Madeline Miller – La canzone di Achille

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Sfido chiunque a trovare un lettore che non conosca, anche solo per sommi capi, le storie narrate nei poemi omerici. Chi non ha sentito cantare le gesta del glorioso Achille con la sua sfolgorante armatura, delle astuzie di Odisseo, del coraggio di Ettore?

L’abbiamo anche studiato a scuola: la bella Elena rapita da Paride, la furia vendicativa di Menelao e l’avidità di Agamennone, le mura di Troia che non si lasciano espugnare per dieci lunghi anni, gli dei che si sfidano e si fronteggiano, parteggiando per l’una o altra squadra, manco fosse un torneo di bocce! Allora, ci chiediamo, se non c’è nulla di nuovo, che bisogno c’era di riscrivere una storia arcinota? Che cos’è che ha decretato il planetario successo di questo romanzo, premiato e tradotto in decine di lingue?

La scelta dell’io narrante, Patroclo, un eroe di sponda, uno di quelli il cui nome ci ricordiamo solo e indissolubilmente legato a quello di Achille, un’ombra.

Qui Patroclo invece è protagonista e narra in prima persona, permettendoci di vivere la storia “da dentro”, non con l’occhio onnisciente di Omero, ma con le palpitazioni di un umano che più umano non si può (fragile, insicuro, esiliato per un omicidio commesso involontariamente, uno “sfigato”, insomma) che ha in sorte il più fulgido dei riscatti: diventare il beneamato, il prediletto dell’Eroe fra gli Eroi, il compagno dell’ aristos achaion, il migliore fra i greci.

Partendo dall’infanzia del giovane, nato principe figlio di Menezio, passando dal giuramento di fedeltà a Menelao, all’esilio presso il regno di Peleo, a Ftia, fino all’incontro con Achille, vediamo la nascita della loro amicizia , il crescere dei sentimenti reciproci, l’educazione dei due giovani, ormai inseparabili, sul monte Pelio del centauro Chirone, si arriva alla partenza della flotta greca per Troia e si giunge infine al ben noto epilogo. Tutto è visto con gli occhi del ragazzo, che si trasformano pian piano in quelli di un uomo, sempre più consapevole delle sue scelte, dei suoi sentimenti e dei valori per cui decide di sacrificarsi. Ma sono soprattutto gli occhi di un ragazzo innamorato. Non riesco a riportare qui le centinaia di volte in cui la Miller, attraverso lo sguardo di Patroclo, ci fa beare della bellezza di Achille: i suoi muscoli flessuosi, la morbidezza del sorriso, lo scintillio degli occhi verde foglia, l’oro dei suoi capelli, il profumo tiepido della sua pelle, l’agilità delle sue dita, elastiche sulla lira e forzute sulle lance,la possanza delle sue spalle. Tutti sono innamorati di Achille, perché Achille è facile da amare (se lo si guarda da distante come una star holliwoodiana). È bellissimo, forte, elegante, partorito da una dea e cresciuto con la grazia di un principe, benedetto da tutte le fortune. Ma Il suo inseparabile compagno ci dimostra di saperlo amare – forse più intensamente- quando Achille non veste l’abito del semidio ma quello dell’uomo mortale, con le sue insicurezze, i suoi dubbi, i suoi scatti d’ira e i peccati d’orgoglio.

È un amore umano, tenero, fragile e al contempo indistruttibile.

Sono state rese immortali le gesta del guerriero, era giusto che si rendesse la meritata gloria anche alla storia di un amore speciale e intramontabile, tragico come gli amori narrati da Shakespeare.

C’è poi un personaggio che mi è risultato più caro, una figura femminile meravigliosa, Briseide. Colei che getta nell’abisso dell’inazione il valoroso eroe, che per onore implode su se stesso è anche colei che permette a Patroclo di trovarsi, gli riconosce la forza per superarsi e la consapevolezza per diventare il motore affinché il fato si compia. Quando si realizzerà la profezia che recita che Achille cadrà dopo il migliore dei mirmidoni, lui si farà trovare ed è proprio Briseide a battezzarlo con il fatale titolo.

La Miller propone un ribaltamento, focalizzando l’attenzione sulla forza dei sentimenti piuttosto che sulla forza fisica delle azioni e fa uno splendido lavoro: plasma materiale antico con grazia e talento e lo rianima insufflando in esso nuova vita. E ci fa un gran bel regalo perché di storie così belle e narrate così bene, noi lettori non ci stancheremo mai.

Manu

 

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