Martin Rua – Il cacciatore di tarante

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Le mie notti insonni ultimamente passano in compagnia di grandi libri e mitici personaggi.

Martin Rua è stato da me letto alla fine di un anno che un po’ a tutti ha tolto ossigeno, e leggere “Il cacciatore di tarante” è stato un momento per rifiatare.

Le mie prime letture nell’adolescenza sono state accompagnate dai gialli di Agatha Christie, e in questa storia sono tornata indietro nel tempo.

La scrittura di Rua è precisissima e non lascia scampo al tempo, le pagine volano, danzano, le parole sembrano uscire dal libro per ballare la taranta. Giovanni Dell’Olmo, ispettore di pubblica sicurezza a Torino non manca di nulla per essere il Poirot della scrittura degli anni moderni e il Duca Carlo Caracciolo de Sangro, brillante medico di Napoli, non delude mai anche nei colpi di scena.

Ambientato nel 1870 dopo l’unificazione d’Italia, chiare sono le sottolineature tra le differenze tra nord e sud, la reticenza dell’ispettore ad andare nel Salento per poter procedere a verifiche e approfondimenti su morti dovute al morso della taranta. Le descrizioni dell’arte e della cultura da parte di Rua sono magistrali e sintomo di una competenza impeccabile (vi verrà voglia di andare a documentarvi mentre porterete avanti la lettura).

Il 2020 mi ha concesso di poter conoscere Martin, insieme a tanti nuovi autori di Luoghi di Libri, via video è vero, ma vi posso assicurare che dalle pagine del manoscritto esce tutto quello che l’autore è durante semplici chiacchiere a telecamere spente.

Un libro che risveglia i sensi, che risveglia la creatività e la voglia di conoscere. Leggetelo se vi siete innamorati della Christie, perché non potrete che amare anche Rua.

Simona

 

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