Luoghi di libri

Margherita Oggero – Risveglio a Parigi

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Barbara, Silvia e Mariangela: tre trentenni, amiche dai tempi della di scuola, e i loro familiari compongono il “cast” di questo romanzo collettivo. Dico collettivo perché le protagoniste sono senza dubbio loro tre, ma non potremmo conoscerle, interpretarle e comprenderle se non prestassimo la dovuta attenzione anche alla cerchia di fratelli, genitori, amici e pseudofidanzati che le circondano.

Per raccontarci la loro storia l’autrice sceglie una tecnica narrativa particolare, che è quella di farli parlare tutti, dedicando a ciascuno di loro uno o più capitoli. Quelli intitolati con il nome del soggetto che parla sono scritti in prima persona, mentre gli altri capitoli (intitolati il più delle volte al momento narrativo o al luogo dove si svolgono) sono raccontati in terza persona.

Bisogna essere molto bravi per gestire una tecnica narrativa mista, perché il rischio di creare confusione è altissimo, ma Margherita Oggero naturalmente lo è, infatti, nel caleidoscopio delle varie vicissitudini, noi non perdiamo mai di vista il punto centrale, riuscendo benissimo a congiungere le varie focalizzazioni senza che ci sfugga il senso del racconto, anzi arricchendolo con i vari interventi. L’abilità nel gestire le molteplici voci narranti è senza dubbio il grande valore aggiunto di questo romanzo, o, quanto meno, la peculiarità che ai miei occhi lo ha reso così apprezzabile.

Le tre ragazze, unite da un ventennale sentimento di amicizia, decidono di realizzare il viaggio che ancora sui banchi di scuola avevano ideato e preparato minuziosamente, la cui destinazione è Parigi. Il loro progetto però viene rivoluzionato all’ultimo minuto da un intruso che di restare a casa proprio non ne vuole sapere: è Manuel, il figlio di otto anni di Mariangela.
Silvia e Barbara, entrambe single e senza figli, accettano comunque di buon grado di portare con loro il bambino, che si rivela molto poco amabile e capriccioso, trovandosi costrette ad adeguare o modificare i programmi di viaggio in base alle bizze e alle richieste del malmostoso ragazzino.

Ciascuna di loro porta con sé un bagaglio pesante: Barbara ha sulle spalle il destino di figlia indesiderata e mai accettata, essendo sua madre morta in conseguenza al suo parto. Nata dopo i due gemelli Massimo e Valerio, vive l’infanzia subendo le angherie dei due fratelli e ricercando invano le attenzioni e l’affetto del padre – che si è eclissato dopo il trauma della perdita dell’adorata moglie e di conseguenza degli equilibri familiari – e cresce allevata da Giovanna, la sorella della madre, che lei chiama Mammagí.

Silvia invece ha avuto due genitori uniti da un amore inconsueto, fuori dagli schemi, un rapporto disequilibrato in cui la madre fungeva da conduttrice di un programma in cui il padre era sempre uno spettatore passivo. Silvia è una violinista che nonostante la bravura non ha abbastanza talento per sfondare e ha due fratelli, Nicola, pecora nera aspirante attore, e Ilaria, arrivata inaspettatamente quando Silvia era già adolescente e che lei cresce facendo da supplente alla madre in ascesa professionale.

Infine Mariangela, la bellona del trio. La ragazza, abituata con il suo aspetto attraente a catalizzare l’attenzione di tutti gli uomini, dai più giovani ai più anziani, cade sprovvedutamente (ma sarebbe più corretto dire che ci si caccia da sola) nella rete dell’unico maschio che non la considera per niente. Da questa storia univoca, in cui lei è cuoca, commensale e pietanza di un pasto solitario, ricava una gravidanza imprevista – Manuel, appunto – che provoca la fuga repentina del fidanzato narcisista egoriferito, che la lascia scomparendo senza nemmeno la consolazione di un addio.

Il viaggio non va esattamente secondo i programmi e nessuno torna dalla gita parigina identico a quando è partito, perché avrà fatto i conti sia con chi ha lasciato a casa, sia con i compagni di viaggio. Solo durante una convivenza stretta, benché breve e provvisoria come quella di una vacanza, si può avere occasione di confrontarsi veramente con persone che magari crediamo di conoscere come le nostre tasche; talvolta però si può scoprire che c’è ancora tanto da svelare di noi stessi e ci si può sempre “risvegliare”, anche dalle situazioni incancrenite.

Nel complesso, lettura assolutamente consigliata: la penna matura e convincente dell’ “inventrice” della famosa professoressa Camilla Baudino (Provaci ancora Prof) come sempre non delude.

Manu

 

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Luoghi di bimbi

Luoghi di Libri, attento come sempre a promuovere l’amore per la lettura nel territorio, questa volta apre uno spazio per i più piccoli. Luoghi di Bimbi è una rubrica dedicata ai piccoli lettori che, con l’aiuto di mamma e papà e anche delle maestre e dei maestri, possono condividere con altri piccoli e grandi lettori le impressioni sul libro che hanno amato.

Quindi bambini e bambine se avete appena terminato un libro e volete consigliarlo ad altri piccoli lettori, inviate un video di due minuti al massimo in cui:

  • non compare il vostro faccino ma solo la copertina del libro
  • ci dite il vostro nome, il titolo del libro e l’autore
  • ci raccontate se vi siete divertiti a leggerlo e perchè

Quando il video è pronto, scaricate la liberatoria, compilatela, allegatela insieme al video in una mail e inviateci il tutto a redazione@luoghidilibri.it.

Ogni venerdì sceglieremo un piccolo lettore da rendere protagonista della nostra rubrica. Vi aspettiamo!

8 Gennaio 2021

Bianca Pitzorno – L’incredibile storia di Lavinia (by Simone, 8 anni)

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2 Gennaio 2021

Jeff Kinney – Diario di una schiappa, La legge dei più grandi (by Nicolò, 10 anni)

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18 Dicembre 2020

Roald Dahl – Il GGG (by Angelo, 8 anni)

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20 Novembre 2020

Gianni Rodari – Le avventure di Tonino l’invisibile (by Filippo, 9 anni)

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Fabio Bartolomei – Morti ma senza esagerare

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Ironico e accattivante a partire dal titolo, “Morti ma senza esagerare” racconta una situazione surreale che diventa occasione di risate, ma anche di riflessione.

L’istintiva immedesimazione nel dolore della protagonista, ma anche nelle sue successive difficoltà alla gestione di un evento così eccezionale, ci trasporta dalle prime righe in un turbine di emozioni e curiosità, non privo di spunti di meditazione sul nostro modo di concepire i rapporti nel momento in cui tutto è a nostra disposizione, senza renderci conto di ciò che abbiamo, senza apprezzarlo, per poi trovarci vittime del rimorso e del rimpianto nel momento in cui ne veniamo privati.

Tutti siamo stati adolescenti; tutti, almeno una volta, abbiamo preferito gli amici “che avevano sempre una frase fatta per ogni eventualità – il testo di una canzone, la citazione di un film, la perla di qualche pensatore del passato. Cibo preconfezionato, calmanti di massa”, ai genitori: “Loro invece mi guardavano, mi sorridevano, mi sfioravano, e dicevano banalità proprio per farmi capire che tutto ciò che c’era da sapere era in quegli sguardi, e in quella vicinanza. E negli esempi ripetuti, giorno dopo giorno, affinché ci mettessi del mio per apprendere come ci si nutre come ci si difende, come si sopravvive. una logica primitiva, da branco, di cui solo ora colgo l’elevatezza.

Ma cosa succederebbe se il potere di far tornare chi non c’è più ci offrisse una seconda occasione? Riusciremmo a convivere con il nostro segreto e ad adattarci a qualcuno da cui non vorremmo separarci, ma che torna solo per noi e solo per noi vive? O ci sentiremmo soffocati? E saremmo in grado di scegliere tra l’egoismo di trattenerlo e l’istinto altrettanto egoista di non essere vincolati dalla sua inconfessabile e ingombrante presenza?

Fabio Bartolomei, mi ha sorpresa con questo breve romanzo divertente e inquietante allo stesso tempo, molto lontano dal tenore de “L’ultima volta che siamo stati bambini” (scheda | recensione) – con cui l’ho conosciuto – ma, seppure in maniera ben diversa, altrettanto coinvolgente. Un piccolo gioiello da non perdere.

Mimma

 

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