere coinvolgenti come quella de “L’abito da sposo”.

Bisogna essere pronti, però, a sentirsi travolgere dalla follia: di Sophie, di Frantz, del passato e del presente; dal dolore e dalla forza che viene dalla necessità di sopravvivere, dalla disperazione e dalla tenacia dell’ossessione.

Fin dal primo capitolo l’angoscia di Sophie è palpabile, concreta, diventa quella di chi, leggendo, sprofonda nei meandri di una mente offuscata, alla ricerca della strada per uscire da un tunnel dei ricordi confusi che mettono in discussione la sua stessa identità, all’ombra ingombrante di una pazzia sconosciuta, temuta e spaventosa, ma che ormai pare inevitabile.

La determinazione della perfida e meticolosa smania di distruzione di Frantz si insinua nell’anima del lettore in maniera ancora più disturbante e subdola. Fino a che punto la mente umana si può spingere per la sete di vendetta? Quanto siamo vulnerabili e in balìa di qualcun altro anche quando ci sentiamo al sicuro nella nostra quotidianità? Quante sono le porte che crediamo chiuse e da cui invece possiamo essere spiati e manipolati senza nemmeno rendercene conto?

Le pagine scorrono, gli eventi incalzano, accelerano e nonostante questo il tempo sembra dilatarsi in un lento e inesorabile avvicinamento all’epilogo di una tragedia annunciata. Quale disperazione avrà la meglio? Quale alienazione si rivelerà davvero tale e, soprattutto, chi ne sarà inesorabilmente distrutto?

Mimma

 

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