Maria Masella – Tunnel

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Quante volte noi donne, ascoltando le orribili notizie che giungono quotidiane da ogni parte del mondo, ci siamo chieste come dev’essere sopravvivere a uno stupro di gruppo? Quante volte abbiamo immaginato il terrore cieco, la disperazione, la certezza della morte, il dolore lancinante che la vittima deve aver provato? E quella frase terribile ripetuta da tanti, troppi fra gente comune, polizia, inquirenti: se l’è cercata!

Così inizia questo giallo tortuoso e inquietante di Maria Masella, da lungo tempo ottima autrice di genere, genovese di nascita e che proprio a Genova, fra le sue strade, piazze e carruggi ambienta la storia di Lena Marradi, giovane laureata in legge, nipote di un celebre avvocato e praticante nello studio Tigani nella speranza che il suo diligente lavoro le conquisti un posto da associata. Finché una sera, dopo aver fatto molto tardi per assistere l’avv. Tigani con certi documenti impegnativi, nel parcheggio coperto – un tunnel – dove ha lasciato l’auto viene aggredita da tre energumeni, picchiata selvaggiamente e stuprata. Da pochi mesi Lena è incinta, ma non lo ha detto a nessuno. Suo padre è morto da alcuni anni, sua madre vive altrove con un altro uomo e la nonna paterna, che Lena va a trovare ogni domenica, è svanita nelle nebbie dell’Alzhaimer. Il bambino che attende è figlio di una relazione senza impegno con un imbianchino, Pietro, ma nemmeno lui è informato. Lena, che non ha ancora deciso se tenere o meno quel figlio inatteso e lesivo della sua carriera, durante la violenza vorrebbe salvarlo, ma neppure questo le viene concesso. Sopravvive, ma due anni dopo, ormai semplice impiegata dello studio Tigani, ancora non si è ripresa dallo shock e vive una vita sospesa, a metà, fra tranquillanti e sonniferi.

E in un pomeriggio di libertà che l’avv. Tigani le ha dato, qualcuno bussa alla sua porta. È una donna. Dice di chiamarsi Mara Verri e di aver subito la stessa violenza di Lena, vuole il suo aiuto e nel contempo sostiene di avere delle prove che potrebbero aiutare Lena a scoprire i colpevoli visto che in due anni la polizia non è riuscita a trovarli. Lena è perplessa: darle retta o ignorarla? In verità desidera soltanto dimenticare. Certo, vorrebbe tornare a vivere, ma per carattere non ha amici e una memoria traballante su quanto accaduto. È bravissima a memorizzare documenti, ma non ricorda luoghi e facce. Gli altri sembrano interessarla poco e ormai neppure la legge ha più importanza per lei visto che non le ha offerto alcuna strada verso la giustizia. Vorrebbe la vendetta, ma si limita a sognarla. Soltanto? O forse no?

L’opposto della legge era la vendetta. Avrebbe voluto che quei tre fossero scovati e soffrissero così tanto da implorare pietà come aveva fatto lei. Per ore. Avrebbe voluto straziare i loro corpi come avevano lacerato il suo, distruggerli come avevano soffocato la vita di tre mesi scarsi che le cresceva dentro.

Parte da qui il disperato tentativo di Lena di riprendere possesso della propria esistenza ricostruendo con fatica e dolore quanto successo nella terribile notte di due anni prima. Accanto a lei tornerà Pietro, l’imbianchino, un uomo che Lena si rende conto di non aver mai davvero conosciuto e che, a suo modo, cercherà di aiutarla. Perché una spiegazione, un motivo per quanto le è accaduto esiste. Un motivo orribile e contorto che somiglia, per l’appunto, a un tunnel senza uscita.

Maria Masella scava impietosa e con precisione chirurgica non solo nella psiche di Lena, ma in un mondo soltanto all’apparenza civile e rispettoso della legalità. Un giallo perfetto e inquietante fino all’ultima pagina.

Francesca

 

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