Luoghi di libri

Roberto Vecchioni – Lezioni di volo e di atterraggio

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Raccontare storie, e lasciar parlare anche il silenzio. Pungolarsi, emozionarsi, cercare verità alternative. Perché una lezione sia davvero magica ci vuole qualcuno che sappia trasmettere il suo sapere e qualcuno che sappia ascoltarlo. Occorre volare, e poi atterrare, tutti insieme”.

Milano anni ’80. Il Parco cittadino. Un professore di latino e greco. Un gruppo di studenti con nomi di pittori: la Khalo, la De Lempicka, il Robusti, il Sanzio e altri ancora. Questi sono gli ingredienti delle “Giornate di Follia” che il Professore, un Vecchioni appena divenuto famoso con Samarcanda, mette in atto per loro. Si discute del tutto e del niente ma in questo “niente” si esplorano una molteplicità di significati e di significanti, pensieri filosofici che hanno influenzato il comune buon senso, riscritture di opere solenni come la creazione dei Vangeli, le avventure di Odisseo, la battaglia di Gettysburg che fa da sfondo a “via col Vento”. E poi si pongono quesiti di cui non si ha risposta o a cui non corrisponde una verità assoluta, ma con i quali si intraprendono viaggi di conoscenza. E i viaggi di conoscenza delle giornate di follia sono “democratici”, per cui si può discutere con un francese professore in pensione che dà una lettura geniale di De André, si può accompagnare Alda Merini con la chitarra smozzicando con lei pane raffermo e assaporandone la lucida follia nei versi geniali. Si può andare in una piola, per dirla alla piemontese, a mangiare riso con le rane e trovarsi a dover rispondere alla domande delle domande: “ma gli uomini come hanno imparato a parlare?”. E per amore della conoscenza capita di iniziare a disegnare diagrammai di semiotica e di citare nomi altisonanti come quello di De Saussure ad un’ oste che, in cuor suo, non pensava di averti creato un tale sconquasso interiore con quella domanda. “Capita, a volte capita” per citare Franco, un saggio oste che ha condiviso con Luoghi di Libri parte del cammino. Vecchioni ci dona queste “lezioni” di volo – che nelle Giornate di Follia si vola alto- e di atterraggio di una bellezza, genuinità e semplicità commoventi. Lezioni al parco, all’aperto, in osteria o anche dietro ad una cattedra. Lezioni per tutti: studenti, poeti, osti, baristi, cantautori e professori. Lezioni di Greco e Latino, di Poesia, di Storia della Musica, di Epica, di Teologia. Lezioni di vita. Che vivere vuol dire volare, vedere le cose dall’alto e dall’altro (punto di vista), staccarsi dalle proprie certezze e andare alla ricerca continua di quel che non si sa, del nostro io-mancante. E poi atterrare, senza cadere rovinosamente al suolo ma planando con delicatezza, appoggiando il nuovo su ciò che già c’era, pronti a ripartire tutti insieme.

Vecchioni scrittore non delude mai, che sia il testo di una canzone o la pagina di un romanzo. Lettura fortemente consigliata, con un po’ di nostalgia per quella Scuola che fu ma fermamente convinta che esistano ancora quei professori capaci di volare e di far spiccare il volo ai loro ragazzi.

Annamaria

 

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Giuseppe Culicchia – Il tempo di vivere con te

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Personalmente, Giuseppe Culicchia per me rappresenta la Sicilia, Marsala. Me lo fece conoscere anni fa una cara amica che mi regalò un suo romanzo ambientato appunto a Marsala, la città di origine del padre.

Ci ha abituati ad una scrittura apertamente autobiografica Culicchia, senza vergogna di mettere a nudo ansie, preoccupazioni o dispiaceri e senza il timore scaramantico di condividere con i lettori le gioie e i successi della vita privata e di scrittore.

Il tempo di vivere con te” è spiazzante. Culicchia ci porta nuovamente nella vita di una famiglia, la sua, e nella Storia degli Anni di Piombo, durante la sua infanzia. Il racconto si rivolge al ricordo dell’amato cugino Walter dapprima descrivendolo con lo sguardo intimo e adornante del bambino che lo scrittore fu, in seguito con l’occhio critico di chi, a posteriori, comprese la dimensione storica del dramma personale vissuto. Walter Alasia, cugino, compagno di giochi, amico fraterno, eroe e idolo dello scrittore quando era un bambino, viene ucciso durante il tentativo di arresto da parte della Polizia nell’appartamento in cui viveva con i genitori a Sesto San Giovanni. La storia famigliare si mescola con la Storia di un periodo difficile per l’Italia, sul quale c’è ancora molto da dire e molta luce da fare.

La narrazione si sposta da Sesto San Giovanni a Grosso Canavese. I nomi elencati sono molti e appartengono a fatti di cronaca che il nostro Paese troppo spesso finge di non ricordare: poliziotti, studenti, giudici, imprenditori. Tutti abbattuti dalla furia di riscatto di un “movimento” che pone la violenza come base della giustizia sociale da cui dice di essere animato: le Brigate Rosse.

Culicchia prova ad immedesimarsi in Walter, a comprendere cosa lo abbia spinto ad unirsi alle BR. Analizza ma non giustifica, racconta ma non commenta. Cerca di delineare una visione d’insieme che renda giustizia alle vittime di un potere malato in cui la distinzione dal carnefice non è mai netta.

“Il tempo di vivere con te” è la commemorazione di una persona cara, la condanna di ideali che la politica ha utilizzato per muovere le sue pedine all’interno della classe operaia, il ricordo di gesti efferati e la pena che si prova nel riconoscere che forse non conosciamo mai veramente il nostro prossimo. Neanche se a lui ci lega un legame che neppure la morte può dissolvere.

Annamaria

 

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Noemi Cuffia – Un giorno come un altro [#audioteca]

Là, dove gli abbracci e le visite sono ancora vietati, dove l’isolamento genera solitudine e sconforto, il suono di una voce può essere determinante per alleviare il peso di una giornata altrimenti infinita. Una voce che arriva nitida e non filtrata da mascherine e visiere.

Quella voce, per noi e per voi, si nutre ovviamente di immagini tratte da libri e racconti. E’ la voce delle ragazze de Lo Scatolino di Ars e Corde, degli stessi autori e anche nostra, tutti meravigliosi interpreti di racconti. Come meravigliosi sono gli autori che, quei racconti, ce li regalano. E noi li regaliamo a voi, ovunque siate, affinchè possiate scacciare la noia e la solitudine in nostra compagnia.

Questo il nostro abbraccio virtuale per voi tutti.
Buon ascolto!

I racconti possono essere ascoltati direttamente su questa pagina oppure cliccando su è possibile scaricarli e ascoltarli più tardi.

26/05/2021

Un giorno come un altro di Noemi Cuffia con la voce di Mimma Caserta

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Sonia Sacrato – Controcanto

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S.m. Nel linguaggio musicale, disegno melodico secondario sovrapposto o sottoposto al disegno melodico principale: fare il controcanto

Sei mesi prima lasciavamo la nostra Cloe e il suo serafico gatto Pablo con un velo di malinconia.

Dopo una prima avventura ne “La mossa del gatto” che ce li ha fatti conoscere e amare, eccoli di nuovo pronti a “cacciarsi di nuovo in qualche pasticcio per giocare a fare i detective” (come direbbe la saggia Elvira, alias -Madre- della nostra eroina).

Con un cuore ancora ammaccato dalle storie amorose precedenti, Cloe decide di rigenerarsi andando per qualche giorno dalla sua meravigliosa amica-mammachioccia Cristina che gestisce un B&b a Torino, la sua amata città adottiva. Ed è proprio qui che si imbatte, involontariamente, in un nuovo “caso misterioso” in cui un vecchio violino fa da protagonista.

Nuovi personaggi entrano nel “cast” della storia : primo fra tutti il nipote di Cristina, Alex, un ragazzo poco più che ventenne, ma molto più maturo dei suoi coetanei, aspirante giornalista, con il quale Cloe crea un bel legame fin da subito (beh con le dovute frecciatine iniziali tipiche di Cloe alle quali lui tiene testa senza problemi innescando una raffica di botta e risposta esilaranti). Iniziano insieme una ricerca sul misterioso violino che li porterà ad affrontare un’avventura rocambolesca e imbattersi in brutti ceffi. Ma non solo. Le ricerche sul violino la porteranno a conoscere un mondo a lei finora sconosciuto, quello delle drag Queen. In particolare emergerà un personaggio del quale mi sono innamorata: Rebecca Van Helsen, fantastica! Se ricordate il personaggio di Tamburino ideato da Giorgio Faletti, ritroverete molte caratteristiche su Rebecca.

Sullo sfondo, il ricordo della tragedia del Cinema Statuto di Torino dove, il 13 febbraio 1983 a causa di un incendio divampato all’interno, morirono 64 persone.

Nel corso delle ricerche per far luce sulla provenienza e la storia di questo violino si sovrappone un delitto. Un architetto viene trovato ucciso nella sua auto nei pressi di un cantiere. Ed ecco, pensate mica che Cloe non si trovi immischiata, involontariamente, nell’indagine??

Esattamente come un Controcanto (vedere sopra, definizione Treccani), la vicenda incalza pagina dopo pagina, in un crescendo di azione, sovrapponendosi alle indagini sul violino misterioso. Cloe e Alex si troveranno in grave pericolo dentro un furgone legati mani e piedi, con tanta paura addosso.

Chissà se anche stavolta si risolverà tutto per il meglio… E che fine farà il violino?

Sonia Sacrato, per la seconda volta, è riuscita a farmi dimenticare i guai, solo leggendo la sua storia. Il suo stile frizzante si rinnova, migliora ancora, ironia e leggerezza di scrittura fanno vivere la storia e i personaggi così ben caratterizzati, ce li fa amare o detestare. Brava nel dosare risate e serietà.

Anche stavolta, posso confermare che non è giallo, non è rosa, ma è sicuramente una storia dalle mille sfumature!
Ah! Non vi ho parlato di Luca Ferraris, l’affascinante vicequestore dagli occhi intensi e barba curata che conduce l’indagine? No? Allora leggete il libro ché si sa Cloe vicequestore fascinoso…

Pabloooooooo… mettici il gomminooooo ché la Cloe ne ha bisognooo, madonnasanta!

Cristina

 

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Golem Edizioni


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Maurizio de Giovanni – Gli occhi di Sara

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Parla poco Sara ed è sempre stato così. Anche in questo nuovo romanzo la donna invisibile tace, molto più di quanto ci si aspetterebbe da chi è messo nuovamente di fronte al dolore, alla perdita di un affetto che sta per essere strappato prima del tempo; uno strazio di quelli che non trovano nessun appiglio nella ragione, che non hanno né giustificazioni né colpevoli. Un dolore insopportabile, profondo, che sembra gridare nel silenzio di cui Sara si circonda. E lo fa attraverso i suoi occhi, gli stessi che lei usa per osservare, interpretare e capire quello che gli altri non colgono; quegli stessi occhi a cui si è sempre affidata e che l’hanno tradita in passato. Ma, come spesso ricorre nei pensieri dei personaggi: “è il futuro che è scritto e pianificato negli eventi del passato. Il destino esiste, Mora, ma è all’indietro.

Saranno loro a parlare per salvare quanto di più prezioso ha al mondo? Saranno quegli occhi il tramite attraverso cui il cuore di Sara parlerà a noi e a un altro cuore, indurito come il suo dalla sofferenza?

Questo, per me, è il romanzo più intenso della serie di Sara Morozzi, quello che con la sua lenta danza tra passato e presente, amore e odio, sentimenti e ideologie, dolore e vendetta, tocca le corde più profonde e ci svela di più dell’anima delicata della donna invisibile che, sotto l’ aspetto anonimo e dimesso di cui ha fatto la sua corazza, nasconde passioni e dolori, custodisce ricordi, rimpianti e rimorsi, proprio come tutti noi.

Ciò che mi ha colpito maggiormente questa volta è la lentezza: il ritmo è decisamente meno serrato rispetto a quello abituale di Maurizio de Giovanni, ma è il succedersi degli attimi della vita, quello in cui sembra non accadere nulla finché un evento sconvolgente non ci mostra che tutto stava già cambiando mentre ci pareva fermo. Una lentezza che l’autore trasforma in una traversata in cui l’attesa e il ricordo sono l’essenza dell’azione e la chiave di lettura dei moventi dei personaggi.

L’autore è tornato da una delle sue protagoniste più amate e ci lascia, più che mai, con la sensazione che Sara abbia ancora tanto da dirci con i suoi straordinari silenzi, pieni di storie da “ ascoltare” .

Mimma

 

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