Luoghi di libri

Desy Icardi – Capodanno, sfigato Capodanno [#audioteca]

Là, dove gli abbracci e le visite sono ancora vietati, dove l’isolamento genera solitudine e sconforto, il suono di una voce può essere determinante per alleviare il peso di una giornata altrimenti infinita. Una voce che arriva nitida e non filtrata da mascherine e visiere.

Quella voce, per noi e per voi, si nutre ovviamente di immagini tratte da libri e racconti. E’ la voce delle ragazze de Lo Scatolino di Ars e Corde, degli stessi autori e anche nostra, tutti meravigliosi interpreti di racconti. Come meravigliosi sono gli autori che, quei racconti, ce li regalano. E noi li regaliamo a voi, ovunque siate, affinchè possiate scacciare la noia e la solitudine in nostra compagnia.

Questo il nostro abbraccio virtuale per voi tutti.
Buon ascolto!

I racconti possono essere ascoltati direttamente su questa pagina oppure cliccando su è possibile scaricarli e ascoltarli più tardi.

31/12/2021

Capodanno, sfigato Capodanno: cronache tragicomiche di un veglione malriuscito di (e con la voce di) Desy Icardi

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Lorenza Gentile – Le piccole libertà

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Una protagonista femminile, Oliva. Una vita tranquilla, forse un po’ monotona, ma all’altezza delle aspettative di amici e parenti e dei canoni imposti dalla società. E poi un invito dalla zia Vivienne ‘pecora nera della famiglia’ che non si faceva sentire da anni per un motivo che nessuno le ha voluto spiegare, ma che lei ha sempre amato tanto e sentito così affine. Questo è l’inizio di una meravigliosa avventura che inizia con un appuntamento con la zia davanti alla libreria parigina Shakespeare and Company.

Non sempre chi ci sta accanto ogni giorno è colui che ci conosce meglio così come, non necessariamente la vicinanza fisica è vicinanza emotiva. In questo caso è proprio l’assenza di una persona il miglior mezzo comunicativo per mostrare a Oliva la vita che desidera, offrendole un luogo che è emblema di uno stile a bohemienne in cui concedersi ‘piccole libertà’, piccole evasioni come quelle che la cultura teatrale e la letteratura possono offrire.

L’assenza di Oliva spezza, a sua volta, la routine del padre inducendolo a scoprire il mondo interiore della figlia attraverso i suoi hobby, a cui non si era mai avvicinato. Il quotidiano diventa simbolo dello scontato a cui non si fa caso, presi come si è, dal lavoro, dalla routine, dalle aspettative di chi ci circonda.

Non a caso il luogo della libertà è una libreria, un posto fatto di libri e di persone meravigliose, entuasiaste e lungimiranti, che aprono la strada ad un meraviglioso viaggio interiore, l’ultimo regalo della zia Vivienne insieme a una inaspettata verità, da sempre celata in famiglia.

Questo perché spesso le costrizioni sono mentali e la cultura, la curiosità, l’apertura verso l’altro sono la cura di tale ‘prigionia’ autoimposta.

Ognuno di noi si trova ad accompagnare Oliva in questa avventura, a riflettere sulle limitazioni che, per convenzione, ci imponiamo quotidianamente e a desiderare di trovare una nostra Libreria Shakespeare and Company, per riavvicinarci ai nostri desideri e sogni, spesso piccoli e trascurati, ma che ci rendono liberi e ci fanno recuperare la nostra essenza più intima, proprio come ci affranca una verità, nemica di una bugia che vuole solo salvare l’apparenza.

Noi lettori veniamo pervasi dalla voglia di non perdere ulteriore tempo e riappropriarci di NOI.

E tu? Chi sarà la tua Vivienne? Dove sarà la tua Libreria Shakespeare and Company?

Patrizia

 

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Ugo Splendore – Tre inverni a Chicago [#audioteca]

Là, dove gli abbracci e le visite sono ancora vietati, dove l’isolamento genera solitudine e sconforto, il suono di una voce può essere determinante per alleviare il peso di una giornata altrimenti infinita. Una voce che arriva nitida e non filtrata da mascherine e visiere.

Quella voce, per noi e per voi, si nutre ovviamente di immagini tratte da libri e racconti. E’ la voce delle ragazze de Lo Scatolino di Ars e Corde, degli stessi autori e anche nostra, tutti meravigliosi interpreti di racconti. Come meravigliosi sono gli autori che, quei racconti, ce li regalano. E noi li regaliamo a voi, ovunque siate, affinchè possiate scacciare la noia e la solitudine in nostra compagnia.

Questo il nostro abbraccio virtuale per voi tutti.
Buon ascolto!

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24/12/2021

Tre inverni a Chicago di Ugo Splendore con la voce di Dante Bianchi

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Alice Cappagli – Niente caffè per Spinoza

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Niente caffè per Spinoza” è un romanzo delicato, come può essere delicato l’equilibrio fra due persone che non si conoscono, che imparano a fidarsi e a fare insieme un ultimo pezzo di strada, una verso il finale e l’altra verso un nuovo inizio.

L’autrice esordiente Alice Cappagli mette in questa tenerissima storia tutti gli elementi che compongono anche la sua personale esperienza: la musica (lei stessa è violoncellista nell’orchestra della Scala), la filosofia (materia in cui è laureata) e la luce di Livorno (sua città natale), ingredienti che mescola con sapienza e con dosaggi misurati e precisi, così da produrre un risultato che ne rende facile e fruibile la lettura. Questo vale anche per chi, come me, è nudo e crudo o quasi, di filosofia, ama la musica, anche se non la sa suonare però ne ammette il potere terapeutico, e non conosce Livorno, ma “riconosce” l’aria, il sale, l’atmosfera che si respira in una qualsiasi città di mare italiana.

La storia, narrata in prima persona, ha come protagonista una giovane livornese, Marvi, o più precisamente Maria Vittoria – perché i nomi sono importanti! – disoccupata e in piena crisi coniugale, che accetta un lavoro come badante presso un anziano non vedente, un tempo professore di filosofia, che per moltissimi anni ha insegnato ad allievi che ancora lo ricordano e lo passano a trovare.

Il vecchio filosofo vive da solo, in un grande appartamento invaso dalla carta: libri, giornali, lettere e fascicoli sono in ogni dove. Sporadicamente riceve le visite di una figlia nervosa e impaziente e di due nipotine adolescenti e inafferrabili, quelle più frequenti di alcuni vecchi amici, anch’essi filosofi o eruditi, oltre alle attenzioni della vicina “del KGB” e le incursioni della temibile e terribile cognata, la Vally.

Ma il pover’uomo, più che di qualcuno che cucini, gli ricordi di prendere le medicine e badi alla casa, ha bisogno di un paio d’occhi per continuare a leggere.

La lettura è infatti il principale compito che il Prof.Luciano Farnesi affida a Maria Vittoria, che spesso deve posare le stoviglie, asciugarsi le mani nel grembiule e cercare il tal libro, la tal frase, nel tal capitolo, seguendo le precise istruzioni del suo datore di lavoro. In questa surreale caccia al tesoro al buio, il professore, pur non potendo vedere e affidandosi solo alla sua memoria, indica la strada alla sua “guida” per orientarsi nell’infinita biblioteca di casa, per ritrovare e far rivivere parole che altrimenti rimarrebbero sepolte. Il manuale di Epitteto, le opere di Epicuro, i pensieri di Pascal, i dialoghi di Seneca, i frammenti degli stoici ma anche Hume, Schopenhauer e naturalmente Spinoza sono i compagni che suggeriscono al professore come affrontare le piccole grandi questioni quotidiane , dimostrando a Maria Vittoria come la filosofia possa essere molto più pratica e concreta di quanto si pensi. ”Bisogna che io legga nelle piccole cose verità universali. Ma mi occorre la sua collaborazione”, chiede il prof. Farnesi.

Un’altra grande protagonista del romanzo è la luce e non è un caso se il nostro personaggio è cieco ma si chiama Luciano.

La luce che proviene dal mare invade con prepotenza la terrazza dell’appartamento dove il professore ama scaldarsi al sole, si infiltra tra i vetri che Marvi spolvera e lucida, si colora al tramonto nella finestrella della cucina del microscopico alloggetto della ragazza, sale e scende di intensità a seconda delle condizioni metereologiche che il prof. Farnesi riesce a indovinare dall’umidità della balaustra, dal canto più o meno intenso degli uccellini che popolano il suo balcone, o dal cigolio della porta del bagno.

«E mentre il sole entra a secchiate dai vetri, mentre il libeccio “passa in un baleno dall’orizzonte al midollo, modificando i pensieri e l’umore”, il profumo della zuppa di lenticchie si mescola a i Pensieri di Pascal, creando tra i due un’armonia silenziosa e bellissima».

Così la vita di Maria Vittoria, incrociandosi con quella di Luciano, mano a mano si illumina. Dal grigio della noia e della prigionia di giorni senza speranza né dignità, si colora con uno spettro di tonalità a lei prima sconosciute, la nebbia si dirada e con più precisione e nitidezza la ragazza riesce a intravedere i contorni di un possibile futuro.

Ad assistere a questi ineluttabili cambiamenti c’è la figlia Elisa, affannata e problematica. Elisa nei suoi spostamenti porta sempre con sé la sua viola. La musica che suona sembra essere l’unico linguaggio comune che hanno lei e suo padre, l’unico con cui riescono a trasmettersi messaggi comprensibili e significativi per entrambe.

Così, fra decisioni ardue, come quella di Marvi di lasciare definitivamente il tetto coniugale e incontri fortuiti/fortunati come quello con Angelo (l’abbiamo già detto che i nomi sono importanti, vero?) la vita segue la sua strada, i nodi si sciolgono, anche quelli che appaiono più ingarbugliati, perché spesso è difficile distinguere i ricordi veri da quelli fasulli, i desideri propri dal desiderio di assecondare gli altri, e i nostri personaggi veleggiano fin dove sono destinati ad approdare.

“La virtù di un uomo non si misura dai suoi sforzi, ma da ciò che fa abitualmente”: di tutte le lezioni impartite negli anni dall’anziano professore questa è quella che ha più potenza e riverbero. Marvi infatti si accorge che la grande e ricca biblioteca si trasforma, man mano si svuota e le parole trovano altre strade per circolare.

“- Un libro di per sé non è nulla se non trova qualcuno che lo fa vivere nella lettura.
– Come fa lei, no?
– No. Io uso la memoria, ormai, che è fallace, ma il libro merita di rinascere ogni volta.
Scoprii cosí, per caso e inaspettatamente, che ne sceglieva
uno al giorno per regalarlo.
– Ma non le dispiace un po’?
– No, sarei egoista e ingeneroso se non lasciassi volare verso il traguardo i miei compagni di viaggio”.
Secondo Alice Cappagli se esiste un insegnamento che si può apprendere dai libri e che c’è sempre una possibilità di riscatto, una ripartenza e che anche dal dolore, dalla malattia e dal lutto si impara qualcosa.

Lettura consigliatissima per garbo e intelligenza.

Manu

 

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