Luoghi di libri

Giuse Lazzari – Qualcosa di luminoso, Nicole Biamont [#audioteca]

Là, dove gli abbracci e le visite sono ancora vietati, dove l’isolamento genera solitudine e sconforto, il suono di una voce può essere determinante per alleviare il peso di una giornata altrimenti infinita. Una voce che arriva nitida e non filtrata da mascherine e visiere.

Quella voce, per noi e per voi, si nutre ovviamente di immagini tratte da libri e racconti. E’ la voce delle ragazze de Lo Scatolino di Ars e Corde, degli stessi autori e anche nostra, tutti meravigliosi interpreti di racconti. Come meravigliosi sono gli autori che, quei racconti, ce li regalano. E noi li regaliamo a voi, ovunque siate, affinchè possiate scacciare la noia e la solitudine in nostra compagnia.

Questo il nostro abbraccio virtuale per voi tutti.
Buon ascolto!

I racconti possono essere ascoltati direttamente su questa pagina oppure cliccando su è possibile scaricarli e ascoltarli più tardi.

21/04/2021

Nicole Biamont da Qualcosa di luminoso di Giuse Lazzari letto da Nazzarena Braidotti

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Luca Occhi – I misteri del lago nero

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Non è stato facile avvicinarsi a una storia scritta per lettori molto più giovani, ma “I misteri del Lago Nero” è un testo piacevole anche per un adulto. L’estate, un paesino di montagna e le leggende che ruotano intorno al suo lago, un mistero, un bambino e un maresciallo, che tenta di integrarsi in una comunità diffidente verso gli estranei e nella quale si trova contro la sua volontà: questi gli ingredienti del primo romanzo per ragazzi di Luca Occhi.

Mentre leggevo mi accompagnava la sensazione che ci fosse qualcosa di particolare, che però mi sfuggiva e che ho continuato a inseguire fino a capire finalmente di cosa si trattasse: nella descrizione dell’estate del timido Mattia, fatta di campagna, di allenamenti a pallacanestro, di corse per il paese in bicicletta, di trepidazione per il tanto atteso “derby” con Fossombraro, manca la tecnologia. Questa è la scelta che mi ha colpita e che ho apprezzato di più: in un romanzo per adolescenti manca l’onnipresenza dei social a cui ormai siamo tristemente abituati: che meraviglia vedere questi ragazzini giocare tra loro, impegnarsi con il loro nuovo allenatore, interagire gli uni con gli altri senza il filtro di uno schermo, senza la dipendenza dalla platea virtuale, immersi nel mondo reale con le sue difficoltà, i suoi limiti e pericoli, ma anche con tutta la bellezza che può esserci nelle estati dell’infanzia.

Un romanzo sicuramente capace di catturare l’attenzione dei giovani lettori a cui si rivolge, scorrevole, con una trama fatta di storie e superstizioni, ricordi e leggende, in cui passato e presente si rincorrono e intrecciano continuamente. È su questo sfondo che Mattia crescerà, sfiorato, ma non corrotto dalla malvagità umana, muovendo i primi passi del cammino verso l’uomo che sarà. E, sempre su questo stesso terreno, si cimenta il maresciallo dei Carabinieri, che a Castel Nero, dove è approdato per punizione, che in troverà il modo di vincere le proprie paure, a testimonianza che anche gli adulti hanno sempre ancora della strada da percorrere.

Mimma

 

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Elisa Bedoni – Il vento non si arrende, Ricomporre i pezzi (capitolo 2) [#audioteca]

Là, dove gli abbracci e le visite sono ancora vietati, dove l’isolamento genera solitudine e sconforto, il suono di una voce può essere determinante per alleviare il peso di una giornata altrimenti infinita. Una voce che arriva nitida e non filtrata da mascherine e visiere.

Quella voce, per noi e per voi, si nutre ovviamente di immagini tratte da libri e racconti. E’ la voce delle ragazze de Lo Scatolino di Ars e Corde, degli stessi autori e anche nostra, tutti meravigliosi interpreti di racconti. Come meravigliosi sono gli autori che, quei racconti, ce li regalano. E noi li regaliamo a voi, ovunque siate, affinchè possiate scacciare la noia e la solitudine in nostra compagnia.

Questo il nostro abbraccio virtuale per voi tutti.
Buon ascolto!

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14/04/2021

Ricomporre i pezzi (capitolo 1) da Il vento non si arrende di Elisa Bedoni letto da Loredana Zapparoli

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Simona Sparaco – Dimmi che non può finire

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“E quindi tu non vuoi essere felice perché poi finisce? E ti sembra una cosa buona?” domandò.
Fui spiazzata da come era arrivato dritto al punto.
“Se tengo a qualcosa, so quando finirà e anche che questo mi farà soffrire”.
Allora lui, con gli occhi che parevano quasi più grandi, mi disse una frase che non avrei mai dimenticato: “Sì, ma tanto poi ricomincia”.

Siamo esseri umani, persone fatte di sentimenti, carne, ossa, fegato, cuore, polmoni e cervello, esperienze vissute e occasioni mancate, vittorie, sconfitte, passioni, rancori, rimorsi e rimpianti. Siamo gli esseri più complessi del creato e sebbene ci si ostini a non voler essere considerati “numeri” in realtà lo siamo. Anzi siamo parte di un complesso sistema numerico fatto di legami e connessioni invisibili. O almeno Amanda, la protagonista del romanzo di Simona Sparaco, la pensa così. Amanda è attratta dai numeri fin da quando era piccola, non tanto per la sua predisposizione per la matematica, quando piuttosto perché lei vede i numeri, li sente, li trova. O meglio, capisce che i numeri alla fine trovano lei, la trovano sempre. Ogni volta che qualcosa di bello accade nella sua vita, compaiono dei numeri che formano la “data di scadenza”. Tutto ciò che ama e la fa stare bene ne ha una. Così Amanda cresce proteggendosi dalle delusioni del mondo grazie ai numeri che, come amici fidati, si palesano quando deve essere messa in guardia da una possibile sofferenza. Privandosi della gioia di ciò che la fa star bene, Amanda crede di non soffrire e ne sarà convinta finchè l’infanzia, sotto le mentite spoglie di “un piccolo numero uno”, Samuele, non busserà alla sua porta nuovamente. Il numero uno in questione è inizialmente un lavoro che Amanda accetta senza troppo entusiasmo, convinta che non soffrirà se dovesse perderlo. In realtà il suo piccolo amico la conquisterà, portandola a rivivere e sconfiggere i fantasmi di un passato che credeva sepolti.
Amanda e i personaggi che le ruotano intorno si muovono tra due livelli: passiamo da una Roma tanto benestante e borghese quanto ipocrita ai quartieri più umili in cui ogni giorno le persone fanno i conti con le bollette da pagare e il frigorifero da riempire, sognando di vincere il premio in gettoni d’oro del programma televisivo del momento.

La numerologia, dapprima come spiegazione del mondo di Amanda, poi come mito da sfatare se vuole finalmente ricominciare a vivere, sono la cornice di questo romanzo che narra, attraverso le molteplici sfumature dei sentimenti umani, una semplice storia d’amore. Simona Sparaco, puntando dritta al cuore, ci racconta come dai cocci rotti due “non- famiglie”, quella di Samuele e quella di Amanda, se ne formerà una nuova a cui i numeri non riusciranno a dare alcuna data di scadenza. E finalmente, per una volta, possiamo dire che vissero tutti felici e contenti. Almeno nei libri.

Annamaria

 

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Fabio Bartolomei – Diciotto anni e dieci giorni

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Il secondo capitolo della quadrilogia dedicata alla famiglia è un breve romanzo di formazione, un affresco arguto quanto impietoso del mondo degli adolescenti del nostro tempo. L’apparenza, la visibilità, la “condivisione”, intesa come la mera pubblicazione continua e ossessiva, di fotografie sui social per essere sempre “connessi”, sono il fulcro della vita di Camilla; il giorno dopo il suo diciottesimo compleanno, però, la sua vita perfetta viene sconvolta da un evento imprevisto- ma a ben guardare non così imprevedibile- che la costringe ad affrontare se stessa al di fuori della rete dei social networks. La protagonista dovrà prendere atto della distorsione della realtà che deriva dalla vita in rete e che pare essere prerogativa non solo sua e dei suoi coetanei, ma anche degli adulti: i genitori si riducono, infatti, a specchio della superficialità adolescenziale che dovrebbero contenere e riorientare e della quale, invece, sono i principali fulgidi esempi.

Fabio Bartolomei descrive un contesto, purtroppo attuale e dilagante, in cui mancano solidità, valori e punti di riferimento e ne dipinge un ritratto estremamente puntuale, con una delicatezza fatta di aggettivi e brevi frasi che sono vere e proprie pennellate, volte a tratteggiare la contraddizione fra esteriorità e sentimenti. In un momento di reale difficoltà emerge l’abisso dell’abbandono affettivo, a dispetto del numero crescente di visualizzazioni e di “like”, svelando l’ingenuità e la fragilità nascoste dietro l’ostentata spavalderia dei “selfie” di una ragazzina che si credeva già donna.

Un cammino di dieci giorni, fatto di tutto ciò che manca nel mondo virtuale, dominato dalla rincorsa al numero maggiore di followers, in cui è necessario ritrovarsi inaspettatamente soli per raggiungere la consapevolezza di sé e di ciò che conta e scalda davvero il cuore. A volte con tenerezza, più spesso con spietato realismo, Camilla è catapultata dall’autore nel mondo vero, riportata al contatto con le persone in carne ed ossa, all’essenza dei rapporti tra coetanei e con gli adulti. Il suo viaggio da Roma a Bologna, che passando per Milano la riporta a casa, diventa un percorso di crescita graduale verso una maturazione che inverte i ruoli e dà un nuovo senso all’idea di amore, amicizia e, soprattutto, vicinanza, per scoprire l’importanza di volgere lo sguardo agli altri anziché cercare di indirizzare a tutti i costi il loro su noi stessi.

Mimma

 

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