Enrico Pandiani – Lontano da casa

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Torino, e la sua periferia multietnica alla ricerca di un’integrazione che, per quanto stenti ad attuarsi, pare poter contare sulla piccola realtà che alcune persone riescono a creare intorno a sé.

Lontano da casa” si snoda attraverso una serie di contrapposizioni e ambiguità, specchio della realtà del quartiere in cui è ambientato: Barriera di Milano e le sue contraddizioni, i colori dei suoi mercati e degli abiti delle donne africane, il buio della miseria, delle vie che di notte diventano posti pericolosi.

Da un lato Jasmina, una giovane di origine iraniana, “marchiata” come straniera per i suoi lineamenti tipici, ma cresciuta in Italia e italiana a tutti gli effetti, pronta ad aiutare gli altri, con grande abnegazione, indipendentemente dalla nazionalità e dal colore della pelle. Intorno a lei altre “isole felici” di generosità: Mary e Rosanna, donne che vivono in corpi maschili, che vegliano su di lei; Antonio, cresciuto con lei come un fratello, suo compagno nel volontariato al servizio dei più bisognosi; Mame e Taiwo, immigrati stroncati barbaramente da assassini e per i quali Jasmina cercherà giustizia, a scapito della sua stessa incolumità.

E poi, l’altra faccia della medaglia: la mafia che nel disagio del quartiere ha messo da tempo radici, gli immigrati caduti nelle maglie della criminalità organizzata locale italiana e l’ombra di quella nigeriana che facilmente ha trovato terreno fertile per proliferare nel degrado e nella povertà. Pandora, poliziotta che è il perfetto opposto di Jasmina: antieroe che, sotto la corazza del razzismo e della diffidenza, nasconde una profonda umanità risvegliata ( o creata dal nulla?) dalla profondità dell’animo della ragazza con cui è costretta a collaborare, per ottenere un riscatto personale, che passa necessariamente per la salvezza degli ultimi che tanto proclama di disprezzare.

Un elemento ricorrente nei vari scenari che si presentano durante l’indagine è la povertà che regna sovrana, ma non solo quella materiale, bensì, su tutto, la miseria della cattiveria dell’uomo, che può raggiungere vette di ferocia e indifferenza inimmaginabili, che sfocia nella perversione e lascia di sasso il lettore. La cattiveria è ovunque e forse è vero che “il nemico è come un faro in assenza del quale gli esseri umani perdono l’orientamento, la capacità di pensare e addirittura l’idea stessa della propria identità”. Ma anche ad essa, nel romanzo (e per fortuna anche nella realtà) fa da contraltare un “personaggio” aggiuntivo: il Banco Alimentare, con la dedizione dei suoi volontari, in un’atmosfera di solidarietà non ostentata, che lascia uno spiraglio alla speranza di un riscatto per il genere umano in generale.

Mimma

 

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