Paolo Pinna Parpaglia – Inviato a giudizio

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Ma… Inviato a giudizio o rinviato a giudizio?

Bella domanda: il rinvio a giudizio si ha quando il giudice dell’udienza preliminare (GUP) decide di non prosciogliere l’imputato e quindi dispone il processo penale vero e proprio.

Dunque?

Dunque il titolo è un bellissimo gioco di parole per questo legal thriller i cui protagonisti sono una giornalista inviata del “Corriere” e un avvocato penalista, il perfetto connubio per questa storia appassionante e dai risvolti imprevedibili.

Chi l’ha scritta sa il fatto suo: Paolo Pinna Parpaglia è infatti un avvocato penalista di Cagliari, ma vi dico subito che pur entrando nel dettaglio dell’azione giudiziaria, anche per i non addetti ai lavori – come me – la lettura è fruibile e perfettamente godibile. L’autore avrà senz’altro preso spunto dai tanti casi che gli sarà capitato di trattare nelle aule dei tribunali, perché quanto qui si narra non si discosta dalla vita quotidiana, dai fatti di cronaca nera che riempiono i nostri giornali e dalle tante persone che conosciamo e con cui abbiano a che fare, persone che nelle pagine dei romanzi si trasformano in personaggi.

Partiamo da questi. Implicati in una storiaccia che doveva essere un semplice furto in villa e che sfortunatamente si trasforma in un efferato omicidio ci sono tre giovani: un ventottenne drogato perso, uno spacciatore e un figlio di papà.

In una notte di giugno Nicola, il tossico, suggerisce al suo pusher, Priamo, un ragazzo di ventun’anni sveglio ma già pregiudicato per precedenti reati di furto e spaccio, di “farsi una casa”. E’ un colpo facile, Nicola giura di aver avuto una dritta sicura, troveranno senz’altro oro e denaro, inoltre la proprietaria, un’anziana signora, non c’è, non ci sono cani da guardia e Nico conosce persino il punto esatto dove scavalcare per non farsi riprendere dalle telecamere.

La sera del crimine al Palazzone, un edificio diroccato in periferia, ritrovo di anime perse ed esistenze precarie, insieme a Nicola e Priamo c’è anche Kristian, cliente fisso dello spacciatore. Il padre possiede una catena di farmacie, è una famiglia facoltosa e molto in vista, la sua, infatti al giovane rampollo non mancano né i vizi né le risorse per mantenerli. Kristian ha la faccia del bravo ragazzo ma ama trascorrere il fine settimana “caricandosi di bamba”, facendo scorribande con la sua moto e mostrando agli amici il portafoglio pieno di soldi e i muscoli gonfiati in palestra.

L’occasione proposta da Nicola- che Kristian appella con disprezzo “fango” – è una ghiotta opportunità per chi, come lui, non ha bisogno di fare bottino ma vuole esagerare con una spacconata più grossa del solito, una notte di follia in cui far scorrere nel sangue, oltre all’abbondante cocaina, anche una bella sferzata di adrenalina. Priamo inizialmente tentenna, sa cosa rischia da quando, solo sedicenne, ha iniziato la sua carriera di piccolo delinquente entrando e uscendo dalle aule dei tribunali, ma conosce Nicola, che sebbene tossico all’ultimo stadio, stupido non è, e quella sera riesce ad essere molto convincente. Kristian, poi, è carico come una molla e minaccia di fargli perdere la sua ricca clientela, così alla fine accetta e tutti e tre i ragazzi si lanciano in un’impresa che, come ho anticipato, prende una brutta piega. Quando escono dalla villetta, dileguandosi velocemente nella notte, si lasciano alle spalle il cadavere dell’anziana proprietaria, brutalmente uccisa con una coltellata che le ha squarciato la gola da parte a parte. Nicola aveva ricevuto le indicazioni da un misterioso ragazzo, il quale gli aveva commissionato il colpo e lo aveva convinto, dopo avergli letto una lunga lettera, indicazioni che sarebbero state anche indicazioni precise se solo Nico se le fosse ricordate esattamente (o forse no? Forse qualcuno lo aveva voluto incastrare? Chissà…). Fatto sta che la confusione nella sua mente e l’eccitazione del momento non lo aiutano così, grazie alle telecamere che non sono riusciti ad eludere, i tre farabutti vengono individuati e finiscono a processo.

Priamo Bassi ha già il suo avvocato di fiducia, la bella e sensuale Agnese Bacelli, che lo conosce e lo difende da anni. Il farmacista Ascenzi, invece, con i suoi potenti mezzi, arruola un principe del foro, nonché affezionato amico di famiglia, l’avvocato Giandonato Aquilani. Questi è un nome prestigioso sulla piazza, conosciuto, ossequiato e temuto da tutti i suoi colleghi. Aquilani per amicizia e affetto accetta immediatamente l’incarico della difesa di Kristian, pur sapendo che dovrà schierare in campo tutte le sue armi, legali e non, per togliere il figlioccio dal disastroso pasticcio in cui si è cacciato. Mentre Nicola Piavan, il reietto della società, il rifiuto umano, lo spaventapasseri sdentato vestito di stracci, viene difeso da un avvocato d’ufficio che nemmeno si presenta alla prima udienza.

Con queste premesse i giochi sembrano già fatti, anche perché si capisce da subito che la strategia di Aquilani e Bacelli è quella di incastrare Nicola, l’unico imputato per il reato di omicidio, mentre agli altri due ragazzi viene ascritto solo quello di furto e rapina.

A scombinare le carte però ci pensa Giovanna Mameli, giornalista di Oristano, una cinquantenne un po’ chiatta, poco attraente ma molto ottimista e intraprendente, che dopo aver lavorato per trent’anni come collaboratrice esterna di una testata a tiratura locale, lascia l’isola e sbarca con la sua vecchia Ford in terraferma, assunta dal “Corriere” per ricoprire un posto vacante oltre il Tirreno. In Sardegna Giovanna non era riuscita a fare carriera perché ritenuta scomoda, un rompiscatole, una che “aveva sempre lavorato con la schiena dritta, non si era mai piegata alle richieste dell’editore, aveva fatto sempre le scelte moralmente giuste ma strategicamente spagliate. E il giornale una così non l’aveva mai voluta assumere ma non l’aveva neanche mai cacciata perché era brava e i suoi articoli piacevano ai lettori”.

E’ proprio per colpa di Giovanna che il brillante e scafato avvocato Giulio Costa si vede costretto ad accettare di assumere la difesa di Nicola Piavan, raccogliendo l’incarico dall’avvocato d’ufficio, ben felice di sbolognargli il caso che, entrambe, in tutta sincerità, ritengono disperato, sia dal punto di vista umano che da quello giudiziario.

Il romanzo si sviluppa dunque tra l’inchiesta portata avanti da Giovanna e la linea difensiva dell’avvocato Costa. La giornalista è intenzionata a riaprire il caso perché se ne è parlato troppo poco e non si è reso minimamente onore alla memoria della vittima; questa cosa non poteva non insospettirla. Chi era, in vita, Adelaide Santonofrio? Quale era il suo passato ed è vero che non aveva rapporti con nessuna persona del paese? Giovanna impara pian piano a integrarsi nella nuova realtà in cui si è trasferita e grazie alle nuove conoscenze e amicizie ha l’opportunità di sollevare il tappeto e scoprire la polvere che il perbenismo della società vi aveva nascosto sotto. Giulio Costa, dal suo canto, avendo ormai accettato suo malgrado la difesa di un candidato all’ergastolo, sfrutta questo incarico per istruire e far fare esperienza al suo nuovo praticante di studio, Alessandro, esperto in informatica. Ecco un altro bel personaggio, tutt’altro che marginale, che porta freschezza con la sua giovane età e l’entusiasmo del principiante. “Mi raccomando, Giovanna, fai un pezzo superlativo. Racconta quanto è stato bravo l’avvocato Giulio Costa nella scelta del suo praticante”.

Per chi è consigliata la lettura di questo giallo? Per chi ha voglia di vedere come uno scenario noto, come quello in cui si sfidano a duello i ricchi e potenti contro i reietti senza mezzi e senza speranza, si possa ribaltare a forza di colpi di scena e di dettagli seminati con arguzia e maestria; per chi ha voglia di scervellarsi a capire come si potrà mai sbrogliare una matassa che si ingarbuglia sempre più.

Manu

 

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