Luoghi di libri

Piergiorgio Pulixi – Per mia colpa

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Qualche tempo fa lessi, sul sito della casa editrice, la presentazione di questo romanzo di Piergiorgio Pulixi, in uscita a breve e mi colpì una frase in particolare: “Per mia colpa oltre che essere un giallo sul mistero di una scomparsa, è anche un’indagine psicologica sui sentimenti, sulla fragilità umana, sulla vulnerabilità, sulle maschere che tutti siamo costretti a indossare per sfuggire alla consuetudine della quotidianità”.

La parola “maschera”, un po’ per amore adolescenziale e un po’ per la mia formazione teatrale, non poteva che riportarmi a Pirandello e avvicinarmi a questa lettura con una curiosità in più, anche se non c’è davvero bisogno di incentivi per appassionarsi a ogni nuova storia di uno scrittore del suo calibro.

Eccomi qui, quindi, a cercare di raccogliere le impressioni su Giulia Riva, che fa il suo esordio tra le “donne” di Pulixi, alle prese con un’indagine complessa, in cui le “maschere” costringono ad un gioco continuo di specchi. Non è solo Giulia a rivedere piccole parti di sé nelle figure coinvolte nell’inchiesta, ma ogni personaggio è, per qualche ragione, vittima dello stesso sistema di rimandi. Madri, figlie, mogli, amanti si riflettono a vicenda, in un susseguirsi di scambi, nei quali affetti, passioni e debolezze dell’una diventano colpe dell’altra: fardelli portati in maniera diversa, errori che ciascuna tenta di espiare a suo modo. Tutte le loro azioni sembrano seguire un unico filo conduttore, partendo “da una premessa sbagliata: l’amore non contempla l’abbandono. L’abbandono invece, a volte è l’unica via di salvezza da un amore morboso e malato, per quanto intenso “. Giulia parte da qui: dal bisogno di lasciare andare che ha fatto irruzione nella sua vita e, allo stesso tempo, di opporsi al più inaccettabile degli abbandoni: quello di una madre nei confronti della figlia. Il titolo stesso, del resto, richiama l’atto penitenziale cattolico, con un implicito rifermento a una morale comune e violata dal singolo.

Alla narrazione, in prima persona, dell’esperienza dell’investigatrice si affianca il racconto degli eventi che hanno portato alla sparizione di Virginia, madre e moglie ordinaria. Ma ogni donna sa che di ordinario nel turbine delle pulsioni che abitano i luoghi più reconditi del suo essere, al di là di ciò che il suo ruolo nella società le impone, non c’è proprio nulla. Giulia si scontra, quindi, con la necessità di capire cosa l’abbia portata al punto di rottura: che cosa ha sconvolto la vita della scomparsa, tanto da cancellare quell’adattamento che il contesto le aveva imposto fino a quel momento, tanto da svelare una sorta di frantumazione del suo “io” in molteplici personalità diverse?

Da questo punto di vista “Per mia colpa” è una perfetta rielaborazione moderna del concetto di maschera pirandelliana.

Lontano dalla densità di temi sociali e dall’attenzione alle dinamiche delle masse di “Un colpo al cuore”, questo nuovo lavoro è incentrato sulla psicologia del singolo e sulla sua intimità più nascosta, sondati con una delicatezza che dimostra, ancora una volta, la straordinaria capacità dell’autore di esplorare l’animo umano, in particolare quello femminile. Ne avevamo già avuto un esempio nei romanzi e, forse, ancor di più nella raccolta di racconti “L’ ira di Venere”; qui si arriva a un livello più alto: l’incipit del romanzo sembra davvero uscito dalla penna di una donna per la naturalezza con cui si segue un modo di pensare e sentire peculiari della mente femminile. Ciò non significa, però, che sia una storia che solo le donne possono apprezzare: i personaggi maschili, benché a volte in secondo piano, sono calati, in tutto e per tutto, nella dimensione che la collettività conferisce loro in quanto “uomini”: concentrati nel mantenere una “maschera” di virilità, forti a dispetto di tutto, ma fragili e distrutti nel profondo dagli eventi e dalle colpe proprie e altrui.

Un ultimo spunto: l’anima si nutre di parole, profumi, musica e immagini che restano indelebili e richiamano percezioni, momenti e luoghi cari. Chi scrive lo sa bene e non manca di regalarvi passaggi in cui vi sembrerà di percepire l’odore della salsedine e sentire sulla vostra pelle ”lo scirocco che soffia sulle coste sarde”. Vi accompagnerà con la sua colonna sonora in un viaggio attraverso pensieri e sensazioni che, a un certo punto, sentirete così vicino ai vostri, da non potervi più staccare dalla lettura fino alla soluzione- e chissà, forse fino alla catarsi- del finale.

Mimma

 

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Ian McEwan – Macchine come me

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«Mi aspettavo quest’accoglienza», disse il demonio. «Tutti gli uomini detestano gli infelici; quanto, dunque, devo essere detestato io, il più infelice di tutti gli esseri viventi! Anche tu, mio creatore, detesti e disprezzi me, tua creatura, alla quale sei legato da un nodo che si può sciogliere solo con l’annientamento di uno dei due. Vuoi uccidermi. Come puoi giocare così con la vita?»
Da “Frakenstein o il Moderno Prometeo”, M. Shelley

Londra, 1982: i Beatles non si sono sciolti, John Lennon è vivo e vegeto e produce canzoni a più non posso, Margareth Thatcher ha perso il consenso popolare insieme alle Isole Falkland e Alan Turing non è mai morto, regalando al progresso scientifico il proprio contributo per la nascita di una nuova forma di vita: l’Intelligenza Artificiale. Un “altro” 1982, in parte diverso da ciò che stato in parte afflitto dagli stessi problemi di elevato tasso di disoccupazione e inflazione, suicidi, stupri, abbandoni infantili che ci sono effettivamente stati.

In questa dimensione ci appare Charlie Friend (occhio al cognome, che appare alquanto profetico nello svolgimento del romanzo), un moderno Victor Frankenstein ossessionato dalla Scienza e dal Progresso. Charlie è un uomo mediocre, che svolge un lavoro mediocre e che negli ultimi 32 anni della propria vita ha sempre vissuto un’esistenza mediocre appunto. Dopo aver ereditato un’ingente somma potrebbe cambiare vita, trasferirsi in un quartiere migliore di Clapham, comprare un appartamento più decoroso di quello in cui vive in affitto, rimettere insomma la propria vita su più agiati. Invece, complice la sete di conoscenza, investe tutti i propri risparmi nell’acquisto di un Adam, un esemplare raro di androide di ultima generazione. Acquista il proprio “giocattolo” senza rendersi pienamente conto delle conseguenze di ciò che ha fatto, proprio come Victor Frankenstein. E proprio come la creatura del romanzo di Mary Shelley, l’Adam di McEwan si trova a provare emozioni e sentimenti, ad avere un io senziente e a cercare l’amore e la compagnia di una donna, Miranda, la fidanzata di Charlie.

McEwan ci descrive un futuro distopico, raccontandoci il passato e questo è, in certi punti, disorientante. Dalla seconda metà in poi, dopo aver compreso che anche se il nostro passato fosse stato diverso i risultati in termine di ignoranza nella percezione e nel rispetto dell’Altro- umano o androide ha poca importanza- sarebbero stati gli stessi.
Il romanzo è ricco di riferimenti a Shakespeare, Montaigne e Asimov come pure alla matematica quantistica e ripercorre, con una certa attinenza storica- almeno fino al punto in cui il piano della Storia e quello della fiction combaciano- le vite e le scoperte di Einstein e Turing. I nomi dei protagonisti sono evocativi: Charlie Friend tradirà infine l’amicizia del suo “giocattolo”; Adam, proprio come il primo uomo creato da Dio e come la creatura Shelleiniana, sarà ripudiato dal proprio “padre” per il tradimento commesso. Più complesso il personaggio di Miranda, ispirato a “La Tempesta” di Shakespeare appare inizialmente come una “spalla” fino poi a diventare la detentrice di un segreto, colei che con abili mosse deciderà il destino di Adam e Charlie.

McEwan non mi ha delusa e credo che proseguirò nella lettura delle sue opere.

La traduzione di Susanna Basso, attenta e dettagliata, rende la lettura scorrevole anche nelle parti più opache.

Consigliato per gli amanti del distopico, alla ricerca di altri mondi possibili.

Annamaria

 

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Santiago Roncagliolo – La notte degli spilli

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Ci sono libri dai quali fatichi ad allontanarti. Fatichi durante la lettura, fatichi quando li hai terminati.

La notte degli spilli” di Santiago Roncagliolo è sicuramente uno di questi. Un thriller psicologico dove i ruoli si ribaltano e la realtà dei fatti, pur essendo una, diventa quattro, perché quattro sono le voci che, a distanza di quindici anni, raccontano quanto accaduto in una Lima del 1992 unendo quattro ragazzi, compagni di scuola adolescenti, in un segreto di cui parlano davanti a una telecamera.

Quattro ragazzi ciascuno con una sua indole, che fronteggiano una società che si muove in un Paese in guerra civile e un mondo di adulti che non li comprende per incapacità, mancanza di volontà, a volte anche solo pensando di proteggerli. Ma esponendoli invece a dover da soli prendere decisioni che vanno al di là di loro e che li costringono a scelte nelle quali restano sempre più invischiati.

È un romanzo di crescita e di paura, di desideri e di rabbia, di speranze e di delusioni, di sperimentazioni e di curiosità, un romanzo dove chi dovrebbe essere una guida forse, a ben guardare, è lì solo per giudicare pensando di essere sempre dalla parte della ragione, e chi scatena un’azione che inevitabilmente diventa dramma, alla fine, è il gruppo per cui chi legge si trova a parteggiare.

Stile eccezionale, emozioni immense.

Sara

 

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Sonia Sacrato – La mossa del gatto

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Pensavo di venire qui, riempire due scatole, cinque sacchi neri e andarmene. Invece mi ritrovo a fare i conti con immagini e ricordi che bussano dal passato.

Così argomenta fra sé Cloe, protagonista e, per la maggior parte del libro, voce narrante di questo giallo bello e intrigante ambientato nella bellunese Valdobbiadene e, più precisamente nel paesino di Vas. La morte della nonna Ilde costringe Cloe, su richiesta di sua madre, a ritornare a Vas per svuotare la vecchia casa di famiglia. Lasciando Alba – luogo del suo ultimo incarico come insegnante di storia dell’arte – e a malincuore il nuovo compagno Sandro, bravissimo cuoco e proprietario del B&B Lavinia a Grinzane Cavour, la nostra eroina, accompagnata dall’inseparabile gatto Pablo, torna in un luogo carico di memorie dell’infanzia e intriso di mille presenze del passato, alcune ancora vive e presenti, altre che iniziano a perseguitarla insinuandosi nei suoi sogni e negli oggetti misteriosi che la vecchia casa, poco alla volta, restituisce. E per quanto riguarda il passato, il lettore segue le vicende accadute sessant’anni prima attraverso i resoconti del maresciallo Giordano e del brigadiere De Carli che nel 1956 indagarono su un omicidio e un suicidio mai risolti o davvero compresi, due eventi che torneranno prepotenti a galla durante il soggiorno di Cloe a Vas e che lei si troverà quasi costretta a decifrare e risolvere. Ma non saranno solo i morti a chiedere a Cloe chiarezza e giustizia. Ci sono anche i vivi con cui fare i conti nel cuore della protagonista: il compagno Sandro e l’ex carabiniere Fabrizio, ora proprietario del bar ristorante del paese, figura affascinante e tormentata, un dolce ricordo di Cloe bambina, una Cloe, però, che oggi bambina non è più.

Sonia Sacrato è bravissima nel costruire la complessa trama di questo libro agganciandola a vicende del passato realmente accadute come la tragedia di Marcinelle in Belgio, e ci consegna Cloe, una straordinaria figura di donna alle soglie dei quarant’anni, combattuta fra il dolore ancora vivo per la morte prematura del padre, le proprie personali incertezze, la paura di fallire con il cuore e la mente, il disamore per una nonna anaffettiva fino alla crudeltà, la caparbietà nel voler capire e svelare un mistero e una propensione per l’ironia verso se stessa e il mondo davvero speciali.

Parlare prima di un’ora dal caffè dovrebbe essere vietato dalla Costituzione.” Verissimo.

Una prosa ricca e scorrevole che non mancherà d’incantare i lettori così come i tanti brani musicali citati, molti dei quali affidati al genio esecutivo del grande Ezio Bosso.

Francesca

 

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Filomena Gagliardi – Laboratorio della vita [#audioteca]

Là, dove gli abbracci e le visite sono ancora vietati, dove l’isolamento genera solitudine e sconforto, il suono di una voce può essere determinante per alleviare il peso di una giornata altrimenti infinita. Una voce che arriva nitida e non filtrata da mascherine e visiere.

Quella voce, per noi e per voi, si nutre ovviamente di immagini tratte da libri e racconti. E’ la voce delle ragazze de Lo Scatolino di Ars e Corde, degli stessi autori e anche nostra, tutti meravigliosi interpreti di racconti. Come meravigliosi sono gli autori che, quei racconti, ce li regalano. E noi li regaliamo a voi, ovunque siate, affinchè possiate scacciare la noia e la solitudine in nostra compagnia.

Questo il nostro abbraccio virtuale per voi tutti.
Buon ascolto!

I racconti possono essere ascoltati direttamente su questa pagina oppure cliccando su è possibile scaricarli e ascoltarli più tardi.

22/09/2021

Laboratorio della vita di Filomena Gagliardi con la voce di Loredana Zapparoli

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